Buon 2014, lentamente.

Piaggio Ape - Capodanno

Chissà dove mi condurrà quest’anno. Le vacanze siciliane son finite, forse troppo in fretta. Per recuperare, tra qualche giorno volerò a Budapest in vacanza. Nuovamente quattro giorni. E poi? Sono tante le domande che ognuno di noi si pone i primi giorni di ogni nuovo anno. Come andrà? Quali mete raggiungerò? Cosa riuscirò a realizzare? Quanto spazio avrò per coltivare rapporti? Saprò esserne all’altezza? Sarà un anno positivo? L’Italia si riprenderà? Il tempo corre, ultimamente lo avverto con maggior forza. Ieri sera, mentre nuotavo in piscina (e l’istruttore mi urlava di spingere di più con le gambe) ho chiuso gli occhi ed ho sognato di poter viaggiare per qualche chilometro su un vecchio Ape come quello in foto. Un po’ per gioco, un po’ perché la lentezza da anche profondità all’esplorazione. Non so ancora – trent’anni non son stati sufficienti ad insegnarmelo – se sognar qualcosa con forza sia un buon metodo per trasformare il desiderio in realtà, ma nel dubbio proverò a desiderar lentezza nel mio cammino per i giorni a venire.

E poi? E poi si vedrà…

Emanuele

“In nome della madre” di Erri De Luca.

Erri De Luca - In nome della MadreL’ultimo libro letto è quasi poesia. “In nome della madre” è un libro in cui si evince tutta la potenza di Erri De Luca nello scegliere minuziosamente le parole da usare ed i pensieri da esprimere. Le frasi semplici, i periodi corti non concedono alcuna possibilità a concetti ridondanti di farsi strada. La lettura avanza per una serie continua di precisi riferimenti o descrizioni.

“In nome della madre” è il libro perfetto per questo periodo. È il libro della natività. È il gioco più arguto che si possa fare, che un ateo possa fare: immaginare l’attesa, il travaglio, le emozioni che due uomini possono aver vissuto quando un angelo vi si presentò dicendo «Maria, tu concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù» senza concentrarsi troppo sul significato religioso che possa avere quell’evento straordinario. Perché Mirìam e Josef erano due semplici uomini che dovettero, sicuramente scontrarsi con la società e la cultura dell’epoca in cui l’adulterio portava al martirio.

“Ero felice. Avrei voluto abbracciare il mio Josef, per lui mi era salita in petto una tenerezza mai provata… con la tenerezza la gratitudine. Mi aveva creduto…
Fai quello che è giusto Josef. Io oggi sono tua più di prima, più della promessa”.

Tratto da “In nome della Madre” di Erri De Luca

La forza di questi due personaggi è inquadrata da De Luca in una bellezza e purezza sovrumane. La storia coinvolge, è la storia più profonda che, fin da piccoli, ci viene narrata. E’ una storia che, per certi versi, ci appartiene e dalla quale è difficile sentirsi estranei. I dubbi, i desideri, le preghiere, le richieste a Dio speranzose e preoccupate di Miriàm, le incertezze e il coraggio che non li porta ad arrendersi sono tutti elementi vicini a noi. È bella l’umanità che se ne evince. De Luca esprime bene il lato umano di queste due figure del cristianesimo: Mirìam è una donna e in quanto tale non è priva di tutte quelle sensazioni che qualsiasi mamma prova e ne esce descritta con una femminilità affascinante, Josef è padre di un bimbo “non suo” ma che rimane fermo nella sua scelta, rimane fedele alla sua promessa e resiste agli insulti del suo popolo.

“Sa i miei pensieri. E’ un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai…”.

Mirìam in “In nome della Madre

Vi consiglio di leggerlo, avanzando lentamente parola dopo parola, gustandovi ogni singola immagine. «In nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita».

Emanuele

“Mal di pietre” di Milena Agus.

Copertina del libro "Mal di pietre" di  Milena AgusMamma mia. Non posso che dire mamma mia.
L’ultimo libro letto è qualcosa di incredibilmente bello.

Mal di pietre è un libro leggero, scritto in un linguaggio semplice, genuino, distantissimo dallo stile di uno scrittore di professione (Milena Agus è una insegnante sarda) ma che non ha nulla da invidiare a certi tomi della letteratura contemporanea e si fa apprezzare fin dall’inizio per il bellissimo stile narrativo. Sembra che la scrittrice abbia buttato il libro giù tutto d’un pezzo. Sembra si sia messa di fronte al suo taccuino ed abbia iniziato a raccontare i suoi pensieri. Il risultato è qualcosa di così equilibrato da essersi ritrovato finalista al premio Strega è tradotto in cinque lingue senza grosse spinte da parte dei mass-media.

La trama, coerentemente con l’idea di semplicità, è la storia di una nonna sarda raccontata dalla nipote. Una nonna che ha sempre avvertito l’inquietudine del raggiungere le proprie mete in ritardo; da un amore che sembrava condannato a non arrivare, alla difficoltà di amare come si è sempre immaginato e al saper – realmente – godere di ciò che si ha. Un po’ come quelle pietre, quei calcoli renali, che oltre a formarsi lentamente portano il corpo ad un momento di dolore intenso oltre il quale tutto si trasforma. La vita della nonna della narratrice (la storia è raccontata dalla voce della nipote in prima persona) si dividerà infatti tra il prima e il dopo la visita in Continente per la cura dei calcoli.

La fantasia della storia si intreccia con il clima sociale della metà del novecento e ogni immagine descritta riesce a farsi spazio in maniera intensa nella mente di chi la attraversa. Le parole scelte con cura, e l’uso ben studiato di qualche vocabolo del dialetto sardo hanno un non so che di quotidiano.

Quando la fame, senza orario, si faceva sentire con violenza, allora andava in cucina, dove nonna era abituata a lasciargli il piatto coperto e sempre una pentola d’acqua sul fuoco per riscaldare le pietanze a bagnomaria. Mangiava da solo tamburellando sulla tavola con le dita come se solfeggiasse […].

Tratto da “Mal di pietre” di Milena Agus

Bello. Io un libro che usa la parola “bagnomaria” non posso che apprezzarlo all’inverosimile. Consigliatissimo.

Emanuele

Dicembre vola via.

Oggi pomeriggio parto per la Cina per altre due settimane, tornerò pochi giorni prima di Natale creandomi un ottimo alibi verso lo shopping selvaggio di questo periodo.

Airbus A380

Dopo aver provato la regina dei cieli, volerò per la prima volta sul nuovissimo Airbus A380, l’ultimo artefatto degli sforzi aeronautici europei (il primo è stato consegnato nel 2007) e il più grande aereo passeggeri del mondo (in configurazione massima sono 840 posti). In realtà, ciò che più mi auguro è che il cibo sia buono, perché a Shanghai mi aspettano due settimane di riso, rospo e bambù…

Emanuele

La mafia uccide solo d’estate.

Scena tratta da: "La mafia uccide solo d'estate"

«Ma la mafia ucciderà anche noi?»
«Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate.»

(Il piccolo Arturo al padre, prima di andare a dormire)

Recensione: Non ho chiaro quanto aver visto il film da una città molto distante da quella in cui sono cresciuto abbia influito ma sono uscito dalla sala visibilmente commosso.

L’ultimo lavoro di Pif è un c-a-p-o-l-a-v-o-r-o. Voto: 10++.

Emanuele