L’elfo felice.

Elfo sorridente

Tutto è questione di donare. Gli uomini felici sono coloro che si donano.
Gli insoddisfatti coloro che soffocano l’esistenza in un perpetuo tirarsi indietro, chiedendosi continuamente che cosa stanno per perdere. Donarsi completamente, sempre. Fare ciò che si deve generosamente, con il massimo impegno, anche se l’oggetto del dovere è senza grandezza apparente.

Léon Degrelle (politico belga)

Emanuele

(photo credits)

Una notte da leoni.

Ho visto Una notte da leoni proprio stanotte, tra l’una e le tre, dopo la festa di compleanno di un’amica insieme ad un amico che ha condiviso la mia pazzia.

Il film c’ha tenuti svegli tranquillamente, nonostante le pance strapiene che imploravano riposo e la stanchezza di un Venerdì lunghissimo.

Alan: non sopporto mai la scomparsa di persone di famiglia, così come non ho mai accettato la scomparsa del nonno…
Phil: e quand’è morto?
Alan: seconda guerra mondiale.
Phil: in guerra?
Alan: no, era a sciare nel Vermont, ma in quel periodo c’era la guerra…

La storia? Quattro amici si organizzano per l’addio al celibato di uno di loro e decidono di passare una notte a Las Vegas. Il mattino dopo si risvegliano ma non ricordano completamente cos’è successo in quella serata magica. Intanto uno di loro è scomparso, ad uno manca un dente, c’è una tigre in bagno e un bambino in un armadio… 😎

Insomma, assolutamente da non perdere se si vuol finire alle lacrime ridendo! :joy:

Emanuele

Due cosette, da blogger a blogger.

In questi anni un po’ d’esperienza me la son fatta. Non commento più tanto spesso circa gli eventi blogosferici per mancanza di tempo ma continuo a tenermi informato ed ho un paio di appunti da segnalare o mio blogger nascente.

In primis, i feed pubblicali interi. Cavolo. Interi. Su WordPress si fa da “Impostazioni – Lettura”, su altre piattaforme cerca e troverai sicuramente.

Il perché è semplicissimo. Tu scrivi per essere letto, non per aumentare i numeri delle statistiche di accesso alle tue pagine. Se hai iniziato a scrivere per vedere i numeri scorrere hai sbagliato completamente lavoro. Devi mettere foto (internet is for porn…) per vedere realmente i numeri salire.
Dai, su… scherzi a parte, sappiamo tutti che hai fatto un template bellissimo che val la pena guardare ma credimi che quando si va di fretta contano più i contenuti che il contenitore… e io quando devo ottimizzare i minuti a disposizione, certamente deciderò di segnar come letto quell’estratto di post e via. Hai perso un lettore e un possibile commento.

Altra cosa… rispondi ai commenti! Non sei mica Beppe Grillo. Se io vengo a scriver qualcosa sotto al tuo post è perché voglio instaurare una discussione, non perché voglio aggiungere tre parole e chi s’è visto s’è visto. Io dal tuo post ripasso qualche ora/giorno dopo e spero di poter continuare a parlare. E’ assurdo quando spesso e volentieri il blogger scrive il post e scompare. Capita a chiunque di avere esaurito gli argomenti o di perdere qualche commento nella fretta giornaliera ma da qui a farla diventare un’abitudine ce ne passa. Altrimenti ha ragione un mio amico che dice che i blog sono uno strumento imparziale perché c’è una voce più grossa e tante altre più piccole…

In ultimo, ma non per importanza, linkami, cavolo. 🙂

Emanuele

Superficialibook.

La cosa bella del non avere facebook è che per Natale o Capodanno non ricevi milioni di auguri in uno stream che si ferma solo a mezzanotte.

Ricevi sicuramente molti meno auguri, però chi si ricorda è chi ha avuto veramente il pensiero a te… ed è li che distingui chi ti vuol bene da chi fa parte della massa e rapidamente, automaticamente e asetticamente, ti annega in quel vortice di messaggi brillantinosi fatti di “clicca e condividi”.

Non è giusto misurar l’impegno, ma sono stra-convinto che quel piccolissimo sforzo in più ti fa notare quanta sincerità ci sia dietro certe parole.

Emanuele

Now in the morning I sleep alone…

Siamo arrivati a due settimane. Due settimane “da single” che vive solo a casa.

E’ una nuova avventura (cavoli quant’è bella questa parola… i cambiamenti chiamateli SEMPRE così! :-)) ma non ho voluto tirar conclusioni presto perché era facile parlarne con l’euforia dei primi giorni, così in questi 14 giorni mi sono osservato e, finalmente, eccole qui.

Vivere in una casa totalmente soli è strano, così come è abbastanza differente dal vivere con coinquilini, sia perché non hai da gestire e condividere luoghi e/o orari, sia perché il silenzio – se non agisci – regna sovrano.

Quando voglio dormire dormo, senza rumori. Quando voglio ascoltare musica la ascolto senza preoccuparmi di star disturbando. Quando voglio pranzare pranzo e quando voglio stare al telefono lo faccio. Quando voglio star sveglio fino a tardi, nessuno si preoccupa delle mie ore di sonno. Nessuno se non me stesso.

Le giornate fin ora, tra gli esami passati, gli impegni scout e le infinite ore trascorse a studiare sono volate e il tempo libero, in effetti, si è ridotto al risveglio ed alla sera che risultano i due momenti in cui, con certezza, sento il vuoto di questa casa così grande intorno a me.

Fortunatamente però il risveglio è fatto di routine e rapidità (per correre in biblioteca) e così va via in un’oretta. La sera invece, è un continuo programma da inventare. Ho cercato di invitare gli amici per qualsiasi occasione ma non sempre è possibile, sia per impegni loro, sia perché è naturale sentir la necessità di rilassarsi realmente. Ieri sera, tanto per dire, alle undici e mezzo ero a letto. E’ vero che con le giornate strapiene che avevo vissuto, recuperare un po’ di sonno era d’obbligo, ma è anche vero che la sera vien più difficile far passare le ore.

C’è da cucinar qualcosa. Prendere quell’unico piatto dallo scolapiatti e metterlo su una tovaglietta (dopo 3 giorni andato avanti per abitudine, mi son reso conto che la tovaglia era esagerata…), prendere un bicchiere, un cucchiaio, una forchetta, un coltello ed un tovagliolino e – a quel punto – dedicarsi alla cena. In effetti però, la cena, nonostante non sia chissà quale gran cuoco, sta risultando un momento in cui mettersi in gioco anche per riempire il tempo. Ogni sera tornando a casa, in macchina, faccio mente locale di ciò che voglio mangiare e anche questo in effetti, abituato alle dinamiche di una famiglia, suona veramente strano. Quando ceno però tocco l’apice della solitudine. E’ incredibile mangiare vedendo il resto della tavola vuota con le sedie che la circondano al proprio posto. E’ un momento in cui persino la tv (ma d’altronde è raro trovare cose interessanti…) stenta a colmare il silenzio.

Bisogna trovare stimoli se non si vuol rischiare di annoiarsi, sdraiati sul divano, davanti la tv. Fin ora non mi è mai successo ma ho sempre paura che possa accadere. La settimana scorsa ho ripreso a far palestra (a casa) seriamente. Ho suddiviso il programma in quattro giorni (vanno rispettati i giorni di riposo!) e anche quello è un ottimo mezzo per trascorrere almeno un’oretta senza sentir silenzio.

In ogni caso è un momento della mia vita che mi rendo conto debba ancora scoprire pienamente. In questi giorni riflettevo di come graduale sia stato l’avvicinamento a questo periodo. Prima la partenza dei miei fratelli per Milano ed un bel periodo vissuto (intensamente) con i miei genitori, e adesso, come in una di quelle scene da film in cui vanno sparendo gli oggetti e i colori che descrivono lo sfondo, sono andati via anche loro.

Nella scena sono rimasto io. In piedi. Non vedo solo bianco intorno a me però perché con tutto ciò che amo fare riempio il 90% delle mie giornate e il colore lo decido io ma la scena è sicuramente priva di tanti affetti importanti. E’ sicuramente qualcosa che mi sta facendo crescere e sono certo che in futuro quest’esperienza mi ritornerà utile, così come lo sono state tante altre già vissute.

C’è un obbiettivo ben preciso nelle mie giornate. Ed è questo forse il segreto di tutto.

Intanto ho capito che neanche quest’esperienza sarà difficile da affrontare e forse la mia capacità di vivere sempre tutto come un gioco da affrontare con entusiasmo rende ogni cosa più semplice.

Non mi ha fatto paura neanche un giorno. Non solamente a livello pratico dal pensare di dormire soli in una casa o tornare a casa sapendo che non ti aspetta nessuno, ma anche dal punto di vista psicologico nell’aver voglia o meno di affrontare un ulteriore cambiamento.

E’ giusto che sia così ma è bello anche poterlo dire. In tutto ciò io rivedo tanto gli insegnamenti assorbiti come una spugna negli anni di scoutismo, la capacità di vivere “il deserto” e l’aver continuamente voglia di vivere nuovi sentieri ma ricondurre tutto a quello credo sia oltre che riduttivo anche frutto di una certa deviazione professionale.

Intanto, eccomi qui. Lanciato verso ulteriori novità e contento di avere la possibilità di raccontare (in primis a me stesso) l’avventura che sto vivendo non decisa direttamente da me ma frutto di una serie di coincidenze! 🙂

Emanuele

Sulle spalle dei giganti.

E poi io penso (seriamente), che altro libro dalla morale favolosa si potrà mai scrivere se la frase “l’essenziale è invisibile agli occhi” è già stata scritta e la conoscono tutti tanto da non poterla neanche – ipoteticamente – spacciar per tua?

E’ difficile trovare le parole giuste per esprimere ciò che si ha dentro. E’ ancor più difficile non esser ripetitivi.

Emanuele

Google street view a Palermo.

Da qualche giorno Google ha allargato la copertura di Street view (la funzione per esplorare la città a livello stradale) a Palermo. In passato ho usato il servizio per guardare la casa di Milano… chiamatela nostalgia, chiamatela nerditudine, ma era un bel modo per guardare quella strada, quegli alberi, il portone, la finestra di casa e sentire più vicino i miei fratelli… 🙄

Per curiosità ho cercato casa mia e – ho potuto rispondere ad un dubbio che avevo da tempo (cui però non avevo mai cercato di dar risposta): il tempo di inserimento delle immagini catturate dalle auto di Google nel software online.

Google Street view - 500 parcheggiata

Beh… ecco qui la mia compagna di mille avventure, la Cinquecento che ho salutato oltre 10 mesi fa… così è chiaro che le immagini non vengono inserite velocemente ma, praticamente, le Googlecar avevano girato Palermo circa un anno fa.

La 500 è parcheggiata dove la lasciai dopo che le fecero l’occhio nero, così la foto è stata scattata tra il 10 Novembre 2008 e il 18 Marzo 2009, giorno in cui la salutai per l’ultima volta insieme ad un amico.

E’ bello sapere che – almeno digitalmentesia ancora viva in qualche modo… :joy:

Emanuele