Questa slogan, questo inserito qui come titolo, è pericoloso. E’ pericoloso eppure nessuno se ne preoccupa più di tanto, al contrario affascina ricordarlo, affascina l’idea di potere e la sensazione che ne deriva.
In questo periodo sto facendo un lavoro inverso su di me: sto imparando a dire grazie più spesso di quanto facessi in passato. Non mi lascio sfuggire le piccole occasioni, quelle in cui il grazie potrebbe risultare sottinteso, quelle in cui hai già fatto capire d’esser riconoscente.
Ho passato un periodo della mia vita molto particolare, in cui mi sentivo dire grazie da tutti i lati, forse perché mi impegnavo nel rendere felici gli altri e, in certe occasioni, ho creduto fosse addirittura esagerata la valanga di “grazie” che arrivavano alle mie orecchie. Per questo, come un serbatoio che s’è riempito, sto cercando di spargerli in giro (un po’ come il distributore automatico di sorrisi…). 🙂
Che c’entra questo con quanto scritto nel titolo? Beh, il punto è semplice. A me questa storia dei segnali che dobbiamo saper decifrare nella nostra vita quotidiana affascina. Tanti piccoli insegnamenti nascosti che dobbiamo saper captare. Quella frase, in questo contesto, è pericolosa. Ti spinge a non allontanarti mai dalla posizione in cui sono gli altri a doverti tutto senza che tu possa risultare svantaggiato.
E’ una parola che fa paura l’ultima. Svantaggio. Sicuramente implica che qualcuno ti stia davanti e nessuno, se messo di fronte alla possibilità, vuol accettarne la condizione. Eppure questa cosa è in contrasto, enormemente, con il messaggio d’amore verso il prossimo che dovrebbe guidare la nostra vita.
Così io sto imparando a chiedere e anche a ringraziare. Poco importa se un giorno qualcuno potrà pensare che dipendo da lui. Non sarò io in errore ma lui, ciecamente, vittima di un sistema che non lo arricchisce dentro.
Riuscite a ricordare le ultime tre volte in cui avete detto grazie? Fare questo giochino ti permette di prendere coscienza del tuo atteggiamento verso il prossimo.
Emanuele


