Il gioco delle tre carte.

Io al gioco delle tre carte c’ho giocato. E c’ho pure scommesso parecchio. Quando andai a Londra, a Piccadilly Circus c’era un tizio con un tavolino e tre carte. C’era anche tanta gente attorno…

E io non sapevo giocarci. Non pensavo che c’era un bel trucco sotto. Che non era un gioco sincero.

E così puntai con un mio amico per 3 volte 20 sterline. All’epoca erano una bella somma. Erano soldi miei però e visto che oltre a divertirmi, lavoravo, decidemmo di giocare.

Non ci fu nulla da fare. Io la regina non riuscii mai a farla uscir fuori.

Adesso Dio, sempre a proposito di giochi, mi ha ridato qualche carta. E vuole che sia io a scegliere. E devo puntare nuovamente i miei soldi.

Perché in fondo la vita è una continua scelta.

Però io le scelte amo farle in modo consapevole. Non mi piace buttarmi a destra e sinistra in base al vento.

E così adesso quel tavolino sta diventando sempre più grande nella mia testa… e quelle carte sempre più pesanti da girare.

Perché non so cosa ci sia dietro. Perché non so cosa mi prospettino.

Non amo il rischio. Amo giocare con una carta sola. Peccato sia possibile solo nei sogni.

Emanuele

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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