L’immobile.

Mi piace che quando piove, soprattutto quando piove forte, devi ricordarti di chiudere tutte le finestre, abbassare per bene le serrande che poi i vetri si sporcano e mettere il ferro alla porta prima di andare a dormire. In quel momento la casa si trasforma in un nido in cui tutto è fermo e muto. I vetri camera filtrano i rumori. Neanche l’aria si muove e l’unico sussurro che sveglia quella massa invisibile è il tuo respiro che – in dosi contenute – fa roteare piccoli cucchiaini d’aria. Tra un respiro e l’altro, però, quei turbini effimeri che nel buio della stanza volteggiavano sul tuo corpo si acquietano silenziosamente e tu – in quel preciso e minuzioso istante – diventi parte dell’immobile.

Fuori, invece, piove.

Emanuele

Stiamo bene qui, seduti in riva al fosso.

La differenza è una però. C’è chi sta scivolando e chi invece è in procinto di fare il più grande salto della propria vita. Quando sei in riva vedi entrambe le cose.

Fortunatamente mi sento nella seconda condizione e non c’è pioggia, vento o buio che mi spaventi realmente.

So che la porta dei sogni si sta per spalancare. La riconoscerò, citofonerò, non sentirò risposta ma – magicamente – un click libererà la serratura.

Spingerò un po’ e col piede preferito, la bocca leggermente aperta, gli occhi pieni di stupore varcherò la soglia (da lì in poi datemi pizzicotti per tenermi coi piedi per terra). 🙂

Emanuele

Cade la pioggia e tutto lava.

Fuori è scoppiato il diluvio, una di quelle piogge autunnali che esplodono vigorose e dopo alcune ore scompaiono.

E’ notte e pochi secondi prima che il cielo facesse sentire la sua forza varcavo la soglia di casa. Stasera ho salutato un amico, un grande amico. Partirà e spero di rivederlo tra qualche mese, se i miei progetti coincideranno coi suoi.

Lo so, è pur sempre una coincidenza, ma la malinconia di tempi che cambiano davanti gli occhi si è trasformata in acqua.

Scherzavo dicendo che so portare il sole. Scherzo dicendovi che posso portare la pioggia.

Emanuele

L’ingegnere non può perdere.

Quando la tua ragazza ti propone di installarle un software che non ne vuole proprio sapere di andare, la soluzione è semplice: prendi il telefono, con tanta tanta tranquillità aspetti che risponda e con voce gentile le dici chiaramente: cara, è finita.

Questa è la mia soluzione. Il problema l’ha il mio collega che sta perdendo ore della sua vita dietro un software che la sua dolce metà gli ha richiesto.

E’ ad un punto di stallo ormai, lo sento.

Emanuele

D’altronde la terra – mentre leggi – sta viaggiando.

No ma il fatto che l’estate sia finita non lo vedo dai ritmi di studio, dal calendario, dal fatto che non mi senta in vacanza da un pezzo o che non riesca a trovare due orette da passare sul col monociclo.

L’altra sera, tornando a casa – non erano neanche le otto – ho visto il cielo buio.

Ecco, mi son reso conto che dovevo accendere le luci dell’auto e si, le giornate si stanno accorciando inoppugnabilmente.

C’è meno tempo per prendere il sole…

Emanuele

Rapporto tra blogger e lettori.

Scrivere, quando è fatto come si deve, (come potete star certi che ritengo di fare io) è solo un modo diverso di conversare: Come nessuno, che sappia il fatto suo, in buona compagnia, si azzarderebbe a dire tutto;—così nessun autore, che comprenda i giusti confini del decoro e della buona educazione, pretenderebbe di pensare tutto: Il rispetto più autentico che possiate dimostrare all’intelligenza del lettore, consiste nel fare amichevolmente a metà, e lasciargli qualcosa da immaginare, a sua volta, al pari di voi.
Per parte mia, non faccio che rivolgergli complimenti di questo genere, e faccio tutto quanto è in mio potere per mantenere occupata la sua fantasia quanto la mia.

Tratto da: Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne

C’è gente, che nel 1700, sapeva già come l’avrei pensata. 🙂

Emanuele