Pevché questo è un luogo in!

Stamattina sono andato a tagliarmi i capelli. Non sarebbe un evento da raccontare se non fosse che – convinto da mia madre – sono andato a finire in un barbiere-parrucchiere tipico di Milano.

O meglio, “andato a finire” è già un eufemismo, perché per entrare bisogna prenotare.

Appuntamento fissato, esco a piedi sprezzante del freddo (e spinto da quel timido sole che oggi ha fatto capolino…) e arrivato nel locale una signorina mi aiuta a togliere la giacca e va a conservarla in uno stanzino. Un gesto che forse vi sembrerà normale ma che a me faceva già capire l’antifona.

Perché per me il Barbiere è qualcosa di maschio. Il canovaccio tipo è il seguente: io arrivo senza aver avvisato, chiamato, prenotato (che neanche so se abbia il telefono lì!) e se il barbiere è in vena e non sta già parlando di calcio mi saluta. Aspetto leggendo il giornale che dalle 8 del mattino è consumato dai clienti e poso la giacca – da solo – dove capita. Se son fortunato c’è un appendi abiti. Se son fortunato c’è una sedia libera. E basta.

“Si può accomodare lì, la chiamiamo noi” mi informa la signorina con un tono dolcissimo (oh, se lo merita). Anzi, volendo parlare delle signorine, come direbbe un carissimo amico sembrava fossi finito alla sagra della figa (ok, sono ufficialmente volgare anche sul blog). Secondo me, seppur non possano scriverlo a chiare lettere, le selezionano in base al fisico. Penso di avere dei gusti particolari, ma di quelle non ne avrei scartata nessuna… o l’avrei scartata come dico io (ok, ufficialmente volgarissimo). 😎

Aspetto con aria confusa e – a tratti – milanese anch’io guardo l’iPhone rileggendomi gli sms ricevuti (no, non ho ancora deciso se fare una flat dati…) finché non mi invitano ad accomodarmi (ACCOMODARMI!) nella poltrona per il lavaggio.

Tutto avveniva nel massimo della gentilezza. Non c’era il figlio del proprietario che si mette a fumare la sigaretta davanti la porta e poi torna a massaggiarti i capelli con lo shampoo, non c’era il proprietario che un po’ taglia i capelli e un po’ cambia la musica alla radio (o sceglie gli mp3 sul portatile). Nessuno m’ha chiesto se volessi farmi la barba.

Che poi no, la barba preferisco sempre farla a casa, che è un rito tutto personale, però cavoli: il mio barbiere – che tratta solo con uomini – mi chiede sempre se voglio fatta la barba! Puntuale, matematico! Mi seggo e parte: “facciamo anche la barba?”. Lì ero circondato da donne. Una raccontava che era stata, nel suo passato, una di quelle manager tacchi a spillo e tailleur e che un bel giorno ha lasciato tutto per dedicarsi alla barca a vela (ahhhh… che sacrificio!). Un’altra chiedeva come avessero festeggiato il Natale e poi rifletteva che fare il pranzo il 24 è “molto meridionale” (ho sempre immaginato che certe frasi le avrei sentite solo dalla satira tv nella mia vita…!).

A fine taglio, il barbiere (o pseudo-tale), mi chiede “vuoi una sciacquata?”. Io mi guardo allo specchio un po’ sorpreso ed esclamo un si deciso! Cavoli, sembravo l’orso grizzly che esce da un pagliaio dopo aver inseguito una gallina! Seriamente c’è chi si rimette la giacca con il volto tutto pieno di capelli?! Certo che voglio una sciacquata! E devi anche togliermi tutti i pelucchi dalle orecchie!

In definitiva è chiarissimo che è la prima ed ultima volta che mi vedranno, anche perché mia madre mi aveva istruito e dovevo esser più sveglio prima di uscir da casa: “guarda che sanno che a casa siamo così, blablabla… sanno che tua sorella invece blablabla…”. Insomma, quel covo di donne non era il posto migliore per sistemarsi i capelli ed inoltre – già all’andata – mi domandavo perché le donne raccontino così tanto ai propri parrucchieri. Il mio barbiere – da bravo – non sa neanche che mi son laureato nonostante sia andato a tagliarmi i capelli la settimana prima.

Si fa i cazzi suoi e camperà cent’anni.

Emanuele

25 commenti » Scrivi un commento

    • Ihihihi… beh ma scusa alcune ragazze si vestono in un certo modo esclusivamente per esser notate! Non dirmi che con zero gradi le scollature o i collant sono il modo migliore per stare al caldo! Certe definizioni se le chiamano! :timid:
      Ciao,
      Emanuele

  1. Ciao caro,
    Io sono andato per anni dal barbiere, ma il fatto di trovare sempre pieno o occupato non mi permetteva di organizzarmi bene. Così sono passato al barbiere “in”, quasi come lo descrivi tu. Solo che non siamo a Milano e le persone che ci lavorano sono del mio pueblo. Inoltre, devo dirlo, il barbiere era un tosapecore! Io volevo un look trendy. Ora assomiglio più a come mi immaginavo…
    Saluti!

  2. Uè bello!
    Ti stai adeguando al linguaggio “milanese”…?
    Attento a tutte ste f… e sti c….che ti scappano dalla tastiera che poi ci prendi il vizio… 😆
    Ma il taglio, va almeno bene? 😕
    Ciao ciao, robi

    • Michele: non c’è più tempo di attendere la fila neanche dal barbiere? Ma son solo io che corro sempre e che quando becco questi momenti di pausa mi sento felice?! 😮
      Riguardo il tosapecore… beh, se la scelta è per questo va anche bene. In fin dei conti il mio era rozzo ma il taglio sapeva farlo: altrimenti avrei ripreso a tagliarli a casa!
      Robi… innanzitutto “uè bello” è più milanese di tutto ciò che son io… comunque la sagra della figa è una storia vecchia e per nulla milanese! Mantengo ancora il mio accento siculo (anche perché gira e rigira frequento gente del sud…). Tranquilla in ogni caso che non diventa un’abitudine… 🙂
      Il taglio va bene, ma tagliandoli corti, alla fin fine, non è che ci sia tutta questa gran fantasia da mettere in gioco! 😛
      Ciao,
      Emanuele

  3. :dogarf: sapevo che dovevo scrivere in veneto…”ciò, beo…” altro che “uè bello” 😛
    comunque tranquillo, a volte quando parlo, sembro una scaricatrice di porto… 😥
    ciao!!!

    • Ahaha! Ma ogni tanto “uscire al naturale” fa anche bene… che non mi piace la gente che parla sempre coi condizionali e i congiuntivi messi al posto giusto! Sono persone asettiche! 😛
      Ciao,
      Emanuele

    • Ennò camu, Milano potrà farsi conoscere diversa da Palermo e io mi abituerò a certi suoi stili (così come ieri, dopo due anni, mia sorella ha scoperto un pane che sembra buono quando riscaldato e così in futuro non potrò dire che a Milano non c’è assolutamente modo di mangiare del buon pane) ma non cambierò facilmente il mio metro di giudizio, i miei valori e tutto ciò che ne concerne! Sicuramente se son qui un po’ di “milanesismo” dovrò adottarlo volenti o nolenti… ma da qui a trasformarmi c’è una bella differenza (per quello ci vuole una milanese mi sa… :-P).
      Ciao,
      Emanuele

    • E perché solo una? Io ho il cuore grande! Voglio l’harem! E la casa ad Arcore! E un amico come Emilio Fede! 😛
      (ok, sono già gravemente milanese… ;)).
      Ciao,
      Emanuele

  4. Ma come sei sciccosissimo e vippissimo 😆
    Non mi stupisco che le ragazze siano scelte anche (o solo?) per la loro bellezza, il sesso fa vendere, è una legge del mondo ormai 🙂

    Mai stata in un posto così comunque 🙂

  5. Io proverei a fare il filo ad una delle ragazze… se ti va bene hai tagli gratis da qui all’eternità :love:

    • Si Stefania, il sesso fa vendere… ma cavolo me ne frega quando devo tagliarmi i capelli! Mica me li taglia agitando le tette al vento (questo post è sporchissimo, non c’è salvezza ormai… :-D). Preferisco il mio rozzissimo barbiere o quell’altro che mi infilò la faccia nel lavandino! 🙂
      camu: beh in effetti per quello che ti fan pagare potrebbe anche essere un investimento… ci penserò! 🙄
      Ciao,
      Emanuele

  6. Oddio, è vero che è da parecchio che non vado da un parrucchiere ma questi nuovi metodi non li conoscevo 😆 comunque io intendevo dire che la “bellona” attira più clienti 🙂 e non puoi dire che non sia vero 😉

    • Il punto è che la bellona non era solo una… tutte le signorine erano bellone e però – sarò scemo io – ma la prossima volta andrò altrove. 😐
      Si vede che non funziona su tutti…
      Ciao,
      Emanuele

    • Oh ma che tristezza un ingegnere con una shampista qualunque! 😛
      Altro che dubbi… piuttosto vendo cara la mercanzia! 😎
      Ciao,
      Emanuele

  7. E con questa “mercanzia” direi che hai (ab)battuto tutti i record di zozzeria del tuo blog 🙂 (ed io ti spingo anche oltre eheh) Ma scusa, che hai paura che te la consumino?

    • Ahaha… però dai in questo caso io non avevo doppi-sensi! Mercanzia poteva anche essere semplicemente ciò che sono io come persona (anzi era proprio questo che intendevo!). E no, non si consuma… 😉
      Ciao,
      Emanuele
      PS: ma tu vedi da un taglio di capelli dove si può arrivare! 😮

    • Nono, ma precisiamo. Quelle bellone hanno speranza, eccome. Non sono il tipo che crede allo stereotipo “bionda = senza cervello”. Mi va benissimo bionda, mora, castana… ma anche col cervello! Altrimenti poi impazzisco a parlar di spazzole e creme per le mani! :timid:
      Ciao,
      Emanuele

  8. “tipico di Milano” mi sembra un po’ campata in aria nonche’ stereotipata come affermazione…almeno, qui e’ pieno di parrucchieri “classici”, il mio e’ praticamente un mio amico, simpatico e di un certo livello culturale (altro che non sapere della laurea, mi cazzia perche’ non studio abbastanza…), e’ sempre piacevole andarci. Solo una volta nella mia vita, a 13 anni, son finito in un posto da fighetti, era pieno agosto e il mio era chiuso: fu un’esperienza traumatica, mai piu’.

    • Eh Ska, ti do ragione sullo stereotipo! Probabilmente di parruccherie diverse ne esistono… però – ho scoperto oggi – che proprio questo qui è gestito da uno che ha addirittura studiato a Londra hair-styling e che è in zona della residenza della mamma di Berlusconi. Detto ciò puoi capire dove sia finito… :timid:
      E studia, d’ora in poi, inizio a dirtelo anch’io! 🙂
      Ciao,
      Emanuele
      PS: piuttosto adesso son sorpreso che mia madre e le mie sorelle vadano lì! 😮

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