L’azzurro della nostra mente.

Non riesco a scriver tanto in questi giorni. Non ho il singhiozzo o gli occhi rossi ogni dieci minuti, sto anche studiando ogni sera con un collega per gli esami di abilitazione, però non so, mi manca ancora la voglia irrompente di buttare da queste parti pensieri ed emozioni.

Dovevano essere giorni diversi questi. Il post-laurea nella mia mente sarebbe stato un momento di pausa da tutto… e invece ho corso abbastanza e le emozioni forti non sono mancate. Forse, con questo silenzio, sto semplicemente permettendo che passino via. Anni fa, una (assidua e affezionata) lettrice di questo blog mi disse – in tutt’altro contestouna bellissima frase che ancora ricordo:

[I pensieri] lasciali andare come nuvole in cielo. Il silenzio è l’azzurro della nostra mente.

Voglio che questi giorni scorrano, non tanto per essere dimenticati, quanto perché non sempre le cose possono andare come pianifichiamo noi.

Sembrava un quadro perfetto il mio. Girava (GIRA …che anche i verbi fanno la differenza!) tutto secondo una ruota meravigliosa che, un centimetro dietro l’altro, mi stava regalando soddisfazioni e traguardi da veramente tanto tempo. Dentro me però, ero convinto che prima o poi sarebbe arrivato un sassolino e per questo camminavo cauto. Ho riflettuto tanto sui sassolini in questi giorni. Non sempre possiamo realizzare ciò che frulla nella nostra testa, perché le cose – semplicemente – non dipendono esclusivamente da noi.

Un sorriso, una bella giornata sono cose che, col nostro impegno, possiamo rendere realtà, ma non possiamo imporre agli altri il nostro atteggiamento, soprattutto quando dell’altro scuote dentro, chi abbiamo di fronte, come un terremoto. Voler portare per forza il sorriso mi sembra un atto di terrorismo in queste ore. Secondo me, nella vita, è l’equilibrio delle parti a dare completezza. E’ giusto dunque che in questi giorni senta voci singhiozzanti, veda occhi rossi e – perché no – anche un po’ spenti.

Tutto serve a renderci migliori e più consapevoli di ciò che la vita sa riservare, senza far differenza tra rose e spine.

Non sono triste, ho voglia di silenzio. Stasera rimango a casa, faccio partire un paio di lavate con la lavatrice, mi preparo una cenetta tranquilla e poi mi riposo con un bel libro in mano. Mi sembra, anche questa, una serata meravigliosa. Nonostante tutto.

Emanuele

5 commenti » Scrivi un commento

  1. Se ti posso confidare una cosa…io ho sempre avuto paura di essere felice. Come se ad una felicità immensa dovesse fare da contraltare una sofferenza. E cercando di mitigare la mia felicità credevo di poter controllare anche la sofferenza.
    Fai pure silenzio, ti aspettiamo.

    • Ogni tanto, in questi anni, l’ho pensato anch’io. Ero “troppo felice” e – ogni tanto – credevo dovesse essere da contrappeso a future sventure. Però non mi sono mai lasciato convincere da questa visione delle cose. Credo che Dio prospetti per tutti una vita felice, dove però la felicità non sta nei traguardi terreni quanto nella pienezza spirituale. E io in questo periodo mi sento pieno dentro… così sarebbe solo superstizione credere che sia un contrappasso. Piuttosto, e lo dico sempre, la vita è una ruota e come tale esistono alti e bassi, esistono i momenti sotto lo splendore del sole e quelli in cui la ruota si arena in un po’ di fango. Chi capisce d’essere su una ruota però è già un passo avanti. Sta già bene.
      Non aver paura d’esser felice, così come non si deve aver paura d’esser tristi. E’ la vita…
      Ciao,
      Emanuele

  2. Può sembrare un ossimoro a dirsi, ma credo fermamente che dalla sofferenza si possa trarre una grande forza e probabilmente questa è forse la sfida più ardua che ci viene richiesto di affrontare in questa vita.
    Credo anche che ognuno di noi abbia il diritto di essere rispettato nel suo dolore e nel suo bisogno di silenzio.
    Il super potere che vorrei ovviamente si adegua a questo 🙂 e sarebbe ingiusto, come forse è ingiusto sempre, imporre un nostro atteggiamento agli altri; ma quando senti che qualcuno a cui vuoi bene soffre, è inevitabile sperare di potergli essere d’aiuto, anche solo con un sorriso :).

    • Senza dubbio Stefania, però non mi piacerebbe avere la capacità di forzare le cose. Come, giustamente, dici tu (e ne sono più che convinto) è fondamentale attraversare i momenti difficili. Anche solo per essere in grado di apprezzare quelli facili. Per questo strappare via o rubare certe emozioni in questo momento mi sembra una cattiveria e non un reale regalo. Vivo sempre col sorriso sulle labbra, e fondamentalmente, anche in questi giorni non è mancato. Però quando arrivo dietro quelle porte… non so. Ho voglia di abbandonarmi anche ad altre sensazioni ed emozioni e non voglio neanche, fin troppo, cambiare le cose per chi è lì con me. Persino Cristo, in croce, si sentì abbandonato da suo padre (tanto da chiamarlo) eppure – quel padre – nonostante l’amore infinito non volle cambiare la sofferenza umana di suo figlio. Era un passaggio necessario anch’esso e ci dimostra che anche la sofferenza può avere un suo perché.
      Quel che sto dicendo può sembrar strano, ma in questi giorni sto veramente scoprendo quest’altra dimensione. Ho vissuto anni felici, non stento a dirlo perché mi rendo conto che è così. Ma adesso, perché tentare di privarmi di questo momento? Perché evitarlo? E’ lì, anche per me. Mi farà bene, mi sta facendo bene, nonostante l’amarezza di un saluto che avresti voluto – umanamente – posticipare all’infinito.
      Ciao e comunque grazie del tuo bel commento,
      Emanuele

  3. Probabilmente il mio pensiero deriva dal fatto che due anni fa mi sono trovata a vivere ciò che stai vivendo tu ora, e quando il bisogno di silenzio si è tramutato (per me) in solitudine, avrei tanto voluto che qualcuno mi sorridesse e mi stesse vicino.
    Ovviamente questa è stata solo la mia esperienza e sono ben felice che non sia così per tutti! 🙂

    Il significato della Croce è duro da digerire ma l’accettarlo e comprenderlo ti fortifica, di questo ne sono certa!

    Un abbraccio 🙂
    Stefy

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