Quando vedo certe cose mi vengono i brividi. Mi vengono i brividi perché siamo un popolo, una nazione, un continente, un emisfero di ciechi.
Sisi, ciechi. Perché se solo vedessimo un minimo scommetto che questa società sarebbe totalmente diversa.
Usciamo per strada e quando incontriamo “gli stranieri” vediamo in loro solamente delle persone sporche, di cui aver paura, possibilmente in condizioni economiche difficili e non ci preoccupiamo mai del loro passato, del perché una persona possa volere lasciare la propria terra e salutare famiglia e amici per anni ed anni.
E’ questo ciò che dovremmo imparare a vedere prima di parlare di “piani di immigrazione controllati“.
L’altra sera guardando Le Iene, fortuitamente, ho visto il video che vi propongo sotto. Prendetevi un buon quarto d’ora e assimilatelo con calma.
Pablo Trincia racconta delle condizioni disumane che devono sopportare queste persone che arrivano in Italia. Hanno il Sahara (il deserto più vasto del pianeta) in mezzo e forse questo, tanti di noi, non l’avevano mai preso in considerazione. Lo attraversano (a volte vi muoiono, a volte ne escono psicologicamente distrutti) e non sanno neanche come andrà a finire il loro viaggio: è una scommessa che devono giocare per avere non fama, non gloria ma, semplicemente, un futuro.
Proviamo – tutti quanti – a fare uno sforzo in più quando, durante il giorno, incontriamo una di queste persone. Proviamo a ricordarci di questo video e immaginiamo che loro (o al massimo un loro parente) abbiano dovuto vivere condizioni simili per assicurarsi, semplicemente, il diritto alla vita.
L’atteggiamento con cui disporci, decidiamolo solo dopo aver fatto questo percorso mentale.
Emanuele