Win For Life: vinci per la vita… (?)

Non amo il gioco d’azzardo, non sono il tipo che ogni settimana compra almeno una schedina da grattare però capisco che ci siano persone che amano sognare così. Se c’è una cosa che mi da fastidio però è quando lo Stato diventa main sponsor di sistemi di “vincita facile” usando parole che non dovrebbero essere usate.

Durante l’ultimo campo di formazione scout, come vi ho più volte raccontato, ho incontrato il direttore di Legambiente-Campania che ci ha descritto i vari fenomeni inerenti il suo settore descrivendoli con una bella parola: segnali. Questa parola, devo dirvi, mi ha aperto gli occhi e spesso mi torna in mente quando analizzo ciò che vedo.

E’ un segnale un capretto morto, ma è un segnale anche un sacchetto dell’immondizia lasciato fuori dal contenitore (il secondo non è un segnale “di minaccia”, ma di informazione-civica che può derivare da altri motivi…).

Allo stesso modo anche Win For Life manda il suo segnale alla popolazione, un segnale che questa volta vorrei analizzare più approfonditamente.

Win For Life

Innanzitutto il titolo, è qualcosa di tremendo. “Vinci per la vita”.

Un tempo esisteva il Lotto, poi il SuperEnalotto. Adesso siamo arrivati ad associare la vita, il dono più sacro di ogni uomo, alla possibilità di vincere. Come se la parola “vita”, senza “vincita” non potessero star bene insieme…

Queste associazioni, sebbene possano sembrare di poco conto vanno combattute con decisione. La psicologia umana è molto debole e sebbene ognuno di noi pensa di avere la capacità di discerne ciò che sono i veri valori della vita da quelli fasulli, il passo è breve nel guidare una società intera verso valori distorti.

Quei valori sono tra l’altro palesati subito sotto, proprio perché i geni del marketing queste cose le studiano e sanno benissimo che una parte del cervello legge oltre le parole. Ve ne eravate mai accorti?

“Spensierati e sistemati”. Due valori che potremmo anche considerare positivi: chi nella vita non vuol vivere spensierato e soprattutto “sistemato“? L’uomo tende per natura a soddisfare i suoi bisogni e così questo bisogno è lecito che esista.

Questi due valori però, sono stati associati ad una strada totalmente diversa da quella che una persona saggia e retta prenderebbe in considerazione.

Soldi facili. Nessuna fatica. Nessun impegno. Prendete un euro e vi sistemate la vita.

Vi. Sistemate. La vita!

Si gioca con un valore positivo unendolo a qualcosa di totalmente sbagliato.

Una delle ultime materie studiate è “Gestione delle risorse umane”: da studi del genere escono tutte le strategie di manipolazione del personale che incontriamo nelle aziende e, in maniera più macroscopica nel controllo della società.

Gli psicologi son tutti uniti nel dire che per effettuare un cambiamento radicale bisogna modificare tre aspetti di una società con un ordine dal più semplice al più complesso così descritto: gli artefatti, i valori dichiarati e gli assunti taciti condivisi. I primi sono ciò che di fisico esiste e che rappresenta la società (nel caso di un’azienda ad esempio l’arredamento degli uffici, lo stile nel vestire, etc…). I secondi sono i valori che l’azienda si prefigge di perseguire (ad esempio quelle che dichiarano di lavorare nel pieno rispetto dell’ambiente, o delle donne, o della giusta remunerazione salariale…), i terzi sono quei valori che ormai la società non discute più perché fan parte del modo d’essere (ad esempio l’etichetta dell’abito in banca o la visione del lavoro come parte fondamentale della vita per i cinesi…).

La visione della vincita come mezzo per assicurarsi la sopravvivenza è qualcosa fa parte del modo d’essere della società odierna purtroppo.

La via del non impegno è ciò che sta distruggendo maggiormente la nostra società. I ragazzi crescono con questi concetti fin da piccoli: basta diventare calciatori o veline per fare soldi. Poco importa la cultura, poco importa lo studio, poco importa la formazione o l’applicazione continua su qualcosa. Poi però ci si stupisce come mai la ricerca è in crisi, come mai i giovani preferiscono finire come tronisti piuttosto che come dottorandi e così via.

Perché dovrebbero ammazzarsi la vita quando lo Stato stesso ti dice che per vivere sistemato devi scommettere, semplicemente, dei soldi? Non ti sta dicendo mica di studiare giorno e notte e imparare un mestiere con passione…

Questa pubblicità mi fa venire i brividi ogni qual volta la incontro per strada e – tristemente – di segnali (vedete quant’è bella questa parola?!) simili se ne trovano tanti altri sia per strada che in televisione.

Bisogna ribellarsi a questo modo di vedere la vita per sperare che la società cambi, che i giovani tornino ad apprezzare lo studio, la scuola, la geografia (che vogliono togliere…) e così via. Non basta emanare decreti e aumentare la scuola dell’obbligo a 16 anni. Quelle sono mezze misure che servono semplicemente da facciata ad una strategia globale orientata totalmente in un’altra direzione.

Non stupitevi se tra qualche tempo inizieranno a dire che chi non gioca è stupido

Emanuele

9 commenti » Scrivi un commento

  1. Altro esempio calzante:
    * Un italiano vince milioni di euro al super enalotto e tutti i telegiornali parlano per giorni della ricerca al misterioso uomo “fortunato”.
    * Un italiano ha fatto interessantissime ricerche sui motori semantici e viene assunto da Microsoft per migliorare Bing!, la sua società viene comprata per milioni di euro, e NESSUNO ne parla (tranne i siti specializzati tipo Wired)

  2. secondo me esageri un tantino: “win for life” ed il complotto che vedi dietro la scelta dello slogan e del nome è, secondo me, solo una scelta di marketing per rendere facilmente memorizzabile una nuova modalità di gioco legata all’estrazione di numeri.

    ma poi cosa centra la ricerca in crisi?
    la ricerca in italia è in crisi perchè:
    1) non esiste la cultura della meritocrazia, vanno avanti solo i raccomandati
    2) il popolo italiano è ignorante e vota politici ignoranti. mi spiego: la ricerca (a lungo) termine produce conoscenza e ricchezza ma chiede grandi investimenti. ma al popolino cosa interessa? solo pagare meno tasse ed avere il posto fisso (posto fisso e non lavoro, attenzione alle parole). la coperta è piccola, se dai da un lato, devi togliere dall’altro.
    il politico ha come scopo principale racimolare voti e consensi. i voti li raccogli proponendo concetti astratti come ricerca, economia mondiale, risparmio energetico o concetti concreti come: “in busta paga avrai meno tasse”?
    che poi questo modo di pensare stia portando l’italia sul baratro, in fondo all’europa, è un triste futuro che tra poco avremo.

    ritornando al tuo discorso: per me è giusto che ci siano giochi come il win for life. come è giusto che ci sia il superenalotto con premi oltre i 100 milioni di euro.
    perchè è nel mio libero arbitrio decidere se, come e quanto giocare, quanto spendere e quando fermarmi.
    se esistono persone che non hanno limiti nello sciupare le loro fortune, che non hanno stimoli nella vita che non sia sperare in una vincita in denaro, il problema non sono i valori perduti o lo stato, ma le loro teste.

  3. skaiwoka, forse hai letto male il mio post… non so.
    Tu stesso scrivi parli di cultura della meritocrazia… e secondo te questa cultura da cosa è data? Te lo dico io! E’ data da questa società che si circonda di “segnali” che non insegnano altro che tutto si può raggiungere in modo facile e veloce! Win For Life è solo un esempio, Dzamir te ne ha presentato un altro… ma altri esempi di non-valori potrebbero essere le modelle ultra-magre o le copertine delle riviste in cui solo il modello di uomo/donna bella e benestante è un modello di vita “vincente”.
    Lo Stato non fa altro che unirsi a questo andazzo di non-valori incentivando le scommesse e invitando le persone a “sperare” di *sistemarsi* così nella vita piuttosto che dire “quelli sono mezzi da perdenti, il vero successo nella vita è quello che ci si costruisce col lavoro!”. Capisci adesso il senso del mio discorso?
    Le cose non sono dipendenti da problemi chiusi in camere stagne ma tutto si intreccia col resto in maniera quasi invisibile. Ricerca e cultura della ricchezza, soldi facili e istruzione.
    E’ vero che la gente può esser libera di fare ciò che vuole, ma che uno Stato incentivi questo genere di soluzioni è deplorevole perché, ripeto, alla lunga gli effetti saranno devastanti. Si arriverà al punto in cui la gente sarà stra-convinta che la strada sia quella e vivere diventerà pesante. L’insofferenza del non raggiungere “quei valori” sarà fastidiosa. Già oggi tantissima gente vive insoddisfatta del proprio tenore di vita perché “gli stimoli esterni” mostrano sempre vite agiate e case a due piani con piscina sul retro (e mi tornano in mente tanti i telefilm americani…). Se non hai tutto ciò sei povero… e se ti senti povero, vivi male.
    Ciao,
    Emanuele

  4. lo stato istituisce i giochi a premi per fare cassa e finanziarsi. in maniera grossolana: vende 100 biglietti a 1 euro l’uno, un solo biglietto è vincente. invece che vincere 99 euro, ne vince 30. gli altri 69 se li intasca lo stato.
    questo ragionamento viene applicato al totocalcio, supernalotto, gratta e vinci e compagnia. se ipoteticamente tutti i giocatori di superenalotto spendessero ciascuno 1 euro per giocare la combinazione “1 2 3 4 5 6” e questa risultasse vincente, a tutti i vincitori andrebbero meno di 30centesimi.

    ripeto, da qualche parte lo stato deve pure racimolare soldi?
    le vincite stratosferiche, o il win for life, sono solo abili operazioni di marketing per attirare giocatori. non certo complotti su cui lanci i tuoi anatemi.

    tu chiami stimoli esterni le visioni di bellissime ville nei telefilm americani. ma basta farsi un giretto a mondello o via libertà per vedere tanta opulenza.
    è pericoloso denigrare chi riesce, con la bravura, l’esperienza, il lavoro, la gestione, a vivere con un alto tenore di vita “materiale”.

    “quei valori” come li chiami tu, sono frutto della intelligenza.

    è l’invidia non è certo una scoperta recente

    per quanto riguarda l’esempio di Dzamir: secondo te un telegiornale ha come obiettivo gli ascolti o l’informazione? e che tipo di informazione?
    perchè una notizia del genere è molto, molto, molto, molto specifica per gli addetti ai lavori. alla cosiddetta “casalinga di voghera” cosa può importare mai che un sistema italiano è stato inglobato da microsoft?
    suvvia siamo seri!
    il telegiornale ha come scopo quello di dare una minima informazioni su qualche cosa di interesse comune.
    e poi quante cose ci sarebbero da dire in mezz’ora!!!
    politica interna ed estera, economia locale nazionale europea e mondiale, scienze e tecnologie, spettacolo, sport, salute, cultura… e quanto dovrebbe durare?

    • skaiwoka, continuiamo a parlare su due livelli completamente diversi e mi dispiace. So benissimo come funzionano i giochi d’azzardo o le aste o le scommesse so benissimo che sono strumenti per raccogliere soldi… e il punto è proprio questo: uno Stato che per far soldi punta sul gioco d’azzardo è uno Stato che non vuole il bene dei suoi cittadini.
      Moralmente è sbagliato incentivare questi sogni di ricchezza sfrenata in cui chi non riesce ad avere… non è “sistemato e spensierato”. E’ dannoso e neanche te ne rendi conto.
      E’ tutta la filosofia che ci sta dietro a darmi fastidio, il marketing utilizzato è solo la punta dell’iceberg.
      Riguardo le ville nei telefilm il mio era un esempio per farti capire che – ovunque – all’umile lavoratore di città/provincia fanno vedere che la RICCHEZZA sta nell’AVERE COSE MATERIALI piuttosto che affetti sinceri, relazioni profonde e così via!
      Riguardo l’esempio di Dzamir… il punto è che i telegiornali (che non sono altro che il frutto di ciò che la società ormai *anela*) fanno parte anch’essi di questo sistema. Alla gente non interessa di un grande successo in campo scientifico per un semplice motivo: questi traguardi non sono stati fatti vedere (ormai da decenni) come qualcosa di interessante, qualcosa verso cui tutti dovremmo tendere. Si preferisce la vincita milionaria… quella si che è una gran notizia!
      Non è “quanto dovrebbe durare un tg” il problema ma “cosa dovrebbe dire” il vero problema!
      Ciao,
      Emanuele

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