Luci che arrivano, luci che van via.

Lights On, Lights Out

Siamo una popolazione in movimento – creature che continuano a cercare di migliorare, si avvicinano alle risorse, fuggono dal pericolo e si diffondono sulla superficie della terra.

Le nostre luci, quando viste nello spazio, nel corso del tempo, scintillano in un modo che non è diverso da quello che vediamo quando guardiamo gli spettacolari punti di luce nel cielo notturno stellato.

Lights in lights out“, un lavoro affascinante che mette al confronto la diffusione delle luci notturne negli ultimi 4 anni. «Dove viviamo? Dove vivevamo? Dove stiamo costruendo nuove città e dove scompaiono le esistenti?». Sono tutte domande visibili ad un’osservatore posto al di fuori della nostra atmosfera.

Emanuele

Da dove vieni?

Ciao figlia mia, tra qualche giorno nascerai e tra le tante cose, come la mia vita negli ultimi anni, sarai del nord.

Un giorno però arriverà il momento in cui verrà chiesto direttamente a te «da dove vieni?» e probabilmente la tua vita nordica ti avrà regalato un accento che io non avrò mai, un linguaggio pieno di parole che stento a capire, un atteggiamento che osservo divertito.

Non so cosa risponderai. Non so se distrattamente o razionalmente ti concentrerai su quanto scriveranno sulla tua carta d’identità. Non so neanche se avrai o meno voglia di raccontare. Non credo neanche di poter pretendere qualcosa di diverso da quel che vorrai dire.

C’è un punto però. Qualsiasi sia il tuo accento, qualsiasi siano le scuole e i compagni che frequenterai, qualsiasi cosa la maestra potrà mai raccontarti di questa amata Italia, certamente tu sarai anche figlia di una terra che ti insegnerò a conoscere.

Ricorda che dentro te esisterà sempre una parte di quel sole che io, inevitabilmente, mi impegnerò a far splendere sulla tua pelle.

Ci vediamo presto…

Emanuele

Aiutatemi voi.

E’ così la vita? Tutto un tratto accelera all’impazzata senza neanche darti tempo di abbassare la visiera? Me lo domando ma – al contempo – provo a chiederlo a voi e specialmente a chi è più avanti di me con l’età. O a chi, almeno questa risposta, ha la convinzione di saperla dare.

Qui i giorni volano. Ho, praticamente, smesso di scrivere sul blog. Poi ho iniziato a usare il cellulare per fare tutto. Perché? Perché è più rapido. Perché prendere il computer per fare certe cose era un lusso. Poi il tempo non bastava ugualmente, così ho iniziato ad usare i Promemoria. Prima una sola lista. Poi varie liste. Adesso ho anche la lista delle cose da fare nel weekend. Così torno a casa e combatto interiormente tra la voglia di riposarmi e la necessità di gestire cose che io stesso ho programmato per i weekend.

Forse sto sbagliando qualcosa. O forse dai 30 ai 40 anni si corre. Non so. Tra sei anni proverò a dire com’è andata. Per ora però mi manca un po’ il fiato interiormente.

Lamento da tempo la sensazione che il tempo non mi basti, che mi sfuggano le occasioni di fare tutte le cose che vorrei (ahah!). Manca circa un mese all’arrivo di una nuova inquilina in giro per casa e io so già che tanti amici rivedranno Sofia solo senza pancia: «in un mese non riusciremo a vederci».

Ma io davvero voglio presentarmi a mia figlia in queste condizioni?!

Emanuele

Porte aperte.

Alcuni mesi fa io e mia moglie fummo invitati a cena da un siriano. I suoi figli, fuggiti da una terra in piena crisi umanitaria, prima di imbarcarsi come tanti disperati trovarono sollievo in Egitto. Per attraversare questo mare maledetto il più piccolo dei due trascorse una settimana su un barcone mentre il più grande ben diciassette giorni (al punto che si pensò al peggio).

A cena eravamo in cinque e la tavola era ricca di piatti tipici preparati con tale cura che mi venne da pensare che la nostra concezione di ospitalità andrebbe rivista. E’ chiaro che non si possono chiudere gli occhi, il mondo per ora è costellato di atti di violenza, ma non si deve cadere nel tranello per cui si crede che lo straniero sia qualcuno da tenere a distanza.

Questo blog oggi compie quattordici anni. Iniziai a scrivere che il fenomeno blog, in Italia, non era nemmeno arrivato.

Negli anni ho rinnovato e mantenuto questo spazio perché è un luogo aperto. Perché non è sottoposto a censure o controlli. Perché supporta linguaggi e protocolli open. Perché non ci sono dietro dinamiche di mercato o analisi dei grandi numeri svilenti e asfissianti. Perché chiunque, passando da qui, possa sentirsi a casa senza schedature e frontiere.

Quattordici anni di testimonianza del web che vorrei. Che i blogger, ormai, sono gente di frontiera.

Emanuele

Come far vivere a lungo la batteria del proprio MacBook.

Da ieri, complice un’offertona irripetibile, il mio MacBook va in pensione per far posto a uno scintillante MacBook Pro da 15″. Non starò qui ad elencare i pregi del nuovo modello [1] quanto, piuttosto, a segnalare l’unico suggerimento che ho da dare a chiunque abbia a che fare con dei portatili.

Apple MacBook Pro 15" TouchBar

Il problema comune è la durata della batteria. Il mio MacBook tra 3 mesi avrebbe compiuto 10 anni (l’acquistai nel 2007) e nonostante l’età da record ha ancora una batteria che regge senza alimentazione per circa 2 ore.

Qual è il segreto? Ho sempre rispettato un’unica semplicissima regola: «quando puoi metterlo in carica, fallo!». Nel 2011 aveva raggiunto 400 cicli di carica e oggi è a 528.

In pratica quando è a casa il mio MacBook è alimentato. Punto. Vive senza alimentazione in tutti quei momenti in cui è scomodo tenerlo collegato ad una presa (ad esempio quando lavoro seduto su un divano), ma se smetto di usarlo, o ne ho la possibilità mentre lavoro, lo tengo in carica perenne [2] senza improvvisare complicati cicli di scarica-carica o decidere di tenerla smontata in un cassetto (a che pro? Il bello del portatile è che è subito pronto a seguirti non appena decidi di abbandonare la scrivania…).

Certamente un decennio di ricerca ha reso le nuove batterie più resistenti e da un po’ di anni Apple dichiara che le sue sono capaci di gestire fino a 1000 cicli di carica ma proprio per questo la tecnica da adottare è tentare di limitare il numero di cicli.

Utilizzo la stessa tecnica anche con l’iPhone: durante le mie 8 ore giornaliere ad una scrivania, l’iPhone è collegato al portatile via USB così da:

  1. ritrovarlo carico quando vado via.
  2. limitare i cicli della sua batteria.

Dato che la tecnologia di fondo è la stessa, a meno di indicazioni particolari da parte del costruttore, questa regola può avere senso per iPad o tablet, portatili e cellulari di altri vendor.

Emanuele

[1] Devo riconoscere però che la possibilità di utilizzare il Touch ID per sostituire tutte le occasioni di autenticazione sul Macbook è una goduria indescrivibile.

[2] Non è necessario spegnerlo, il mio MacBook ha vissuto i suoi anni in standby/sospensione.

Bitcoin ed Ethereum: il denaro del futuro.

Avrei voluto parlarvi di blockchain da tanto tempo. Per mesi ho pensato di scrivere anche una serie di tutorial di avviamento alle cryptovalute (e non è ancora detto che non lo faccia). Perché? Perché penso siano il futuro ed a pensarlo non sono solo io. Perché arriveranno e non è una questione di scelta: è inevitabile.

Un po’ come l’avvento di internet, la blockchain è la struttura chiave per un web in cui l’informazione sia decentralizzata. Un po’ come il contante, le cryptovalute rappresentano la possibilità di effettuare scambi economici digitali senza intermediari.

La Rai, sorprendentemente per l’informazione italiana, qualche sera fa ha mandato in onda un servizio di buon livello che descrive la blockchain dal punto di vista economico: come cambierà la nostra moneta.

Vi invito a guardarlo e se avete domande fate pure che sono preparatissimo.

Emanuele