L’ultimo libro proposto dal gruppo di lettura è un’opera di Jerome David Salinger. Franny e Zooey, questo il titolo, è un libro la cui trama si divide in due grandi capitoli collegati tra loro. Inizialmente infatti Salinger propose questi due racconti come lavori distinti e solo nel 1961 fu pubblicata un’edizione unica.
Il libro si dipana tra le insicurezze di Franny, una ragazza universitaria in crisi spirituale e Zooey, il fratello, in continua competizione nei confronti dei suoi fratelli (uno morto, l’altro isolato dal mondo). Franny, una bellissima ed esile ragazza, nella prima parte del libro scarica tutta la sua crisi sul fidanzato cui vuol bene ma che, nella confusione, non riesce più ad amare come vorrebbe. Nella seconda parte dell’opera prima dello scambio di visioni tra Franny e Zooey, Salinger riserva dello spazio per un confronto tra la madre, Bessie, e Zooey, fratello di Franny e di altri cinque figli.
Essendo dotati di una particolare intelligenza, ognuno di essi ha partecipato, prima o poi, al programma radiofonico “Un bambino eccezionale” e da quest’esperienza l’intera famiglia è rimasta segnata e caratterizzata: una delle crisi che traspare è quella dovuta all’essere in continua competizione col mondo per riuscire a mantenere quello status affibiatogli da piccoli.
Salinger affronta la crisi spirituale cucendo insieme riflessioni sulla società, sui valori, sulle religioni e per questo nell’intero libro, ciò che ha più importanza sono le riflessioni, come i dialoghi in cui Zooey tenta di mostrare un nuovo punto di vista a Franny che le scene in cui tutto ciò avviene.
“E sono stufa di non avere il coraggio di essere nessuno e basta.”
Franny
Il libro non mi è sembrato di facilissima lettura, specialmente se non si è avuta prima un’infarinatura di cosa si sta per affrontare. In ogni caso lo reputo un libro di sostanza, che non si dilunga mai dove non dovrebbe e che, dall’inizio alla fine, riesce a far emergere i diversi aspetti di questa crisi giovanile.
Emanuele


Nel 2013, con Lufthansa, ho preso cinque volte la “Regina dei cieli” (così 
La stile narrativo ricalca visibilmente la formazione dell’autore. La storia infatti risulta adattissima ad una rappresentazione teatrale senza troppe rinunce: le descrizioni sono secche, votate alla ricerca della sostanza più che dell’estetica. Ne risulta un racconto breve (poco meno di 100 pagine la versione Adelphi) ma intenso e senza soste.