Kamehameha.

Kamehameha.

Da questo lato del mondo sembra che i parrucchieri per uomo abbiano molto più lavoro della controparte femminile. Le cinesi infatti sono affezionatissime alle loro frangette fittissime fin sopra le sopracciglia, mentre i cinesi si permettono di osare con tagli eccentrici e fantasiosi. Osservandoli ci si rende conto di come e quanto il mondo dei fumetti orientali attinga a piene mani dalla realtà ed è un attimo domandarsi se sia possibile incontrar per strada anche qualche bambino con la coda…

Emanuele

Avete piani per le vacanze?

Questo è un post sponsorizzato, ma non mi hanno puntato alcuna pistola alle costole per scegliere le parole. 🙂

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Avete già programmato la vostra estate? Io ancora non ho ben chiara come sarà la mia. I cinesi non amano il mare come noi, in tv non si fanno servizi su spiagge stra-piene e protezioni solari ma ho ben chiaro che, dall’altro lato del pianeta siamo in piena stagione estiva. Fortunatamente la prossima settimana tornerò in Italia e così potrò pensare anch’io a qualcosa di rilassante.

Unicredit - Summer Plan

Unicredit intanto ha lanciato “Summer Plan“, un concorso specifico per l’estate che mette in palio 15 SmartBox viaggio (divisi in tre tipologie: Adrenalina, Relax e Due notti d’incanto) in maniera semplice e veloce. In queste settimane sulla pagina dell’applicazione vengono pubblicate delle domande cui rispondere: se lo si fa in maniera corretta si guadagnano crediti. I possessori di Genius Card di UniCredit avranno anche la possibilità di aggiudicarsi una Nikon D3200. Se avete Facebook, non perdete tempo e correte a partecipare. E’ così semplice che chi non lo fa merita un’estate sul divano…

Emanuele

Vivere nel futuro.

Ti accorgi che la tecnologia (quella del “chissà-quando-ci-arriveremo” che da piccoli vedevamo nei film) è entrata nella quotidianità quando in un albergo di Shanghai, mentre ti prepari per andare a lavoro, ricevi il buongiorno dalla tua ragazza in videochiamata dall’aeroporto di Mosca e il tutto avviene con una semplicità e naturalezza disarmante.

Emanuele

PS: in tal proposito, vi invito a leggere questo bellissimo articolo di David Bauer: 2000, l’anno formalmente conosciuto come “il futuro”.

Grate.

Tra una settimana verrà a trovarmi la mia ragazza. Starà con me in albergo per due settimane ma io lavorerò ogni giorno così dovrà esplorare Pinghu da sola e sfrutteremo i weekend per andare altrove. Ho chiesto alla traduttrice se fossimo in una cittadina sicura. Glielo chiesi la prima volta che venni in Cina, per capire se fosse sicuro che mi muovessi solo, e gliel’ho richiesto in questi giorni per accertarmi che per una turista non vi fosse alcun rischio.

Finestre con grate - Pinghu (Cina)

In questi mesi ho imparato a muovermi in giro e in effetti la sensazione di insicurezza che avevo i primi tempi è andata scemando col tempo. La gente mi sembra più povera rispetto ai nostri standard ma comunque soddisfatta del proprio tenore di vita (perché, se si riflette, si desidera di più, quando “si vede di più” intorno a sé). Non ho mai visto scene di violenza in giro o sentito la polizia con le sirene accese (a dir la verità, se ne vede anche pochissima in giro).

Intanto però, continuo a non capire il perché di quella foto in alto. Quelle grate sono comunissime nelle case da queste parti e anche nei quartieri più benestanti non se ne fa a meno. Sembra quasi un’usanza: chi può permettersele ama le grate alle finestre. Un po’ come la nostra porta corazzata.

I miei occhi occidentali però faticano ad abituarsi e quelle palazzine così schermate mi sembrano un’offesa alla libertà. Dall’altro però mi aiutano anche a ristabilire un equilibrio con quelle notizie che, nel passato, ho letto dalla stampa nazionale e internazionale secondo la quale la Foxconn stava installando grate nei dormitori per limitare i suicidi (dopo che le reti di sicurezza si erano rivelate insufficienti). E’ probabilmente vero che l’intento fosse quello ma è anche vero che il cinese è abbastanza immune a questa pratica visto che è abituato ad installarle di sua volontà a casa sua.

Di certo rappresenta un bisogno di sicurezza piuttosto evidente. Da cosa? Da chi? Sono queste le domande cui non riesco a rispondere. «Pinghu it’s safe, it’s next to Shanghai!» lo ripete sempre la mia traduttrice.

Emanuele

La mia esperienza con l’iPad.

Quasi un mese fa ho comprato un iPad (in realtà ne ho comprati due, ma questo è un altro discorso…) e voglio condividere con voi le mie impressioni d’uso dopo aver smaltito l’euforia iniziale.
Non ho intenzione di fare una recensione tecnica in quanto ne esistono già infinite in rete e le caratteristiche tecniche sono più o meno note a tutti. Vi basti sapere che vi scrivo da un iPad solo wifi da 32GB.

Apple iPad

Ho scelto la versione senza modulo 3G per un motivo: a meno di essere uno di quelli con borsa o borsello sempre al seguito, l’iPad si dimostra poco portabile. È vero che pesa 650 grammi ed è sottile quanto un quaderno ma non entra in nessuna tasca e non puoi andare in giro libero a meno di impegnare una mano (e avendo l’accortezza di non dimenticarlo su qualche tavolino). Le poche volte che lo porto con me si tratta di occasioni in cui so che dovrò mostrare qualcosa o sto andando direttamente in un’altra casa (ragazza, famiglia…). Altrimenti devo essere in viaggio. Così, avere il modulo 3G è abbastanza inutile (oltre ad aggiungere l’obbligo di mantenere un nuovo piano dati).

I tempi per un tablet mi sembrano maturi. Un tablet non sostituisce un pc (e io ho ancora in cantiere la sostituzione del mio MacBook annata 2007) ma il ventaglio di applicazioni disponibili (che non siano un mero esercizio di stile) da un po’ mi sembra abbastanza completo. Le attività di svago che svolgo attraverso il pc hanno infatti una controparte per tablet che nel tempo è maturata a sufficienza. Mi basta pensare all’app di WordPress con la quale si gestisce il blog in maniera più che dignitosa. Ringrazio, ovviamente, tutti gli early-adopters che han fatto crescere le applicazioni…

Svago. Si, forse è ancora questa la parola chiave di questi strumenti. Il tablet infatti lo trovo ottimo compagno per tutte quelle attività non troppo impegnative. Leggere i feed con Feedly o Flipboard è un’esperienza di livello superiore rispetto a quanto facessi prima attraverso Google Reader sul MacBook o le stesse app sull’iPhone. Consultare i link del mio – ridotto – stream su Twitter, verificare i nuovi collegamenti su Linkedin, sono operazioni che non richiedono troppi passaggi e rendono il MacBook esagerato. Vedere un video è immediato e tutte le attività correlate non portano ad avere quella sensazione che l’operazione si trasformerà in qualcosa di frustrante (tempi di caricamento lunghi, crash del browser, multitasking messo in crisi dalle richieste alla cpu, ventole che partono e così via…). Le “poche” azioni permesse sembrano rapide e ottimizzate. È il segreto dei sistemi operativi app-centrici. Rispondere ad una email al volo, consultare il meteo, visitare un sito alla ricerca di un’informazione – magari sfruttando Siri quando si è a casa – è molto più rapido sia di un computer che dell’iPhone. A proposito di iPhone, il mio (con retina display) svolge ancora egregiamente il suo lavoro ma quando lo guardo, dopo aver lavorato per vari minuti con l’iPad, mi da la sensazione che sia un iPad in miniatura. Non ho avuto mai la sensazione che l’iPad fosse un grande iPhone. Ho avuto spesso la sensazione contraria. Non so se sia accaduto anche a voi. Per quanto la tastiera dell’iPhone sia precisa e reattiva, scrivere lunghi testi mi è sempre sembrato impegnativo: se è importante lo faccio, altrimenti rimando a quando potrò sedermi al computer. Questa sensazione, in questo mese, con l’iPad è venuta meno più volte (e lo Smart Case aiuta ad avere una corretta inclinazione della tastiera…). Per varie azioni l’iPad ha cannibalizzato gli altri due strumenti.

Una di queste riguarda il piacere di guardar le foto. Quest’anno, durante i miei tre mesi in Cina (mentre vi scrivo sono in volo verso il quarto mese cinese), il giro in Spagna, il weekend in Svizzera, il bagno a Portofino, ho raccolto un bel po’ di foto ma mostrarle è sempre stato complicato. L’iPhone ha un display piccolo. Il portatile obbliga tutti a star seduti. Ho provato a spostare le foto su una chiavetta e mostrarle alla tv ma dopo la prima volta ho desistito (sia per le operazioni in più da fare, sia perché lo scorrimento delle foto in alta risoluzione non era velocissimo nonostante si trattasse di un Samsung di ultima generazione). Ho scoperto invece come l’iPad sia il giusto compromesso e io stesso mi son ritrovato più volte a guardare le foto degli ultimi viaggi (cosa che al pc non facevo praticamente mai). Anzi, mentre scrivo mi è venuta voglia di dare una sfogliata alle foto della mia vacanza turca della scorsa estate… per mancanza di tempo non ho mai rivisto quelle foto con la dovuta attenzione.

Apple iPad - Colori

L’iPad si rivela imbattibile in viaggio. Sto scrivendo questo post seduto su un volo Francoforte-Shanghai. Fin ora, nonostante viaggi in business e lo spazio non manchi in quanto ogni posto occupa quasi tre finestrini d’aereo, non avevo mai avuto voglia d’estrarre il portatile per fare qualcosa al pc. Il tablet invece si scoperchia ed è pronto sul tavolino. Piccolo, silenzioso, pronto ad essere spostato quando arriva la cena o sento il bisogno di alzarmi.

La durata della batteria poi rende il dispositivo quasi “immortale”. Per l’uso fatto fin ora mi è bastato avere l’accortezza di ricaricarlo un volta ogni due giorni (anche se magari non era morto completamente) per non ritrovarmi mai a secco. Dopo quasi 20 ore di viaggio sono ancora con un 30% di carica per continuare a scrivere comodamente (ovviamente in volo la wifi è staccata).

Non ho ancora provato a leggere un libro. Quando provai con l’iPhone l’euforia svanì prima della fine del libro (ma sarà dipeso anche dal fatto che avevo preso quei titoli solo perché gratuiti). Sull’iPad oggi ho letto tutto il numero di Luglio di Quattroruote (gli abbonati hanno accesso anche alla versione per tablet) e mi è sembrato solamente comodo non dover portar con me, come fatto già nelle precedenti traversate intercontinentali, la versione cartacea. Inoltre ho accesso direttamente agli approfondimenti video dei vari articoli. Forse ogni tanto qualche riflesso sul display obbligava a cambiar posizione… ma nient’altro da dire.

Sicuramente i limiti dei tablet rimangono evidenti. È impossibile gestire bene i propri dati e non è possibile svolgere operazioni non standard (ad esempio non ho modo di lavorare in quanto ogni strumento che uso per il mio lavoro, esclusa la mail, è privo di una controparte – e dubito esisterà presto – per iPad). Senza focalizzarmi sull’ambiente lavorativo, penso anche alle foto fatte con la reflex che amo organizzare e taggare su iPhoto, penso all’organizzazione in cartelle dei documenti, penso alla possibilità (banalissima ma per nulla stupida) di rinominare una foto o un video appena registrato prima di caricarlo sul web.

In soldoni credo sempre di più nel concetto di ecosistema informatico. Chi fa la guerra tra tablet e pc mettendoli in contrapposizione ha capito ben poco, chi li reputa dei giocattoli inutili altrettanto. Il mio iPhone fin ora è e rimane uno strumento imbattibile in mobilità, quando devo guardare la cartina stradale, ascoltare una canzone mentre pedalo, leggere al volo una mail mentre sono in metro o le ultime notizie mentre aspetto qualcuno ad un appuntamento. Il portatile è insostituibile, ad oggi, per le operazioni più complesse. Il tablet invece si interpone tra i due. In viaggio, grazie all’hotspot dell’iPhone diventa pienamente funzionale. A casa invece cannibalizza gli altri device per le operazioni più comuni.

Perché non ho preso l’iPad mini? In realtà continuo a pormi questa domanda: avere il mini sarebbe stato ancora più comodo? Innanzitutto la mia scelta è stata fortemente condizionata dall’assenza del retina display (sono praticamente certo che lo introdurranno nell’aggiornamento autunnale). L’esperienza (e la differenza visiva) che offrono questi display rispetto agli LCD tradizionali è, dal mio punto di vista, insostituibile e irrinunciabile. I tablet sono strumenti prettamente votati alla ricezione di informazioni e il display è un anello fondamentale della catena. Proprio per questo motivo però (e con la consapevolezza di non volere un nuovo strumento da portare in giro) ho pensato che uno schermo 2″ più grande potesse esser comodo. Sicuramente però, per via del concetto di ecosistema, il mini va a colmare una nicchia ancor più piccola e precisa di occasioni in cui un iPad risulta eccessivo. Il problema maggiore, in definitiva, è capire quale sia lo strumento più adatto alle nostre esigenze in quanto nessuno si sovrappone totalmente agli altri.

Credo, e questi strumenti ne sono una prova, che col passare degli anni avremo sempre più oggetti interconnessi utili e perfetti in certi momenti delle nostre giornate. Che si chiamino Google Glass o iWatch poco importa. Ognuno sarà pensato per colmare certi bisogni e il cloud, amata e odiata rivoluzione tecnologica, permetterà di passare comodamente da uno strumento all’altro continuando da dove si era arrivati.

Emanuele

Quanto pesa un bicchiere d’acqua?

Una psicologa passeggiava in una stanza mentre insegnava gestione dello stress al pubblico. Non appena sollevò un bicchiere d’acqua tutti si aspettarono che avrebbe posto la classica domanda «mezzo pieno o mezzo vuoto?». Invece, con un sorriso sul volto, chiese: «quanto pesa questo bicchiere d’acqua?».

Le risposte ricevute variarono da 200 a 500 grammi.

La psicologa rispose, «Il peso assoluto non importa. Il peso dipende da quanto lo reggo. Se lo reggo per un minuto, non è un problema. Se lo reggo per un’ora, avrò dolore al braccio. Se lo reggo per un giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso, il peso del bicchiere non cambia, ma più lo reggo, più diventa pesante». E continuò dicendo, «lo stress e le preoccupazioni nella vita sono come quel bicchiere d’acqua. Pensate ad esse per un po’ e non succede nulla. Pensate ad esse un po’ di più e iniziano a far male. Se pensate ad esse tutto il giorno, vi sentirete paralizzati, incapaci di fare qualsiasi cosa».

«E’ importante ricordarsi di lasciar andar via lo stress. Quanto prima la sera, per quanto possibile, abbandonate tutte le vostre preoccupazioni. Non portatele con voi durante la sera e nella notte. Ricordatevi di posare il bicchiere!».

Un esempio chiaro, pertinente, calzante. Mi stupisco persino di non averlo mai letto prima.

Emanuele