Si è inesorabilmente instaurato un gioco pericoloso.
La qualità della vita è associata, sempre più spesso, al tenore di vita e questo paradigma erroneo spinge “chi non ha” a sentirsi sempre più inadeguato.
Avevo già detto la mia in occasione di Win for life e ieri, sentendo alla radio che è stata lanciata “Vivere alla grande” – una nuova lotteria con vitalizio per 20 anni -, ho provato nuovamente un profondo disgusto.
Io non ho ancora uno stipendio, non ho una rendita fissa e tutto ciò che riuscirò a costruire sarà frutto del mio sudore e del mio impegno: è questo il senso che io amo dare al vivere alla grande. Diventare un mantenuto è una perdita. E’ uno svilimento dei propri talenti.
Eppure loro continuano a sponsorizzare altri stili… e tutta questa fame di ricchezza delle persone la traduco in un triste e profondo senso di insoddisfazione di ciò che si è. Purtroppo anche i soldi sono una felicità effimera e dopo duemila anni di esempi di persone che inseguendo dio denaro hanno raccolto pugni di sabbia sembra che il concetto non sia ancora stato assimilato.
Vivere alla grande è ben altro e mi da fastidio che si giochi in modo così consapevole, subdolo e meschino con le parole.
Emanuele




