Ieri mi è arrivata questa (è l’ultimo dei sei premi Fineco richiesti…). Bellissima.

Freni a disco in entrambe le ruote, mozzi, dearagliatore e cambio Shimano. Sella in pelle. Forcella a steli rovesciati SR Suntour regolabili e/o bloccabili. Pedali in acciaio. Bottecchia. Davvero molto bella. Bianca con inserti in blu la mia.
Ho fatto un giro, quel sellino elegantissimo in pelle fa la sua figura.
Eppure non mi sento innamorato. Per me la bicicletta più bella (se non è da corsa, e questa non lo è) è una bicicletta anni ’50. Di quella con i raggi che vanno arrugginendo se non li asciughi dopo una giornata piovosa, con i freni che suonano, con il copertone da strada, piccolo e – magari – con tre o quattro rapporti al mozzo posteriore da tirare con un cambio in ghisa.
Una bicicletta con due molloni sotto il sedile e col manubrio in ferro duro e freddo per intenderci.
Questa sarà perfetta per le uscite fuoristrada. Per i weekend – forse con mio fratello – fuori città. Verso le Alpi magari.
Però non è magica. Non ti vien voglia di metterti due cuffie e perderti tra i marciapiedi di una città. E’ troppo tecnologica per la mia concezione di libertà in bicicletta. E’ come correre per divertimento confrontato alla corsa di uno che fa jogging in tutina, scarpette e maglietta traspirante.
Per quel che vale necessita quasi dell’antifurto e quando mi è stato chiesto “dove la conservi?” non ho potuto che rispondere “in banca“. Ieri sera ho persino riflettuto se non fosse il caso di rivenderla.
Amo la tecnologia ma ci son cose che preferisco lasciar fare al passato. Un po’ come la salsa fatta in casa che avrà sempre un sapore diverso. 🙂
Emanuele