Quest’anno abbiamo cercato di aprire le uova di Pasqua a Bristol. La missione è fallita e le bambine reclamano ancora un uovo come da tradizione ma il massimo che, per loro, abbiamo trovato in un inglesissimo Tesco è stato un uovo Lindt con 8 praline di cioccolato all’interno. Nessuna sorpresa e pertanto, secondo le figlie, è stata una Pasqua meno tradizionale. Nonostante questo, penso che l’Inghilterra in questi dieci giorni si sia fatta perdonare.

Avevamo già visitato Bristol qualche anno fa, seppur un po’ di fretta. Questa volta abbiamo potuto scoprirla con calma, ritrovarla – alle porte della primavera – meravigliosamente viva e colorata. I suoi parchi, incredibilmente verdi e curati, con la giusta luce ti trasportavano su un pianeta parallelo che rendeva impossibile ricordare di essere ancora in città.






Le bimbe hanno visitato anche un nuovo acquario (non grande come quello di Lisbona ma ugualmente affascinante secondo loro) e insieme siamo andati anche a scoprire la SS Great Britain, la più grande nave al mondo di metà ottocento divenuta oggi museo.[1]
Tra i musei gratis e non, Bristol si è mostrata capace di intrattenere grandi e piccini. Io ho apprezzato molto il centro d’arte Arnolfini, un ambiente pop multi-etnico capace di trasformarsi anche in punto di ritrovo per i giovani.


Abbiamo visitato anche Bath, raggiungibile in meno di un’ora. Città patrimonio dell’UNESCO piena di edifici del 17esimo secolo affiancati a strutture di epoche ancora precedenti. Molto bella la cattedrale, invece iper-sopravvalutata, nonostante l’incredibile tecnica ingegneristica, la visita alle antiche Terme Romane costruite proprio lì accanto.
Verdetto finale? Bella, ma non ci vivrei. Penso che Bristol mi abbia colpito maggiormente anche perché, nonostante non sia esattamente sul mare (ma alle sue porte, alla foce del fiume Avon) ha delle caratteristiche tipiche delle città di mare come ad esempio le case con le facciate colorate per permettere ai marinai di riconoscere velocemente la propria abitazione.



Bristol infine è la città di Banksy e pertanto non abbiamo perso un tour a piedi tra le sue opere sparse per la città. A proposito dell’artista, trovo meschino, ignorante e deplorevole il lavoro di inchiesta di Reuters per svelare l’identità dell’autore. Penso che in un mondo sempre meno libero, fosse meraviglioso il gesto di un uomo che volontariamente sceglie di rimanere anonimo. Sono stati spesi anni e migliaia di euro per barattare il rispetto verso un artista con quattro click verso una pagina web in cui si scopre – in definitiva – che dietro l’artista c’è una persona vera. Notizia sorprendente in effetti.
Come tutte le tradizioni, però alla fine la vacanza è finita e passaporti alla mano (maledetti inglesi!) siam tornati a casa. Neanche vedere gli unicorni ti salva dalla realtà.
Emanuele
[1] Le condizioni di viaggio che affrontavano le persone su quelle navi mi hanno rapidamente fatto rivedere le valutazioni su qualsiasi barca abbia messo piede in questi anni.
