Amico: Manu, come sei venuto?
Io: con l’attrito.
Amico: Manu, come sei venuto?
Io: con l’attrito.
Quando vedo certe cose mi vengono i brividi. Mi vengono i brividi perché siamo un popolo, una nazione, un continente, un emisfero di ciechi.
Sisi, ciechi. Perché se solo vedessimo un minimo scommetto che questa società sarebbe totalmente diversa.
Usciamo per strada e quando incontriamo “gli stranieri” vediamo in loro solamente delle persone sporche, di cui aver paura, possibilmente in condizioni economiche difficili e non ci preoccupiamo mai del loro passato, del perché una persona possa volere lasciare la propria terra e salutare famiglia e amici per anni ed anni.
E’ questo ciò che dovremmo imparare a vedere prima di parlare di “piani di immigrazione controllati“.
L’altra sera guardando Le Iene, fortuitamente, ho visto il video che vi propongo sotto. Prendetevi un buon quarto d’ora e assimilatelo con calma.
Pablo Trincia racconta delle condizioni disumane che devono sopportare queste persone che arrivano in Italia. Hanno il Sahara (il deserto più vasto del pianeta) in mezzo e forse questo, tanti di noi, non l’avevano mai preso in considerazione. Lo attraversano (a volte vi muoiono, a volte ne escono psicologicamente distrutti) e non sanno neanche come andrà a finire il loro viaggio: è una scommessa che devono giocare per avere non fama, non gloria ma, semplicemente, un futuro.
Proviamo – tutti quanti – a fare uno sforzo in più quando, durante il giorno, incontriamo una di queste persone. Proviamo a ricordarci di questo video e immaginiamo che loro (o al massimo un loro parente) abbiano dovuto vivere condizioni simili per assicurarsi, semplicemente, il diritto alla vita.
L’atteggiamento con cui disporci, decidiamolo solo dopo aver fatto questo percorso mentale.
Emanuele
Potessi scegliere, vorrei che le serate fossero tutte come quelle di stasera. Un amico, un po’ di carne, una bottiglia di vino che finisce molto presto e tante chiacchiere che, dopo ore, sembrano non potersi esaurire ma volersi prolungare ancora per molto, quando davanti alla porta invece dei saluti si continua a discutere.
Ho la testa un po’ leggera per il vino ma posso assicurarvi i discorsi non son stati stupidi ed è stato un piacere condividerli.
Emanuele
E’ sempre bello tornare nei posti dove si hanno ricordi della propria infanzia e io ho passato questo weekend con la mia comunità capi in un posto vicino Piana degli Albanesi in cui non tornavamo da una dozzina d’anni così, oltre al piacere di fermarci per formarci, quei luoghi hanno saputo trasmettermi qualcosa che difficilmente avrei trovato altrove.
Ricordo che lì feci il mio ultimo campo invernale, da capo squadriglia. Ricordo le difficoltà di un ruolo che a quell’età comporta miliardi di responsabilità che sembrano quasi insormontabili e la preoccupazione nell’assolvere i “compiti” assegnati nel migliore dei modi. Ricordo un consiglio capi in cui il mio capo reparto mi rimproverò duramente per certi atteggiamenti della squadriglia…
Quelle scale in legno, quel camino, quei letti a castello e il freddo che non da mai tregua. Era tutto un passato che ho provato a far rivivere mentre mi muovevo in quegli ambienti!
Quanto tempo è passato e quante cose sono cambiate! 🙂
Emanuele

Tutto è questione di donare. Gli uomini felici sono coloro che si donano.
Gli insoddisfatti coloro che soffocano l’esistenza in un perpetuo tirarsi indietro, chiedendosi continuamente che cosa stanno per perdere. Donarsi completamente, sempre. Fare ciò che si deve generosamente, con il massimo impegno, anche se l’oggetto del dovere è senza grandezza apparente.Léon Degrelle (politico belga)
Emanuele
Ho visto “Una notte da leoni“ proprio stanotte, tra l’una e le tre, dopo la festa di compleanno di un’amica insieme ad un amico che ha condiviso la mia pazzia.
Il film c’ha tenuti svegli tranquillamente, nonostante le pance strapiene che imploravano riposo e la stanchezza di un Venerdì lunghissimo.
Alan: non sopporto mai la scomparsa di persone di famiglia, così come non ho mai accettato la scomparsa del nonno…
Phil: e quand’è morto?
Alan: seconda guerra mondiale.
Phil: in guerra?
Alan: no, era a sciare nel Vermont, ma in quel periodo c’era la guerra…
La storia? Quattro amici si organizzano per l’addio al celibato di uno di loro e decidono di passare una notte a Las Vegas. Il mattino dopo si risvegliano ma non ricordano completamente cos’è successo in quella serata magica. Intanto uno di loro è scomparso, ad uno manca un dente, c’è una tigre in bagno e un bambino in un armadio… 😎
Insomma, assolutamente da non perdere se si vuol finire alle lacrime ridendo! :joy:
Emanuele
In questi anni un po’ d’esperienza me la son fatta. Non commento più tanto spesso circa gli eventi blogosferici per mancanza di tempo ma continuo a tenermi informato ed ho un paio di appunti da segnalare o mio blogger nascente.
In primis, i feed pubblicali interi. Cavolo. Interi. Su WordPress si fa da “Impostazioni – Lettura”, su altre piattaforme cerca e troverai sicuramente.
Il perché è semplicissimo. Tu scrivi per essere letto, non per aumentare i numeri delle statistiche di accesso alle tue pagine. Se hai iniziato a scrivere per vedere i numeri scorrere hai sbagliato completamente lavoro. Devi mettere foto (internet is for porn…) per vedere realmente i numeri salire.
Dai, su… scherzi a parte, sappiamo tutti che hai fatto un template bellissimo che val la pena guardare ma credimi che quando si va di fretta contano più i contenuti che il contenitore… e io quando devo ottimizzare i minuti a disposizione, certamente deciderò di segnar come letto quell’estratto di post e via. Hai perso un lettore e un possibile commento.
Altra cosa… rispondi ai commenti! Non sei mica Beppe Grillo. Se io vengo a scriver qualcosa sotto al tuo post è perché voglio instaurare una discussione, non perché voglio aggiungere tre parole e chi s’è visto s’è visto. Io dal tuo post ripasso qualche ora/giorno dopo e spero di poter continuare a parlare. E’ assurdo quando spesso e volentieri il blogger scrive il post e scompare. Capita a chiunque di avere esaurito gli argomenti o di perdere qualche commento nella fretta giornaliera ma da qui a farla diventare un’abitudine ce ne passa. Altrimenti ha ragione un mio amico che dice che i blog sono uno strumento imparziale perché c’è una voce più grossa e tante altre più piccole…
In ultimo, ma non per importanza, linkami, cavolo. 🙂
Emanuele
La cosa bella del non avere facebook è che per Natale o Capodanno non ricevi milioni di auguri in uno stream che si ferma solo a mezzanotte.
Ricevi sicuramente molti meno auguri, però chi si ricorda è chi ha avuto veramente il pensiero a te… ed è li che distingui chi ti vuol bene da chi fa parte della massa e rapidamente, automaticamente e asetticamente, ti annega in quel vortice di messaggi brillantinosi fatti di “clicca e condividi”.
Non è giusto misurar l’impegno, ma sono stra-convinto che quel piccolissimo sforzo in più ti fa notare quanta sincerità ci sia dietro certe parole.
Emanuele