Ieri sera ho finito di leggere “Le Braci” di Sándor Márai, l’ennesimo libro bevuto in poco più di 48 ore.
Difficile dare un parere equilibrato perché questo libro mi ha sorpreso da tanti punti di vista. Il primo, il più visibile a chi si accinge a leggerlo, è la forma in cui è raccontata la storia: tutto, infatti, prende vita attraverso un monologo quasi ininterrotto lungo l’intero libro. Un soliloquio incredibile e sicuramente di grande impegno durante la sua stesura. Riuscire a trasformare tutto nelle parole di un personaggio è un’impresa non da poco. Devo constatare però che lo stile narrativo non sempre mi ha fatto impazzire: certi passaggi mi son sembrati fin troppo prolissi e, sorridendo – tra me e me – mi dicevo “mai incontrare il generale di guardia per strada!”. Probabilmente la minuzia con cui venivano descritte certe scene risultava – a tratti – pesante.
Se però lo stile è una vera scommessa e, probabilmente, anche una rarità, risulta piacevolissima l’introspezione di quest’uomo raccontata nei più effimeri dettagli e da ogni sfaccettatura possibile. Un modo intenso di comprendere il perché della propria esistenza e di tutto ciò che ne aveva fatto parte. Sembra quasi di averlo di fronte, quest’uomo – ormai anziano – che per buona parte della sua esistenza ha rimuginato, smontato e rimontato in qualsiasi modo possibile l’esperienza che segnò per lui l’inizio di una nuova fase della sua vita. Incredibile la capacità di Márai di immergersi in un mondo così complicato come quello dei sentimenti riuscendo a fornire – comunque – vari spunti di riflessione durante la lettura.
C’è troppa tensione nel cuore degli uomini, troppa animosità, troppa sete di vendetta. Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci.
Tratto da: “Le Braci” di Sándor Márai
A tratti, il libro, mi ricordava l’atmosfera che le storie di Shakespeare trasmettono con quegli intrecci intensi, carichi di passione, disperazione e – al contempo – di brama di rivalsa e sete di soddisfazione.
Un libro che non so se consiglierei, soprattutto a chi non è un accanito lettore. Interessantissimo invece, per un aspirante scrittore, lo stile narrativo.
Emanuele