Twitter blocca le pubblicità dal fine politico.

Abbiamo preso la decisione di interrompere tutta la pubblicità politica su Twitter a livello globale. Riteniamo che la portata del messaggio politico debba essere guadagnata, non acquistata. Perché? Alcuni motivi … 🧵

Un messaggio politico guadagna visibilità quando le persone decidono di seguire un account o ritwittarlo. Pagare per raggiungere rimuove quella decisione, forzando messaggi politici altamente ottimizzati e mirati sulle persone. Riteniamo che questa decisione non debba essere compromessa dal denaro.

Mentre la pubblicità su Internet è incredibilmente potente e molto efficace per gli inserzionisti commerciali, quel potere comporta rischi significativi per la politica, dove può essere usato per influenzare i voti e influenzare la vita di milioni di persone.

Gli annunci politici su Internet presentano sfide del tutto nuove al discorso civico: ottimizzazione basata su machine learning di messaggistica e micro-targeting, informazioni fuorvianti non controllate e falsi profondi. Tutto a velocità crescente, raffinatezza e scala schiacciante.

Queste sfide influenzeranno TUTTA la comunicazione su Internet, non solo le pubblicità politiche. Meglio concentrare i nostri sforzi sui problemi di fondo, senza l’onere aggiuntivo e la complessità che comporta il denaro. Cercare di sistemare entrambi significa non risolvere nulla per bene e danneggia la nostra credibilità.

Ad esempio, non è credibile per noi dire: “Stiamo lavorando duramente per impedire alle persone di giocare con i nostri sistemi per diffondere informazioni fuorvianti, ma se qualcuno ci paga per indirizzare e costringere le persone a vedere la loro pubblicità politica … beh … si, possono dire quello che vogliono! 😉”.

Abbiamo considerato di interrompere solo i tweet dei candidati, ma pubblicare annunci offre loro un modo per aggirare tale limite. Inoltre, non è giusto per nessuno oltre che per i candidati acquistare annunci per tematiche simili. Quindi stiamo fermando anche questi.

Siamo consapevoli di essere una piccola parte di un ecosistema pubblicitario politico molto più ampio. Alcuni potrebbero sostenere che le nostre azioni oggi potrebbero favorire gli operatori storici. Ma abbiamo assistito a molti movimenti sociali che hanno raggiunto dimensioni enormi senza pubblicità politica.

Confido che questo crescerà. Inoltre, abbiamo bisogno di una regolamentazione degli annunci politici più lungimirante (molto difficile da fare). I requisiti di trasparenza degli annunci sono in corso, ma non abbastanza. Internet offre funzionalità completamente nuove e le autorità di regolamentazione devono pensare oltre per garantire condizioni di parità.

Condivideremo la politica finale entro il 15 Novembre, comprese alcune eccezioni (ad esempio, gli annunci a supporto della registrazione degli elettori saranno comunque consentiti).Inizieremo ad applicare la nostra nuova politica il 22 Novembre per fornire agli inserzionisti un periodo di preavviso prima che la modifica diventi effettiva.

Un’ultima nota. Non si tratta di libertà di parola. Si tratta di pagare per raggiungere le persone. E pagare per aumentare la portata del discorso politico ha conseguenze significative che l’infrastruttura democratica di oggi potrebbe non essere pronta a gestire. Vale la pena fare un passo indietro per affrontare il problema.

Jack Dorsey (creatore di Twitter) – 30 Ottobre 2019

La dichiarazione appena rilasciata da Dorsey e le conseguenze per le dinamiche su Twitter – se applicate ridigamente – fanno intravedere un barlume di speranza.

Le sue parole suonano molto dure, consapevoli di un problema di portata mondiale che da tempo si sta trascurando e di cui – la politica (quella vera) – sembra non preoccuparsi (forse perché fin troppo comodo per i loro fini).

Se non l’avessi ancora fatto, prova ad ascoltare questo TED che segnalai all’inizio dell’anno.

Emanuele

Luci rosse dietro le biciclette.

Gli olandesi son soliti dire che Amsterdam è fatta da «un metro d’acqua, un metro di terra e un metro di biciclette». Probabilmente – aggiungo io – sono molto conservativi.

Non ero mai stato ad Amsterdam ma ne avevo sempre ascoltato il mito raccontato da amici o conoscenti che, specie nell’età della maturità facevano un salto da queste parti alla ricerca del paradiso terrestre.

Effettivamente di italiani in giro ne ho incrociati un po’ e l’età media si abbassava visibilmente nella zona del Red Light district ma nonostante ciò ho scoperto che Amsterdam è molto molto più bella di quel che mi era stato raccontato.

Il suo centro quasi privo di auto regala degli angoli di silenzio cui non siamo più abituati. Lo scampanellio dei ciclisti (infastiditi dai turisti), le campane di una chiesa, il motore di una barca. Suoni nascosti dal frastuono nelle nostre città.

I parcheggi carissimi mi hanno invogliato a lasciare l’auto in un silos “park & ride” fuori città: prezzo del parcheggio 1€ per tutto il giorno se prendi i mezzi pubblici per entrare. Personalmente ho preferito il tram alla metro per godere ancor di più della bellezza di queste terre emerse artificialmente.

Le nostre città dovrebbero avere il coraggio di osare, se ne parla da tempo ma tutto continua ad esser rimandato da stupide manovre pseudo-ecologiche (chi ha i soldi paga ed entra nelle ZTL).

E’ questione di cultura, è vero, ma Amsterdam è un ottimo riferimento per tante altre metropoli in quanto:

  1. non è piccola, quindi spostarsi in bicicletta non è sempre agevole
  2. non è una città calda o poco piovosa, quindi chi va in bici d’inverno deve equipaggiarsi
  3. non è una città moderna dalle strade larghe, quindi fare le ciclabili ruba obbligatoriamente spazio ad altro.

Insomma, le classiche scuse per cui dalle nostre parti ci si convince che la bici non possa funzionare, qui sono totalmente ignorate.

Quale sarà la prima città italiana ad avventurarsi in scelte simili?

Emanuele

I nostri device non sono più del tutto nostri.

Da quasi due anni utilizzo un baby monitorevoluto” della Philips per monitorare Giorgia nel sonno. Ne avevo parlato tempo fa e banalmente la sua qualità principale è quella di permettere il controllo remoto.

Niente più onde radio e benvenuta wi-fi. L’app, anche fuori casa, si collega al dispositivo e permette (teoricamente) un audio bi-direzionale.

Tra le funzioni di questo device top di gamma vi erano anche il controllo della temperatura e dell’umidità ambientale e l’invio di notifiche quando tali valori raggiungevano livelli estremi (probabilmente poco salubri). Caratteristiche molto utili quando d’inverno tra porte chiuse e termosifoni accesi è un attimo far diventare l’aria molto secca.

Caratteristiche che però, da alcuni giorni, Philips ha deciso di rimuovere.

La nuova app infatti prevede un nuovo motore per lo streaming (olè) e rinuncia a queste due qualità.

Sorpreso, ho contattato il servizio clienti Philips, che più volte mi ha ricordato di esser attentissima alla soddisfazione del cliente con tanti paragrafi pre-confezionati e a tratti stucchevoli a fondo di ogni singola email.

“Ci dispiace che… […] Ci impegniamo affinché [….] rimaniamo a sua completa disposizione […].”

Per concludere con un bellissimo:

“Sempre nell’ottica di offrire ai nostri consumatori il massimo supporto possiamo offrirle uno sconto del 35% che potrà utilizzare per i prossimi acquisti di prodotti Philips Avent”.

Volendo paragrafare, una bella mattina il costruttore della vostra auto, senza contattarvi ma tramite un upgrade notturno, ha deciso che d’ora in poi l’auto avrà un finestrino in meno e voi per qualche arcano motivo dovreste esser contenti e iniziare a viaggiar senza. Non lo siete? Ecco, in tal caso il loro venditore è pronto ad offrirvi un buono sconto del 35% per le nuove auto in concessionaria.

Mi sembra proprio una splendida idea, non trovate?

Tramite quest’esperienza – oltre ad aver chiaro di non voler comprare nuovi prodotti smart Philips – mi torna in mente la ragione per cui decisi di cambiare centralina di irrigazione: qualsiasi device “intelligente” gestito da server remoti può di punto in bianco perdere funzionalità. Dieci anni o dieci minuti dopo, poco importa, è possibile e in quel caso nove volte su dieci potrete dir loro addio per sempre.

Da anni non compriamo più hardware ma software.

L’evoluzione del settore sta andando in quella direzione da molto tempo ormai. Quasi ogni strumento connesso del settore consumer prevede l’esistenza di un server proprietario con cui dialogare. Per noi consumatori l’unica possibilità è la promozione di prodotti interoperabili. L’alternativa è un futuro in cui saremo sempre più in balia delle scelte dei vari vendor che con tre click potranno rivedere i loro piani e mostrarci di aver venduto delle semplici promesse.

Emanuele

Bubùsettete!

E’ così che mi ha detto tua sorella quando le ho domandato «e sai cosa farà quando uscirà?».

Bubùsettete!

Ho riso dieci minuti buoni. Tanti sorrisi nuovi arriveranno a Marzo quando la nostra vita cambierà ancora incredibilmente.

Non so come ti chiamerò, non so neanche quale sia il tuo sesso ma so già che sarà l’inizio di una nuova avventura.

Ti aspettiamo e mi raccomando al bubùsettete!, che sia bello allegro, così Giorgia riderà e io con lei per nascondere un po’ l’emozione di quel momento meraviglioso.

Emanuele

Batteria scarica? La corsa raddoppia.

Uber sa quando la batteria sul tuo cellulare è quasi esaurita – e che tu sei probabilmente disposto a spendere cifre maggiori per prenotare un’auto al volo.

A tutti quelli che «ma io non ho nulla da nascondere» domando: dove siete adesso? Siete già su un taxi Uber?

Forse in questo modo diventa semplice comprendere che nessuno è interessato al vostro piatto di insalata ma che la privacy è un concetto molto più vasto che coinvolge tanto tanto altro della vostra vita e dei vostri device e che è importante (anche per le vostre tasche) che sia tutelata.

La prossima volta che cercate una corsa insomma, assicuratevi di avere la batteria carica per risparmiare qualche dollaro.

Riprendiamoci i nostri dati.

Emanuele

Se lo scrivi in inglese sei più credibile.

Da un po’ di mesi sto evitando di cadere nel tranello dell’inglese ovunque e senza motivo.

Tutto nacque quando un senior recruiter (uno che si occupa di ricerca del personale) ebbe un’offerta da mostrarmi e mi chiese se avessi uno slot libero per una call conoscitiva.

Fui tentato dal chiedergli di provare a riformulare la richiesta italiano, poi lasciai perdere.

Da allora, personalmente, niente più email con meeting, schedule, gap, update, call, slot e così via. Quando so pensare l’equivalente italiano, uso quello.

Non è complicato, ho notato che so ancora scriverlo. 🤗

La gente inoltre – posso confermare – continua a comprendermi ugualmente. 🤩

E’ solo questione di (brutta) abitudine dunque. Te lo racconto così magari siamo in due ad averne consapevolezza.

Emanuele

RainBird vs OpenSprinkler

Quest’estate ho aggiornato la centralina di irrigazione del prato. L’impianto esistente aveva una vecchia centralina RainBird: impostando un programma settimanale (con unico intervento giornaliero) eseguiva le azioni sulle varie zone del giardino.

Inizialmente l’ho sostituita con una RainBird RZXe4i sulla cui qualità non si discute. La centralina in oggetto, associata al modulo esterno RainBird LNK Wifi permette il controllo dell’intero software tramite applicazione sul cellulare. Il prezzo di tale soluzione è circa 150€ e l’installazione è banale se si sa armeggiare un minimo con dei fili elettrici.

L’applicazione per iOS è ben fatta graficamente e tramite i server RainBird è possibile monitorare e regolare l’irrigazione da remoto. Per me, questa funzione era un must-have nella scelta della nuova centralina.

Tra le sue funzioni “moderne” vi è inoltre la possibilità di regolare la quantità di acqua da versare giornalmente in base alle condizioni meteo della zona (per intenderci: è una giornata fresca e nuvolosa? E’ previsto caldo torrido? In base al meteo dunque la percentuale di acqua viene automaticamente regolata).

Tutto molto bello, finché non ho fatto il reso e comprato una centralina OpenSprinkler dall’America.

Perché? Le ragioni sono varie:

  • OpenSprinkler è un progetto open-source e lo sviluppo è molto attivo
  • E’ possibile far girare il software su un RaspBerry
  • La community ha sviluppato un’app per Android o iOS ma è comunque accessibile tramite webserver

Cosa significa tutto questo? Significa innanzitutto che non regalo i miei dati d’uso e configurazione a RainBird (sapete come la penso circa la dispersione dei nostri dati) inoltre la app di RainBird dipenderà sempre dalle politiche di sviluppo della società: se tra 10 anni decideranno di focalizzarsi/promuovere altre tipologie di centraline, la RZXe potrebbe diventare obsoleta e non più configurabile da remoto. OpenSprinkler dal canto suo, avendo un webserver, funzionerà sempre anche nel caso in cui il progetto o lo sviluppo dell’app dovessero morire.

L’app Rainbird ha le notifiche push, quella di OpenSprinkler no ma ha un log degli eventi molto più utilizzabile (ed esportabile).

La centralina OpenSprinkler costa pochi euro in meno, l’installazione è altrettanto rapida e di default è una otto zone (eventualmente espandibile ulteriormente) contro le quattro della RainBird.

La pianificazione delle attività può esser fatta anche in base al ritmo cicardiano, si può dunque indicare come orario “mezz’ora prima dell’alba e due ore dopo il tramonto” e l’orario slitterà in base all’orario del ciclo giorno-notte), contempla anch’essa la regolazione dell’irrigazione in base alle condizioni meteo degli ultimi giorni e si può specificare persino il valore di evotraspirazione del terreno per una regolazione dei tempi d’irrigazione da… ingegneri.

Emanuele

Client di posta e privacy

[…] But ultimately, email clients should defend against this. The fact that this nonconsensual tracking is even possible should be treated as a serious bug in all email clients. Apple Mail — both on Mac and iOS — allows you disable loading of remote images as a preference, but that breaks most graphically rich emails. Mail clients should allow remote images but load them anonymously, through a proxy server perhaps. I’m sure it’s a tricky problem to solve, but I’m convinced it can be solved.

Email should be every bit as private as most people assume that it is.

John Gruber

Non tutti i browser sono uguali, non tutti i client di posta sono uguali.

Quando ricevi una email, che non sia puro testo (come piace a me), esiste la possibilità che il mittente possa conoscere quando e quante volte sia stata aperta.

Alcune agenzie di invio email permettono persino di localizzare geograficamente dove la mail sia stata aperta.

I client di posta sono dei mini browser, tienilo a mente.

Imparare a bloccare i contenuti remoti sul proprio client di posta è una buona prassi per tornare ad avere un minimo di privacy: se la mail non dovesse vedersi correttamente lamentatevi con il mittente.

Emanuele