Videolavata.

Se non ci fosse stato Skype, tra qualche giorno sarei rimasto senza magliette. :worry:

Era una (bella) scusa per vedere ‘a famigghia, però ho appena caricato la lavatrice in diretta, così se qualcosa uscirà con colori nuovi non sarà totalmente colpa mia!

Adesso sono col MacBook in cucina: mi sto preparando una bella frittata di patate con pancetta affumicata che dall’odore sembra buonissima…! 🙂

Bon appétit,

Emanuele

PS: la cosa più spiacevole è stata dover chiudere e tornare nel mio silenzio… 😐

La storia di Forza Italia.

PALERMO – “Forza Italia è il frutto della trattativa” tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ’92. A dirlo in aula è stato Massimo Ciancimino, che continua la sua deposizione al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. A riferirlo a Ciancimino sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall’altro. Ciancimino junior sta spiegando al pm Antonio Ingroia il contenuto di alcuni ‘pizzini’.

Ciancimino ha chiamato in causa Forza Italia: “Nel 1994, l’ingegner Lo Verde, alias Bernardo Provenzano, mi fece avere tramite il suo entourage una lettera destinata a Dell’Utri e Berlusconi. Io la portai subito a mio padre, che all’epoca era in carcere. Mi disse che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell’Utri, perché ritornassero nei ranghi. Mio padre mi diceva che il partito di Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi”.

Fonte: Repubblica.it

Voglio concedere il beneficio del dubbio, certe cose non sono ancora state dimostrate totalmente, però beh… scherzando scherzando si dice la verità ed è una bella coincidenza che, tipicamente, sia sempre lo stesso partito ad essere coinvolto in queste relazioni “poco pulite”.

Emanuele

PS: dopo le perquisizioni, parte di quella lettera, è stata fatta sparire… 😉

Ogni quanti giorni cambiate le lenzuola?

La domanda è proprio quella del titolo, non è una metafora per parlarvi di qualcos’altro o un metodo per anticiparvi qualche stupefacente rivelazione.

Parlando con gli amici ho scoperto che alcuni le cambiano una volta ogni tre settimane, altri non lo sanno. Mia madre m’ha abituato a cambiarle una volta a settimana (lei il suo lo cambia ogni settimana con precisione, io giorno più giorno meno).

Secondo me tenerle molto oltre una settimana è incredibile, oltre al fatto che l’odore delle lenzuola pulite quando ci si addormenta è spettacolare, mi sembra anche una questione d’igiene indiscutibile.

Gli amici avanzavano teorie quali “ma ti lavi ogni sera, no…? Quindi non si sporcano…” e ne abbiamo discusso un po’ tutti per una buona mezz’ora.

Voi come siete abituati? Senza tabù, su. Ad un amico abbiamo consigliato di usare le lenzuola usa-e-getta delle Ferrovie… 🙄

Ciao,

Emanuele

Cose sabatose.

Ieri sera forse mi sono allargato un po’ troppo: ho invitato *tutti* gli amici per una cena a casa mia però devo ancora capire come incastrare una dozzina di persone in soggiorno senza obbligare qualcuno a mangiare sui fornelli… 😐

Intanto passo l’aspirapolvere, sono sicuro che arriverà una soluzione! :joy:

Have a nice day people!

Emanuele

Discorsi camaleontici.

Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».
Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo.

Massimo Gramellini per La stampa, 4 febbraio 2010

C’è poco altro, o forse niente, da aggiungere.

Emanuele