These streets.

Io lo sento. C’è un progetto. Un progetto che va avanti da un paio d’anni.

Quando iniziò a nascere ne avevo solo il sentore, sapevo che poteva esistere ma – credetemi – non lo conoscevo per nulla. Mi lanciai nel vuoto in attesa di conoscerne qualche dettaglio.

L’anno scorso iniziai a sentirne l’odore: i miei fratelli partirono per Milano e trovammo casa li.

Era l’odore di un futuro che ancora chissà cos’altro saprà riservarmi. Io intanto vivevo con quell’odore tra le narici e quello mi bastava a farmi vivere col naso all’insù. 🙂

Adesso inizio a sentirne il sapore. Tutto è più vicino, i miei si sono trasferiti e io rimarrò temporaneamente qui.

Il colore di ciò che mi attende è tutto in quel temporaneamente della frase precedente. Si sta delineando un futuro con una strada di cui non conosco il casello ma che lascia intendere la direzione.

Vedo le sfumature dei colori ma ancora non ho la possibilità di sentirmi parte di quel quadro. Tanto però mi basta a farmi dire, ogni santa mattina “Affidati anche oggi a Lui”.

Non ho alcuna intenzione d’aver “fretta interiore”. Sto lentamente vivendo tutto ciò che fa parte del piano.

Sono sicuro che ci saranno ancora tante e tante novità in futuro ed è la cosa che più mi emoziona dentro. Ne ho il sentore, proprio come un paio d’anni fa.

La vita è bella e il sole sta splendendo,
tutti hanno interessi per il loro posto ideale.
Tutti i bambini sorridono
mentre una barca si sposta accanto a loro
e provano a far finta che hanno un po’ di spazio in più…

Paolo Nutini – These Streets

E’ qualcosa di incredibile ciò che sta accadendo ma è realmente un mezzo straordinario per rendersi conto di quanto, nella vita, bisogna aver Fede. :joy:

Non mi interessa conoscere il casello, sono come su un’auto che viaggia di notte: i fari illuminano i prossimi 300 metri e in base a quelli oriento la mia vita. Finché non abbandonerò la strada, son sicuro che arriverò da qualche parte.

Ho voglia di vivere, ho voglia di crescere. Ho voglia di così tante cose che mi scoppia il cuore ancora come mesi e mesi fa quando ripenso a queste cose.

La voglia di non ragionare ma vivere sempre disposto a rischiare e ridere…
Riderne… la gioia di quest’attimo senza pensarci troppo, solo gustandolo.
Le stesse storie e quei percorsi che non cambiano,
quelle canzoni e le passioni che rimangono…

Zero Assoluto – Semplicemente

Le avventure le sto mangiando, una dietro l’altra, sempre con lo stesso entusiasmo! Credo esistano poche magie più belle di quella che sto vivendo in questi anni… :joy:

Emanuele

Fermati, diamine!

Il correre sempre più velocemente è diventato il nostro modo di essere. Tutto è ormai una corsa. Si vive senza più fare attenzione alla vita. Si dorme e non si fa caso a quel che si sogna. Si guarda solo la sveglia. Siamo interessati solo al tempo che passa, a farlo passare, rimandando al poi quel che si vorrebbe davvero. Sul “poi”, non sull'”ora”, si concentra l’attenzione. Nelle città in particolare la vita passa senza un solo momento di riflessione, senza un solo momento di quiete che bilanci la continua corsa al fare. Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, di inorridirsi, di commuoversi, di innamorarsi, di stare con se stessi. Le scuse per non fermarsi a chiederci se questo correre ci fa più felici sono migliaia e, se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.

Tratto da: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani

Ci sono volte in cui, mentre sto leggendo, devo necessariamente fermarmi perché ciò che ho letto mi sembra sia una di quelle verità da cui non si deve scappare così velocemente.

Oggi non avevo a portata di mano la mia matita, stranamente quella che tengo sempre come segnalibro era caduta via, così ne ho cercato una al volo: questo passo del libro andava sottolineato tutto. Andava riletto. Andava digerito.

Emanuele

Facebook, amici e legge sulla privacy.

Sapete che se aggiungete un contatto su Facebook (o qualsiasi social network) e poi questi si rivela un account fasullo attraverso il quale qualcuno tenta di carpire informazioni personali non potrete denunciarlo per violazione della privacy?

Tutto ciò per un motivo semplicissimo: quando avete accettato quel contatto, avete tacitamente accettato la possibilità che un estraneo venisse a conoscenza di vostri fatti privati. A maggior ragione tale concetto aumenta di valore se sarete voi, ingannati dalla “familiarità” del contatto, a raccontare in uno scambio postale (chat, e-mail) i vostri fatti personali. La legge sulla privacy, come intesa dal garante può essere invece presa in considerazione quando questi comunica le informazioni sottratte (più o meno ingannevolmente) a terzi. Quello non è un suo diritto.

E’ sempre bene prestare attenzione a ciò che comunichiamo e a chi lo facciamo, soprattutto dietro una tastiera e un monitor che, il più delle volte, non ci permettono di verificare oltre all’identità anche le intenzioni dell’interlocutore.

Emanuele

Missioni da compiere.

A volte per fare la cosa giusta bisogna mostrare carattere
e rinunciare a ciò che vogliamo di più, persino ai nostri sogni.

Tratto dal film Spider-Man 2

E’ inutile, avrò sempre il debole per le frasi dette dai super-eroi. Ti danno la forza per affrontare, con coraggio, tutte le difficoltà che la vita ti offre.

Corro all’università,

Emanuele

PS: il poster di Spiderman lo incrocio, ogni mattina, quando mi alzo, attaccato alla porta della mia stanza.

L’elfo felice.

Elfo sorridente

Tutto è questione di donare. Gli uomini felici sono coloro che si donano.
Gli insoddisfatti coloro che soffocano l’esistenza in un perpetuo tirarsi indietro, chiedendosi continuamente che cosa stanno per perdere. Donarsi completamente, sempre. Fare ciò che si deve generosamente, con il massimo impegno, anche se l’oggetto del dovere è senza grandezza apparente.

Léon Degrelle (politico belga)

Emanuele

(photo credits)

Due cosette, da blogger a blogger.

In questi anni un po’ d’esperienza me la son fatta. Non commento più tanto spesso circa gli eventi blogosferici per mancanza di tempo ma continuo a tenermi informato ed ho un paio di appunti da segnalare o mio blogger nascente.

In primis, i feed pubblicali interi. Cavolo. Interi. Su WordPress si fa da “Impostazioni – Lettura”, su altre piattaforme cerca e troverai sicuramente.

Il perché è semplicissimo. Tu scrivi per essere letto, non per aumentare i numeri delle statistiche di accesso alle tue pagine. Se hai iniziato a scrivere per vedere i numeri scorrere hai sbagliato completamente lavoro. Devi mettere foto (internet is for porn…) per vedere realmente i numeri salire.
Dai, su… scherzi a parte, sappiamo tutti che hai fatto un template bellissimo che val la pena guardare ma credimi che quando si va di fretta contano più i contenuti che il contenitore… e io quando devo ottimizzare i minuti a disposizione, certamente deciderò di segnar come letto quell’estratto di post e via. Hai perso un lettore e un possibile commento.

Altra cosa… rispondi ai commenti! Non sei mica Beppe Grillo. Se io vengo a scriver qualcosa sotto al tuo post è perché voglio instaurare una discussione, non perché voglio aggiungere tre parole e chi s’è visto s’è visto. Io dal tuo post ripasso qualche ora/giorno dopo e spero di poter continuare a parlare. E’ assurdo quando spesso e volentieri il blogger scrive il post e scompare. Capita a chiunque di avere esaurito gli argomenti o di perdere qualche commento nella fretta giornaliera ma da qui a farla diventare un’abitudine ce ne passa. Altrimenti ha ragione un mio amico che dice che i blog sono uno strumento imparziale perché c’è una voce più grossa e tante altre più piccole…

In ultimo, ma non per importanza, linkami, cavolo. 🙂

Emanuele

Now in the morning I sleep alone…

Siamo arrivati a due settimane. Due settimane “da single” che vive solo a casa.

E’ una nuova avventura (cavoli quant’è bella questa parola… i cambiamenti chiamateli SEMPRE così! :-)) ma non ho voluto tirar conclusioni presto perché era facile parlarne con l’euforia dei primi giorni, così in questi 14 giorni mi sono osservato e, finalmente, eccole qui.

Vivere in una casa totalmente soli è strano, così come è abbastanza differente dal vivere con coinquilini, sia perché non hai da gestire e condividere luoghi e/o orari, sia perché il silenzio – se non agisci – regna sovrano.

Quando voglio dormire dormo, senza rumori. Quando voglio ascoltare musica la ascolto senza preoccuparmi di star disturbando. Quando voglio pranzare pranzo e quando voglio stare al telefono lo faccio. Quando voglio star sveglio fino a tardi, nessuno si preoccupa delle mie ore di sonno. Nessuno se non me stesso.

Le giornate fin ora, tra gli esami passati, gli impegni scout e le infinite ore trascorse a studiare sono volate e il tempo libero, in effetti, si è ridotto al risveglio ed alla sera che risultano i due momenti in cui, con certezza, sento il vuoto di questa casa così grande intorno a me.

Fortunatamente però il risveglio è fatto di routine e rapidità (per correre in biblioteca) e così va via in un’oretta. La sera invece, è un continuo programma da inventare. Ho cercato di invitare gli amici per qualsiasi occasione ma non sempre è possibile, sia per impegni loro, sia perché è naturale sentir la necessità di rilassarsi realmente. Ieri sera, tanto per dire, alle undici e mezzo ero a letto. E’ vero che con le giornate strapiene che avevo vissuto, recuperare un po’ di sonno era d’obbligo, ma è anche vero che la sera vien più difficile far passare le ore.

C’è da cucinar qualcosa. Prendere quell’unico piatto dallo scolapiatti e metterlo su una tovaglietta (dopo 3 giorni andato avanti per abitudine, mi son reso conto che la tovaglia era esagerata…), prendere un bicchiere, un cucchiaio, una forchetta, un coltello ed un tovagliolino e – a quel punto – dedicarsi alla cena. In effetti però, la cena, nonostante non sia chissà quale gran cuoco, sta risultando un momento in cui mettersi in gioco anche per riempire il tempo. Ogni sera tornando a casa, in macchina, faccio mente locale di ciò che voglio mangiare e anche questo in effetti, abituato alle dinamiche di una famiglia, suona veramente strano. Quando ceno però tocco l’apice della solitudine. E’ incredibile mangiare vedendo il resto della tavola vuota con le sedie che la circondano al proprio posto. E’ un momento in cui persino la tv (ma d’altronde è raro trovare cose interessanti…) stenta a colmare il silenzio.

Bisogna trovare stimoli se non si vuol rischiare di annoiarsi, sdraiati sul divano, davanti la tv. Fin ora non mi è mai successo ma ho sempre paura che possa accadere. La settimana scorsa ho ripreso a far palestra (a casa) seriamente. Ho suddiviso il programma in quattro giorni (vanno rispettati i giorni di riposo!) e anche quello è un ottimo mezzo per trascorrere almeno un’oretta senza sentir silenzio.

In ogni caso è un momento della mia vita che mi rendo conto debba ancora scoprire pienamente. In questi giorni riflettevo di come graduale sia stato l’avvicinamento a questo periodo. Prima la partenza dei miei fratelli per Milano ed un bel periodo vissuto (intensamente) con i miei genitori, e adesso, come in una di quelle scene da film in cui vanno sparendo gli oggetti e i colori che descrivono lo sfondo, sono andati via anche loro.

Nella scena sono rimasto io. In piedi. Non vedo solo bianco intorno a me però perché con tutto ciò che amo fare riempio il 90% delle mie giornate e il colore lo decido io ma la scena è sicuramente priva di tanti affetti importanti. E’ sicuramente qualcosa che mi sta facendo crescere e sono certo che in futuro quest’esperienza mi ritornerà utile, così come lo sono state tante altre già vissute.

C’è un obbiettivo ben preciso nelle mie giornate. Ed è questo forse il segreto di tutto.

Intanto ho capito che neanche quest’esperienza sarà difficile da affrontare e forse la mia capacità di vivere sempre tutto come un gioco da affrontare con entusiasmo rende ogni cosa più semplice.

Non mi ha fatto paura neanche un giorno. Non solamente a livello pratico dal pensare di dormire soli in una casa o tornare a casa sapendo che non ti aspetta nessuno, ma anche dal punto di vista psicologico nell’aver voglia o meno di affrontare un ulteriore cambiamento.

E’ giusto che sia così ma è bello anche poterlo dire. In tutto ciò io rivedo tanto gli insegnamenti assorbiti come una spugna negli anni di scoutismo, la capacità di vivere “il deserto” e l’aver continuamente voglia di vivere nuovi sentieri ma ricondurre tutto a quello credo sia oltre che riduttivo anche frutto di una certa deviazione professionale.

Intanto, eccomi qui. Lanciato verso ulteriori novità e contento di avere la possibilità di raccontare (in primis a me stesso) l’avventura che sto vivendo non decisa direttamente da me ma frutto di una serie di coincidenze! 🙂

Emanuele