Il colore dell’erba voglio.

In realtà… la vera furbizia non è non avere desideri.

E’ desiderare ciò che si ha già.

E’ raro riuscirci… e penso che siano pochi gli uomini che – saggiamente – riescono in questo intento in modo pieno e sereno.

L’uomo è abituato, da sempre, a desiderare ciò che non ha.

Eppure, basterebbe imparare ad apprezzare di più ciò che si ha per far cambiare colore alle proprie giornate.

Buon sabato,

Emanuele

Formatblog.

Potrei aprirlo io in questi giorni… un nuovo tema della famiglia di Blogo.it, anzi… per come mi stan girando dovrei vedere se siano interessati quelli di Blogosfere… 😉

Comunque. Oggi è stato il gran giorno – numero due.

Dopo il passaggio ad OsX grazie al mio bel Macbook, il pc fisso si sta trasformando pure.

Ho scaricato Ubuntu, l’ho masterizzato (a tal proposito vi segnalo – grazie a Paolo che continua giorno e notte a farmi da personal trainer gratuitamente – l’ottimo LiquidCD, freeware per masterizzare su OsX) ed ho fatto partire il cd.

Anzi prima ho partizionato per benino l’hard disk… 80Gb in ext3, 2gb per lo swap (sono tantini?!) e tutto il resto dei 200gb di hard disk rimangono ancora a Windows XP.

L’installazione è avvenuta in modo indolore… molto user-friendly e distantissima da ciò che lasciai 8 anni fa con Mandrake (che sul Pentium 2 mi girava in modo scandalosamente lento forse anche per colpa della mia inesperienza).

Comunque… il vero problema è arrivato quando ho tentato di personalizzare un po’ il mio desktop. Se con Leopard mi ero impappinato grazie a FileVault (che ancora una volta vi consiglio di non installare… e se volete vi descrivo brevemente la mia motivazione), con Ubuntu è stato compiz a spingermi a riformattare.

Tramite shell infatti ho sparato una serie di apt-get install che non so davvero dove mi abbiano portato. I risultati non sono stati quelli descritti un po’ ovunque… e però non sapevo più quante schifezze avevo caricato.

E’ qui che la differenza con Leopard si sente maggiormente… se la shell con i comandi unix mi fa sentire un po’ “a casa”, la GUI di Ubuntu, carina ed amichevole per quanto sia, non è per nulla paragonabile a quella che Leopard presenta non appena finita l’installazione.

Insomma, con OsX ho potuto fare meglio l’utonto…

Manca poco e la copia dei file sarà completata. Se nel mentre qualche anima pia volesse spiegarmi un paio di cosette gliene sarei eternamente grato.

  1. Come installo compiz per bene? Considerate che non ho una scheda nVidia ma una Ati (Radeon 9600 XT)
  2. Per la scheda tv, come risolvo? E’ una Terratec 1200 DVB-T. Ho visto su più di un sito che è supportata dal mondo del pinguino… ma non ho capito quale sia il software migliore per sfruttarla.
  3. Come per OsX, ho creato un unico utente. Tanto durante le installazioni mi chiede comunque la password… va bene così, vero?
  4. Per l’audio… Amarock, no? E Per msn? Amsn o Kopete? 🙂

Per ora mi fermo qui… e mi rimetto ad installare quelle 4 stupidaggini che avevo già messo…

E’ questione di giorni comunque. Il tempo che mi sistemo e non vi rompo più le scatole! 😉

Emanuele

PS: per chi utilizza Thunderbird su OsX: quando lo apro e non sono collegato, se annullo “la richiesta password”, le password vengono perse e la prossima volta devo indicargliele di nuovo nonostante le avessi salvate in precedenza: che merdata è? (scusate la finezza ma quando ce vò ce vò :-P).

La verità è figlia del tempo.

Aveva ragione Gellio… e in questo periodo ne sono sempre più convinto.

Non ho più fretta di scoprire, me ne sto bello tranquillo a “coltivare” la mia vita.

Stamattina ho ricevuto un bel buongiorno… e mi ha fatto capire tante cose.

“Lascia dormire il futuro come merita. Se si sveglia prima del tempo, si ottiene un presente assonnato.” scriveva così Franz Kafka.

Ci aggiungo io che, se si ha fretta, il presente non viene solo assonnato, ma lascia in bocca anche tanti dubbi, tanti perché e tanti chissà.

Per un futuro fatto di certezze… è bene dare tempo al tempo.

E io non ho fretta, né di abbracciare qualcuno, né al contrario, di mandarne a fanculo qualcun’altra. 🙂

Emanuele

Ingresso libero, consumazione obbligatoria.

In questi giorni sto facendo le ore piccole… un po’ per diletto, un po’ per sistemare un paio di cose, stasera invece perché sono appena tornato da una passeggiata.

Con 3 ragazze del cineforum siamo andati a vedere un ragazzo che suonava in un locale del centro storico.

Una scusa per organizzare un possibile progetto da iniziare l’anno prossimo e perché no… anche un’occasione per non vederci sempre dentro quelle 4 mura bianche della sede dell’Arciragazzi.

Siamo in mezzo alla settimana e non ci aspettavamo tanta confusione… e così è stato in fin dei conti. La gente nel locale c’era, ma non c’erano file per entrare come il venerdi o il sabato sera.

Una cosa però ci ha lasciato stupiti… o quanto meno, ci ha fatti sentire un po’ presi per il culo.

Quella bellissima frase del titolo del post è infatti un’usanza tipica dei locali palermitani…

Non si paga per entrare, ma quando vai per farlo, devi presentare lo scontrino di una bevanda che ordinerai e consumerai dentro.

5€ prezzo fisso. Si perché come la benzina è aumentata con il caro petrolio, adesso anche una semplice coca cola, o una stupefacente redbull ha subito l’influenza del mercato globale.

Io ho preso un alcolico, ma solo perché non mi andava di buttare 5€ in una coca cola.

Al supermercato una bottiglia da un litro e mezzo la prendo con meno di un euro e venti…

Non possono essere più sinceri e scrivere “Ingresso 5€ inclusa bevanda” invece di farti sentire un pirla che sa di poter entrare gratis ma che in fin dei conti non può materialmente farlo?

Mi fanno entrare o non mi fanno entrare? E se io non ho sete… mi obbligano a bere?

Quella “consumazione obbligatoria” potrebbe suonare quasi come una minaccia… no?

Bah. E’ così anche nei locali del resto della penisola, oppure è una dolce presa per il culo riservata (dai palermitani…) ai palermitani?

Un caro brindisi di buona notte,

Emanuele

PS: e sia chiaro, per vedere quel ragazzo suonare li avrei spesi comunque… però è la filosofia che da fastidio…

E-mail dal passato…

HHHHHHHHHIIIIIIIIIIII,
I’M IN LONDON!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I FOUND A WORK AND SO, NOW, I CAN SAY YOU WHEN WE COULD MEET!!
IF YOU WANT (IT’S BETTER) YOU CAN WRITE ME TO THIS ADDRESS:
61, ASPEN GARDEN
DOWN PLACE
HAMMERSMITH
LONDON
W6 9JEAND SEND ME ANOTHER E-MAIL TOO, BECAUSE, IF POSSIBLE, I’LL COME AGAIN TO
THIS INTERNET CAFE` EVEN IF IT COST ME…
BUT I REPEAT, IT’S BETTER IF YOU WRITE ME A LETTER TO THAT ADDRESS!
…I’LL WAIT UNTILL 27 JULY FOR A YOUR LETTER, THEN, I THINK I’LL WRITE
YOU A LETTER!!!! ….BUT PLEASE, WRITE ME SOON!
I WORK IN AN ITALIAN RESTAURANT EVERYDAY (MONDAY DAY OFF) FROM 6:00 P.M.
TO CLOSE… AND ON WEDNSDAY FROM 11:00 A.M. TO 4:00 P.M TOO!!
SO, WE COULD MEET A MONDAY!
TELL ME SOMETHING SOON PLEASE!!
…BYE AND SEE YOU REALLY SOON!!
MANU!

Ieri sera, ravanando tra le caselle di posta di Libero ho ritrovato questa vecchia e-mail.

La data era 17 Luglio 2000… e mi trovavo da solo in un internet cafè di Londra. A quell’epoca, mia madre non capiva neanche cosa facessi col pc quando ero a casa, ed io sapevo già collegarmi a scrocco da un terminale che forniva informazioni turistiche dentro la stazione di King’s Cross: avevo trovato come far partire internet explorer 5 e, tramite il servizio di Jumpy (chi se lo ricorda? :-)), mandavo sms a mezzo mondo (lasciando una marea di amici a bocca aperta..). Non avevo un cellulare, non avevo una penna usb con i miei programmi… era un’altra vita quella.

Penso ancora che quella li sia stata una delle più belle esperienze della mia vita. Mi fece capire tante cose… e tornai sicuramente più maturo.

Per la prima volta dovetti gestirmi in tutto e per tutto: dal pranzo al lavaggio del bucato, dalla spesa alla ricerca di un lavoro…

Gli orari degli autobus, della metropolitana… la gestione dei soldi. Dipendeva tutto da me e non ero neanche tanto grandicello. Anzi… ero ancora minorenne e così tutti i lavori erano sempre in nero. Però sapevo cavarmela e sapevo anche come non cacciarmi nei guai.

Quella e-mail la scrissi da un internet point vicino Piccadilly Circus, dove sfidai il tizio delle tre carte… Ah, che darei per tornarci in questo istante semplicemente chiudendo gli occhi…

Questa ragazza adesso non la sento da almeno un paio d’anni. Ho il contatto msn, ma si cresce… gli interessi cambiano e il tempo vola, e così nessuno dei due trova più l’interesse di un tempo nel chiacchierare in una chat. Chiacchieravamo del più e del meno… e tutto nacque tramite posta.

Mi è sempre piaciuto scrivere e ricevere lettere…

Quella ragazza, che si chiama Lauryn, nel 2008 si sposerà… eppure se non sbaglio è un anno più piccola di me.

Come passa il tempo… come cambia la vita e come sono diverse le vite di ognuno di noi.

Eppure mi farebbe piacere rivederla, chissà se per lei sarebbe lo stesso.

Si perché dopo quell’e-mail (ed un paio di telefonate) la incontrai… mi feci ben 3 ore di treno verso Liverpool e visitai con lei e sua madre tutta la città. Una giornata indimenticabile.

Non dimenticherò mai gli usi e costumi diversi: per cena mi portarono in un bel ristorante e ad un certo punto la cameriera portò il formaggio grattugiato. Dalle nostre parti queste cose vengono lasciate al tavolo… così io presi la formaggiera ed iniziai a servirmi.

Dopo pochi secondi mi resi conto che qualcosa non andava e che tutta la famiglia di Lauryn mi stava fissando…

Dopo pochi attimi mi spiegarono che il formaggio dovevo ridarlo alla cameriera, che – se lo avessi voluto – me lo avrebbe servito lei, e che se lo sarebbe portato via.

Alla faccia del bel ristorantino… io arrossii, chiesi scusa e cercai di spiegare che da noi era diverso…

Forse l’unica volta in cui feci una figura del cavolo simile fu quando – in un ristorante in cui lavorai – il proprietario mi chiese “Emanuele, take some beer!”, ed io che non intesi che voleva che rifornissi il frigo di birre, gli risposi molto gentilmente con “no, thanks!”. 😀 Feci ridere tutti quanti…

Eppure Londra è piena di bei ricordi e certi desideri non sembrano svanire mai.

Questa e-mail mi ha riacceso tanta malinconia… e appena rivedrò online Lauryn non aspetterò due secondi in più per salutarla.

E Londra invece… quando la rivedrò?

Chissà… questo è un’altro dei possibili regali che mi piacerebbe ricevere per la mia maledettissima laurea…

Vado a studiare vah… buona giornata,

Emanuele

Libero Mail e controllo caselle esterne.

Da qualche giorno ho impostato Thunderbird sul Macbook in modo da gestire tutte le caselle mail via IMAP per non ritrovarmi con le e-mail accessibili unicamente da un computer.

Per limitare il numero di account da aggiungere sul client di posta, ho deciso di demandare ad una casella @libero.it il compito di controllare gli altri account – secondari ma non disattivabili – che ho su Libero.

Con mio disappunto ho scoperto che questo servizio, differentemente da quanto fa Google con Gmail, non ha un controllo periodico automatico delle altre caselle e per questo via IMAP non ricevevo alcuna nuova e-mail.

L’unico metodo per sfruttare questa funzione è quella di cliccare sul pulsantino “Controlla mail” della webmail di Libero.

Una cosa orrenda… in pratica, non solo Libero ti obbliga ad esser collegato con una loro connessione per accedere all’smtp ed inviare una e-mail (e può starci…), al pop3 per scaricarla sul tuo client (e inizia ad esser brutto…) ma addirittura ti obbliga a visitare la webmail per sfruttare alcune funzioni della tua casella.

Un sistema orrendo.

Lo spazio è diventato – come moda vuole – di 1GB, ma chi è quel pazzo che sfrutta quello spazio tramite quell’insulsa interfaccia web?

Non mi piace promuovere le grosse multinazionali… ma quand’è giusto è giusto: Libero ha solamente da imparare dai servizi di Google.

Non riusciremo mai a farci notare se continueremo a seguire le mode senza risultare innovativi.

Come si comporta la Telecom da questo punto di vista? Alice è meno limitata di Libero? O i gestori italiani sanno uccidere la concorrenza anche su questi servizi?

Emanuele

Time is what you… think different.

Certo che se continuo con questi post, tra un po’ il template di questo blog diventerà a forma di mela morsicata, e il titolo del blog dovrà andar, quantomeno, rivisto.

In questo momento scrivo da Windows… il MacBook è bellissimo ma quello schermo da 13 pollici – quando hai accanto un lcd da 17 – ti sembra una tortura.

Ogni tanto penso che senza gli Spaces ed Expose, l’usabilità di quel sistemino andrebbe a farsi benedire. E forse è questo un pregio/difetto di questi micro-portatili. Alla Apple però si son studiati bene come non uccidere i nervi dell’utente pur vendendo monitor piccolini.

L’user-experience è comunque nettamente più appagante (confrontata nel mio caso a Windows XP) tanto che inizio a sognare un iMac come possibile regalo di laurea…

Mi manca ancora un buon client FTP, ma spero di provvedere quanto prima.

Il computer fisso sta per trasformarsi. Se nei prossimi giorni avrò tempo, vedrò di mettere Ubuntu come OS principale… e sarà il mio – quasi addio – al mondo Windows. I miei amici si sono già preoccupati un paio di giorni fa “così quando non ci funziona una cosa tu ci dici di cambiar sistema?!”.

Beh, Ubuntu l’ho provato virtualizzato… e non mi è per nulla dispiaciuto. Se a questo aggiungiamo che grazie al Mac mi sono dovuto forzatamente obbligare a trovare software alternativo, a sistemare la mia posta in imap, e tanto altro… allora non vedo più perché dovrei rimanere con Windows.

Al momento forse, il software che più mi mancherà sarà – strano a dirlo – il mIRC, che con gli script che mi ero scritto era diventato comodissimo per gestire la vita su IRC.

Piccola nota: stamattina ho portato il Macbook in facoltà. Non avevo mai provato la rete wireless della cittadella universitaria… e così non sapevo come sarebbe andata.

Ero con un collega – ubuntista – che si aspettava di dover configurare varie impostazioni, come con Windows XP, prima di poter dare l’ok con i dati d’accesso (la rete utilizza una cifratura WPA2 Enterprise). Bene… Leopard non ha chiesto nulla, solamente nome utente e password: tutto il resto l’ha fatto da solo.

C’è altro da dire?

No… più che altro non ho ancora scoperto i comandi da tastiera per gestire l’editor avanzato di WordPress. C’è qualche anima buona che vuol rispondermi? 🙂

Ah, non attivate FileVault. E’ per questo che ieri ho riformattato

Emanuele

Quanto tempo necessita la batteria del Macbook per una ricarica completa?

Dovete partire e volete assicurarvi di caricare per bene il vostro MacBook?

La stessa domanda me l’ero posta io oggi pomeriggio… perché non voglio portarmi sempre dietro il caricabatterie.

In questi giorni avevo sempre attaccato il caricabatteria ogni qual volta il sistema indicava la fine della carica senza preoccuparmi di seguire particolari procedure.

Oggi ho provato a scaricare il MacBook totalmente (il sistema non si avviava più) e l’ho messo sotto carica da spento (non in stop).

La carica è durata 2 ore e 40 minuti.

Se dovete organizzarvi… tenete questo tempo in considerazione.

Lo so lo so… è una domanda stupida, con una risposta di altrettanto livello però oggi Google non ha saputo rispondermi, così rispondo io a tutti voi.

Emanuele

PS: appena avviato il macbook segnalava un’autonomia di 4 ore e 51 minuti…