Post sponsorizzato, poche decine di euro che aiutano a sopperire alle spese del dominio. Inoltre, ho colto l’occasione per parlar di qualcosa di interessante: language filtering e parental control. 🙂
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Parlo di nuovo di Thoughts, piattaforma per blogs oltreoceanica, ma visto che l’ho già descritta in passato, questa volta mi concentrerò su una funzione specifica che mi ha colpito: il “language filter”. Questo servizio dovrebbe, teoricamente, filtrare i contenuti non adatti ai minori.
Facendomi un giro su altri servizi analoghi sia esteri che italiani (WordPress.com, Blogger.com, Splinder.com) non sono riuscito a trovare una funzione analoga e così mi son chiesto se sia compito o meno della piattaforma filtrare i contenuti.
Spetta a chi offre un servizio assicurarsi che i minori non accedano a pagine “non adatte” alla loro età?
Probabilmente funzioni simili – quando funzionano correttamente – possono risultare utili, ma credo che se ci sia un lavoro da fare, quello stia alla base di questa catena.
Internet è un mondo vasto, ed ovviamente è possibile trovarvi di tutto e di più (si dice che persino certi attentatori usarono informazioni trovate sul web per costruire bombe artigianali…) e così, è giusto che la mente ingenua, curiosa ed innocente di un bambino non arrivi a certe informazioni. Non sono rari i casi in cui accadono tragedie derivate da casi di emulazione.
Però, in un mondo così vasto, quanto vale un “language filter”?
Personalmente credo sia molto più educativo avvicinare un ragazzo ad internet in maniera progressiva, senza lasciarlo oziare davanti al monitor, magari facendolo concentrare su siti che possono appassionarlo. Internet in questo modo diventa un bel gioco e difficilmente si arriva a situazioni simili.
Ricordo quando feci il servizio civile a Santa Chiara. I bambini che incuriositi da internet scelsero il laboratorio di informatica, erano – gira e rigira – collegati al sito di Elisa di Rivombrosa (orrendo telefilm, ma che volete farci, le loro mamme lo guardavano sicuramente con passione… :-|). Io avrei voluto mostrargli anche altro, ma ben presto mi resi conto che stavano usando internet nel modo migliore possibile per la loro età. Lo stavano usando per trovare informazioni su qualcosa che li appassionava! Certo, sarebbero discutibili le notizie che cercavano, ma questo è un altro discorso… avevano pur sempre 10-12 anni.
I software di “parental control”, i “language filter” li comprendo, ma non li approvo. Sono mezzucci secondo me. Strumenti con i quali i genitori vogliono sentirsi sicuri anche quando, in fin dei conti, non svolgono il loro ruolo.
Comunicazione, dialogo, confronto. Sono queste le tre parole magiche che un genitore dovrebbe conoscere e sfruttare per “sentirsi sicuro” che il proprio figlio non faccia cavolate quando non è sotto i suoi occhi.
I miei genitori a 17 anni mi mandarono un mese e venti giorni a Londra. Non avevo neanche il cellulare. Eppure non mi successe nulla e tornai a casa persino con qualche soldo in modo da ripagare le spese dell’aereo (presi Alitalia e costò un botto all’epoca!). Ero tanto diverso io? Personalmente non credo. Semplicemente i miei genitori avevano fiducia in me e fin da piccolo, attraverso il dialogo mi hanno cercato di far capire quali siano i valori giusti e quelli sbagliati. Le amicizie da seguire e quelle da guardare con diffidenza.
Perché in fin dei conti non conta la parolaccia o meno che viene letta o sentita. Conta molto di più l’atteggiamento che si ha nei confronti di essa.
Cosa ne pensate? 🙂
Emanuele