The terminal.

Alcuni anni fa, durante i viaggi in Cina provai l’ebbrezza della doccia in aeroporto. Facevo scalo a Monaco o Francoforte e dopo 11 ore di volo l’accesso alla lounge Lufthansa mi permetteva di prenotare anche una camera benessere in cui fare una doccia e cambiarmi in attesa della coincidenza.

Questo mese, nell’almanacco dei miei record aeroportuali ho aggiunto una nuova medaglia: 10 voli in un mese. Una media di un volo ogni 3 giorni passando per Milano, Roma, Venezia e Palermo.

Alla faccia di Tom Hanks che in “The Terminal” non riusciva più a prenderne neanche uno.

Emanuele

In volo.

La Sicilia è diventata stupenda da quando la osservo con occhi affamati.

All’alba di una nuova primavera il mare era prepotentemente intento a lasciarmi a bocca aperta. Al contempo, il vento caldo che arrivava dall’Africa non faceva altro che incatenare ogni mio desiderio su quelle spiagge deserte.

Ho preso sei aerei negli ultimi dieci giorni ma il mio regalo di compleanno è stato un respiro profondo dritto nell’anima.

Emanuele

L’ora legale, un film da rifare.

Mi è sempre piaciuta la comicità e il carattere di Ficarra e Picone. Questa opinione però non ha trovato conferma dopo aver visto “L’ora legale” che mi ha lasciato inorridito, deluso e amareggiato. Deluso dal progetto che hanno deciso di portare avanti, aggrappato probabilmente a un paio di idee continuamente ostentate. Amareggiato perché la Sicilia descritta nel film è disgustosa per tantissime persone. Ho visto il film in una sala del nord Italia e non ho potuto fare a meno di sentire alcuni vicini di posto esclamare con spocchiosità che “al Sud vivono così”. [1]

Ficarra e Picone - Film "L'ora legale"
Certamente tanti aspetti della Sicilia non sono condivisibili e sono causa di un dolore che tanti, tanti siciliani portano dentro con un trasporto paragonabile a quello che si vive quando un familiare, un figlio, prende una via sbagliata. Non vi è nulla su cui ironizzare. Non diverte.

Come sapete, per lavoro son finito al nord. So bene quanto la terra in cui son cresciuto sia piena di compromessi, contraddizioni, culture che hanno radici antiche, robuste e difficili da estirpare. Sono andato via con un senso di colpa che in pochi potranno comprendere. L’idea di non star facendo più nulla – attivamente – dopo anni passati nel volontariato è un cambiamento che richiede tempo per essere elaborato completamente. Tutt’ora quel processo non si è concluso dentro me.

Mi sento offeso e amareggiato dalla leggerezza con cui hanno deciso di ironizzare come se stessero cercando consensi facili e un altrettanto facile successo (economico). In tante sale la cultura ignorante descritta nel film avrà garantito applausi semplicissimi da raccogliere.

Mi ha deluso tantissimo quando nel film anche l’onesto viene dipinto come una persona che appena messa alla prova decide di boicottare il sindaco delle riforme per proteggere il proprio tornaconto.

Quella portata avanti è un’ironia stupida: se si sceglie di parlare di un tema difficile, non è sufficiente inserire due battute sagaci qua e là per rendere l’argomento divertente. Non mi aspettavo un film alla Pif che – bravissimo ultimamente – mi fece concludere “La mafia uccide solo d’estate” con le lacrime agli occhi. Penso che Ficarra e Picone possano prendere spunto da un altro loro concittadino per approfondire modi per ironizzare sulle storture di una terra difficile da sanare. Il messaggio finale non è educativo. Certamente non era loro intento fare un film educativo ma il pressappochismo e la leggerezza con cui si cavalca tutto il male che c’è in Sicilia rischia di lasciare lo spettatore medio con la convinzione che nulla possa cambiare e quindi… meglio farci su una risata.

Fotografando in questo modo la loro terra, Ficarra e Picone, non mi sembrano per nulla differenti da quella Sicilia che pensano di criticare. La chiusa nella quale il mafioso con naturalezza disarmante escalama «non siamo cattivi, siamo necessari» è stato un pugno nello stomaco per chi, come me, per anni ha marciato per le vie della sua città esclamando ad alta voce che la mafia è una montagna di merda.

Risolvere certi problemi, raddrizzare determinate abitudini, è un lavoro lungo, impegnativo, a tratti doloroso. In Sicilia tanti giovani e anziani lottano quotidianamente contro certi retaggi. In tanti si battono contro la superficialità. In tanti vanno in giro mostrando che… non è per nulla divertente. Esiste gente che per smontare certe abitudini ha sacrificato la propria vita.

L’ora legale” è un film che va visto con consapevolezza. Non può e non deve diventare l’ultimo film comico in locandina cui portare i bambini il sabato pomeriggio. Di comico, in quel che si vede, non vi è proprio nulla.

Emanuele

[1] Data la loro perspicacia, dovevano rendersi conto che è il modo in cui si vive al Sud è tema delicato da affrontare. Rinnova pregiudizi molto radicati al nord che con fatica si cerca di scardinare. Inoltre, in determinate realtà del Sud, il film rafforza il concetto per cui lo Stato è una palla colossale e che per stare bene, raccomandazioni, pressappochismo, egoismo, furbizia siano tutti strumenti più che validi.

Vuoi sposar…la?

Al tempo di internet, per facilitare le cose, in India sono disponibili siti come questo per cercare la sposa ideale per tuo figlio. In questo modo, il genitore, comodamente sul divano, con un paio di filtri e due domandine può trovare la candidata ideale. Ci sono anche le occasioni “Premium” da non lasciarsi sfuggire.

Matrimonials India

Un ragazzo indiano mediamente istruito, oggigiorno, va via e non torna anche per questo. [1]

Emanuele

PS: prima che corriate ad iscrivervi: funziona solo per gli indiani.

[1] Nella mia azienda sono passati più volte negli anni collaboratori indiani o cinesi. Ogni volta però era per brevi periodi e per progetti in cui non ero coinvolto. Questa volta invece ho quasi un collega indiano che mi sta raccontando un po’ della sua vita fino a tre anni fa.

Il web era open, indipendente ma interconnesso.

Ricordate come funzionava il web? Ricordate come si pensava dovesse andare?

Nei primi giorni del web, ognuno di noi pubblicava sul proprio sito web. Se non si era soddisfatti dal proprio web host, o se chiudeva, si potevano spostare i file e il nome del dominio altrove e nulla si rompeva.

Oggi, la maggior parte dei nostri scritti finisce in un piccolo numero di social network centralizzati, dove non è possibile spostare i propri contenuti, sono pieni di notizie false e pubblicità, e se uno di questi siti fallisce, i vostri contenuti scompaiono da internet. Troppi siti sono andati via portandosi via le nostre foto e i nostri post.

Io voglio incoraggiare di più la scrittura indipendente.

Con queste premesse Mantoon Reece propone su Kickstarter il suo progetto di Microblog, una piattaforma di cross-posting che permette di partecipare alla vita sui social-network senza abbandonare il proprio blog.

Personalmente credo che mantenere un blog indipendente sia anche una forma di tutela verso l’internet che i nostri figli navigheranno [1]. Se l’esigenza di luoghi autonomi scompare, l’incentivo a sviluppare nuove piattaforme non verrà e sempre di più il web si trasformerà in tre-quattro grandi contenitori, gestiti da privati, che hanno pieno potere sulle nostre informazioni.

Emanuele

[1] Il web è un’onda e noi i surfisti.

Booking può fare di più?

Quest’anno ho provato ad usare Booking per lavoro più assiduamente. Ho la fortuna, per policy aziendale, di non dover dipendere da imposizioni dall’alto per quanto riguarda la scelta delle strutture e così ho potuto girare vari alberghi (talvolta cambiavo anche quando tornavo nella stessa location). Reputo il servizio molto comodo, l’app sull’iPhone è sufficientemente usabile ed effettivamente si risparmia un 10-15% rispetto alle prenotazioni classiche (telefonata, sito web, agenzia dell’ufficio). Ovviamente però quel risparmio l’azienda non te lo girerà in alcun modo.

Da questa conclusione, mi sono iniziato a domandare perché un utente business debba continuare ad usare il servizio. Booking infatti non prevede privilegi particolari, si diventa utenti Genius dopo appena 5 prenotazioni tramite il sito. Io sono quasi venti volte tanto e secondo i loro rank sono Travel Guru di svariate città. [1]

Spese Booking 2016

Nella cifra non sono presenti alcuni pernottamenti non prenotati personalmente ma siamo a quasi 5000€ in un anno (e quest’anno l’unico viaggio estero per lavoro è stata la Svizzera, gli altri anni le cifre erano ben diverse). Credo che siano valori che a Booking possano iniziare a dare margini per offrire di più.

Anni fa utilizzavo un paio di siti che offrivano 1 notte gratis ogni 10 notti prenotate. Non so se sia sostenibile una proposta simile, ma certamente il drink di benvenuto riservato ai Genius così come il check-out tardivo non mi sembrano nulla di utile: del primo non ho mai usufruito, mentre per il secondo, quando son via per lavoro, lasciare la camera a mezzogiorno è un miraggio. A ben pensarci, è qualcosa di cui non ho usufruito neanche in vacanza.

Non so se nel 2017 Booking abbia in mente di evolversi in qualcos’altro. Senza grossi ragionamenti, credo che ad esempio potrebbe essere carino offrire oltre certe soglie di spesa anche il taxi per la cena (Uber?) o veri e propri sconti per esperienze diverse: “Sei nel Lazio? Devi assaggiare per forza la matriciana! Sei a Siena? Eccoti un buono per una fiorentina!“. Un utente business (che solitamente ha tutto rimborsato) potrebbe essere incentivato a raggiungere certe soglie per godere di privilegi durante le vacanze.

Nel 2013, quando andavo in Cina per lavoro, ho viaggiato il più possibile Lufthansa. Per l’azienda la scelta della compagnia era indifferente ma, oltre a diventare Frequent Traveller (comodissimo) per me è stato un vantaggio guadagnare punti da spendere nel loro store.

Credo che l’attaccamento ad un servizio dipenda tanto dall’esperienza e, certamente, espandersi comporta impegno. Di app per alberghi ne è pieno il web, così come di applicazioni per decidere dove cenare. Penso che Booking abbia superato abbondantemente il tempo in cui era una operazione a rischio, una startup con un mercato tutto da scoprire. E’ tempo di maturità ed è ora di mostrarla.

Emanuele

[1] Nel corso dell’anno hanno inserito la gamification per fidelizzare gli utenti, ma – personalmente – non la vedo come una grande motivazione. Esiste anche “Booking Business” che mi è stato proposto più volte ma non ha funzioni che possono essermi utili: sembra più che altro un portale per il manager o datore di lavoro che deve gestire le prenotazioni dei suoi dipendenti.