Severamente vietato.

In questi giorni sono monotematico, me ne rendo conto, però è semplicemente perché ho tantissime cose da raccontarvi ma il tempo per scrivere tutto è pochissimo e persino razionalizzare un po’ i ricordi di “ciò che è stato” è impegnativo.

Comunque, una delle piccole perle che mi è piaciuto ascoltare durante gli incontri previsti al campo di formazione, è una riflessione nata da Raffaele Lo Giudice, direttore di Legambiente Campania.

Il discorso parte direttamente dalla frase del titolo: se una cosa è vietata, è vietata e basta, no?

Che senso ha usare il “severamente“? Esiste la possibilità che qualcosa sia “meno vietata” di qualcos’altro? O vietata “lievemente“?

E’ “discretamente vietato” calpestare le aiuole.

Siamo circondati da una infinità di segnali contraddittori di cui non ci rendiamo conto. E proprio la parola “segnali” è invece un elemento fondamentale del nostro essere cittadini attivi. Saper osservare senza essere semplici recipienti da riempire è qualcosa che ci trasforma in fautori di cambiamento.

Sembrerà strano, ma dovremmo imparare dai camorristi o dai mafiosi. Lì, ogni segnale viene trasformato in codice che corrisponde ad una azione. Ricordatevi questa sequenza: segnale – codice – azione.

Nel quartiere in cui sono stato io, i fuochi d’artificio giornalieri indicavano l’arrivo di qualche carico atteso. Piccole furbizie che passano inosservate. Un mezzo di comunicazione alla luce del sole, visibile a tutti ma al contempo poco riconoscibile. Altro che cellulari, crittografia e sistemi militari…

Questo segnale è molto difficile da cogliere senza conoscerne le ragioni, ma molto più semplice da leggere sarà un altro segnale camorristico lasciato ad un contadino campano: uno dei suoi più grossi alberi gli è stato fatto trovare, sottosopra, con le radici verso il sole, precisamente nel luogo in cui era stato piantato.

Il messaggio li è molto forte. Non si sono limitati a tagliarlo… l’hanno proprio sradicato dal terreno con tutte le difficoltà che questa operazione, comprensibilmente, comporta.

Se non ci dai la tua terra, finisci sottosopra, con le radici a seccare al sole!

Sono bravissimi i camorristi, sanno farsi comprendere attraverso dei simboli come pochi probabilmente.

Il mondo che ci circonda ci inonda di segnali in una maniera cui non siamo neanche educati a percepirli.

Mi è piaciuto l’esempio della campana di raccolta del vetro da riciclare: una damigiana posta sopra il contenitore, ma non dentro, indica chiaramente che c’è un problema. Indica che io, cittadino, vorrei favorire il riciclo del vetro ma che tu – amministrazione – non mi fornisci gli strumenti giusti per operare. La mia damigiana nel contenitore non entra. E’ un ottimo segnale.

Quanto ci sforziamo nel leggere, giornalmente, ciò che vediamo, da quest’ottica? Quante amministrazioni si preoccupano di farlo?

Precisione e profondità sono due aspetti necessari per il cambiamento e non tutti quei “severamente vietato” che, come già detto, sono una contraddizione fatta regola.

Emanuele

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