Dicembre vola via.

Oggi pomeriggio parto per la Cina per altre due settimane, tornerò pochi giorni prima di Natale creandomi un ottimo alibi verso lo shopping selvaggio di questo periodo.

Airbus A380

Dopo aver provato la regina dei cieli, volerò per la prima volta sul nuovissimo Airbus A380, l’ultimo artefatto degli sforzi aeronautici europei (il primo è stato consegnato nel 2007) e il più grande aereo passeggeri del mondo (in configurazione massima sono 840 posti). In realtà, ciò che più mi auguro è che il cibo sia buono, perché a Shanghai mi aspettano due settimane di riso, rospo e bambù…

Emanuele

La mafia uccide solo d’estate.

Scena tratta da: "La mafia uccide solo d'estate"

«Ma la mafia ucciderà anche noi?»
«Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate.»

(Il piccolo Arturo al padre, prima di andare a dormire)

Recensione: Non ho chiaro quanto aver visto il film da una città molto distante da quella in cui sono cresciuto abbia influito ma sono uscito dalla sala visibilmente commosso.

L’ultimo lavoro di Pif è un c-a-p-o-l-a-v-o-r-o. Voto: 10++.

Emanuele

Gospel in a shopping centre.

Devo ammettere che mi sento in colpa perché, della Cina, vi ho fatto vedere molto poco. Ho collezionato tanti attimi e avevo voglia di montarli in un unico video ma il tempo ultimamente è tiranno.

Stasera, dopo il lavoro, vagavo per l’area pedonale di Leicester in cerca di un pub in cui riscaldarmi e mangiare fish & chips quando, ad un tratto, ho iniziato a sentire un bel ritmo.

Questi tizi qui sopra cantavano gospel all’ingresso di un negozio, probabilmente per attirar gente. Non so se possa dipendere dal clima pre-natalizio che si respira per le strade (alla faccia di chi si lamenta che in Italia dopo il 30 Ottobre è già Natale…); in ogni caso, va segnalata la simpatica signora cicciotta che si lascia prendere dal ritmo (non potevo riprenderla troppo, ma mi faceva ridere troppo).

Vi prometto che troverò il tempo di mostrarvi qualcosa di cinese…

Emanuele

Nice to meet you.

Sono arrivato in Inghilterra ieri sera. L’aereoporto di Birmingham non è molto grande ma la signorina del rent-a-car mi ha subito dato l’accoglienza: l’inglese “vero” è distantissimo da quello di qualsiasi corso tu possa aver fatto e da qualsiasi pronuncia tu possa aver assimilato. Stretto, chiuso, curvo su se stesso. Sembrava me quando ho attraversato le portine dell’uscita: il freddo tagliente era lì in attesa di un caloroso benvenuto.

Il programma della giornata prevedeva una cosa semplicissima: raggiungere Leicester in auto. La cosa difficile è che dovevo farlo in uno dei pochi paesi al mondo in cui si guida dal lato sbagliato. Arrivare davanti la mia Vauxhall Corsa e tentare istintivamente di entrare da sinistra racconta metà della storia. In realtà dovrò accendere un cero al navigatore perché avere idea della rotonda in cui stai per finire e poter iniziare a ragionare duecento metri prima (ma non bastano mai e ne vorresti almeno il doppio) da un grosso aiuto.

Classic England Burger

In ogni caso, come visibile, sarà una settimana difficile: tra fish and chips, hot dog e burger capire cosa mangiare prima sarà un’impresa. Devo dire che quel mezzo litro di birra ha aiutato a mandar giù 0,80 pound di carne (non oso immaginare la versione .160p che equivale a 725grami di carne sopraffina…) e le patatine al lato han dato il colpo di grazia ad una digestione leggera e delicata.

Stamattina ho fatto il primo meeting di lavoro con una tazza di té nerissimo e bollente accanto. Il primo pensiero è stato: in Cina bevevo foglioline di té in maniera totalmente diversa”. Accorgersi in maniera così concreta delle differenze culturali è meraviglioso.

Mi mancava l’Inghilterra, non vi tornavo da tredici anni e sull’aereo riflettevo che l’ultima volta – a diciassette anni – ero stato qui in vacanza-lavoro come cameriere. Questa volta invece son qui come ingegnere per un software che ho sviluppato io in questi mesi… la vita è bella, perché nel tempo riscopri certi posti con occhi totalmente diversi.

Emanuele

“Franny e Zooey” di J.D. Salinger

L’ultimo libro proposto dal gruppo di lettura è un’opera di Jerome David Salinger. Franny e Zooey, questo il titolo, è un libro la cui trama si divide in due grandi capitoli collegati tra loro. Inizialmente infatti Salinger propose questi due racconti come lavori distinti e solo nel 1961 fu pubblicata un’edizione unica.

Copertina del libro "Franny e Zooey" di J D SalingerIl libro si dipana tra le insicurezze di Franny, una ragazza universitaria in crisi spirituale e Zooey, il fratello, in continua competizione nei confronti dei suoi fratelli (uno morto, l’altro isolato dal mondo). Franny, una bellissima ed esile ragazza, nella prima parte del libro scarica tutta la sua crisi sul fidanzato cui vuol bene ma che, nella confusione, non riesce più ad amare come vorrebbe. Nella seconda parte dell’opera prima dello scambio di visioni tra Franny e Zooey, Salinger riserva dello spazio per un confronto tra la madre, Bessie, e Zooey, fratello di Franny e di altri cinque figli.
Essendo dotati di una particolare intelligenza, ognuno di essi ha partecipato, prima o poi, al programma radiofonico “Un bambino eccezionale” e da quest’esperienza l’intera famiglia è rimasta segnata e caratterizzata: una delle crisi che traspare è quella dovuta all’essere in continua competizione col mondo per riuscire a mantenere quello status affibiatogli da piccoli.

Salinger affronta la crisi spirituale cucendo insieme riflessioni sulla società, sui valori, sulle religioni e per questo nell’intero libro, ciò che ha più importanza sono le riflessioni, come i dialoghi in cui Zooey tenta di mostrare un nuovo punto di vista a Franny che le scene in cui tutto ciò avviene.

“E sono stufa di non avere il coraggio di essere nessuno e basta.”

Franny

Il libro non mi è sembrato di facilissima lettura, specialmente se non si è avuta prima un’infarinatura di cosa si sta per affrontare. In ogni caso lo reputo un libro di sostanza, che non si dilunga mai dove non dovrebbe e che, dall’inizio alla fine, riesce a far emergere i diversi aspetti di questa crisi giovanile.

Emanuele

Tieni il tempo.

Esistono vari tipi di corsa. Esiste la corsa coi sacchi, quella sulle mani, quella bendati o quella con le moto d’acqua. Esiste la corsa dello sprinter, quella di colui che dopo 100 metri deve aver dato tutto quel che aveva perché se non l’ha fatto è uno stupido; esiste la corsa del maratoneta, quel passo cadenzato, ritmico, che aspira ad esser il passo del saggio in quanto non osa mai troppo ma neanche rallenta al punto di fermarsi. Esistono così tante corse che, mi diverte, nella mente, immaginare quella della tartaruga. Forse perché una l’ho vista qualche giorno fa in un laghetto, distesa al sole, con le zampe stiracchiate intenta a godersi il calore di quella fortunata giornata d’autunno. L’ho invidiata.

Tre chitarre

Ultimamente il mio tempo non è mai abbastanza. Mi avessero detto che i trent’anni erano così, non dico che li avrei rifiutati, ma avrei quantomeno provato a trattare.

Dopo l’estate, ho avuto paura mi stessero rubando il tempo ed ho sentito l’esigenza di parlarne con qualche amico. Quest’anno la Cina è stata totalizzante e fino ad Agosto non ho sognato altro che fermarmi. I viaggi in Spagna, Svizzera, Croazia, Friuli, Roma sono state occasioni rapide, fughe mai sufficienti. L’aver fatto solo una settimana di ferie ad Agosto la dice lunga.

Quest’anno ho responsabilmente-ma-non-allegramente preso le distanze dal gruppo che fa attività nelle carceri milanesi (si, so di non avervelo mai raccontato…). Non riuscivo a seguirlo, non nei giorni e nelle modalità in cui il gruppo si esprime. L’anno è stato così intenso che non ho neanche completato gli otto appuntamenti dell’abbonamento a teatro che avevo fatto e dei quattro mesi di palestra pagati (profumatamente) ne ho fatti solo due e mezzo.

Fermo però non posso stare perché fermo su una sedia – quella dannata posizione che ogni mia insegnante avrebbe voluto avessi per cinque ore al giorno – sto già troppo e la schiena me lo sta dicendo in ogni lingua. L’ultimo mese le ore di straordinario son state parecchie e così, per evitare di sentirmi un cinquantenne a trentanni (non me ne vogliate cinquantenni) mi sono iscritto un mese fa al corso di nuoto. Ogni benedetto lunedì. Mi sta piacendo tanto anche se gareggio… con le cinquantenni.

Adesso, si è aggiunto il martedì con due amici, per tentare, dopo anni, di imparare a suonar la chitarra. Il tempo però – per ragioni squisitamente tecniche – mi manca anche lì.

Sembra la maledizione del mio 2013. Specie visti i tempi, non dovrei dirlo, ma ogni tanto vorrei la fortuna di poter lavorare meno. [non scrivo “fare l’insegnante” perché anni fa un articolo simile su un giornale scatenò un putiferio facendo adirare l’intera categoria…].

Mi chiedo quante altre volte riuscirò a passar da qui entro fine anno. E’ grave. E’ grave soprattutto quando, non avendo tempo, smetti anche di fare una cosa bellissima che da sempre ritieni utile per avere una marcia in più: pensare.

Emanuele

Quasi due volte il giro del mondo.

Miles & More, il programma di “fedeltà” dei viaggiatori Star Alliance (lanciato da Lufthansa nel 1993) ha una sezione del sito dedicata alle statistiche di volo. Non so ancora se i prossimi due mesi rimarrò coi piedi per terra, ma al momento, ho sicuramente infranto ogni record del mio storico di volo.

Gli aerei Lufthansa con cui ho volato quest'anno.Nel 2013, con Lufthansa, ho preso cinque volte la “Regina dei cieli” (così fu definito il 747-400 quando nacque, per via delle sue dimensioni) e percorso 1,859 volte il giro del mondo (74.513km percorsi in aria) o il 20% della distanza Terra-Luna.

Gli aereoporti in cui ho fatto più atterraggi sono quelli tedeschi (Francoforte in testa) e son rimasto in volo 4 giorni, 5 ore e 20 minuti. Nulla al confronto delle 900 ore (37 giorni) di un assistente di volo ma più che sufficienti per farmi capire e scoprire sulla pelle che la qualità della vita su un aereo, quando si viaggia per molto tempo, ha un’importanza non trascurabile.

Il programma per viaggiatori prevede il passaggio a Frequent Traveller al raggiungimento di 35.000 punti e Senator a 100.000. Io quest’anno sono a 79.000… e devo ancora capire come spendere i miei punti (potrei prenotare due biglietti per l’America gratis… :roll:).

Viaggiare in business è totalmente differente dalla vita low-cost cui siamo abituati nei voli turistici (Dio li benedica sempre e comunque!). La possibilità di fare una doccia in attesa del prossimo volo all’interno della lounge, il cibo, la wifi, le riviste e le bevande gratis, l’accesso prioritario pochi minuti prima della partenza, il menù di maggior qualità durante il volo (con annessa carta dei vini!), la poltrona massaggiante – ma soprattutto reclinabile fino a diventare un letto – fan sì che il viaggio diventi il momento più rilassante della trasferta lavorativa. Lo champagne servito prima del decollo appena prendi posto e l’hostess che, in volo, viene a rassicurarti che la tua coincidenza è raggiungibile nonostante il ritardo alla partenza son tutte cose che ti fanno sentire coccolato e che si trasformano in quel paradigma per cui… “per tutto il resto c’è Mastercard!”.

Probabilmente quella aerea, è la migliore “business class” per un viaggiatore. L’esperienza in treno non credo coinvolga il viaggio e il viaggiatore in maniera così completa e il trasporto su gomma non contempla opzioni del genere (a meno di affidarsi a servizi privati).

Emanuele