Li, dove vi avevo lasciati.

Avrei da raccontarvi il piacere enorme di rivedere gli amici, di abbracciarli all’aeroporto, di passare una serata speciale. Avrei da raccontarvi il piacere di mangiare il pollo in un posto caratteristico per i palermitani.

Avrei da raccontarvi l’avventura con l’aereo, anzi con gli aerei, visto che in fase di decollo siamo stati riportati indietro per un problema all’aeromobile.

Ala aereo RyanAir

Avrei da raccontarvi la sensazione ormai conosciuta di ritrovarmi – nuovamente – solo soletto a casa, nel vuoto di un appartamento che, col suo silenzio, ha da raccontare miliardi di progetti importanti per il futuro.

Avrei da raccontarvi lo schifo dello scarafaggio beccato (e schiacciato) in soggiorno.

Avrei da raccontarvi tante cose, così tante che potrebbe sembrare persino assurdo averle vissute tutte in appena 24 ore.

Eppure, tutto questo, si può sintetizzare semplicemente in un gesto apparentemente invisibile e per molti insignificante: il piacere di poter calpestare i gradini di casa. L’euforia nel salire, alla fine di una lunghissima giornata, le proprie scale.

Perché se è vero che per una mente aperta la casa è il mondo… esisterà sempre, per ognuno di noi, un luogo in cui le pareti, le maniglie delle porte, i mattoni e le sedie ti sono amiche. E io, stasera, dormirò con loro.

Emanuele

Savoiardi.

L’altro giorno dicevo ad una amica una cosa bruttissima: “devo dirti la verità, non mi siete mancati!”.

Ovviamente il discorso non finiva li… e aggiungevo che ero persino dispiaciuto di doverlo ammettere perché a Palermo ho lasciato gli Amici con la A maiuscola, quelli che in un momento difficile ti fanno un biglietto d’aereo e ti regalano una vacanza, quelli che nei momenti di tristezza non ti consigliano mai la via più breve verso la felicità perché, come me, sanno che l’argento sai si beve, ma l’oro si aspetta… (cit.). Quelli che, insomma, non vorresti mai sostituire con nessun altro volto. Perché sai benissimo che non è il numero di amici che conta, quanto la qualità

Ma come posso mai lamentarmi di ciò che ho vissuto a Milano questo mese se persino l’ultimo giorno mia sorella mi prepara una torta e una amica mi invita per una cena a due a casa sua?! :joy:

E poi mentre sei in metro verso casa di amica ne spunta un’altra, sotto forma di bip-bip sul cellulare, e decide di farti compagnia finché non arrivi a casa…

E come se non bastasse, un amico ti da il buongiorno chiedendoti se stasera, arrivato a Palermo, vuoi mangiare fuori qualcosa con lui.

Insomma… come si può esser dispiaciuti quando la vita ti regala in continuazione occasioni per gioire? Quanto piccole diventano le normali difficoltà quando gli amici ti girano la chiavetta sulla schiena e ti danno la carica per milioni di altri giorni così?! :joy:

Tra pochi minuti salirò su quell’aereo che intravedo dai grandi finestroni dell’aeroporto… e, sono sicuro, inizierà un’altra storia che ho solo voglia di scoprire!

Emanuele

PS: perché si intitola Savoiardi questo post? Innanzitutto perché la torta di mia sorella li conteneva… e poi perché sono descritti come “biscotti molto dolci e leggeri” il che non si discosta tanto dalla mia vita in questo periodo…

La felicità interna lorda!

Proprio pochi giorni fa discutendo tra i commenti mi chiedevo (e chiedevo) se non fosse possibile pensare ad una vita incentrata su altri valori, altre priorità, altre unità di misura.
Leggete quest’articolo che voglio conservare con cura tra queste pagine.

Non tutti sanno che nel lontano 1972 Jigme Singye Wangchuk, sovrano del Bhutan, dichiarò che ‘la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo’. Da allora, questa piccola nazione buddista arroccata nell’Himalaya ha fatto il possibile per rendere operativa questa curiosa idea. La felicità interna lorda può essere misurata facendo riferimento a quattro parametri: promozione di uno sviluppo equo e sostenibile, preservazione e la promozione dei valori culturali, conservazione dell’ambientebuon governo. L’idea di fondo è che la prosperità e il benessere non possono essere misurati facendo riferimento soltanto a un indicatore come il Pil, che non considera le condizioni e la gratificazione dei lavoratori.

I buddisti del Bhutan sono infatti convinti che la felicità vada ricercata nell’animo delle persone, nella loro spiritualità, non nei beni materiali che queste posseggono. E dal momento che la felicità interna lorda ha assunto negli anni una posizione centrale nella politica interna di questa piccola nazione, il governo ha deciso di aprire un ‘centro felicità’ nella foresta, vicino alla cittadina di Chamkhar.

L’obiettivo del centro è quello di aiutare i cittadini a ‘praticare la felicità’, mettendo in contatto persone con esperienze di vita diverse in maniera da permettere loro di ‘assorbire felicità’ le une dalle altre, ha spiegato il Primo Ministro al quotidiano principale del Paese. La delibera per procedere alla constuzione del centro non è ancora stata concessa, ma è da circa un anno che il governo riflette su come aumentare la felicità e il benessere del Paese per cercare di porre fine al recente aumento del tasso dei suicidi in Buthan.

La popolazione del Bhutan sta soffrendo per le preoccupazioni legate alla crisi economica e alla disoccupazione, e tende sempre più spesso a rifugiarsi nell’alcol. La speranza, oggi, è che quando i giovani in difficoltà potranno regolarmente far visita al ‘centro felicità’ nella foresta, troveranno qualcuno pronto ad accoglierli per guidarli lungo la strada del progresso e dello sviluppo in stile bhutanese, vale a dire in armonia con la cultura e le tradizioni su cui si fonda il buddismo.

Fonte: Panorama.it

Che poi, discorso religioso a parte (anche se – personalmente – credo che una vita religiosa si sposa bene con certe scelte), immaginate che mondo sarebbe se il nostro – occidentalissimoPIL fosse sostituito proprio da questo parametro “FIL“? La gente invece di accumular soldi sarebbe impegnata a rispettare questi favolosi quattro punti che ripeto:

  • Sviluppo equo-sostenibile
  • Promozione dei valori culturali
  • Conservazione dell’ambiente
  • Buon governo

Tornando coi piedi per terra ci si rende conto che certi cambiamenti sono più facilmente attuabili nei piccoli centri urbani, nelle piccole realtà. Il Bhutan è una piccola nazione di 650.000 abitanti che fonda la sua economia sull’agricoltura e una densità di appena 16 persone per km² e sicuramente questi aspetti contribuiscono nel determinare il successo di questa proposta nata nel quarant’anni fa. In ogni caso, questo posto entra di diritto tra i luoghi da visitare nell’arco di una vita e, anche se in maniera più moderata, sarebbe auspicabile vedere un impegno concreto verso questi aspetti da parte dei nostri governanti.

Emanuele

In questo periodo mi piacciono…

Innanzitutto Stand by me cantata da Geoffrey Royce Rojas (in arte Prince Royce) perché è una canzone che mi è sempre piaciuta in versione originale e risentirla in versione bachata-swing fa molto piacere e risulta indiscutibilmente più allegra.

Poi apprezzo molto Replay di Iyaz, molto carina e ottima la mattina mentre guidi e hai bisogno di grinta. 🙂

Aggiungerei anche Stereo Love di Edward Maya che, in realtà, mi ha fatto conoscere lei, quando addirittura non era arrivata in Italia, e ho prontamente disprezzato perché è da discoteca. :eeeh: Eppure mi piacciono i colori del video che sanno d’estate e in macchina è abbastanza allegra.

Clip del video "Stereo Love" di Edward Maya

Ovviamente inserisco in lista Hey, soul sister dei Train che faccio di tutto per ritrovare alla radio…

Infine, Mentre dormi di Max Gazzè che, secondo me è una bella poesia. Mi piace la sua voce che tende a stonare, mi piace ciò che dice, mi piace sognare quelle parole.

Voi che canzoni ascoltate per ora? 🙂

Emanuele
PS: no tranquilli, non mi son dato alla musica tamarra e io stesso mi sorprendo di questo post… però semplicemente la mattina questa musica fa svegliare… 😐

Si viene e si va (comunque ballando!) =)

Martedì torno a Palermo. Ecco. Il biglietto è bello e fatto da vari giorni ma se vi anticipo tutto sempre che gusto c’è? :joy:

Maggio è volato e io sono stra-convinto che a fine 2010 potrò scrivere nuovamente qualcosa di simile… perché già i primi 5 mesi dell’anno sono stati di una bellezza assoluta e proprio martedì inizia il sesto che rappresenta la chiusura del primo giro di ruota! 😆

Emanuele

PS: ma Palermo è rimasta sempre la stessa in mia assenza?! :worry:

Non mi fai mancare nulla.

Sapete, io sono più che convinto che anche le cose più strane che ci accadono nella vita abbiano un senso che magari salta fuori dopo tempo. Inoltre, alla stregua di un codice antichissimo per un archeologo, più incomprensibili sono ai nostri occhi, maggiore sarà il tempo necessario per dar loro un significato.

In questi giorni, ad esempio, ho dato un senso ancor più netto all’acquisto della Panda a metano. Era stata una fortuna “in più” tra tante altre ma ancora non riuscivo a trovarne la ragione.

Considerate che quando si decise di rottamare la Cinquecento (che, in effetti, aveva 11 anni) io non ero totalmente convinto: è vero, era incidentata (ma mi rimborsarono), c’erano gli incentivi anti-inquinamento ma in famiglia c’erano tante spese e non ero certo che fosse la scelta migliore in quel momento anche perché sapevo già che l’avrei usata solo io.

Adesso invece ne ho apprezzato in maniera più chiara la fortuna di averla. A Maggio ho percorso quasi ogni giorno circa 70km, di cui buona parte tra autostrada-tangenziale, così viaggiare su un’auto con ABS, EBD e comunque tutti i comfort del caso ha fatto la sua differenza (oltre al risparmio dovuto proprio a quella scelta stranissima in quel momento di un’auto a metano). Nella Cinquecento la radio era a cassette e non si sentiva più bene… già solo solo questo vale l’auto intera: fare tanta strada, da soli, senza poter ascoltare musica sarebbe stato ancora più pesante.

Mi piace dare un senso alle cose che ho o che vivo. Ancora devo trovare il senso di tante e tante cose, ma non ho fretta: so affidarmi a Chi queste fortune o “sfortune” le architetta per me. 🙂

Emanuele

PS: la parola sfortuna è tra virgolette perché non credo tanto nella sfortuna… o meglio, esistono le giornate sfortunate ma se si impara a dare un senso anche a quelle, diventano ricchezza e dunque fortuna anch’esse, no? 🙂