Da FeedBurner a Google: MyBrand ed errore 404

Pensavo sarebbe stato indolore.

Il passaggio di gestione dei miei feed da FeedBurner doveva essere trasparente, tranne per chi utilizza MyBrand (il servizio che permette di visualizzare i feed come pubblicati dal proprio dominio e non da un dominio google.com).

Eppure avevo notato uno stranissimo calo di visite contestuale al passaggio. Da giorno 5, erano scomparsi un centinaio di lettori.

Inoltre Google Reader a fatica mi aggiornava il feed dei post (e quello dei commenti si era fermato). Doveva decisamente esserci qualcosa che non andava.

Ho iniziato a giocare con i DNS, cercando di aspettare i tempi di propagazione fisiologici (ma dove potevo tentavo di aggiornarli a mano…).

Ho cercato un po’ su Google e mi sono accorto che il problema non è raro.

Il nuovo record CNAME è composto da usernameGMAIL.feedproxy.ghs.google.com.

Alcuni utenti hanno notato che è possibile usare semplicemente ghs.google.com. come record senza evidenziare problemi: probabilmente Google sfrutta quelle informazioni per identificare meglio la sorgente dei contenuti (con conseguente indicizzazione, statistiche e tutto il blablabla che ormai Google fa di ogni dato che cattura…).

Stavo tentando anch’io questa soluzione quando ho provato la cosa più logica: disattivare e riattivare il servizio dalla relativa pagina.

Fatto questo, tutto *sembra* esser tornato a funzionare.

Vediamo se nei prossimi giorni gli accessi tornano “alla normalità”.

Voi, se non vi costa troppo, fatemi sapere magari se riuscite a leggermi senza problemi.

Anche perché quel post in cui regalo un iPhone sembra non cagarselo nessuno… 🙂

Emanuele

QuickPress sarà la mia rovina?

Ho appena aggiornato il motore di questo blog alla versione 2.7 di WordPress.

Gli sviluppatori hanno inserito “QuickPress“, un piccolo riquadro nella bacheca per scrivere qualcosa al volo.

Più diventa semplice pubblicar qualcosa, più c’è il rischio che le mie elucubrazioni mentali finiscano pubblicate online. 😐

Comunque, come prima impressione posso dire che trovo la nuova interfaccia molto più pulita e professionale.

Ci stanno dando dentro… 🙂

Emanuele

MyBrand, FeedBurner e passaggio a Google.

Oltre un anno fa avevo spiegato come attivare il servizio MyBrand di Feedburner per i propri feed.

In questi giorni Google ha traslocato i servizi sui loro server. L’operazione è avvenuta in maniera trasparente per tutti coloro che usavano FeedBurner senza usufruire del servizio MyBrand.

Per chi l’avesse attivato, deve necessariamente cambiare l’indirizzo utilizzato nel record CNAME del proprio pannello DNS.

feeds.feedburner.com. cambia in NOMEACCOUNTgmail.feedproxy.ghs.google.com.

Se ad esempio il vostro account su Google fosse paolorossi, il record CNAME sarebbe paolorossigmail.feedproxy.ghs.google.com.

Attenzione che il punto finale va inserito anche nel record! 😉

Salvate la modifica e tutto funzionerà al volo.

Ho notato che dopo il passaggio, senza questa modifica il feed non veniva più aggiornato, dunque non perdete tempo o rischierete di non esser letti! 😎

Emanuele

PS: maggiori informazioni le trovate in questa pagina del vostro account Google. 🙂

Da quanto tempo non correte?!

Ve lo chiedo seriamente.

Da quanto tempo non andate più velocemente della vostra “camminata più veloce”?

Da quanto tempo non correte al di fuori di un’attività sportiva?

Da quanto tempo non… vi lasciate andare?

Ieri sera sono andato a prendere la pizza in un posto vicino casa mia. Ero a piedi, c’era un po’ di freddo… così, quel bambino che è in me è venuto subito fuori.

Cosa facevate da piccoli quando sentivate freddo ed eravate a giocare con gli amici? Ve lo dico io: una bella corsa vi riscaldava…

E così, non c’ho pensato due volte: MI SONO MESSO A CORRERE.

Istantaneamente mi son reso conto di quante cose che da piccoli sapevamo sfruttare, adesso abbiamo abbandonato.

Le abbiamo accantonate in favore di quella che chiamiamo “serietà“. Ma cos’è la serietà allora?

E’ smettere di correre? E’ smettere di respirare a pieni polmoni? E’ smettere di muovere le braccia velocemente?

E’ smettere di trovare soluzioni semplici?!

Mi sono messo a ridere. Correvo… e più correvo più mi sentivo libero.

Non ero con la mia bicicletta, però sentivo di volare. Sentivo il fiato entrare ed uscire di colpo.

Sentivo il petto riscaldarsi. Sentivo il naso freddo contro l’aria umida.

Ero libero.

Da quanto tempo non correte…?! Da quanto tempo avete smesso di notare le cose avete perso crescendo?

Troverete il coraggio di prendervi meno “seriamente” la prossima volta che uscirete di casa?

Susu, rispondete… 🙂

Emanuele

Oggetto: è davvero grande, come veloce è il recupero.

Gli spammer, li adoro. Amo i loro traduttori automatici.

Il servizio e molto importante per noi. Ordine, senza preoccupazioni semplicemente tutto il necessario per la droga! Vedrete che!

Essi possono non tutti i caduti! Ordine on-line solo al miglior farmacia e ottenere solo i migliori!

http://r*therwi***.com

E’ un po’ come ricevere la barzelletta del giorno, raccontata da un albanese (non me ne vogliano…) appena sbarcato! 😆

Emanuele

200 cicli di carica per la batteria del mio Macbook.

Batteria MacBook - 200 cicli di caricaIeri sera ho completato il duecentesimo ciclo di carica-scarica del mio Macbook da quando l’ho comprato.

Mi ero appuntato da queste parti i valori della batteria dopo 100 cicli di carica, così posso confrontarli con quelli attuali.

Come si può facilmente notare, dopo altri 100 cicli d’uso, la batteria ha perso 134mAh. Una batteria nuova del MacBook sprigiona circa 5200mAh, così, dopo un anno d’utilizzo e 200 cicli, il decadimento è stato del 4,38%.

Una percentuale accettabile considerato che, tutt’ora mi permette di passare le mattinate in biblioteca senza dover necessariamente collegarlo alla presa elettrica.

  Informazioni sulla carica:
  Carica restante (mAh):	4972
  Carica completa:	Sì
  In carica:	No
  Capacità a carica completa (mAh):	4972
  Informazioni sulle condizioni della batteria:
  Conteggio cicli:	200
  Condizione:	Buona
  Batteria installata:	Sì
  Amperaggio (mA):	0
  Voltaggio (mV):	12565

Intanto devo ricordarmi di effettuare una calibrazione della batteria che non eseguo come si deve da qualche mese.

Giusto per ricordarlo un po’ a tutti, la Apple indica come più corretto, l’uso che fa della batteria un pendolare che utilizza il proprio MacBook in treno e, una volta in ufficio, lo collega a una presa per caricarlo. In questo modo i liquidi all’interno della batteria si mantengono in movimento.

In che condizioni sono le vostre batterie?! 🙂

Emanuele

Un Mac ti apre la mente verso altri sistemi operativi.

Leopard - UnixVoglio raccontarvi la mia esperienza.

Un anno fa decisi di acquistare un MacBook. Mi serviva un portatile che non fosse troppo grosso e l’idea di addentrarmi in una nuova avventura, mi stuzzicava particolarmente.

Come sapete studio ingegneria informatica ma sono convinto che la preparazione più grande non la si guadagni durante le giornate passate in biblioteca (che ahimè, non mi faccio mancare…) o dietro i banchi durante una lezione.

Credo che, in ogni settore, ciò che conta di più, sia l’esperienza sul campo. L’abitudine ad utilizzare certi strumenti.

Potrete leggervi un manuale di meccanica approfonditissimo, ma senza dubbio il vostro meccanico sarà il doppio più veloce di voi a smontare e rimontare il motore.

Questa regola vale in ogni settore, anche nell’informatica.

Così, scelsi di “abbandonare Windows” non solo per lo stress che può comportare (ma approfondisco meglio dopo), ma anche per iniziare a studiare un sistema operativo “alternativo” a quello che attualmente è il più diffuso al mondo.

E’ stata una bella scelta.

Giusto per approfondire il discorso Windows, devo ammettere che non essendo un pirletto dietro un monitor non ho mai sofferto infezioni di spyware, malware, virus, rootkit, backdoor e chi più ne ha più ne metta (ma quante possibilità esistono per entrare…?! :-D). Tra l’altro una pulizia costante ed una manutenzione programmata (deframmentazione, scandisk, compressione registro) rendeva Windows anche abbastanza stabile.

Ed è con le ultime due parole che cambio discorso.

La stabilità di Leopard non l’avevo mai provata prima, in anni di lavoro con un sistema Microsoft (da Windows 3.11 ad XP, passando anche per il ME ed il 2000).

Leopard riesce benissimo a rimanere attivo e reattivo anche due settimane senza esser riavviato. Con Windows non ero mai riuscito a superare 3-4 giorni senza notare evidenti rallentamenti.

Tra l’altro, con Windows, non potendo gestire in maniera pulita le installazioni e le configurazioni, ogni anno, anno e mezzo, facevo una formattazione.

Avendo più computer a casa, la cosa risultava anche abbastanza rapida. Spostavo i file in rete (sapevo cosa andare a prendere al volo), formattavo e ripartivo con l’installazione pulita di OS e programmi.

Con Leopard è decisamente diverso. E’ passato un anno ma il sistema mi sembra tale e quale a quando l’ho comprato. L’unica cosa che faccio, saltuariamente, è ripristinare i permessi d’accesso ai file di sistema. Giusto per evitar casini. Una manciata di minuti (2 o 3, non oltre) ed ho finito.

Non è di questo che vorrei parlare però.

Sandwich - sudo shell command - funnyLeopard mi è stato d’aiuto da un altro punto di vista: familiarizzare con un sistema UNIX.

Usare la shell come si deve, abituarmi alla struttura delle directory del sistema organizzate diversamente, conoscere la differenza tra /bin ed /sbin giusto per dirne una.

Inoltre, OS X mi ha permesso di rivedere la chiusura mentale verso l’uso di applicazioni ed interfacce grafiche diverse da quelle windowsiane. Un particolare da non trascurare.

Mi sono così abituato ad un sistema alternativo (e ne ho apprezzato così tanto le sue peculiarità, come gli Spaces ed Exposé tra le tante) che adesso non riesco più a farne a meno.

Stupidamente, raccontavo ad un amico, quando mi ritrovo su un computer con Windows vado istintivamente col mouse verso un angolo dello schermo alla ricerca di un “angolo attivo”. Nulla da fare. Windows è fermo su quel suo desktop unico e squadrato.

Ci sto stretto.

E così, il diretto passaggio.

Quando ho comprato il computer nuovo, non c’ho pensato due volte: non avrei più messo Windows.

La scelta più moderata è stata quella di scegliere Ubuntu, una distribuzione linux che grazie alla sua facilità d’uso ha raggiunto ultimamente il 38% di penetrazione tra gli amanti del pinguino. Già da qualche giorno però, rifletto se non sia il caso di… chiedere di più.

Racconto tutto questo per un semplice motivo. Anch’io ero un utente windows-dipendente. Ero uno di quelli che guardava con orgoglio il suo desktop, pulito e sistemato e pensava di essere davanti a tutto ciò che potesse servirgli: “perché in fondo funziona come dico io” mi dicevo.

Ho voluto osare. Adesso non saprei tornare indietro.

Le alternative esistono e funzionano. Non ho smesso di fare ciò che facevo (al contrario ho scoperto strumenti che prima non sfruttavo: iMovie ad esempio, è un gioco divertentissimo confrontato a Windows Movie Maker…) ed ho ampliato le mie conoscenze. Meglio non poteva andarmi.

C’è un però in tutto questo.

In passato avevo già usato sistemi linux. Mandrake (quando si chiamava ancora così) giusto per dirne uno (ma anche Slackware e Debian…).

Però non mi avevano facilitato il compito. OS X, con la sua facilità d’uso m’ha permesso di abituarmi ed innamorarmi ad un nuovo sistema, senza soffrire.

Ripagava la mia inesperienza con l’attenzione per i particolari. Le cose su OS X, son li dove te le aspetti.

Un po’ come la possibilità di disinstallare un’applicazione trascinandola nel cestino. Intuitività.

Ecco qual è la parolina magica che OS X possiede mentre le distribuzioni linux provate in passato non avevano.

Cura ed attenzione verso ogni aspetto.

Adesso il passo è fatto, il peggio è passato e noto con piacere che ritrovarmi su un sistema UNIX mi piace e stimola.

Si, perché per studiare con passione, bisogna ricevere stimoli.

Volte abbandonare Windows? Se potete, passate prima ad un computer Apple.

Questa è la mia esperienza.

Emanuele