Per l’uomo che non deve chiedere. Mai.

Questa slogan, questo inserito qui come titolo, è pericoloso. E’ pericoloso eppure nessuno se ne preoccupa più di tanto, al contrario affascina ricordarlo, affascina l’idea di potere e la sensazione che ne deriva.

In questo periodo sto facendo un lavoro inverso su di me: sto imparando a dire grazie più spesso di quanto facessi in passato. Non mi lascio sfuggire le piccole occasioni, quelle in cui il grazie potrebbe risultare sottinteso, quelle in cui hai già fatto capire d’esser riconoscente.

Ho passato un periodo della mia vita molto particolare, in cui mi sentivo dire grazie da tutti i lati, forse perché mi impegnavo nel rendere felici gli altri e, in certe occasioni, ho creduto fosse addirittura esagerata la valanga di “grazie” che arrivavano alle mie orecchie. Per questo, come un serbatoio che s’è riempito, sto cercando di spargerli in giro (un po’ come il distributore automatico di sorrisi). 🙂

Che c’entra questo con quanto scritto nel titolo? Beh, il punto è semplice. A me questa storia dei segnali che dobbiamo saper decifrare nella nostra vita quotidiana affascina. Tanti piccoli insegnamenti nascosti che dobbiamo saper captare. Quella frase, in questo contesto, è pericolosa. Ti spinge a non allontanarti mai dalla posizione in cui sono gli altri a doverti tutto senza che tu possa risultare svantaggiato.

E’ una parola che fa paura l’ultima. Svantaggio. Sicuramente implica che qualcuno ti stia davanti e nessuno, se messo di fronte alla possibilità, vuol accettarne la condizione. Eppure questa cosa è in contrasto, enormemente, con il messaggio d’amore verso il prossimo che dovrebbe guidare la nostra vita.

Così io sto imparando a chiedere e anche a ringraziare. Poco importa se un giorno qualcuno potrà pensare che dipendo da lui. Non sarò io in errore ma lui, ciecamente, vittima di un sistema che non lo arricchisce dentro.

Riuscite a ricordare le ultime tre volte in cui avete detto grazie? Fare questo giochino ti permette di prendere coscienza del tuo atteggiamento verso il prossimo.

Emanuele

Karate kid.

Karate - Mossa della Gru

Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari.
Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte:
resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé;
è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda.

Lucio Anneo Seneca (filosofo romano)

Emanuele

(photo credits)

Usa Memopal per i tuoi backup.

Da alcuni giorni sto usando Memopal. Il servizio offre gratuitamente 3 Gb di spazio online per backup e sincronizzazione di file. Personalmente lo utilizzo soprattutto per salvare i backup del blog (ogni blogger che si rispetti dovrebbe assicurarsi di avere almeno una copia di backup valida…) però è comodo anche per condividere file con gli amici.

Non vi sono limiti né nelle dimensioni dei file (potete caricare vari film e passarli a qualcuno) né nel tipo di dati da caricare (non è vietato salvare lì una copia dei nostri CD preferiti…) e la differenza rispetto ad altri sistemi simili (vedi DropBox) è che oltre ad effettuare la sincronizzazione, mantiene i file che caricate indipendentemente dal fatto che vogliate o meno conservarli sul vostro hard disk.

Quali sono gli altri vantaggi? I file diventano innanzitutto accessibili da ogni angolo del pianeta, così anche se siete a casa di un amico potete accedere a Memopal e prendere quell’mp3 che volete fargli sentire, inoltre i dati vengono salvati con una tecnologia di cloud computing che, per farla semplice, ne garantisce la disponibilità: quanti DVD con le vostre foto delle vacanze sono diventati illeggibili dopo poco tempo? Infine, sia la connessione che il salvataggio dei file avviene in maniera cifrata, così nessuno potrà spiare cosa avete conservato se non possiede la password d’accesso.

Insomma, i motivi sono buoni e tanti. Un ultima cosa: se utilizzate questo link per iscrivervi, riceverete altri 500Mb di spazio e ne riceverete altrettanti per ogni amico che farete iscrivere, così lo spazio di archiviazione, virtualmente, può divenire illimitato. 🙂

Emanuele

Essere fessi paga!

Questo titolo potrà esser travisato, però adesso voglio spiegarvi tutto. Voglio spiegarvi perché due settimane fa vi ho detto d’essere fesso.

La questione è semplice. Nella vita esistono sempre (sempre!) due strade, due vie, due possibilità, due sentieri. C’è la strada facile, bella spianata, con le piantine ai lati dal buon profumo e poi c’è l’altra. L’altra non è l’esatto opposto di ciò che vi ho detto prima. Non è il classico paragone nero-bianco, dolce-salato. L’altra è una strada particolare, o meglio, è l’idea di una strada.

La prima puoi prenderla per caso o volontariamente. Puoi dire toh, guarda… a che ci siamo…! oppure puoi proprio cercarla prima di fare un passo. La seconda invece è difficile (difficilissimo!) finirci per caso. Semplicemente perché non ci si perde in una strada che non c’è. Epperò, puoi sceglierla.

Il punto è questo: sono un fesso perché io le strade già incluse nelle cartine non le amo.

Ho dei colleghi che avranno una media migliore della mia ma che non sanno formattare il computer (e che vengono a chiedermi una mano per farlo). Ne ho altri che mi dicono che Linux è bellissimo (esclusivamente perché fa figo dirlo) ma poi usano sempre Windows e a mala pena cambiano il browser installato di default. Non conoscono foobar (giusto per parlare di strumenti – banalissimi – del loro “territorio). Ne ho altri che sono ancora peggio e io, forse per educazione, forse perché non ho un rapporto con loro abbastanza stretto, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Un esempio è un collega che ha scoperto la sua passione: “creare siti web” (che già detta così è tutto un programma) e che poi ti fa vedere una sua opera: sprovvista di DOCTYPE, priva di CSS e totalmente all’oscuro di quale differenze passino tra gli standard HTML. Roba. Da. Provare. I brividi.

Ma c’è anche chi non ha mai aperto un computer. Chi non s’è divertito a scoprire cosa siano i timing della RAM o semplicemente conoscere i diversi tipi di socket di una CPU o l’ebrezza di creare un RAID con i propri hard disk.

Ecco, questi però hanno una media universitaria migliore della mia. Così io, per lo Stato, per chi legge carte e numeri, sono un fesso.

E probabilmente un po’ fesso lo sono… perché fino all’ultimo avevo due possibilità: la strada spianata e l’idea di una strada.

Mesi fa è arrivato il momento della tesi e nella mia facoltà c’è una possibilità bellissima: il professore ti assegna un documento scientifico, tu lo traduci (essì, mica si fa ricerca in Italia…), lo impagini in maniera carina et voilà, tesi pronta. Un mio collega l’ha preparata in tre giorni (no, non scherzo).

Io invece, come vi dicevo, sono fesso. A Marzo avevo un’idea. Volevo unire la tesi ad un argomento utile. Volevo che non rimanesse carta da conservare su una libreria. Ho scelto di trattare le smart grid, un argomento che rivoluzionerà il mondo nei prossimi vent’anni.

Però ecco, l’idea – come avrete capito – non è una strada spianata. Non avevo materiale, non avevo un documento del professore, non avevo neanche una scaletta degli argomenti da trattare nella tesi. Ho dovuto cercare tutto.

Iniziai ad Aprile-Maggio, sfruttando l’occasione del tirocinio nell’azienda che ora mi offre il lavoro, continuai a Ottobre. Ho letto decine di documenti, dai resoconti annuali dell’Enel ai paper prodotti come studio di fattibilità per il governo americano. Ho analizzato slide-per-slide persino le presentazioni dei convegni della OSISoft, un’azienda che sforna un software stupendo per la gestione dei processi industriali.

Ecco, alla fine io ho scritto la mia tesi, il professore fortunatamente è stato felice al primo colpo ma io più volte mi son chiesto se ne fosse valsa la pena. Alla fine la risposta è si. Mi è valsa l’assunzione in azienda.

E così io tra qualche giorno vado a laurearmi. Tra i colleghi sarò il fesso con la media più bassa, ma io, dentro me, so quale abisso divide una persona che segue una passione da chi si ritrova in un corso di laurea perché l’ha pescato dal mazzo.

C’è la strada e c’è l’idea.

Emanuele

Amami. Amemi. A me mi.

[…] Quando penserai: “io non ci vedo”, non lo perderai l’amore vero.
Lo canterai, lo scalderai, dal freddo e il gelo e lotterai, si lotterai perché sia vero…
Sembra facile, invece non lo è, quasi mai…

Cesare Cremonini e Malika AyaneHello

Cremonini canta in falsetto, e ciò non gioca a suo favore (che sembra uno di quei cantanti per dodicenni – e forse lo è -), ma in questi giorni questa canzone mi ha fatto compagnia mentre, la sera, scorrevano i chilometri dell’autostrada verso Milano.

Probabilmente, più furbo di tutti, ha anticipato gli avversari con una canzone che sotto Natale avrà successo, però beh… mi andava di metterla qui perché sebbene del mio cuoricino non ne parli mai (o forse, ultimamente, non riesca a parlarne), è lì che batte ogni giorno e non voglio che questo blog mi trasformi in qualcosa che non sono: una strega drogata e truccata e piena di sé (cit.).

E poi a me le cose semplici mi annoiano (a me mi!), così quando dice “sembra facile invece blablabla…” non mi deprime ma mi regala una marcia in più! 🙂

Un giorno, si, un giorno (lo prometto) butto fuori tutto. Perché l’amore completa l’uomo saggio. E se io non son saggio, quanto meno posso provare (Posso provare! E’ questione d’atteggiamento!) ad aggiungere un tassello.

Emanuele

PS: and last but not least il fatto che il testo chiede di chiuder gli occhi come segno di fiducia… ok, basta, la finisco qui che poi divento mieloso (e certi aspetti di me è meglio che li tenga per me!). 🙄

Sfondi MacBook (strafiqui).

Mi capita spesso di sentirmi dire “ma che bello sfondo che hai!”, sarà merito del Mac che esalta le figure con la sua interfaccia strafiqua, sarà che non mi è mai piaciuto (neanche sul cellulare in realtà) utilizzare foto-ricordo come sfondo, però da un po’ di tempo avevo voglia di condividerli con voi.

Avevo pensato di pubblicarli tutti sul blog ma poi mi son reso conto che sarebbe venuto un post pesantissimo, avevo anche considerato di metter su un archivio zippato ma la scelta non m’ha convinto. Alla fine ho aperto QuickTime (che sul Mac fa anche registrare) e ho fatto un video. 🙂

Ogni cinque secondi lo sfondo cambia automaticamente. Se ve ne piace qualcuno segnatevi i secondi che ve lo mando via e-mail. 🙂

Emanuele

Libero Mobile Awards.

Questo è un post sponsorizzato però ciò che scrivo è assolutamente frutto del mio pensiero.

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Libero Mobile AwardsIn realtà, tra l’altro, volevo dirvelo da tempo e i più attenti se ne saranno già accorti attraverso la barra laterale di questo blog che, nelle pagine singole, si è arricchita da tempo di un bannerino in più.

Libero, circa due mesi fa ha lanciato una piattaforma che si propone di raccogliere e semplificare l’accesso ai blog attraverso un cellulare. Per capire meglio, trovate qui il mio blog. All’interno della piattaforma sono presenti tanti altri blog, ordinati secondo diversi criteri: numero di visite, di votazioni, di preferenze. L’accesso attraverso i cellulari è ottimizzato indipendentemente dal browser installato, così avrete guadagnato una vera e propria versione mobile del blog che potrà anche farvi guadagnare attraverso l’uso di Google AdSense.

Dal 5 Ottobre, cercando di amplificare il lancio all’interno del web italiano, Libero ha offerto qualcosa che altri portali – al momento – non hanno mai offerto: un premio di 10.000€ che verrà consumato in pubblicità attraverso le loro pagine. Per chi cerca un po’ di successo, quest’occasione dovrebbe essere ghiottissima: Libero segna oltre un milione di visitatori al mese ed è dunque una vetrina importante a livello italiano.

Per iscrivere il tuo blog è sufficiente seguire le istruzioni che si trovano su  Libero Mobile Awards entro il 14 Novembre.

Ah, io ho già iscritto il mio blog ma non avendo Facebook non posso promuoverlo ed ho ricevuto, fin ora, un solo voto da uno sconosciuto (colgo l’occasione per ringraziarlo!). Mi date una manina aggiungendo un “Like“? 🙂

Emanuele