Sorella: certo che quando canta ha una erre moscia incredibile…
Io: non ha la erre moscia, sono tutte le altre lettere ben scandite.
Sorella: certo che quando canta ha una erre moscia incredibile…
Io: non ha la erre moscia, sono tutte le altre lettere ben scandite.
No perché poi sembra che io abbia manovrato tutto.

La PandaPanda è un gioiello. Fa bene all’ambiente, fa bene al portafoglio.
Cosa si può chiedere di più? 🙂
Emanuele
PS: l’ADAC è l’Automobilclub tedesco e il test è stato effettuato su 241 vetture.
E’ tutto pronto. Sono cullato dal silenzio della casa, i Tiromancino in sottofondo mi fanno compagnia e prima ho visto un bellissimo servizio di Report sulla guerra civile di due anni fa in Birmania, con quei monaci in tonache rosse che protestavano sedendosi a terra contro il regime. Il rosso di quegli abiti, mi ha fatto tornare in mente le avventure in Cambogia di Tiziano Terzani, quando si ritrovò a descrivere la guerra tra i Khmer rossi durante la fine degli anni ’70. L’uso della violenza contro chi protesta pacificamente è qualcosa di ignobile, ancor di più lo è quando uno Stato reprime i suoi cittadini.
La realtà si presenta al Guerriero della Luce in una continua mutevolezza. Ciclicamente come il cammino degli astri, che si ripresentano ai suoi occhi a intervalli regolari e diversi tra loro. Al tramonto di una realtà, ne sorge un’altra, del tutto diversa per tonalità e per possibilità offerte.
Tratto da: “Il manuale del Guerriero della Luce” di Paulo Coelho
Ripeto… è tutto pronto. L’aspirapolvere è stata passata, la valigia svuotata, la spazzatura buttata, la spesa personale fatta, la cucina lavata, la caldaia fatta ripartire, la posta selezionata, il frigo lavato e rimesso in moto. In realtà manca il gelato in freezer, ma – per coccolarmi – mi son comprato due giorni fa un pacco enorme di caramelle gommose. 🙂
Sul tavolo in cui sto scrivendo al momento mancano solo i libri che chissà per quanto tempo vedrà ancora. Intanto da domani dovrà sopportarli sicuramente perché riprenderò con lo stesso stile di Marzo-Aprile, che nella sua strana piacevolezza, mi ha visto studiare mattino-pomeriggio-sera.
Poche ore di sonno e il mio collega busserà alla porta per riprendere quei ritmi che, straordinariamente, mi gasano. Avere giusto una pausa a pranzo e una a cena, e poi continuare sempre, con le gambe che cercano di trovare la posizione migliore per sopportare la sedia, con la schiena che ogni tanto devi sgranchire e la mano che giocherella con la penna quando rifletti su ciò che dovrai scrivere. Giornate diverse da quelle precedenti e per questo interessanti da vivere.
Come sarà la vostra settimana?
Emanuele

Il mondo canta storie che parlano d’orrore noi non lo ascolteremo.
Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra, giocheremo a biglie.
Dipingimi la faccia coi colori dell’arcobaleno…
sorridi ancora perché il tuo sorriso porterà il sereno!Jacopo Ratini – Su questa panchina
Emanuele
Giorni di corsa questi. Sono appena tornato da un’uscita, rapidissima, con alcuni amici. Una birra come ai vecchi tempi, miliardi di discussioni volate dalle case tunisine alle corse coi cavalli, dalle dimensioni dei bagni delle case del nord Europa e al costo dei mutui rispetto a mezzo secolo fa. Discorsi inutili in fondo che però volavano con una disinvoltura unica, introvabile altrove probabilmente.
Sono felice di me… e lo sono per vari motivi.
Innanzitutto sono felice perché – per l’ennesima volta – sono riuscito a sorprendermi positivamente. Sono tornato l’uno sera e dopo un giorno di riposo per sistemarmi, ero già a studiare con impegno, senza grosse pause, con pranzi veloci in panineria o alla mensa in base ai gusti. Sembrerà una vincita banale ma – conoscendomi – avevo paura di questo rientro. Dopo aver vissuto un mese da sogno, avevo paura di soffrire il ritorno “alla normalità”, avevo paura di avvertire la differenza. Invece, proprio questa differenza, che – certamente – mi da fastidio, non è risultata d’intralcio per i miei programmi e progetti. Qualche altro tassello che di me è cambiato in maniera incredibile. L’altro ieri sera (si, suona assurdo forse…) per cercare di convincermi prima possibile che dovevo “tornare in me”, mi sono addormentato ripetendo a me stesso “Emanuele, è questa la tua realtà!”. L’ho ripetuto più d’una volta e chissà che non sia servito… certe volte prendere coscienza delle situazioni è il primo passo per affrontarle in maniera migliore.
Dopo questa prima tornata di studio, stasera ho avuto un incontro di comunità capi (scout) che, per pura coincidenza, verteva sulla verifica personale. Dire che sono uscito da li entusiasta è dir poco, e lo è stato per due motivi. Innanzitutto perché ho avuto 14 commenti (a giro, ognuno diceva qualcosa su ogni persona) che definire positivi è riduttivo. Lo sapete, mi piace salvare da queste parti le cose belle che sento, perché sono convinto che – a livello psicologico – siano un ottimo strumento per trovare la forza per fare di più, e così anche questa volta non sarò da meno. Stasera ho saputo d’esser visto come una persona formativa, d’esempio, stabile, coerente, testimone entusiasta di ciò che vive e – addirittura – una amica è uscita fuori con “Io Emanuele lo sceglierei per fare qualsiasi cosa perché sa sempre cavarsela in ogni circostanza” che – ovviamente – ha generato varie risate per quel “qualsiasi cosa”. Erano parole che quel grazie sommesso che, a ruota, andavo dicendo (giusto perché non era ora dei ringraziamenti) mi sembrava pochissimo.
Il secondo motivo è che ho detto una volta per tutte, ad alta voce, una cosa importantissima. Una cosa che, dentro di me, aspettavo da tanto tempo.
Credo di aver trovato, in questo periodo, un equilibrio interiore stupefacente. Mi sento pienamente consapevole di ciò che sono, dei miei limiti e dei miei pregi. Questo equilibrio si manifesta nel modo in cui affronto la vita, nel modo in cui testimonio ciò in cui credo e nell’impegno che metto in ciò che vivo.
Perché un conto è dire certe cose semplicemente per far credere d’essere apparentemente nella pace dei sensi, un conto è sentirsi parte di quella pace e volerlo comunicare. Erano parole che uscivano dal mio Io più profondo e avevo la gioia e l’esigenza di condividerlo. Non potevo più trattenermi.
E’ un periodo magico questo, continuo a dirlo.
Qualche giorno fa, su Google Buzz, ho scritto “foglia autunnale”. Qualcuno s’è preoccupato che fossi melanconico… mentre, semplicemente, mi trovo in un momento della mia vita in cui qualche forza trasparente mi sta dondolando su un’amaca che rende felici ma che non sta fissa su due perni. Si sta muovendo verso qualcosa. Io a quella forza do un nome dettato dal mio Credo e questo mi riempie ulteriormente di gioia.
Non so perché stia facendo tutto questo. Non comprendo il motivo di cotanta forza nella spinta, eppure è li. Chissà cosa voglia dirmi.
Intando adesso è ora di dormire… avevo sonno quando son tornato ma l’euforia e la voglia di scrivere erano più forti. Domani mattina però mi attendono (in ordine vario) aspirapolvere, straccio, lavatrice e ferro da stiro. La prossima settimana sarà durissima e tutto dovrà essere pronto per la battaglia. Io lo sono già, ma preferisco spianare anche il terreno. 🙂
Buona notte,
Emanuele

La PandaPanda è rimasta a Milano e così, adesso, ho solo lei.
Lei, che non importa se sta ferma un mese, che con quattro colpi di pedale, l’aria tirata e due giri di manopola, riparte sempre. Lei che, quelle quattro marce da scalare per fermarsi (o continui dritto) te le fa amare. Lei che quella posizione, sconosciuta per qualsiasi altro motociclista, col piede destro un po’ più sollevato in pedana per tenere il freno, te lo fa diventare uno status-symbol di cui andare fieri. Lei che quando è ferma al semaforo scoppietta e trema come una caffettiera impaziente. Lei che con quegli specchietti tondi, cromati e retrò, “a Topolino” ti fa assaporare i tempi andati. Lei che nelle curve a sinistra pesa più che in quelle verso destra. Lei che l’elettronica non immagina cosa sia. Lei che la prima cosa che muore è il clacson e lo sentirai gracchiare a vita. Lei che è la mamma di tutti gli scooter, avendo introdotto per prima la pedana per i piedi. Lei che quando piove diventa più instabile di una pallina di ghiaccio sul pendio di una montagna. Lei che quella cinghia sulla sella ti chiederai sempre se potrai trovarne un modo d’uso intelligente. Lei che non ha telaio ma una carrozzeria portante. Lei che impenna se parti in prima ma non supera i 100 neanche in discesa e nonostante ciò può andare in autostrada. Lei che non capirai mai dove attaccargli la catena. Lei che però è storia, ha una canzone tutta sua, ha ammiratori e raduni in tutto il mondo, ha il nome nato da una innocente esclamazione, è stata anche adattata in versione militare, ha la sospensione anteriore derivata da quella dei carrelli degli aerei e sparse nel mondo ne trovi sedici milioni di unità.
Credo che l’amore per una Vespa possa esser capito solo da chi, una Vespa la possiede. 🙂
Emanuele
Giusto per segnalare che, da queste parti, si è raggiunta quota 3003 post cavolate. Non ho festeggiato per il 3000-esimo post perché mi piace giocare coi numeri (ne ho un paio che rivedo sempre nella mia vita) e 3003 è un numero palindromo, non un insulso tremila-qualsiasi. 🙂
Senza contare questo post, ho usato la bellezza di cinquemilioniduecentosessantottomilaottocentodue caratteri suddivisi in appena 810.194 parole: un vero test di resistenza per le tastiere usate.
Voi intanto mi avete fatto un regalo bellissimo con i vostri 15.110 commenti sparsi qua e la. Per quanto mi sforzi a scrivere… i veri scrittori siete voi. 😉
Emanuele
PS: le stastistiche in real-time le trovi in fondo al blog, cliccando sull’ideogramma giapponese che scommetto neanche sapete cosa significhi! 🙄
Quelli di Flashforward si sono inventati una storia su un dubbio che avevo immaginato io, una sera di due estati fa.
Emanuele