Mi piace che quando piove, soprattutto quando piove forte, devi ricordarti di chiudere tutte le finestre, abbassare per bene le serrande che poi i vetri si sporcano e mettere il ferro alla porta prima di andare a dormire. In quel momento la casa si trasforma in un nido in cui tutto è fermo e muto. I vetri camera filtrano i rumori. Neanche l’aria si muove e l’unico sussurro che sveglia quella massa invisibile è il tuo respiro che – in dosi contenute – fa roteare piccoli cucchiaini d’aria. Tra un respiro e l’altro, però, quei turbini effimeri che nel buio della stanza volteggiavano sul tuo corpo si acquietano silenziosamente e tu – in quel preciso e minuzioso istante – diventi parte dell’immobile.
Fuori, invece, piove.
Emanuele
