Quando si parlava di netiquette.

In un commento sul blog di Nicola scrivevo:

Ci siamo illusi per anni che i blog potessero diventare dei luoghi centrali nella rete. Nella realtà, ormai, sono ai margini dell’informazione: luoghi lenti, piccoli, poco conosciuti e visitati. Al contempo, probabilmente, sono i luoghi più veri ed intimi della nostra partecipazione digitale.

Probabilmente l’errore originale è proprio lì. La rete è un luogo pubblico per eccellenza e il tempo ha dimostrato che esteriorità e per certi versi superficialità, caratteri tipici dei luoghi pubblici, hanno avuto la meglio.

Un peccato originale dovuto all’ingenuità di chi la rete la popolava e la costruiva negli anni in cui la massa ancora non sapeva esistesse. Abbiamo pensato che l’intima relazione che si riusciva a creare tra le persone, in un luogo – al tempo – piccolo e riservato, potesse semplicemente catturare ed educare tutti i nuovi arrivati.

La velocità di adozione però non ha permesso alcuna passaggio di informazioni. La massa è arrivata con le sue dinamiche e la piazza, quel luogo d’incontro fisico nel quale ognuno di noi passeggia col suo cappotto più bello, è arrivata nel digitale, nelle sue stories, nei like dati alla passante dai tacchi scintillanti.

I blog non erano parte delle piazze, erano al massimo degli angoli di quartiere e tali son tornati ad essere. Piccoli anfratti, difficili da trovare che spesso nascondono storie e passioni che più volte abbiamo desiderato potessero ammirare tutti.

Emanuele

Supercar.

Grazie ad un mega-regalo ho potuto vivere l’esperienza di guidare una Ferrari 488 in pista.

Calarsi in quell’abitacolo, impugnare un volante così mitico e cliccare sul pulsante di Start è già un’emozione stupenda ma uscire dai box per fiondarsi tra le curve è stato qualcosa di indimenticabile.

Ferrari F488 sul circuito di Castelletto

Non starò ad elencare tutte le qualità di un’auto meravigliosa, ciò che però io porto a casa quale esperienza è… la difficoltà di staccare bene.

Esatto. Frenare. Tutti gli appassionati di motori sanno bene quanto vengano elogiate le qualità di «staccatori» di alcuni piloti ma al contempo, finché non si vive quel momento, non se ne coglie il senso.

Frenare è molto più difficile che accelerare. Aumentare la velocità è quasi istintivo: quando vedi strada davanti viene naturale affondare sull’acceleratore e cercare di raggiungere quanto prima la prossima curva.

Capire dove iniziare a fermarsi è qualcosa di completamente diverso. Sia perché la 488 ha dei freni meravigliosi ed un beccheggio inesistente, sia perché a «staccare» non siamo proprio abituati.

Nella guida quotidiana infatti, se non in situazioni di emergenza, non inchiodiamo mai. Non siamo dunque naturalmente abituati a valutare gli spazi di frenata a varie andature.

Ogni giro percorso al volante è stato dunque un’occasione in più per prender confidenza con quel pedale. Di giro in giro è stato sorprendente vedere come l’impianto potesse dare sempre di più. Frenare pochi metri più avanti significa lasciare che l’auto viaggi ad alta velocità per alcuni istanti in più con un effetto diretto sul tempo su giro.

Dato che i tempi non erano l’obiettivo della mia giornata, mi son concentrato proprio sul migliorare costantemente i punti di staccata, andando a cercare e richiedere sempre più potenza all’impianto.

Sfortunatamente ad un certo punto è arrivato il momento di rientrare ai box e purtroppo non ho trovato una via di fuga dal circuito…

Emanuele

Bianco (e nero).

Qualche domenica fa abbiamo organizzato una gita in giornata sul monte Pora. La neve era un mix di neve vera e di neve sparata dai cannoni.

Devo ammettere che guardando oltre l’euforia delle bambine son tornato a casa con un senso di amarezza non trascurabile.

Io son cresciuto in Sicilia, la neve l’ho vista poco, vissuta ancor meno. Ricordo però i miei primi anni a Milano, non troppo distanti nel tempo ma – per assurdo – ormai profondamente diversi dalla situazione meteorologica in cui viviamo. Sono al quattordicesimo inverno nel nord Italia e la nebbia assassina e la neve copiosa sono diventati fenomeni rari. Nell’hinterland milanese tra pochi anni non avrà più senso montare le gomme invernali sulle auto.

Sono andato via, dicevo, con l’amarezza e la consapevolezza che le mie figlie, da grandi, vedranno ancora meno neve.

Ogni tanto qualche amico mi invita a far frequentare un corso di scii alle bimbe ma gli sport invernali diventeranno sempre più qualcosa di elitario, raro e complesso. La neve fresca sarà poca, quella sparata sarà costosa. I punti in cui sarà sostenibile mantenere un impianto sciistico diventeranno sempre meno.

Ha senso in ogni caso ostinarsi a produrre qualcosa che non c’è più? Ha senso continuare a dare sussidi ad un settore destinato inevitabilmente a ridursi notevolmente?

Emanuele

Questo blog supporta ActivityPub.

Negli anni, la mia presenza online si è ridotta sensibilmente. Ho abbandonato tutti i social mainstream e la mia interazione digitale si è spostata negli spazi piccoli. Quegli scambi rappresentano però una percentuale molto piccola della mia attività in rete. Come un iceberg e la sua massa sommersa, la passione per l’informatica nel tempo si è trasformata ed ha trovato spazio in settori poco visibili e meno sociali.

In questi anni è aumentata notevolmente la mia passione per i progetti opensource, per le attività decentralizzate, per tutto ciò che è alternativo e distante dagli schemi del capitalismo. Privacy e self-custody sono temi difficili da far comprendere ma a me molto cari.

Questo blog, totalmente indipendente, rimane uno dei pilastri della mia vita digitale. Non volendo renderlo sempre più isolato, da un po’ di tempo ho attivato un plugin per WordPress utile a federare i suoi contenuti.

Pertanto, se hai voglia e hai un client ActivityPub (Mastodon?) puoi seguire i contenuti di queste pagine aggiungendo @emanuele@www.dreamsworld.it al tuo account.

Se invece hai un blog su WordPress, ti invito ad installare ActivityPub e contribuire coi tuoi contenuti alla qualità di un network libero e decentralizzato. Se lo farai, lasciami pure il tuo handle tra i commenti!

Emanuele

Abbà.

Alice a Dicembre ha compiuto un anno e da qualche settimana ha iniziato a riferirsi a me con un suono che ricorda il termine giudaico. Vivo questo richiamo come sugello definitivo al mio status attuale.

Questi anni stanno correndo veloci e – al contempo – sempre più intensa è la consapevolezza che questi momenti non torneranno più. Probabilmente Alice sarà l’ultima figlia (siamo a tre, van bene così…) e ogni suo traguardo sarà l’addio ad una fase che tra le mura di questa casa e le abitudini di questa famiglia non tornerà nuovamente.

Mare in inverno con una barchetta che lascia il porto e nuvole sparse ma serene

Vivo in una costante altalena in cui da un lato vorrei che anche lei crescesse presto per liberarci da alcune fatiche mentre dall’altro potesse farci godere della giovinezza (sua e nostra) ancora per molto tempo.

E’ uno strano saluto col quale non sapevo di dover fare i conti e al quale non ho badato mentre osservavo crescere le altre due sorelle (c’era sempre spazio, potenziale, perché arrivasse una nuova vita a casa).

Abbiamo trascorso la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno in una casa con una grande terrazza sul mare. Il meteo clemente ci ha permesso di far colazione respirando il vento dell’Africa e la sera osservare il lento rientro dei pescherecci. Quei due momenti così diversi, davano ordine e ritmo alle nostre giornate tutt’altro che quiete.

Il mare è vita e d’inverno ti trascina verso emozioni molto diverse. Il mare, non ha mai sosta. Ho passeggiato scalzo sulla sabbia cercando il più possibile di rimanere collegato con il presente, ho osservato l’acqua da vicino mentre qualche gabbiano cercava di che sopravvivere e le bambine dei nuovi strumenti con cui disegnare sulla battigia.

In quel momento fermo, immobile ed infinito, mentre il nostro riflesso si intravedeva su quella massa – trasformandoci in un tutt’uno – ho sentito il mare commentare «guarda che onde alte oggi».

Emanuele

Someone you loved.

Non conosco approfonditamente la musica di Lewis Capaldi ed ho scoperto di recente della sua malattia (è affetto dalla Sindrome di Tourette). Nonostante ciò Capaldi continua nella sua attività e, con estrema autenticità, si mostra al pubblico nelle sue difficoltà.

In concerto a Glastonbury fatica nell’intonare il ritornello di una delle sue canzoni più famose, «Someone you loved», scritta in memoria della nonna.

Mi auguro che questo periodo di feste possa essere per ognuno di noi il momento in cui allenarci ad esser sempre noi stessi accettando i limiti altrui e riconoscendone i talenti.

Buone feste,

Emanuele

La mia esperienza con il Concierge Service BMW.

Sei su una strada statale, direzione autostrada, una decina di chilometri dal casello e riconosci del traffico anomalo in direzione opposta. Ti viene il dubbio che qualcosa non sia come dovrebbe e ti domandi se proseguire verso il casello. Sei alla guida così non hai modo di approfondire le ricerche. Nel 2023 un assistente personale ti viene in soccorso.

Due tocchi sul display dell’auto e raggiungi l’opzione per chiamare il «Concierge Service», una delle funzionalità BMW garantite dal pacchetto Driving Assistant Professional.

L’auto si collega al servizio e un operatore, 24 ore su 24, è subito pronto per darti informazioni. Chiedi se ci sia qualche incidente in autostrada e in pochi istanti ricevi la risposta utile per comprendere che scelta fare.

Ho usato il Concierge Service di BMW dozzine di volte. In un’altra occasione stavo accompagnando il suocero in aeroporto e durante il viaggio avevamo dubbi circa l’orario di imbarco. Contatto il servizio e chiedo l’orario di partenza del volo indicando solo aeroporto di partenza e destinazione, scopro che l’aereo è in ritardo così il resto del viaggio continua con più serenità.

Durante le vacanze, l’estate scorsa, con la famiglia volevo capire dove prendere dei dolci prima di raggiungere degli amici. Cercando su internet l’operatore ha verificato le pasticcerie aperte nella zona, letto e confrontato con noi le recensioni e suggerito l’opzione migliore. Ho chiesto di mandare la destinazione all’auto e conclusa la chiamata il navigatore mi stava già guidando verso la nuova tappa intermedia.

La mia BMW supporta anche Siri (o – brrrrrrrr – Alexa) ma la qualità di un servizio gestito da esseri umani è impareggiabile e ad oggi impossibile da replicare con l’automazione.

Nel tempo e senza mai dover togliere le mani dal volante, ho chiesto le informazioni più disparate: dal conoscere lo stato di un volo in arrivo, ad informazioni su passaggi di proprietà di un’auto, a numeri di telefono di servizi o orari di apertura di uffici o di partenza dei traghetti. Ho sempre ricevuto una risposta, evitando di dovermi fermare per cercare le informazioni sul telefono (o ancora peggio distrarmi alla guida!). Per chi è spesso in auto questo supporto fa la differenza sui tempi e, in certi contesti, sullo stress.

Penso inoltre che con servizi come questo le case automobilistiche premium abbiano una buona occasione per ritrovare spazio tra i rami sempre più fitti della Silicon Valley nel settore automotive. Il marchio torna centrale, il valore aggiunto è evidente e si frena un po’ quella sensazione che le auto, al posto di guida, stiano diventando sempre più uguali tra loro.

Emanuele

Resize di una partizione ext4 su virtual machine VMWare

Dovevo aumentare lo spazio sul disco primario di una virtual machine linux ospitata su un server vSphere. La knowledge base di VMWare però non è esaustiva e la procedura indicata non funziona con le nuove versioni di ESXi, così appunto qui la soluzione.

Prima di tutto – chiaramente – va spenta la macchina e aumentata la dimensione del disco virtuale dalle impostazioni della macchina (non inserisco uno screenshot, do per scontato che chiunque lavori con VMWare sappia a cosa faccio riferimento).

Successivamente, riavviando la VM ci si ritrova in una situazione simile:

emanuele@ubuntu:~$ lsblk
NAME   MAJ:MIN RM   SIZE RO TYPE MOUNTPOINTS
sda      8:0    0    20G  0 disk
├─sda1   8:1    0     1M  0 part
└─sda2   8:2    0    16G  0 part /

In pratica, il disco sda è aumentato a 20GB ma la partizione primaria (sda2) è rimasta da 16GB.

Per completare l’operazione è necessario eseguire:

emanuele@ubuntu:~$ sudo growpart /dev/sda 2

E successivamente:

emanuele@ubuntu:~$ sudo resize2fs /dev/sda2

Eseguire infine un riavvio della VM e verificare con lsblk il risultato.

Emanuele