La felicità interna lorda!

Proprio pochi giorni fa discutendo tra i commenti mi chiedevo (e chiedevo) se non fosse possibile pensare ad una vita incentrata su altri valori, altre priorità, altre unità di misura.
Leggete quest’articolo che voglio conservare con cura tra queste pagine.

Non tutti sanno che nel lontano 1972 Jigme Singye Wangchuk, sovrano del Bhutan, dichiarò che ‘la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo’. Da allora, questa piccola nazione buddista arroccata nell’Himalaya ha fatto il possibile per rendere operativa questa curiosa idea. La felicità interna lorda può essere misurata facendo riferimento a quattro parametri: promozione di uno sviluppo equo e sostenibile, preservazione e la promozione dei valori culturali, conservazione dell’ambientebuon governo. L’idea di fondo è che la prosperità e il benessere non possono essere misurati facendo riferimento soltanto a un indicatore come il Pil, che non considera le condizioni e la gratificazione dei lavoratori.

I buddisti del Bhutan sono infatti convinti che la felicità vada ricercata nell’animo delle persone, nella loro spiritualità, non nei beni materiali che queste posseggono. E dal momento che la felicità interna lorda ha assunto negli anni una posizione centrale nella politica interna di questa piccola nazione, il governo ha deciso di aprire un ‘centro felicità’ nella foresta, vicino alla cittadina di Chamkhar.

L’obiettivo del centro è quello di aiutare i cittadini a ‘praticare la felicità’, mettendo in contatto persone con esperienze di vita diverse in maniera da permettere loro di ‘assorbire felicità’ le une dalle altre, ha spiegato il Primo Ministro al quotidiano principale del Paese. La delibera per procedere alla constuzione del centro non è ancora stata concessa, ma è da circa un anno che il governo riflette su come aumentare la felicità e il benessere del Paese per cercare di porre fine al recente aumento del tasso dei suicidi in Buthan.

La popolazione del Bhutan sta soffrendo per le preoccupazioni legate alla crisi economica e alla disoccupazione, e tende sempre più spesso a rifugiarsi nell’alcol. La speranza, oggi, è che quando i giovani in difficoltà potranno regolarmente far visita al ‘centro felicità’ nella foresta, troveranno qualcuno pronto ad accoglierli per guidarli lungo la strada del progresso e dello sviluppo in stile bhutanese, vale a dire in armonia con la cultura e le tradizioni su cui si fonda il buddismo.

Fonte: Panorama.it

Che poi, discorso religioso a parte (anche se – personalmente – credo che una vita religiosa si sposa bene con certe scelte), immaginate che mondo sarebbe se il nostro – occidentalissimoPIL fosse sostituito proprio da questo parametro “FIL“? La gente invece di accumular soldi sarebbe impegnata a rispettare questi favolosi quattro punti che ripeto:

  • Sviluppo equo-sostenibile
  • Promozione dei valori culturali
  • Conservazione dell’ambiente
  • Buon governo

Tornando coi piedi per terra ci si rende conto che certi cambiamenti sono più facilmente attuabili nei piccoli centri urbani, nelle piccole realtà. Il Bhutan è una piccola nazione di 650.000 abitanti che fonda la sua economia sull’agricoltura e una densità di appena 16 persone per km² e sicuramente questi aspetti contribuiscono nel determinare il successo di questa proposta nata nel quarant’anni fa. In ogni caso, questo posto entra di diritto tra i luoghi da visitare nell’arco di una vita e, anche se in maniera più moderata, sarebbe auspicabile vedere un impegno concreto verso questi aspetti da parte dei nostri governanti.

Emanuele

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