Rai e (futuri) giornalisti.

Il bando di concorso Rai per cento giornalisti riconosce 5 punti alla capacità di scrivere un tweet di 140 caratteri. Una laurea specialistica viene valutata 3 punti. Una scuola di specializzazione idem.

Assurdità di peso a parte, è doveroso notare come Twitter rappresenti un media d’informazione ormai non trascurabile mentre tutti gli altri (FB, G+, etc.) non sono neanche menzionati.


Io comunque spero sia la volta buona per un (doveroso) salto di qualità.

Emanuele

Chiudere pingback/trackback verso i vecchi post.

Questo blog, in oltre dieci anni di attività, ha collezionato 3760 post, così, per gli spambot esistono altrettante possibilità verso cui tentare di inserire commenti o trackback/pingback di spam.

Nel tempo i sistemi per bloccare questi continui tentativi sono state innumerevoli. Ad oggi sembra che Hiddy faccia il suo sporco lavoro per quel che riguarda i commenti. Per i pingback invece avrei dovuto affidarmi a qualche altro plugin ma non avevo voglia di appesantire ulteriormente il motore del blog.

La contromisura presa è dettata da una considerazione molto evidente: se è vero che di tanto in tanto certi vecchi post vengano ripescati dagli internauti per lasciare un commento, è molto meno frequente che gli stessi siano citati da qualche parte nel web (forse anche perché “i blog sono un po’ morti” perché non ci si linka più vicendevolmente, come si legge spesso in giro). Così ho deciso di chiudere i pingback/trackback a tutti gli articoli antecedenti il 2012.

L’operazione, via phpMyAdmin si traduce in una semplice query dall’editor SQL:

UPDATE wp_posts SET ping_status = 'closed'
WHERE post_date < '2012-01-01' AND post_status = 'publish';

In questo modo rimane possibile inviare pingback agli articoli più recenti (gli ultimi due anni mi sembra più che ragionevole) e l’unica accortezza da avere è ripetere periodicamente l’operazione aggiornando la data.

Emanuele

Siri & me, a modern love story.

L’ultimo libro letto mi è stato regalato da uno con cui intraprendo facilmente discorsi serissimi ed è un must-to-read per tutti i perennemente connessi digital-social-yeah nerd dipendenti.

È in inglese. Sono 122 pagine ma è un fumetto e in maniera un po’ ironica dipinge la nostra totale e completa venerazione verso i dispositivi digitali. La storia è divisa in vari capitoli organizzati come fossero post di un blog.

Estratto da "Siri & me, a modern love story" di David Milgrim

Ovviamente finito il libro ho preso l’iPhone, ho detto a Siri “apri Amazon“, ho centrato il codice a barre con la fotocamera, et voilà, sono finito qui. Esattamente il posto in cui potete trovarlo anche voi senza uscire da casa e rischiare di incontrar qualcuno, perché… «when it comes to other people (especially girls), nothing beats having a screen in between».

Emanuele

Ps: David Milgrim, sotto il simpatico nome di Ann Droyd, ha scritto anche “Goodnight iPad“, una simpatica parodia della favoletta per bambini “Goodnight moon” riadattata per tutti gli adulti che si circondano di smart-cosi prima di addormentarsi… 😉

Lettura SMS iPhone attraverso uConnect.

Per leggere gli SMS ricevuti sul proprio iPhone attraverso il sistema uConnect (presente su tutte le ultime auto del gruppo Fiat/Chrysler) è necessario attivare la condivisione delle notifiche supportata da iOS 6, iOS 7 (e successivi).

La procedura (funziona su qualsiasi dispositivo con le versioni sopracitate di iOS) è semplicissima. Basta andare su Impostazioni -> Bluetooth, selezionare la connessione verso uConnect (dovrebbe chiamarsi proprio uConnect) e attivare l’opzione “Mostra notifiche” non attiva di default.

Questa operazione può essere effettuata anche quando non si è in auto e non si ha la connessione attiva.

Leggere SMS iPhone via uConnect

Magicamente, da questo momento in poi, il sistema multimediale della vostra auto sarà in grado di leggere vocalmente gli SMS ricevuti. Attualmente inoltre, il sistema uConnect permette di rispondere agli SMS ricevuti con dei messaggi predefiniti o di inoltrare lo stesso ad un altro contatto della vostra rubrica.

Emanuele

“In nome della madre” di Erri De Luca.

Erri De Luca - In nome della MadreL’ultimo libro letto è quasi poesia. “In nome della madre” è un libro in cui si evince tutta la potenza di Erri De Luca nello scegliere minuziosamente le parole da usare ed i pensieri da esprimere. Le frasi semplici, i periodi corti non concedono alcuna possibilità a concetti ridondanti di farsi strada. La lettura avanza per una serie continua di precisi riferimenti o descrizioni.

“In nome della madre” è il libro perfetto per questo periodo. È il libro della natività. È il gioco più arguto che si possa fare, che un ateo possa fare: immaginare l’attesa, il travaglio, le emozioni che due uomini possono aver vissuto quando un angelo vi si presentò dicendo «Maria, tu concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù» senza concentrarsi troppo sul significato religioso che possa avere quell’evento straordinario. Perché Mirìam e Josef erano due semplici uomini che dovettero, sicuramente scontrarsi con la società e la cultura dell’epoca in cui l’adulterio portava al martirio.

“Ero felice. Avrei voluto abbracciare il mio Josef, per lui mi era salita in petto una tenerezza mai provata… con la tenerezza la gratitudine. Mi aveva creduto…
Fai quello che è giusto Josef. Io oggi sono tua più di prima, più della promessa”.

Tratto da “In nome della Madre” di Erri De Luca

La forza di questi due personaggi è inquadrata da De Luca in una bellezza e purezza sovrumane. La storia coinvolge, è la storia più profonda che, fin da piccoli, ci viene narrata. E’ una storia che, per certi versi, ci appartiene e dalla quale è difficile sentirsi estranei. I dubbi, i desideri, le preghiere, le richieste a Dio speranzose e preoccupate di Miriàm, le incertezze e il coraggio che non li porta ad arrendersi sono tutti elementi vicini a noi. È bella l’umanità che se ne evince. De Luca esprime bene il lato umano di queste due figure del cristianesimo: Mirìam è una donna e in quanto tale non è priva di tutte quelle sensazioni che qualsiasi mamma prova e ne esce descritta con una femminilità affascinante, Josef è padre di un bimbo “non suo” ma che rimane fermo nella sua scelta, rimane fedele alla sua promessa e resiste agli insulti del suo popolo.

“Sa i miei pensieri. E’ un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai…”.

Mirìam in “In nome della Madre

Vi consiglio di leggerlo, avanzando lentamente parola dopo parola, gustandovi ogni singola immagine. «In nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita».

Emanuele

“Mal di pietre” di Milena Agus.

Copertina del libro "Mal di pietre" di  Milena AgusMamma mia. Non posso che dire mamma mia.
L’ultimo libro letto è qualcosa di incredibilmente bello.

Mal di pietre è un libro leggero, scritto in un linguaggio semplice, genuino, distantissimo dallo stile di uno scrittore di professione (Milena Agus è una insegnante sarda) ma che non ha nulla da invidiare a certi tomi della letteratura contemporanea e si fa apprezzare fin dall’inizio per il bellissimo stile narrativo. Sembra che la scrittrice abbia buttato il libro giù tutto d’un pezzo. Sembra si sia messa di fronte al suo taccuino ed abbia iniziato a raccontare i suoi pensieri. Il risultato è qualcosa di così equilibrato da essersi ritrovato finalista al premio Strega è tradotto in cinque lingue senza grosse spinte da parte dei mass-media.

La trama, coerentemente con l’idea di semplicità, è la storia di una nonna sarda raccontata dalla nipote. Una nonna che ha sempre avvertito l’inquietudine del raggiungere le proprie mete in ritardo; da un amore che sembrava condannato a non arrivare, alla difficoltà di amare come si è sempre immaginato e al saper – realmente – godere di ciò che si ha. Un po’ come quelle pietre, quei calcoli renali, che oltre a formarsi lentamente portano il corpo ad un momento di dolore intenso oltre il quale tutto si trasforma. La vita della nonna della narratrice (la storia è raccontata dalla voce della nipote in prima persona) si dividerà infatti tra il prima e il dopo la visita in Continente per la cura dei calcoli.

La fantasia della storia si intreccia con il clima sociale della metà del novecento e ogni immagine descritta riesce a farsi spazio in maniera intensa nella mente di chi la attraversa. Le parole scelte con cura, e l’uso ben studiato di qualche vocabolo del dialetto sardo hanno un non so che di quotidiano.

Quando la fame, senza orario, si faceva sentire con violenza, allora andava in cucina, dove nonna era abituata a lasciargli il piatto coperto e sempre una pentola d’acqua sul fuoco per riscaldare le pietanze a bagnomaria. Mangiava da solo tamburellando sulla tavola con le dita come se solfeggiasse […].

Tratto da “Mal di pietre” di Milena Agus

Bello. Io un libro che usa la parola “bagnomaria” non posso che apprezzarlo all’inverosimile. Consigliatissimo.

Emanuele

“Franny e Zooey” di J.D. Salinger

L’ultimo libro proposto dal gruppo di lettura è un’opera di Jerome David Salinger. Franny e Zooey, questo il titolo, è un libro la cui trama si divide in due grandi capitoli collegati tra loro. Inizialmente infatti Salinger propose questi due racconti come lavori distinti e solo nel 1961 fu pubblicata un’edizione unica.

Copertina del libro "Franny e Zooey" di J D SalingerIl libro si dipana tra le insicurezze di Franny, una ragazza universitaria in crisi spirituale e Zooey, il fratello, in continua competizione nei confronti dei suoi fratelli (uno morto, l’altro isolato dal mondo). Franny, una bellissima ed esile ragazza, nella prima parte del libro scarica tutta la sua crisi sul fidanzato cui vuol bene ma che, nella confusione, non riesce più ad amare come vorrebbe. Nella seconda parte dell’opera prima dello scambio di visioni tra Franny e Zooey, Salinger riserva dello spazio per un confronto tra la madre, Bessie, e Zooey, fratello di Franny e di altri cinque figli.
Essendo dotati di una particolare intelligenza, ognuno di essi ha partecipato, prima o poi, al programma radiofonico “Un bambino eccezionale” e da quest’esperienza l’intera famiglia è rimasta segnata e caratterizzata: una delle crisi che traspare è quella dovuta all’essere in continua competizione col mondo per riuscire a mantenere quello status affibiatogli da piccoli.

Salinger affronta la crisi spirituale cucendo insieme riflessioni sulla società, sui valori, sulle religioni e per questo nell’intero libro, ciò che ha più importanza sono le riflessioni, come i dialoghi in cui Zooey tenta di mostrare un nuovo punto di vista a Franny che le scene in cui tutto ciò avviene.

“E sono stufa di non avere il coraggio di essere nessuno e basta.”

Franny

Il libro non mi è sembrato di facilissima lettura, specialmente se non si è avuta prima un’infarinatura di cosa si sta per affrontare. In ogni caso lo reputo un libro di sostanza, che non si dilunga mai dove non dovrebbe e che, dall’inizio alla fine, riesce a far emergere i diversi aspetti di questa crisi giovanile.

Emanuele

Tieni il tempo.

Esistono vari tipi di corsa. Esiste la corsa coi sacchi, quella sulle mani, quella bendati o quella con le moto d’acqua. Esiste la corsa dello sprinter, quella di colui che dopo 100 metri deve aver dato tutto quel che aveva perché se non l’ha fatto è uno stupido; esiste la corsa del maratoneta, quel passo cadenzato, ritmico, che aspira ad esser il passo del saggio in quanto non osa mai troppo ma neanche rallenta al punto di fermarsi. Esistono così tante corse che, mi diverte, nella mente, immaginare quella della tartaruga. Forse perché una l’ho vista qualche giorno fa in un laghetto, distesa al sole, con le zampe stiracchiate intenta a godersi il calore di quella fortunata giornata d’autunno. L’ho invidiata.

Tre chitarre

Ultimamente il mio tempo non è mai abbastanza. Mi avessero detto che i trent’anni erano così, non dico che li avrei rifiutati, ma avrei quantomeno provato a trattare.

Dopo l’estate, ho avuto paura mi stessero rubando il tempo ed ho sentito l’esigenza di parlarne con qualche amico. Quest’anno la Cina è stata totalizzante e fino ad Agosto non ho sognato altro che fermarmi. I viaggi in Spagna, Svizzera, Croazia, Friuli, Roma sono state occasioni rapide, fughe mai sufficienti. L’aver fatto solo una settimana di ferie ad Agosto la dice lunga.

Quest’anno ho responsabilmente-ma-non-allegramente preso le distanze dal gruppo che fa attività nelle carceri milanesi (si, so di non avervelo mai raccontato…). Non riuscivo a seguirlo, non nei giorni e nelle modalità in cui il gruppo si esprime. L’anno è stato così intenso che non ho neanche completato gli otto appuntamenti dell’abbonamento a teatro che avevo fatto e dei quattro mesi di palestra pagati (profumatamente) ne ho fatti solo due e mezzo.

Fermo però non posso stare perché fermo su una sedia – quella dannata posizione che ogni mia insegnante avrebbe voluto avessi per cinque ore al giorno – sto già troppo e la schiena me lo sta dicendo in ogni lingua. L’ultimo mese le ore di straordinario son state parecchie e così, per evitare di sentirmi un cinquantenne a trentanni (non me ne vogliate cinquantenni) mi sono iscritto un mese fa al corso di nuoto. Ogni benedetto lunedì. Mi sta piacendo tanto anche se gareggio… con le cinquantenni.

Adesso, si è aggiunto il martedì con due amici, per tentare, dopo anni, di imparare a suonar la chitarra. Il tempo però – per ragioni squisitamente tecniche – mi manca anche lì.

Sembra la maledizione del mio 2013. Specie visti i tempi, non dovrei dirlo, ma ogni tanto vorrei la fortuna di poter lavorare meno. [non scrivo “fare l’insegnante” perché anni fa un articolo simile su un giornale scatenò un putiferio facendo adirare l’intera categoria…].

Mi chiedo quante altre volte riuscirò a passar da qui entro fine anno. E’ grave. E’ grave soprattutto quando, non avendo tempo, smetti anche di fare una cosa bellissima che da sempre ritieni utile per avere una marcia in più: pensare.

Emanuele