Amico: Manu scusa ma stavo cercando posteggio!
Io: guarda, secondo me non sa giocare. Neanche quando grido “battipanni-liberi-tutti” esce fuori!
Amico: Manu scusa ma stavo cercando posteggio!
Io: guarda, secondo me non sa giocare. Neanche quando grido “battipanni-liberi-tutti” esce fuori!
In realtà me l’avevano già detto: noi del sud, la possibilità che un giorno potremo dover partire, l’abbiamo nel sangue. Questa cosa, seppur storicamente vera, non riuscirà mai a diventare qualcosa cui si è abituati e indifferenti. Eppure questa Sicilia, terra di mare, di sale e saline, di arance e mandarini, terra che splende d’estate è una terra che tutt’ora non può trattenere tutti.
Riflettevo su questo, stasera, sulla Vespa, mentre tornavo a casa dopo l’ultima riunione di comunità capi (scout) per due amici e – probabilmente – dopo la mia ultima riunione.
Partiranno, partiremo. Ironia della sorte, un’amica dovrei incontrarla a Milano.
Eppure stasera ho visto degli occhi rossi uscendo da quelle mura, mura che per chi scout lo è (e non lo fa), in questi anni sono state un contenitore di Speranza. Semi gettati per un futuro diverso.
E’ stato strano vedere quegli occhi emozionati. Forse (e non so dire se fortunatamente o meno), il mio distacco è avvenuto più dolcemente, con un primo momento ben preventivato a Maggio. Il loro sarà netto, la prossima settimana saranno su un aereo che li porterà verso nuovi progetti di vita, nuove scommesse personali.
Chissà quando questa terra smetterà d’essere così salata…
Emanuele
Oggi pomeriggio mio fratello tornerà a Milano, io riprenderò a fare un po’ di vita da single in una casa enorme e Settembre sta correndo quasi come se avesse fretta di andar via.
Che poi, a volerci pensare, tutto il 2010 fin ora ha avuto lo stesso ritmo. Le vacanze non le ho viste e l’inverno – passato sui libri – è scomparso dopo quattro piogge.
Ho necessità di rallentare i ritmi, non tanto perché non riesca a sopportarli, quanto perché se continuo così mi ritrovo sposato e con 3 figli già maggiorenni nel giro di pochi post. 😐
Emanuele

Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.
Tratto da: “Gli indifferenti” di Alberto Moravia
Emanuele
A proposito di cambiamenti. Stamattina ho partecipato alla firma di una decisione importante che da alcune settimane ronzava nella testa di tutta la famiglia.
Probabilmente siamo cresciuti e, ormai, il tempo di bagni, pranzi e schiamazzi per tre mesi d’estate è un ricordo che conserviamo in noi come parte di un’infanzia indubbiamente felice e fortunata.

Il villino fuori città, mèta voluta prima e forzata poi, delle nostre vacanze è ufficialmente in affitto: il giardiniere sta sistemando il giardino, con mio fratello stamattina abbiamo fatto una bella cernita di ciò che va tolto e prima di pranzo è passato a vederla uno di un’agenzia immobiliare.
Le estati future saranno diverse. Quello non sarà più un punto d’appoggio, ma già da mesi mi chiedevo “sarà Palermo il fulcro delle nostre prossime vacanze“? In fondo – per me – quest’estate “vacanza” è stato andare dapprima a Milano e poi a Venezia…
E’ la vita di una famiglia che cambia, o che forse è già cambiata inesorabilmente. Una strada che tutti abbiamo percorso e che la vita ha proposto ad ognuno di noi senza far distinzione d’età o aspettative.
Il mare, quello, sarà ancora il mio mare. Ricordo di corse in bicicletta, di gelati presi al bar-punto-di-ritrovo, di stelle cadenti e amicizie estive che si allentavano d’inverno. Di tornei di ping pong e serate a nascondino tra le auto e i villini. Di tuffi dalle rocce, quelle in alto, quelle che poi l’acqua che entrava nell’orecchio ti stordiva per qualche minuto. Ricordo di serate con gli amici, di cene di capodanno e compleanni (anche a sorpresa) festeggiati tra quelle mura e quel giardino.
Ho preso le mie poche cose che amavo tenere lì. Tra tutte, ho riportato indietro il bastone che mi fece strada, alcuni anni fa, durante il mio cammino di Santiago. Un bastone che – potesse parlare – son sicuro mi svelerebbe che saremo sempre dei viaggiatori perché è il destino di tutti coloro che fanno della Vita il luogo in cui vivere.
Emanuele
Di tanto in tanto leggo il tuo blog… e mi sembri sereno. Per quanto tu possa sentire la complessità degli eventi che ti accadono e per quanto tu possa sentirti rapito dai cambiamenti, dai a chi ti legge un’impressione di tranquillità perlomeno fuori dal comune.
(mia cugina, che non vedo da miliardi di anni, via e-mail)
Certe opinioni mi piace salvarle perché in futuro dovrò necessariamente rileggerle! E’ un periodo della mia vita favoloso e – forse per scaramanzia – non ho ancora buttato da queste parti le parole che mi descrivono meglio.
Arriverà il momento giusto… 🙂
Emanuele
La strada che ho preso già mi porterà da qualche parte,
non sarà mai il mio ultimo traguardo,
perché qualcosa di me, di forte e più vero che c’è,
lo troverò solo da chi mi sa dare musica.Tinturia – A chi mi sa dare musica
Oggi un amico è venuto a trovarmi all’università prima di pranzo (ormai ricevo lì, dovrebbero darmi una stanza per gli appuntamenti a breve :-|) e siamo stati comodamente seduti a parlare su una panchina.
Tra le tante cose che aveva da raccontarmi una mi rende particolarmente felice! Ha deciso di sposarsi! (Ovviamente: hanno deciso di sposarsi…). :joy:
Sono il primo a cui si è sentito di confessarlo e questa cosa mi inorgoglisce particolarmente, però, proprio per questo non posso scriver da queste parti chi, come, dove, quando e perché!
Ah l’amour! Ho studiato, tutto il resto della giornata, con un sorriso in più! 🙂
Emanuele
Si è già tornati a correre. No, non in bicicletta o, ancora peggio, a piedi per smaltir qualcosa (che fortunatamente non ho!).
Si è tornati a correre come solo il ritmo invernale sa offrirti. Un ritmo che mi accompagnerà verso esperienze che non ho mai vissuto. 🙂
Ho già rinunciato ad uscire stasera per studiare. Ho rinunciato anche al campetto scout di questo weekend per lo stesso motivo. Ho iniziato ad annullare tutto. Il monociclo non lo vedo dalla scorsa settimana e la vedo dura riprenderlo adesso. Dalla prossima settimana si riprende a studiare ogni sera – a casa mia – col mio collega.
Mi piace pensare che ogni cosa abbia il suo tempo e non significa che ciò che metto di lato non debba più tornare al centro delle mie attenzioni, così tornerà il tempo per giocare e non mi manca. Mi aspetta, come ha sempre fatto. 🙂
Adesso preparo la cena e poi mi ributto tra puntatori, mutex, semafori, monitor e tutto ciò che riguarda la programmazione multi-thread.
Ah, mi sento già in ritardo e quest’ansia non so mai se giochi o meno a mio favore.
Emanuele