Come far vivere a lungo la batteria del proprio MacBook.

Da ieri, complice un’offertona irripetibile, il mio MacBook va in pensione per far posto a uno scintillante MacBook Pro da 15″. Non starò qui ad elencare i pregi del nuovo modello [1] quanto, piuttosto, a segnalare l’unico suggerimento che ho da dare a chiunque abbia a che fare con dei portatili.

Apple MacBook Pro 15" TouchBar

Il problema comune è la durata della batteria. Il mio MacBook tra 3 mesi avrebbe compiuto 10 anni (l’acquistai nel 2007) e nonostante l’età da record ha ancora una batteria che regge senza alimentazione per circa 2 ore.

Qual è il segreto? Ho sempre rispettato un’unica semplicissima regola: «quando puoi metterlo in carica, fallo!». Nel 2011 aveva raggiunto 400 cicli di carica e oggi è a 528.

In pratica quando è a casa il mio MacBook è alimentato. Punto. Vive senza alimentazione in tutti quei momenti in cui è scomodo tenerlo collegato ad una presa (ad esempio quando lavoro seduto su un divano), ma se smetto di usarlo, o ne ho la possibilità mentre lavoro, lo tengo in carica perenne [2] senza improvvisare complicati cicli di scarica-carica o decidere di tenerla smontata in un cassetto (a che pro? Il bello del portatile è che è subito pronto a seguirti non appena decidi di abbandonare la scrivania…).

Certamente un decennio di ricerca ha reso le nuove batterie più resistenti e da un po’ di anni Apple dichiara che le sue sono capaci di gestire fino a 1000 cicli di carica ma proprio per questo la tecnica da adottare è tentare di limitare il numero di cicli.

Utilizzo la stessa tecnica anche con l’iPhone: durante le mie 8 ore giornaliere ad una scrivania, l’iPhone è collegato al portatile via USB così da:

  1. ritrovarlo carico quando vado via.
  2. limitare i cicli della sua batteria.

Dato che la tecnologia di fondo è la stessa, a meno di indicazioni particolari da parte del costruttore, questa regola può avere senso per iPad o tablet, portatili e cellulari di altri vendor.

Emanuele

[1] Devo riconoscere però che la possibilità di utilizzare il Touch ID per sostituire tutte le occasioni di autenticazione sul Macbook è una goduria indescrivibile.

[2] Non è necessario spegnerlo, il mio MacBook ha vissuto i suoi anni in standby/sospensione.

Bitcoin ed Ethereum: il denaro del futuro.

Avrei voluto parlarvi di blockchain da tanto tempo. Per mesi ho pensato di scrivere anche una serie di tutorial di avviamento alle cryptovalute (e non è ancora detto che non lo faccia). Perché? Perché penso siano il futuro ed a pensarlo non sono solo io. Perché arriveranno e non è una questione di scelta: è inevitabile.

Un po’ come l’avvento di internet, la blockchain è la struttura chiave per un web in cui l’informazione sia decentralizzata. Un po’ come il contante, le cryptovalute rappresentano la possibilità di effettuare scambi economici digitali senza intermediari.

La Rai, sorprendentemente per l’informazione italiana, qualche sera fa ha mandato in onda un servizio di buon livello che descrive la blockchain dal punto di vista economico: come cambierà la nostra moneta.

Vi invito a guardarlo e se avete domande fate pure che sono preparatissimo.

Emanuele

Frutta d’estate.

Susine

Ho desiderato per trent’anni la possibilità di vivere a contatto con del verde. La città – coi suoi ritmi, le sue nevrosi, la sua aria – mi stava stretta, non la sentivo totalmente nelle mie corde. Un po’ per caso e un po’ per volere tutto questo si è avverato. Dopo le ciliegie (quest’anno raccolte con una ventina di amici che facevano su e giù per una scala a pioli con dei cestini molto bucolici), è arrivato il tempo delle susine.

L’estate avanza ed ha un sapore talmente limpido che non so spiegarvi.

Emanuele

In attesa.

Il mare in Sicilia
Quest’anno il mare l’abbiamo raggiunto prima. All’orizzonte, un cambiamento destinato a rivoluzionare idee, pensieri, emozioni ed equilibri.

Ci stiamo preparando con la consapevolezza di essere come quando, da piccoli, non si sapeva ancora galleggiare ma si fantasticava di saperlo fare. «Faremo così, faremo colà…» ma alla fine – sono certo – faremo tutto e il contrario di tutto.

Sono mesi belli, ricchi di grazia e pieni di dubbi.

La prossima estate sarà totalmente diversa, ma anche questa non è come tutte le altre: è già tutto in funzione di te.

Emanuele

Francoforte, una città che disorienta.

Ho passato l’ultima settimana a Francoforte e non ho ancora capito dove sia stato. Francoforte è business, è un centro a misura d’uomo e un posto legato alle tradizioni contemporaneamente, al punto che non è chiaro dove finisca l’uno e inizi l’altro.

E’ ricca [1]. E’ certamente dipendente dalla finanza, un po’ tedesca un po’ europea (qualcuno ha detto BCE?) e senza ombra di dubbio tutto ciò traspare anche dall’intensità dei lavori con cui stan trasformando la città per donarle uno skyline da cartolina.

Non è però una metropoli fuori controllo dove le infrastrutture non hanno retto (traffico milanese? Metropolitana di Londra? Trasporti romani?) e per questo sembra quasi a misura d’uomo. Si vedono tante biciclette in giro, tantissime piste ciclabili che piuttosto che interrompersi agli incroci come fanno in Italia, sono evidenziate con maggior enfasi.

A proposito di confronti, mi vien naturale ripensare ad una tecnologia assurda che hanno attivato nelle metropolitane. Praticamente dopo che fai il biglietto alla macchinetta (o lo acquisti in edicola) puoi raggiungere i binari e prendere la metro senza attraversare controlli, tornelli, barcode, verifica abbonamenti. Questa rivoluzionaria tecnologia la chiamano “civilità” ma sarà una trovata tedesca che certamente in Italia non può essere importata perché illegale.

Tirando le somme, mi è piaciuta ma non mi ha fatto impazzire. Un po’ per via della guerra (fu rasa al suolo al 70%), un po’ per la smania di renderla moderna, hanno riempito il centro “storico” di grattacieli tanto belli quanto asettici al punto che quando incontri due casette tedesche sorridi e pensi «ah, doveva essere così un tempo…».

Emanuele

[1] Fuor di metafora: in 5 giorni ho visto solo una Fiat Punto ma ho perso il conto delle Bentley incontrate.

The terminal.

Alcuni anni fa, durante i viaggi in Cina provai l’ebbrezza della doccia in aeroporto. Facevo scalo a Monaco o Francoforte e dopo 11 ore di volo l’accesso alla lounge Lufthansa mi permetteva di prenotare anche una camera benessere in cui fare una doccia e cambiarmi in attesa della coincidenza.

Questo mese, nell’almanacco dei miei record aeroportuali ho aggiunto una nuova medaglia: 10 voli in un mese. Una media di un volo ogni 3 giorni passando per Milano, Roma, Venezia e Palermo.

Alla faccia di Tom Hanks che in “The Terminal” non riusciva più a prenderne neanche uno.

Emanuele