Now in the morning I sleep alone…

Siamo arrivati a due settimane. Due settimane “da single” che vive solo a casa.

E’ una nuova avventura (cavoli quant’è bella questa parola… i cambiamenti chiamateli SEMPRE così! :-)) ma non ho voluto tirar conclusioni presto perché era facile parlarne con l’euforia dei primi giorni, così in questi 14 giorni mi sono osservato e, finalmente, eccole qui.

Vivere in una casa totalmente soli è strano, così come è abbastanza differente dal vivere con coinquilini, sia perché non hai da gestire e condividere luoghi e/o orari, sia perché il silenzio – se non agisci – regna sovrano.

Quando voglio dormire dormo, senza rumori. Quando voglio ascoltare musica la ascolto senza preoccuparmi di star disturbando. Quando voglio pranzare pranzo e quando voglio stare al telefono lo faccio. Quando voglio star sveglio fino a tardi, nessuno si preoccupa delle mie ore di sonno. Nessuno se non me stesso.

Le giornate fin ora, tra gli esami passati, gli impegni scout e le infinite ore trascorse a studiare sono volate e il tempo libero, in effetti, si è ridotto al risveglio ed alla sera che risultano i due momenti in cui, con certezza, sento il vuoto di questa casa così grande intorno a me.

Fortunatamente però il risveglio è fatto di routine e rapidità (per correre in biblioteca) e così va via in un’oretta. La sera invece, è un continuo programma da inventare. Ho cercato di invitare gli amici per qualsiasi occasione ma non sempre è possibile, sia per impegni loro, sia perché è naturale sentir la necessità di rilassarsi realmente. Ieri sera, tanto per dire, alle undici e mezzo ero a letto. E’ vero che con le giornate strapiene che avevo vissuto, recuperare un po’ di sonno era d’obbligo, ma è anche vero che la sera vien più difficile far passare le ore.

C’è da cucinar qualcosa. Prendere quell’unico piatto dallo scolapiatti e metterlo su una tovaglietta (dopo 3 giorni andato avanti per abitudine, mi son reso conto che la tovaglia era esagerata…), prendere un bicchiere, un cucchiaio, una forchetta, un coltello ed un tovagliolino e – a quel punto – dedicarsi alla cena. In effetti però, la cena, nonostante non sia chissà quale gran cuoco, sta risultando un momento in cui mettersi in gioco anche per riempire il tempo. Ogni sera tornando a casa, in macchina, faccio mente locale di ciò che voglio mangiare e anche questo in effetti, abituato alle dinamiche di una famiglia, suona veramente strano. Quando ceno però tocco l’apice della solitudine. E’ incredibile mangiare vedendo il resto della tavola vuota con le sedie che la circondano al proprio posto. E’ un momento in cui persino la tv (ma d’altronde è raro trovare cose interessanti…) stenta a colmare il silenzio.

Bisogna trovare stimoli se non si vuol rischiare di annoiarsi, sdraiati sul divano, davanti la tv. Fin ora non mi è mai successo ma ho sempre paura che possa accadere. La settimana scorsa ho ripreso a far palestra (a casa) seriamente. Ho suddiviso il programma in quattro giorni (vanno rispettati i giorni di riposo!) e anche quello è un ottimo mezzo per trascorrere almeno un’oretta senza sentir silenzio.

In ogni caso è un momento della mia vita che mi rendo conto debba ancora scoprire pienamente. In questi giorni riflettevo di come graduale sia stato l’avvicinamento a questo periodo. Prima la partenza dei miei fratelli per Milano ed un bel periodo vissuto (intensamente) con i miei genitori, e adesso, come in una di quelle scene da film in cui vanno sparendo gli oggetti e i colori che descrivono lo sfondo, sono andati via anche loro.

Nella scena sono rimasto io. In piedi. Non vedo solo bianco intorno a me però perché con tutto ciò che amo fare riempio il 90% delle mie giornate e il colore lo decido io ma la scena è sicuramente priva di tanti affetti importanti. E’ sicuramente qualcosa che mi sta facendo crescere e sono certo che in futuro quest’esperienza mi ritornerà utile, così come lo sono state tante altre già vissute.

C’è un obbiettivo ben preciso nelle mie giornate. Ed è questo forse il segreto di tutto.

Intanto ho capito che neanche quest’esperienza sarà difficile da affrontare e forse la mia capacità di vivere sempre tutto come un gioco da affrontare con entusiasmo rende ogni cosa più semplice.

Non mi ha fatto paura neanche un giorno. Non solamente a livello pratico dal pensare di dormire soli in una casa o tornare a casa sapendo che non ti aspetta nessuno, ma anche dal punto di vista psicologico nell’aver voglia o meno di affrontare un ulteriore cambiamento.

E’ giusto che sia così ma è bello anche poterlo dire. In tutto ciò io rivedo tanto gli insegnamenti assorbiti come una spugna negli anni di scoutismo, la capacità di vivere “il deserto” e l’aver continuamente voglia di vivere nuovi sentieri ma ricondurre tutto a quello credo sia oltre che riduttivo anche frutto di una certa deviazione professionale.

Intanto, eccomi qui. Lanciato verso ulteriori novità e contento di avere la possibilità di raccontare (in primis a me stesso) l’avventura che sto vivendo non decisa direttamente da me ma frutto di una serie di coincidenze! 🙂

Emanuele

5 commenti » Scrivi un commento

  1. Caspita, sono contento di leggere che tutto sommato ti stia prendendo bene in questa situazione.
    La cena in solitudine è effettivamente un momento strano, la vivo anche io così, però per il resto leggo che ti sei organizzato alla grande la giornata.

    A me capita spesso di rimanere “schiacciato” in una combinazione di:
    – poco tempo trascorso a casa
    – stanchezza da lavoro
    – poche ore di sonno
    – pigrizia (estrema) nel fare le faccende domestiche

    Gli effetti su di me e sull’ambiente che mi circonda sono ovviamente devastanti: casa degrada a livelli simil-stalla, voglia di cucinare zero e quindi kebab/pizza/panino quasi perenne 🙁

    • Nono, io sto cercando di avere un approccio diverso… se inizio col disfattismo all’inizio la vedo dura a vivere tanto tempo così. Meglio partire carichi e poi magari, se necessario (per stanchezza o altro) allentare il passo pian piano. Fin ora non ho mai ordinato una pizza o un pollo, ho sempre cucinato io cercando di variare (anche se mi sono accorto che prediligo la pasta ai secondi) per quanto possibile.
      Per la pulizia… cerco di tenere tutto in ordine perché il disordine è esponenziale. Se lo lasci crescere ti ritrovi in un attimo nella bolgia più totale… fin ora sta andando bene, staremo a vedere…! 🙂
      Ciao,
      Emanuele

  2. Sul disordine esponenziale potrei scrivere un trattato 😀
    Il mio problema è aver vissuto 25 anni con una mamma (non madre, ma Mamma) che ha sempre pensato a tutto. Per carità non finirò mai di ringraziarla, ma è dura scoprire che il bagno non si pulisce da solo, che cucinare cose sempre diverse non è così scontato, e via discorrendo.
    In un anno sono migliorato, ma ancora ce n’è taaaaaanta di strada e di fatica.

    Se mantieni la fantasia di cucinare tutti i giorni e la costanza nel riordinare, fidati… hai risolto molti dei problemi. Oltre che per una questione di decenza, la casa dissestata quando hai un momento di quelli un pò tristi o nervosi ti fa vivere tutto ancora peggio.
    Però il troppo ordine mi da troppo senso di silenzio (personalmente lo chiamo “effetto museo”).

    Quando trovo una via di mezzo e la musica giusta, mi sento un Re 🙂 e non mi viene più di pensare a quello che manca, ma a cosa/chi potrei aggiungere in questi spazi.

  3. Fortunatamente a casa mia invece abbiamo sempre fatto tutti un po’ di tutto e così certe cose le immaginavo già… ora piuttosto è un rendersi conto di quanto tempo prendano quando ti ritrovi a doverle fare tutte per mantenere in piedi una casa.
    Riguardo l’ordine e i momenti di sconforto ti do ragione… vedere le cose sistemate aiuta a trovare dei punti d’appoggio che ti fanno dire “non va tanto male…”. Non mi capita molto spesso d’esser scoraggiato però capisco benissimo cosa possa significare il disordine… e altrettanto bene capisco “l’effetto museo”. E’ strano quando tutto è in ordine, sembra quasi che non sai dove posizionarti tu per non rovinare quell’equilibrio! La casa va vissuta e penso che il disordine giusto sia quello che in 20 minuti di lavoro scompare. Oltre è un disastro! 🙂
    Ciao,
    Emanuele

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