La quiete.

La qualità della forza di cui traboccava Chien-chan era la stessa che percepisco quando fioriscono le ipomee, quando il profumo del gelsomino si mescola al vento, quando la brezza marina accarezza i capelli. Qualcosa d’invisibile, ma che io sapevo riconoscere. E che riusciva a darmi stabilità. Non sarà questo il vero senso di ciò che chiamiamo “rapporto umano”? C’è una magia che può nascere solo tra me e Chien-chan, e che nessuno può sostituire. Chien-chan è decisamente più loquace con me che con chiunque altro. Questo mi rende felice. Il tempo che trascorre con lei è bello, talmente tranquillo da sfiorare la malinconia. Forse la felicità è semplicemente questo. Da qualche parte dentro di me so che è destinata a passare, ma adesso questo momento si espande al massimo, cancella il passato e il futuro e avvolge tutto.

Tratto da: “Chie-chan e io” di Banana Yoshimoto

Letto nella prefazione al libro scritto da un amico per il suo dottorato di ricerca. Lo stile giapponese mi affascina. I testi sanno sempre di fiori di loto. Le frasi avanzano caute e fanno passare il messaggio in maniera unica.

Emanuele

Ma gli oggetti, dicevo. Gli oggetti, adesso, proiettato sull’istante in cui esisto, assumono un sapore che diventa imprescindibile. Mi ricordano ciò che ero. Ciò che pensavo potessi diventare, quando sarei stato grande. Mi portano a fare i conti con me stesso, a fare i conti con i sogni che a quell’età coltivavo.

(Via: Il blog di Mao)

Emanuele

Colori nuovi.

Sapevate tutti che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Io, addirittura, potrei parlarvi di esigenza, di una necessità cresciuta nel tempo e divenuta sempre più prepotente negli ultimi anni. La stessa però, si è scontrata spesso con la mia cronica mancanza di tempo. Così, il restyling di questo blog si è prolungato per tanto-tanto-tanto tempo. Quando iniziai a pensare di dover dare una rinfrescata alle pareti, credevo di poter fare tutto da me, come feci con KISS-me, il tema precedente. Questa fase della mia vita però non permette sconti e pian piano ho dovuto cedere all’evidenza: se mai avessi voluto cambiar tema, avrei dovuto affidarmi a qualche professionista.

E così ecco qui il nuovo tema. L’abito è cucito da una web-designer tedesca che apprezzo particolarmente per i suoi template molto freschi. Il logo invece è frutto di mesi e mesi di elucubrazioni mentali con un’altra professionista, trasferitasi in Inghilterra da alcuni mesi: mia sorella.

Vecchio logo Time is what you make of it

Volevo che il risultato fosse semplice, pulito, senza troppi colori, forse un po’ minimal senza però dimenticare quelli che sono gli elementi chiave e ormai tradizionali di questo blog: un omino, l’informatica, la strada e la bicicletta…

Nuovo logo Time is what you make of it

Il nuovo tema, infine, è responsive, significa che si adatterà al device dal quale lo visualizzerete in modo da agevolare la navigazione. Questa piccola novità mi sembra dovuta dato che l’ubiquitous computing è sempre più presente nelle nostre vite.

E adesso chiedo a voi, cosa ve ne pare del risultato?

Emanuele

PS: se avete voglia di vedere l’evoluzione dei temi di questo blog nei suoi (quasi) 11 anni di vita, fate un salto qui.

We shouldn’t think of “the web” as only what renders in web browsers. We should think of the web as anything transmitted using HTTP and HTTPS. Apps and websites are peers, not competitors. They’re all just clients to the same services.

Se volete approfondire, fate un salto su “Rethinking what we mean by mobile web” di John Gruber.

Emanuele

Web e non vedenti.

L’informatica dovrebbe permettere l’accesso al sapere a chiunque senza limiti fisici o spaziali. Purtroppo non è sempre vero e il video sotto dimostra quanto lavoro ci sia ancora da fare affinché alle barriere architettoniche delle nostre città non si aggiungano le barriere elettroniche.

Nel video, Giuseppe Di Grande, cieco, ci mostra la sua esperienza sul sito del proprio comune.

Da tenere a mente, sia quando si progetta e sviluppa nel web (visto che gli standard esistono), sia quando – da semplici navigatori – decidiamo di esprimere la nostra preferenza sulla qualità di un sito.

Emanuele

(via GianniAmato)

La crescita di WhatsApp.

A molti, 19 miliardi di dollari (questa è la cifra con cui si dice Facebook abbia comprato WhatsApp), sono sembrati un’assurdità. WhatsApp però, sta mostrando performance mai viste fin ora.

Om Malik ha fatto un’analisi dei dati, confrontando questa giovane start-up (?) con i big del settore.

WhatsApp - Mau vs Age final

Il grafico qui sopra mostra il numero di utenti (in milioni) per anno di età del “servizio”. Se anche il trend dovesse diminuire, conserverà grossi spazi di manovra e dimostra che è vero quanto detto da Zuckerberg: «WhatsApp ha una crescita che neanche Facebook ha avuto».

Se volete approfondire il puro aspetto numerico (sono trascurate tutte le implicazioni: privacy, competizione nel settore, etc.) fate un salto su “WhatsApp is different“.

Emanuele