Perché alla fine dei vostri giorni, i soldi li vedrete come… carta.

Soldi per la raccolta di beneficenza

No, stanotte non ho rapinato una banca o scippato una borsetta. Questi sono soldi vostri. O meglio, sono i soldi della raccolta fatta per la mia laurea. Gli amici, invece di comprarmi qualcosa, si son tassati. Avevo già spiegato le mie intenzioni ma in questi giorni una certa Samantha, proprio su quella pagina aveva esposto alcune perplessità: perché doveva darmi qualcosa invece di fare beneficenza per conto suo?

La domanda si allargava e sbordava in “perplessità” (più che lecite per una sconosciuta) che però mi hanno amareggiato un po’.

Non tanto perché non ci fosse fiducia nei miei confronti, quanto perché quella paura diretta, perentoria e a tratti arrogante è segno di tante cose. Mi piace leggere sempre tra le righe e negli spazi vuoti tra le parole perché la comunicazione è frutto di ciò che siamo o viviamo.

Quella sfiducia totale è segno di una insicurezza, paura e distacco verso prossimo impressionante. In un mondo ideale (quello che ho in testa purtroppo) la fiducia tra le persone non viene mai tradita e per questo è difficile che qualcuno dubiti di un fratello. La realtà è ben diversa e Samantha ne era la prova. E’ finita sul mio blog cercando come fare una donazione e si è spaventata pensando volessi rubare qualcosa agli sprovveduti del web.

Personalmente sono abituato a fare raccolte. Fin da piccolo, con gli scout, abbiamo raccolto soldi per le più disparate emergenze (dalla costruzione di un pozzo in Africa alle missioni in Brasile o alla riparazione di una base scout cittadina confiscata alla mafia e continuamente oggetto di vandalismi o furti) e così, quest’altra era – semplicemente – un’altra occasione per fare del bene. Niente di più, niente di meno.

Io so che esiste la violenza, la prepotenza, l’egoismo, ma quando guardo le persone cerco sempre di credere che ci sia del buono in loro. Come esiste il nero esiste il bianco, così intorno a noi ci son tante persone che non passano le giornate pensando come fregare il prossimo. La tv, mi rendo conto, non aiuta in questo. L’informazione, i telegiornali, le radio ci tartassano continuamente di notizie “nere“, dimenticando invece le notizie “bianche“. La criminalità fa notizia. Ci raccontano sempre di furti e rapine ma mai dell’opera di infinite associazioni che giornalmente regalano anche semplicemente un sorriso. Non sarebbe bello un telegiornale totalmente incentrato sulle notizie “bianche”? Vi ponete mai certi quesiti?

Per trasparenza vi comunico che la somma raccolta è di 615€: 95€ raccolti attraverso voi lettori del blog e 520€ attraverso il mio passaparola tra amici e parenti. Ogni busta che ricevevo finiva in quella grande predisposta per l’occasione.

Oggi quei soldi son arrivati alle mani di due famiglie palermitane che stanno attraversando un periodo particolarmente difficile. Le due famiglie non le conoscevo direttamente e mi son fidato di mio zio sacerdote.

Non sarà una cifra da win for life (e non parlatemene entusiasti che vi guardo con rassegnazione), ma mi piace pensare che grazie a quella busta queste due famiglie passeranno un Natale un po’ più sereno.

Grazie ancora a tutti per il regalo che mi avete fatto. Era proprio ciò che volevo… 🙂

Emanuele

Oh, my life is changing everyday, in every possible way.

Questa canzone dei Cranberries (Dreams) l’ho nel cuore. Fu lei a darmi l’ispirazione quando fondai un canale di chat su IRC (ah, bei tempi quelli, il web era totalmente diverso…) ancora accessibile tramite la prima pagina di questo sito. Fu sempre Dreams ad ispirarmi nella scelta del nome di questo dominio.

“Time is what you make of it” e il titolo di questo post mi sembravano e mi sembrano due frasi ancora così legate fra loro.

Il 2009 lo ricordai mese per mese, ma Novembre 2010 andrebbe sezionato per settimana. Sembra che il ritmo delle novità, ultimamente, sia accelerato ulteriormente.

La prima settimana di Novembre tornavo da Milano e trascorrevo una settimana solo. La settimana successiva arrivavano i miei col nipotino e tutto il loro entusiasmo. La terza settimana mi laureavo, festeggiavo, sorridevo. La settimana successiva mio zio decideva di vedersela col Principale (e ancora stan decidendo che fare…). Novembre finiva ma non le novità: l’ultimo giorno del mese e il primo di Dicembre mi aspettavano i primi due esami d’abilitazione. Volati anch’essi le novità continuano a farsi sotto incessantemente.

Emanuele - biglietto per Genova

Un anno fa, in questi giorni, preparavo lo zaino per una bella avventura tra le montagne della costiera amalfitana. Lunedì parto nuovamente. Quello che vedete sopra è il biglietto della nave per Genova. Sempre grazie a quel concetto di zig-zag mensile che mi accompagna da mesi tornerò a Milano e questa volta sarà l’inizio, reale, di una nuova avventura. Quella proposta d’assunzione diventerà concretezza. Inizierò a lavorare, a strisciare il tesserino, a pormi – perché no – nuovi problemi. Non tornerò a Palermo prima di metà Gennaio (per gli altri due esami d’abilitazione) e così, quello in arrivo, sarà il primo capodanno realmente distanti da “casa” (ma il concetto di casa va rivisto…).

Già però si parla di ulteriori conquiste e traguardi da raggiungere. Tanto bolle in pentola e io continuo a sentirmi una trottola che ha la fortuna di avere un piano abbastanza stabile su cui girare.

I want more, impossible to ignore,
impossible to ignore.
And they’ll come true,
impossible not to do,
impossible not to do…

The Cranberries – Dreams

Emanuele

Fortezzza.

Della serie “bisogna saper fare tutto nella vita“, son due giorni che mi sto divertendo – da solo – con l’installazione di un impianto d’allarme. Sensori per porte e finestre, sensori di temperatura e movimento, sensori anti-incendio, composizione automatica dei numeri in caso d’allarme… da bravo nerd però, la prima cosa che ho fatto, è stata aprire il pannello posteriore della centralina per vedere il circuito (speravo ci fosse qualche switch hardware per abilitare alcune funzioni di un modello superiore…).

La mia paura – continuamente – è far partire la sirena e non riuscire a fermarla più. 😛

Emanuele

C’è un po’ di traffico nell’anima…

Secondo esame andato. Questa volta però ho voglia di sfogarmi. Perché Dio, secondo me tu fai sempre accadere tutto incastrando le vite di ognuno di noi in una maniera inspiegabile. Hai fatto diventare questi due esami qualcosa di stupido, semplice, banale. C’è chi li rinvia per paura, ho colleghi che li faranno tra mesi “per potersi preparare bene”. E invece io, sia ieri che oggi, ho consegnato un’ora prima della fine del tempo. Oggi ero così rilassato che quasi scherzavo con chi avevo intorno durante l’esame.

Un amico m’ha detto che forse è il blog a rendermi capace di far volare parola dietro parola ciò che ho da dire quando devo scrivere. Non so.

Intanto è passato anche il secondo esame e, contestualmente, mio zio è più grave (e di questa misura ti prometto – caro blog – ne parlerò meglio), degli ultimi giorni. Hai aspettato che facessi gli esami? Mi hai dato la possibilità di viverli senza ulteriori patemi d’animo?

Perché incastri sempre tutto così… diabolicamente (ahah!). La mia laurea è stata l’occasione, per tante persone, per rivedere mio zio e salutarlo con calma, quando era ancora nei suoi ultimi giorni prima del patatrack. Me lo sento dire continuamente e – questa cosa – mi scuote dentro in una maniera incredibile. Perché hai voluto rendermi, in qualche modo, protagonista di tutto questo? Mia sorella mi ha appena detto “sembrava tutto fatto apposta”. Come se io stessi programmando la mia vita non per superare i miei traguardi ma per permettere ad altri di dare un ultimo saluto.

Tremo dentro quando penso agli eventi di questi giorni. Eppure lo sai, non amo chiedermi il perché delle cose. Mi affido a te da anni, e in fin dei conti anche questa volta farò lo stesso.

Però Ligabue ha proprio ragione…

Quanto mi costa una risposta da te, di su, quant’è?
Ma tu sei lì per non rispondere…

O forse, forse non ha assolutamente ragione. Perché tu rispondi attraverso ciò che vivo… e se non è una risposta farmi vivere questi giorni d’esami con una calma e razionalità interiore incredibile, cosa lo è!

Forse so scrivere bene ma ciò che voglio è saper leggere. Sempre.

Emanuele

Giocando a SimCity.

In questi giorni non mi son fatto mancare nulla. Stamattina primo esame d’abilitazione alla professione d’ingegnere. C’era da progettare e modellare una base di dati per la gestione delle informazioni amministrative e funzionali di un residence con più condomini, palazzi e appartamenti e io – come uno stupido – i primi minuti dopo aver letto il testo pensavo proprio a quando, da piccolo, giocavo a SimCity.

Avevo quattro ore e ne ho sfruttate tre ma la cosa più importante è che in questi giorni ho adottato una tattica ben precisa (oltre a ripassare un po’ di teoria). Visto che per ora – fuori – ci son cose che mi fanno star male, una cosa che potevo rendere rilassante e positiva era proprio l’atteggiamento e la preparazione agli esami. Non volevo cadere nel tranello “preoccupato per una cosa, preoccupato per ogni cosa”. Quello del vedere tutto nero è un atteggiamento che – nella gente – non mi piace mai. Perché la vita non è mai “tutta nera”, persino quando una persona che ami sta soffrendo. Ero ottimista per questo compito e ogni tanto, forse, sembravo talmente “convinto” che per scaramanzia i colleghi/amici preferivano non sentir certe mie frasi di incoraggiamento.

Beh, non so ancora come sia andato, so solo che ho visto persone mancare mezz’ora in bagno e poi tornare con un foglio in più. Io ho fatto il mio bel compito con tranquillità, scrivendo ciò che sapevo e cercando di dare un senso al tutto. Ovviamente ho aggiunto prolissità, brodo, contorno e chi più ne ha più ne metta. 😎

Insomma, la prima di quattro prove è fatta. Adesso pranzo, poi studio per quella di domani…

Emanuele

Rallento e sorrido.

Stamattina sono andato a messa a piedi. In questi giorni avevo corso tanto, tra ospedali e libri era stata una continua gestione certosina del tempo. Gli “orari di visita” sono necessari ma terribilmente insopportabili.

Fuori il cielo non è spettacolare ma – senza perdermi d’animo – sono sceso a piedi ugualmente. Al ritorno, pochi metri dopo l’uscita della chiesa, una ragazza si volta e mi saluta.

Era tantissimo tempo che non parlavamo. Con lei partecipai ai due anni di catechismo pre-comunione. Non so perché, ma di quella classe, ricordo solo lei. Ricordo che eravamo molto amici. Amici nel vero senso della parola perché, specialmente io, vivevo ancora quella fase in cui non esistevano i fidanzamenti o tutto ciò che fa parte di quella sfera che, negli anni successivi, diventa prepotente.

Dopo il catechismo, molto spesso, rimanevamo insieme a fare gli esercizi in un’auletta della chiesa. E’ assurdo che, in questo momento, non ricordi neanche più il suo nome…

Comunque, ricordo che una volta, proprio mentre “studiavamo” entrò un ragazzo che voleva disturbarci e io, da bravo bambino, le avevo promesso che l’avrei difesa… anche perché ero iscritto a judo e a 10-12 anni, quando fai arti marziali, ti sembra di poter capovolgere l’universo con un calcio ben assestato. Tempo trenta secondi ero nelle grinfie di quel ragazzo più grande di me che mi teneva a testa in giù con lei che lo implorava di lasciarmi stare. Non dimenticherò facilmente quella scena… 🙂

Abbiamo fatto, così, la strada del ritorno insieme. Mi ha raccontato che lavora, le ho detto che sto per partire per Milano, che la vita è cambiata e che siamo cresciuti entrambi.

Ad un certo punto, proprio come quando eravamo piccoli, ha voltato «Io adesso giro, tu vai dritto vero?». Mi ha fatto sorridere, quella stessa domanda me l’avrà fatta centinaia di altre volte, quando tornavamo insieme con la carpetta che conteneva libro e quaderno del catechismo in mano…

E’ stata una bellissima idea quella di andare a piedi. Avevo bisogno di un’emozione positiva.

Emanuele

L’azzurro della nostra mente.

Non riesco a scriver tanto in questi giorni. Non ho il singhiozzo o gli occhi rossi ogni dieci minuti, sto anche studiando ogni sera con un collega per gli esami di abilitazione, però non so, mi manca ancora la voglia irrompente di buttare da queste parti pensieri ed emozioni.

Dovevano essere giorni diversi questi. Il post-laurea nella mia mente sarebbe stato un momento di pausa da tutto… e invece ho corso abbastanza e le emozioni forti non sono mancate. Forse, con questo silenzio, sto semplicemente permettendo che passino via. Anni fa, una (assidua e affezionata) lettrice di questo blog mi disse – in tutt’altro contestouna bellissima frase che ancora ricordo:

[I pensieri] lasciali andare come nuvole in cielo. Il silenzio è l’azzurro della nostra mente.

Voglio che questi giorni scorrano, non tanto per essere dimenticati, quanto perché non sempre le cose possono andare come pianifichiamo noi.

Sembrava un quadro perfetto il mio. Girava (GIRA …che anche i verbi fanno la differenza!) tutto secondo una ruota meravigliosa che, un centimetro dietro l’altro, mi stava regalando soddisfazioni e traguardi da veramente tanto tempo. Dentro me però, ero convinto che prima o poi sarebbe arrivato un sassolino e per questo camminavo cauto. Ho riflettuto tanto sui sassolini in questi giorni. Non sempre possiamo realizzare ciò che frulla nella nostra testa, perché le cose – semplicemente – non dipendono esclusivamente da noi.

Un sorriso, una bella giornata sono cose che, col nostro impegno, possiamo rendere realtà, ma non possiamo imporre agli altri il nostro atteggiamento, soprattutto quando dell’altro scuote dentro, chi abbiamo di fronte, come un terremoto. Voler portare per forza il sorriso mi sembra un atto di terrorismo in queste ore. Secondo me, nella vita, è l’equilibrio delle parti a dare completezza. E’ giusto dunque che in questi giorni senta voci singhiozzanti, veda occhi rossi e – perché no – anche un po’ spenti.

Tutto serve a renderci migliori e più consapevoli di ciò che la vita sa riservare, senza far differenza tra rose e spine.

Non sono triste, ho voglia di silenzio. Stasera rimango a casa, faccio partire un paio di lavate con la lavatrice, mi preparo una cenetta tranquilla e poi mi riposo con un bel libro in mano. Mi sembra, anche questa, una serata meravigliosa. Nonostante tutto.

Emanuele