Passate di pomodoro a confronto.

Ieri mi è arrivata questa (è l’ultimo dei sei premi Fineco richiesti). Bellissima.
Bottecchia FX520

Freni a disco in entrambe le ruote, mozzi, dearagliatore e cambio Shimano. Sella in pelle. Forcella a steli rovesciati SR Suntour regolabili e/o bloccabili. Pedali in acciaio. Bottecchia. Davvero molto bella. Bianca con inserti in blu la mia.

Ho fatto un giro, quel sellino elegantissimo in pelle fa la sua figura.

Eppure non mi sento innamorato. Per me la bicicletta più bella (se non è da corsa, e questa non lo è) è una bicicletta anni ’50. Di quella con i raggi che vanno arrugginendo se non li asciughi dopo una giornata piovosa, con i freni che suonano, con il copertone da strada, piccolo e – magari – con tre o quattro rapporti al mozzo posteriore da tirare con un cambio in ghisa.

Una bicicletta con due molloni sotto il sedile e col manubrio in ferro duro e freddo per intenderci.

Questa sarà perfetta per le uscite fuoristrada. Per i weekend – forse con mio fratello – fuori città. Verso le Alpi magari.

Però non è magica. Non ti vien voglia di metterti due cuffie e perderti tra i marciapiedi di una città. E’ troppo tecnologica per la mia concezione di libertà in bicicletta. E’ come correre per divertimento confrontato alla corsa di uno che fa jogging in tutina, scarpette e maglietta traspirante.

Per quel che vale necessita quasi dell’antifurto e quando mi è stato chiesto “dove la conservi?” non ho potuto che rispondere “in banca“. Ieri sera ho persino riflettuto se non fosse il caso di rivenderla.

Amo la tecnologia ma ci son cose che preferisco lasciar fare al passato. Un po’ come la salsa fatta in casa che avrà sempre un sapore diverso. 🙂

Emanuele

Milano serravalle.

Oggi sono tornato nell’azienda in cui sto facendo la tesi. Salire in auto, questa mattina, mi ha regalato l’occasione per vivere infiniti déjà vu mentre mi avventuravo tra le vie milanesi. La colonna d’auto, interminabile, che ogni mattina si sposta verso il luogo di lavoro è incredibile e solo quando la vivi riesci a comprenderne la portata. Il traffico palermitano rimarrà sempre poca cosa al confronto, con una doverosa differenza: a Milano si creano n colonne d’auto quante sono le corsie. A Palermo dove trovi posto ti infili, il numero di corsie è irrilevante.

Questa abitudine – devo ammettere – gioca a mio favore: non è raro trovare occasioni in cui quella intraprendenza in più in auto ti fa superare un semaforo. Il milanese è convinto di correre in auto, ma lo fa solo quando c’è strada libera. Il palermitano invece corre in auto – soprattutto – quando la strada non è libera. 🙂

Digressione a parte, è stata una bellissima giornata. Riprender possesso della scrivania (rimasta libera – fortunatamente – in mia assenza), salutare i colleghi che a turno mi chiedevano quanto fossi mancato, andare a pranzo nuovamente al “Ciao!” più vicino è stato un piacere dietro l’altro.

Intanto ho iniziato ad occuparmi a piene mani della stesura della tesi e sempre più spesso mi domando perché debba chiamarsi “tesi” quando è un piacere farla… io, sono troppo tranquillo. 🙂

Emanuele

PS: questo post è titolato così, perché quando mesi fa lessi “Milano Serravalle” in un cartello stradale mi fece un effetto pazzesco. Io. Ero lì. Io.

Questione di priorità…

E, comunque, ti rendi ulteriormente conto che lo scoutismo l’hai nel sangue quando dopo aver consegnato il libretto universitario, il giorno prima di partire per Milano, ritardi all’appuntamento con il professore della tesi perché vuoi necessariamente andare a parlare col papà di un ragazzino che ha deciso di non continuare il cammino all’interno del gruppo.

Non è questione di volontariato lì, perché quello – la gente – lo fa, (ahimè) nel tempo libero.

Emanuele

Landscape for future earth.

Tornare a Milano, trovato mio padre affacciato al balcone in attesa di vedermi spuntare dall’uscita della metropolitana, mio nipote nel passeggino che esplora il mondo e che quando passa un motore da cross si tramuta con la boccuccia a cucchiaino, le Alpi, i miei fratelli che studiano. Il marciapiede metro-casa con le rotelline della trolley che si fan strada. Sono tante le emozioni e le scene che, di questa giornata, vorrò ricordare.

La cosa più buffa è che le esperienze più belle devono ancora arrivare e così – stasera – queste, sembrano il preludio leggero e soave di una melodia piacevolissima.

E’ ora di sbottonare la camicia e abbandonarsi al sonno…

Emanuele

Liberatorio!

Stamattina ho riconsegnato il libretto in segreteria. E’ stato qualcosa di indescrivibile. :joy:

Altri ragazzi erano lì per iscriversi mentre io tornavo indietro le firme per cui ho dato il sangue.

Emanuele

La scossa nelle ossa!

Si torna a vivere! Ieri fuori fino alle 2 di notte con gli amici. Stamattina sveglia alle 10, pranzo con comodo a casa di mia zia. Primo pomeriggio spalmato su una poltrona a guardare il gran premio (e la Ferrari vince la seconda gara consecutiva e si riporta in lotta concreta per il campionato piloti), poi un’oretta a pedalare sul mio monociclo (continuando a causare il torcicollo ai passanti 😎 ) e tra un’ora zaino, scarpette e… si gioca un’altra partita!

Intanto ho deciso che quando tornerò da Milano riprenderò seriamente col programma panca&pesi serale visto che il tour de force universitario degli ultimi mesi ha assorbito ogni mia energia.

Si torna, decisamente, a vivere… e sono giorni m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-i!!!!!! :joy:

Se già non stavo mai fermo, adesso che succederà?! :dogarf:

Emanuele