Quelli dell’ikea hanno copiato l’idea.

Che poi, diciamolo. I mobili Ikea sono le sorprese dell’ovetto Kinder per adulti.

Il foglietto delle istruzioni non usa parole, non c’è nulla da leggere, ma sfrutta una sequenza di figure così minuziose che ti mostrano persino che vite usare o quanto ruotare qualcosa. Tutto è pensato per scimmie che sanno solo guardare figure. Sorprendentemente però – nonostante il tuo essere idiota – mentre sei intento a scegliere se usare l’avvitatore o la chiavetta esagonale, prende vita davanti a te un mobile che mai avresti creduto di saper montare.

Ho passato tutta la giornata tra viti e truciolati e alla fine mi è dispiaciuto che i pezzi non fossero racchiusi in un involucro 60% latte e 40% cacao. 😐

Emanuele

Il futuro è davanti.

Valigie su un rettilineo

Ho capito anche il vantaggio della immobilità in un punto del mondo: guardando il passare delle stagioni da uno stesso punto, si viaggia comunque insieme alla terra (…). Ma il bisogno del viaggio resta imperioso come un desiderio carnale; e allora ho ripreso ad andare e lo farò ancora, in un modo o nell’altro, finché ne avrò la forza.

Marguerite Yourcenar (scrittrice francese)

Emanuele

(photo credits)

Jazz-jazz-jazz-jazz.

Mio nipote si sganascia dalle risate quando sente la parola “jazz”. :joy:

Emanuele

PS: stasera son tornato dall’azienda in cui sto facendo la tesi distrutto ma avevo una voglia enorme di rivederlo. E’ bellissimo quanto si stia facendo pacioccoso

Per un pugno di dollari.

Pensavo fosse da deviati aspettare che il dollaro perdesse quota per rinnovare l’hosting di questo blog.

Andamento cambio euro-dollaro

Eppure il trucco mi sta riuscendo, rispetto all’inizio di Luglio oggi pagherei sette euro in meno per il rinnovo. Rimane da capire quanto margine di crescita abbia l’euro in questo periodo.

C’è qualche analista finanziario (o presunto tale) in grado di aiutarmi? 🙂

Emanuele

Passate di pomodoro a confronto.

Ieri mi è arrivata questa (è l’ultimo dei sei premi Fineco richiesti). Bellissima.
Bottecchia FX520

Freni a disco in entrambe le ruote, mozzi, dearagliatore e cambio Shimano. Sella in pelle. Forcella a steli rovesciati SR Suntour regolabili e/o bloccabili. Pedali in acciaio. Bottecchia. Davvero molto bella. Bianca con inserti in blu la mia.

Ho fatto un giro, quel sellino elegantissimo in pelle fa la sua figura.

Eppure non mi sento innamorato. Per me la bicicletta più bella (se non è da corsa, e questa non lo è) è una bicicletta anni ’50. Di quella con i raggi che vanno arrugginendo se non li asciughi dopo una giornata piovosa, con i freni che suonano, con il copertone da strada, piccolo e – magari – con tre o quattro rapporti al mozzo posteriore da tirare con un cambio in ghisa.

Una bicicletta con due molloni sotto il sedile e col manubrio in ferro duro e freddo per intenderci.

Questa sarà perfetta per le uscite fuoristrada. Per i weekend – forse con mio fratello – fuori città. Verso le Alpi magari.

Però non è magica. Non ti vien voglia di metterti due cuffie e perderti tra i marciapiedi di una città. E’ troppo tecnologica per la mia concezione di libertà in bicicletta. E’ come correre per divertimento confrontato alla corsa di uno che fa jogging in tutina, scarpette e maglietta traspirante.

Per quel che vale necessita quasi dell’antifurto e quando mi è stato chiesto “dove la conservi?” non ho potuto che rispondere “in banca“. Ieri sera ho persino riflettuto se non fosse il caso di rivenderla.

Amo la tecnologia ma ci son cose che preferisco lasciar fare al passato. Un po’ come la salsa fatta in casa che avrà sempre un sapore diverso. 🙂

Emanuele

Milano serravalle.

Oggi sono tornato nell’azienda in cui sto facendo la tesi. Salire in auto, questa mattina, mi ha regalato l’occasione per vivere infiniti déjà vu mentre mi avventuravo tra le vie milanesi. La colonna d’auto, interminabile, che ogni mattina si sposta verso il luogo di lavoro è incredibile e solo quando la vivi riesci a comprenderne la portata. Il traffico palermitano rimarrà sempre poca cosa al confronto, con una doverosa differenza: a Milano si creano n colonne d’auto quante sono le corsie. A Palermo dove trovi posto ti infili, il numero di corsie è irrilevante.

Questa abitudine – devo ammettere – gioca a mio favore: non è raro trovare occasioni in cui quella intraprendenza in più in auto ti fa superare un semaforo. Il milanese è convinto di correre in auto, ma lo fa solo quando c’è strada libera. Il palermitano invece corre in auto – soprattutto – quando la strada non è libera. 🙂

Digressione a parte, è stata una bellissima giornata. Riprender possesso della scrivania (rimasta libera – fortunatamente – in mia assenza), salutare i colleghi che a turno mi chiedevano quanto fossi mancato, andare a pranzo nuovamente al “Ciao!” più vicino è stato un piacere dietro l’altro.

Intanto ho iniziato ad occuparmi a piene mani della stesura della tesi e sempre più spesso mi domando perché debba chiamarsi “tesi” quando è un piacere farla… io, sono troppo tranquillo. 🙂

Emanuele

PS: questo post è titolato così, perché quando mesi fa lessi “Milano Serravalle” in un cartello stradale mi fece un effetto pazzesco. Io. Ero lì. Io.

Questione di priorità…

E, comunque, ti rendi ulteriormente conto che lo scoutismo l’hai nel sangue quando dopo aver consegnato il libretto universitario, il giorno prima di partire per Milano, ritardi all’appuntamento con il professore della tesi perché vuoi necessariamente andare a parlare col papà di un ragazzino che ha deciso di non continuare il cammino all’interno del gruppo.

Non è questione di volontariato lì, perché quello – la gente – lo fa, (ahimè) nel tempo libero.

Emanuele