Sono intollerante verso gli intolleranti a metà.

Veloce veloce che sono già al lavoro. Ma solo io concordo con lui (nonostante io sia cattolico e lui ateo che per alcuni è un discriminante) che rimane un’assurdità volere manifestare per la strage in Egitto senza accorgersi assolutamente della chiusura verso una libertà religiosa nei nostri confini?

Ma perché siamo bravi a fare bei proclami quando si tratta di violenze in oriente? La coerenza dov’è morta? Se si vuol manifestare (ben venga eh, sono contrario agli atti di violenza!) che si manifesti anche perché in Italia, i musulmani, non hanno libertà di professare il loro credo.

Un altro caso simile è quando si critica l’oriente per la condanna a morte di Sakineh e poi – negli stessi giorni – è passata in sordina la condanna a morte di una donna in America (cercate su Google “Teresa Lewis”). Perché una morte è da criticare più di un’altra? L’America ha una patente speciale per uccidere senza che qualche nostro politico faccia lo sciopero della fame?

Due pesi e due misure. E’ una cosa – questa – che proprio non sopporto.

Emanuele

E’ iniziato il venti undici (o due zero uno uno che dir si voglia)!

Gente, son sincero. Avrei tantissima voglia di scrivere un post lungo e appassionato come quello del 2009. Perché il 2010 è stato bellissimo, e forse definirlo così è persino riduttivo.

Tra il ritrovarsi – a Gennaio – a viver soli nella propria casa (mi chiedo sempre a quanti capiti nella vita!), alla laurea, alla gioia dell’ultimo esame o – ancora meglio – all’euforia del penultimo (agognato!), alla felicità dei due esami d’abilitazione, all’aver messo piede in azienda prima per il tirocinio e poi con una favolosa promessa d’assunzione, alla mia estate in giro per il Veneto (Treviso, Mestre, Venezia…) all’incredibile ed inarrestabile serie di viaggi Milano-Palermo che non mi facevano mai conservare la valigia, al trecentosessantacinquesimo giorno in cui ho festeggiato ancora a Venezia o alla mia prima trasferta lavorativa a Teramo le cose belle da raccontare sarebbero così tante che potrei scriverne per giorni.

Però il 2011 sta partendo con una fretta ancora più grande e così non posso dilungarmi ma devo correre a letto. Questi tre giorni sono stati rilassantissimi ma domani è lunedì e chi ha orecchie per intendere… intenderà! 🙂

Posso comunque annunciarvi che i prossimi mesi porteranno altre novità che sono già in cantiere e la cosa più bella di questi ultimi anni è proprio questa: Dio mi sta regalando un’avventura dietro l’altra… alla stregua di Big fish, un film che ho nel sangue (e che – son convinto – dovreste vedere per comprendermi meglio).

Ah, stasera a Messa il canto finale è stato un canto scout che amo tanto. E’ partito automaticamente un brivido lungo la schiena perché lo scoutismo è qualcosa che da Agosto è in pausa ma che mi manca terribilmente.

Bene, scappo!

Emanuele

Una notte da scartare, come un pacco di Natale…

Oggi pomeriggio sono andato a cambiare una camicia da Celio* in bicicletta e dire che stavo rischiando di perdere i mignoli è poco: la sciarpa e il cappello di lana facevano il loro dovere ma ero senza guanti!

Milano - Decorazioni natalizie

Comunque, questi giorni son proprio volati. Mi son persino dimenticato di dirvi che dal giorno della trasferta sono stato in vacanza (chiamarle ferie mi suona strano che non mi sono ancora abituato all’idea d’essere un lavoratore…) e lo sarò ancora per qualche giorno.

Questi giorni però non sono rimasto a poltrire (o meglio, ho anche poltrito… mamma che strano ‘sto verbo: io poltrisco, tu poltrisci egli poltergeist…) ed ho dipinto da cima a fondo la cantina (che secondo me i vecchi proprietari c’avevano squartato un vitello o nascosto un cadavere per com’era combinata), sistemato un lampadario, dato un ritocchino ad una parete con stucco e colore… insomma, oggi andarmi a fare quel giretto è stato piacevolissimissimo. 🙂

Però non finisce qui! Questo 2010 scoppiettante, spumeggiante, strabiliante, s… s… (no, mi sa che i sinonimi che iniziano con la s li ho esauriti!) è stato caratterizzato da una costante chiarissima: il mio vagare per l’Italia senza potermi mai sentire a casa.

E così, per concludere in bellezza, domani mattina prendo il primo treno per Venezia e passerò la notte dell’ultimo giorno dell’anno tra le gondole! :joy:

Un regalo bellissimo, un invito degli ultimi giorni di mia sorella (che è lì da dopo Natale…) e… come potevo dir di no?! 🙂

Credo di dovervi iniziare a fare gli auguri perché non porterò con me il MacBook e non so se troverò wi-fi per far sfogare le mie dita tramite l’iPhone!

Mi raccomando non bevete troppo, non sparate i botti che son pericolosi alle mani, non guidate se avete alzato il gomito e soprattutto… se giocate a carte contro me lasciatemi vincere! :eeeh:

Emanuele

Pevché questo è un luogo in!

Stamattina sono andato a tagliarmi i capelli. Non sarebbe un evento da raccontare se non fosse che – convinto da mia madre – sono andato a finire in un barbiere-parrucchiere tipico di Milano.

O meglio, “andato a finire” è già un eufemismo, perché per entrare bisogna prenotare.

Appuntamento fissato, esco a piedi sprezzante del freddo (e spinto da quel timido sole che oggi ha fatto capolino…) e arrivato nel locale una signorina mi aiuta a togliere la giacca e va a conservarla in uno stanzino. Un gesto che forse vi sembrerà normale ma che a me faceva già capire l’antifona.

Perché per me il Barbiere è qualcosa di maschio. Il canovaccio tipo è il seguente: io arrivo senza aver avvisato, chiamato, prenotato (che neanche so se abbia il telefono lì!) e se il barbiere è in vena e non sta già parlando di calcio mi saluta. Aspetto leggendo il giornale che dalle 8 del mattino è consumato dai clienti e poso la giacca – da solo – dove capita. Se son fortunato c’è un appendi abiti. Se son fortunato c’è una sedia libera. E basta.

“Si può accomodare lì, la chiamiamo noi” mi informa la signorina con un tono dolcissimo (oh, se lo merita). Anzi, volendo parlare delle signorine, come direbbe un carissimo amico sembrava fossi finito alla sagra della figa (ok, sono ufficialmente volgare anche sul blog). Secondo me, seppur non possano scriverlo a chiare lettere, le selezionano in base al fisico. Penso di avere dei gusti particolari, ma di quelle non ne avrei scartata nessuna… o l’avrei scartata come dico io (ok, ufficialmente volgarissimo). 😎

Aspetto con aria confusa e – a tratti – milanese anch’io guardo l’iPhone rileggendomi gli sms ricevuti (no, non ho ancora deciso se fare una flat dati…) finché non mi invitano ad accomodarmi (ACCOMODARMI!) nella poltrona per il lavaggio.

Tutto avveniva nel massimo della gentilezza. Non c’era il figlio del proprietario che si mette a fumare la sigaretta davanti la porta e poi torna a massaggiarti i capelli con lo shampoo, non c’era il proprietario che un po’ taglia i capelli e un po’ cambia la musica alla radio (o sceglie gli mp3 sul portatile). Nessuno m’ha chiesto se volessi farmi la barba.

Che poi no, la barba preferisco sempre farla a casa, che è un rito tutto personale, però cavoli: il mio barbiere – che tratta solo con uomini – mi chiede sempre se voglio fatta la barba! Puntuale, matematico! Mi seggo e parte: “facciamo anche la barba?”. Lì ero circondato da donne. Una raccontava che era stata, nel suo passato, una di quelle manager tacchi a spillo e tailleur e che un bel giorno ha lasciato tutto per dedicarsi alla barca a vela (ahhhh… che sacrificio!). Un’altra chiedeva come avessero festeggiato il Natale e poi rifletteva che fare il pranzo il 24 è “molto meridionale” (ho sempre immaginato che certe frasi le avrei sentite solo dalla satira tv nella mia vita…!).

A fine taglio, il barbiere (o pseudo-tale), mi chiede “vuoi una sciacquata?”. Io mi guardo allo specchio un po’ sorpreso ed esclamo un si deciso! Cavoli, sembravo l’orso grizzly che esce da un pagliaio dopo aver inseguito una gallina! Seriamente c’è chi si rimette la giacca con il volto tutto pieno di capelli?! Certo che voglio una sciacquata! E devi anche togliermi tutti i pelucchi dalle orecchie!

In definitiva è chiarissimo che è la prima ed ultima volta che mi vedranno, anche perché mia madre mi aveva istruito e dovevo esser più sveglio prima di uscir da casa: “guarda che sanno che a casa siamo così, blablabla… sanno che tua sorella invece blablabla…”. Insomma, quel covo di donne non era il posto migliore per sistemarsi i capelli ed inoltre – già all’andata – mi domandavo perché le donne raccontino così tanto ai propri parrucchieri. Il mio barbiere – da bravo – non sa neanche che mi son laureato nonostante sia andato a tagliarmi i capelli la settimana prima.

Si fa i cazzi suoi e camperà cent’anni.

Emanuele

Le luci di natale…

Ho voglia di zucchero filato! Sai quando ti si incollano insieme indice e pollice perché lo zucchero si scioglie e rende tutto appiccicoso, oppure quando – mentre lo mangi – te ne rimane un pezzetto attaccato sopra le labbra o sotto la punta del naso; oppure quando lo hai quasi finito e la bacchetta di legno risulta amarissima ma finché c’è dello zucchero sopra continui a mordicchiarla.

Ho voglia di zucchero filato, sarà colpa delle luci natalizie… 🙂

Emanuele

Sometime ago I was watching the leaves…

Elisa - Copertina album "Ivy"

Ci sono cose che ti restano dentro, senza che tu sappia spiegartene il motivo, cose che ti appartengono e a cui tu appartieni… e la loro bellezza e la loro forza è simile alle emozioni che trovi nella natura. La forza della semplicità, la forza dell’armonia, della dolcezza e della purezza.

Inizia così la presentazione di Ivy, l’ultimo album di Elisa. Diciassette brani che ripercorrono passato e futuro, rivisitazioni di brani storici insieme a nuove composizioni.

Mi son già innamorato della nuova versione di Forgiveness ma anche “Anche Tu, Anche Se (Non Trovi Le Parole)” cantata insieme a Fabri Fibra risulta un’esperimento interessante. Da brividi la cover di “Ho messo via” di Ligabue.

Elisa, se non la conoscete, provate a farla vostra tramite quest’intervista mandata in onda la settimana scorsa. Non è ciò che dice ciò che colpisce ma il fatto che – nonostante il suo successo – sia rimasta una persona molto timida, riflessiva, attaccata alle risate spontanee o alla paura di dir cose che non siano state ben pensate prima. Tutto l’opposto del mondo dello spettacolo insomma.

Brava Elisa. Non so dire altro.

Emanuele

PS: Ivy significa edera, una pianta che non fa fiori ma è sempreverde e che nella sua strada verso l’alto, abbraccia e fa proprio tutto ciò che incontra. 🙂