“Consiglialo” almeno tu.

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Alla gente, su internet, della roba seria interessa poco e niente. Ciò che conta è il polpo, morto. Diecimilaottocentoottantanove volte più di un cinese, quasi morto.

E poi vogliono dare il nobel per la pace ad internet

Emanuele

Essere fessi paga!

Questo titolo potrà esser travisato, però adesso voglio spiegarvi tutto. Voglio spiegarvi perché due settimane fa vi ho detto d’essere fesso.

La questione è semplice. Nella vita esistono sempre (sempre!) due strade, due vie, due possibilità, due sentieri. C’è la strada facile, bella spianata, con le piantine ai lati dal buon profumo e poi c’è l’altra. L’altra non è l’esatto opposto di ciò che vi ho detto prima. Non è il classico paragone nero-bianco, dolce-salato. L’altra è una strada particolare, o meglio, è l’idea di una strada.

La prima puoi prenderla per caso o volontariamente. Puoi dire toh, guarda… a che ci siamo…! oppure puoi proprio cercarla prima di fare un passo. La seconda invece è difficile (difficilissimo!) finirci per caso. Semplicemente perché non ci si perde in una strada che non c’è. Epperò, puoi sceglierla.

Il punto è questo: sono un fesso perché io le strade già incluse nelle cartine non le amo.

Ho dei colleghi che avranno una media migliore della mia ma che non sanno formattare il computer (e che vengono a chiedermi una mano per farlo). Ne ho altri che mi dicono che Linux è bellissimo (esclusivamente perché fa figo dirlo) ma poi usano sempre Windows e a mala pena cambiano il browser installato di default. Non conoscono foobar (giusto per parlare di strumenti – banalissimi – del loro “territorio). Ne ho altri che sono ancora peggio e io, forse per educazione, forse perché non ho un rapporto con loro abbastanza stretto, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Un esempio è un collega che ha scoperto la sua passione: “creare siti web” (che già detta così è tutto un programma) e che poi ti fa vedere una sua opera: sprovvista di DOCTYPE, priva di CSS e totalmente all’oscuro di quale differenze passino tra gli standard HTML. Roba. Da. Provare. I brividi.

Ma c’è anche chi non ha mai aperto un computer. Chi non s’è divertito a scoprire cosa siano i timing della RAM o semplicemente conoscere i diversi tipi di socket di una CPU o l’ebrezza di creare un RAID con i propri hard disk.

Ecco, questi però hanno una media universitaria migliore della mia. Così io, per lo Stato, per chi legge carte e numeri, sono un fesso.

E probabilmente un po’ fesso lo sono… perché fino all’ultimo avevo due possibilità: la strada spianata e l’idea di una strada.

Mesi fa è arrivato il momento della tesi e nella mia facoltà c’è una possibilità bellissima: il professore ti assegna un documento scientifico, tu lo traduci (essì, mica si fa ricerca in Italia…), lo impagini in maniera carina et voilà, tesi pronta. Un mio collega l’ha preparata in tre giorni (no, non scherzo).

Io invece, come vi dicevo, sono fesso. A Marzo avevo un’idea. Volevo unire la tesi ad un argomento utile. Volevo che non rimanesse carta da conservare su una libreria. Ho scelto di trattare le smart grid, un argomento che rivoluzionerà il mondo nei prossimi vent’anni.

Però ecco, l’idea – come avrete capito – non è una strada spianata. Non avevo materiale, non avevo un documento del professore, non avevo neanche una scaletta degli argomenti da trattare nella tesi. Ho dovuto cercare tutto.

Iniziai ad Aprile-Maggio, sfruttando l’occasione del tirocinio nell’azienda che ora mi offre il lavoro, continuai a Ottobre. Ho letto decine di documenti, dai resoconti annuali dell’Enel ai paper prodotti come studio di fattibilità per il governo americano. Ho analizzato slide-per-slide persino le presentazioni dei convegni della OSISoft, un’azienda che sforna un software stupendo per la gestione dei processi industriali.

Ecco, alla fine io ho scritto la mia tesi, il professore fortunatamente è stato felice al primo colpo ma io più volte mi son chiesto se ne fosse valsa la pena. Alla fine la risposta è si. Mi è valsa l’assunzione in azienda.

E così io tra qualche giorno vado a laurearmi. Tra i colleghi sarò il fesso con la media più bassa, ma io, dentro me, so quale abisso divide una persona che segue una passione da chi si ritrova in un corso di laurea perché l’ha pescato dal mazzo.

C’è la strada e c’è l’idea.

Emanuele

Frammenti.

Mi è stato chiesto “Com’è l’autunno siciliano?! Me la mandi una foto?”. Io non avevo con me una buona macchina fotografica e proverò nelle prossime settimane a trovare la vera risposta a questa richiesta… intanto, ieri, col mio iPod nano, ho provato a raccogliere qualche frammento del mio trasferimento verso sud. Dalla coda per salire sull’aereo (a Malpensa) al mare che ho potuto ammirare sul trenino che mi riportava in città.

Non so se possa andar bene come risposta. Qualche scorcio d’autunno i miei occhi l’hanno riconosciuto ma probabilmente una foto d’autore rende molto di più. In ogni caso auguri 🙂

Emanuele

La mia vita 25x45x56!

Dimensioni bagaglio a manoIn questi mesi di zig-zag, in effetti, ho imparato ad ottimizzare sempre più ciò che mi serve perché non volevo regalare – ad ogni trasferta9 euro alle compagnie aeree (che ormai sembrano quei pullman in cui cercano di appiopparti un set di pentole prima che scendi) per un bagaglio da imbarcare, così, a meno di fare un pacco, mi sono sempre mosso col bagaglio a mano. Tutto è iper-compresso e se quella miracolosa zip dovesse cedere sarebbe la fine per l’aeroporto. Scalo chiuso, voli dirottati, etc etc. 😎

La trolley, oggi, è nuovamente pronta e guardarla mi fa capire quanto spesso nella nostra vita crediamo di necessitare di miliardi di cose mentre forse, l’essenziale, è di molto inferiore.

Ho fatto colazione a Milano, pranzerò in volo, cenerò a Palermo. Chissà – in realtà – quando quelle rotelle avranno un po’ di riposo…

Emanuele

Alla mostra delle Alfa Romeo storiche…

Non ve l’ho raccontato perché le cose da dire son sempre miliardi e i minuti al giorno contati (1440, né uno in più né uno in meno!) ma un mese fa sono andato, insieme ad un amico e una amica, alla Triennale a vedere la mostra sulle auto storiche Alfa Romeo.

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Per me che amo le auto quasi quanto si possa amare una donna è stata una serata spettacolare e avevo la bava alla bocca davanti tutte quelle opere d’arte. Alfa Sud, Alfa Giulia, Giulietta, 8C Competizione, Alfa 15 hp corsa… c’era la storia dell’auto italiana! 🙄

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Ho caricato qualche altra foto sul mio account Flickr ed è un peccato sia durata pochissimo, sia perché non ve l’ho potuta segnalare, sia perché avrei lasciato con piacere – un altro pomeriggio – la bicicletta legata a qualche palo per immergermi nuovamente tra quei sogni modellati e imbullonati. 🙂

Emanuele

PS: si, nell’ultima foto ci son io che faccio finta d’avere la chiave della 8C Competizione (cavoli quant’è bassa! :love: ).