Cose che ho imparato in Cina (secondo round).

La mia permanenza in Cina continua e con esso anche le cose che scopro e che posso più o meno apprezzare e condividere. C’è di certo che la Cina che sto vedendo è uno spicchio infinitesimale di quello che l’intera nazione rappresenta: basta fare un salto su Google Maps per rendersi conto che le sue dimensioni comportano differenze abissali tra nord-sud ed est-ovest. Anyway… here we go!

I cinesi hanno scoperto l’acqua calda.

O meglio, più che scoprirla, se la bevono. Sebbene infatti non bevano durante i pasti (considerato esiste sempre che una zuppa ad inizio o fine pasto), se decidono di accompagnare il cibo con qualche drink, allora avranno acqua calda con foglie di tè, o semplice acqua calda. Quando ho chiesto alla traduttrice perché bevesse acqua calda mi ha guardato come fossi un marziano che chiedeva la cosa più scontata del mondo: l’acqua va bollita, punto! Ecco, dopo aver riso (questa parola inizia a darmi un senso di nausea) un po’ mi ha spiegato che l’acqua che arriva nei rubinetti non è buona e così va sempre bollita. Le ho chiesto: “ma allora se arrivi a casa assetata dovrai aspettare che l’acqua sia pronta prima di bere?”. Risposta semplice: un bollitore elettrico è sempre pronto, come qualsiasi elettrodomestico che lasciamo acceso nelle nostre case. In ogni caso le è sembrato così strano che noi bevessimo acqua fresca…

Istruzione.

Ho scoperto che una decina d’anni fa il governo ha tentato una cosa difficilissima ma importantissima. In pratica aveva introdotto degli esami nella secondary school composti da domande che coinvolgevano tutte le materie. L’esperimento non ha funzionato, si sono resi conto che era troppo difficile per i ragazzi di quell’età ma questo modo di ragionare mi piace perché è un allenamento durissimo saper spaziare da un argomento ad un altro, da una materia ad un altra allo stesso modo di un pensiero che scorre nella nostra mente. Ciò tra l’altro richiedeva che gli insegnanti fossero preparati non solo sul loro programma ma anche su nozioni di altre materie. Adesso si è tornati al metodo classico ma i compartimenti stagni non sono mai buoni compagni di viaggio. E poi sarei curioso di vedere i nostri professori alle prese con un sistema simile.

Tetti cinesi

Vita per strada.

In realtà non ho ancora chiaro se sia io a non farmi capire o se davvero il mondo al di fuori da queste parti sia meno peggio di quel che immaginavo. Innanzitutto perché le banche che ho visto non hanno le porte blindate. C’è la guardia, è vero, ma secondo me il terrore di una giustizia che sa usare misure pesanti (che invece non condivido) gioca la sua parte a sufficienza. E poi per ben due volte la traduttrice si è sorpresa nel sentirmi chiedere se fosse tranquillo fare un giro in città dopo cena o se potesse essere pericoloso. Sinceramente non mi è chiaro se abbia posto male la domanda o se seriamente la criminalità in queste città sia ben controllata.

Mezzi di trasporto.

I taxi costano poco. Ho speso circa 1€ quando ci siamo persi (eravamo andati a fare un giro ma la traduttrice non è di questa città e io con quei cartelli scritti in marziano sono peggio di un cieco senza bastone e cane guida…) però sono sporchi, molto sporchi. Il secondo che mi è capitato di prendere puzzava in un modo tale che ho cercato con attenzione un punto in cui sentivo meno puzza ed ho tenuto il naso fisso in quel punto esatto per tutto il viaggio. Lei mi raccontava che quel taxi solitamente lavora nei suburbs così non c’era da aspettarsi molto. In ogni caso hanno i primi 10km a tariffa fissa (che varia da città a città) e poi un costo chilometrico supplementare. Ah, guidano male… come tutti gli altri. La metropolitana ha un prezzo diverso da città a città. A Shanghai varia da 35 a 70 centesimi di euro e dipende dal numero di fermate che si vogliono effettuare (comunque non si paga mai meno di 35 centesimi). Una linea è a levitazione magnetica (e la cosa mi fa sorridere considerato che a Milano, in questi giorni, siamo orgogliosi della avanzatissima linea lilla senza conducente…).

Lavoro.

Anche in Cina è difficile fare l’insegnante. Anche qui c’è già troppa gente che insegna e altrettanta che aspira ad un posto simile ma, parimenti, si dice che bisogna spingere di più sulla cultura per far avanzare il paese rispetto alle altre nazioni. Lo stipendio di un tecnico di fabbrica non è male, al cambio circa 800€ al mese, ma sono le condizioni ad essere diverse in maniera considerevole. Uno dei fattori per cui accade, secondo la traduttrice, è che la Cina è talmente grande che lo Stato non riesce ad arrivare ovunque coi controlli, così anche se esistono vari regolamenti a riguardo (seppur meno restrittivi delle nostri) questi vengono spesso disattesi. Un esempio lampante l’ho avuto nella mensa dell’impianto: prima di sedersi la traduttrice ha dovuto pulire la sua sedia dalla polvere mentre la cucina era quasi completamente allagata. Non sono d’accordo con lei in quanto pensavo all’America: un paese enorme con standard ben diversi.

Casa.

Acquistare casa è complicato anche qui. In città i prezzi al metro quadro sono molto simili a quelli milanesi e una famiglia media deve fare un mutuo per 20-25 anni almeno. Non sempre hanno un numero civico ma, alcune volte, nella via i palazzi hanno un nome. Nei campanelli non appare mai il cognome ma il numero dell’appartamento (un po’ come si fa nel nord Italia).

Matrimonio.

Non ho discusso circa il loro rito (in effetti, considerato che la maggior parte di loro segue gli insegnamenti di Confucio potevo anche chiederglielo) però ho scoperto che tradizione vuole che l’uomo acquisti la casa prima del matrimonio e se non puoi permetterti l’acquisto, niente bella donna accanto (me l’ha riassunta così). Puoi condividere le spese con la moglie, ma almeno l’anticipo spetta all’uomo che quando possibile viene aiutato dalla famiglia. Noi europei ce la passiamo meglio da questo punto di vista. Culturalmente c’è una forte inclinazione verso il matrimonio e chi decide di non farlo non è mai visto di buon occhio dalla famiglia d’origine, specie se si è donne.

Inquinamento.

Mi è capitato di usare la mascherina. Mi raccontava che loro sono abituati a farlo quando sentono l’esigenza. Per me è stato brutto, psicologicamente inquietante. Posso stare attento all’acqua che bevo e al cibo che metto nel piatto, posso lavarmi le mani e tutto il resto ma… cavoli, contro l’aria sei inerme. E’ brutto pensare di doverti difendere in quel modo e che loro accettino questo livello di inquinamento. Anche nel mio viaggio in Africa mancava qualsiasi forma di igiene “occidentale” però non mi sono mai sentito in pericolo.

Telefonia e internet.

Il costo di un abbonamento telefonico + ADSL a casa è – al cambio – 12€ al mese, la linea arriva via cavo e spesso l’operatore ti chiede se vuoi passare alla fibra gratuitamente. La cosa interessante è che ad ogni rinnovo con lo stesso operatore ricevi il raddoppio della banda: 4-8-16…mbit. Devi pagare annualmente l’intera cifra e se vuoi per 15€ al mese hai inclusa anche la tv. Discorso diverso per la telefonia mobile. Non so esporre tutte le tariffe possibili, semplicemente la traduttrice mi raccontava che lei ha solo 30MB di traffico dati al mese, che esiste la possibilità di acquistare pacchetti “con monte ore” piuttosto che con quantità di dati ma – come iniziano a fare gli operatori da noi – hai anche la connessione wifi gratuita ove disponibile (e qui, quella dell’operatore è ben diffusa sul territorio). In ogni caso il pacchetto mobile (con 150 minuti di chiamate) è meno conveniente dei nostri e senza di esso si paga di più quando si è fuori dalla propria città o si ricevono chiamate. Si, anche le chiamate in ingresso hanno un costo a meno che il tuo pacchetto non le preveda come illimitate. Infine, lo stipendio medio italiano, al cambio, è il doppio di quello medio cinese ma l’iPhone costa come in italia e così per loro è very expensive. In giro ho visto comunque vari iPhone e molti cellulari Android. Quando attivi un numero puoi scegliere quello che preferisci ma quelli facili da ricordare (o con numeri positivi visto che i cinesi son superstiziosi) si pagano di più. Lo stesso discorso vale per le targhe delle auto.

Vestiti low cost.

Uno degli argomenti che mi ha appassionato di più è nato dopo averle chiesto come mai in Europa stiano arrivando ondate di cinesi che coi loro negozi hanno invaso ogni città. La sua prima risposta è stata semplice: “qualsiasi uomo vuole sempre più soldi”. E in effetti è vero. L’Europa è un buon mercato per loro, il livello di richezza medio è superiore e così è un piatto da aggredire. Non ho avuto voglia di infilarmi in discorsi ipotetici (tipo “secondo me la mafia cinese ha stretto accordi”) ma comunque mi è stato chiaro che i cinesi, in Europa, hanno trovato un mercato, il loro mercato. Ecco, specifico “il loro” perché – in realtà – i cinesi in Cina non vanno in giro con quella valanga di vestiti malcuciti o dai colori osceni e tossici persino allo sguardo. La traduttrice mi spiegava che probabilmente la qualità dei prodotti non è attualmente paragonabile a quella degli standard europei e per questo hanno deciso di investire in quel mercato. Tra l’altro qui accade molto spesso che, specie le ragazze, vogliano cambiare vestiti continuamente e per questo sono disposte ad avere una qualità inferiore. Filosofia usa e getta in pratica. Il nostro paradigma mentale invece è ancorato a concetti di durata nel tempo e roba simile, così ovviamente quei capi sembrano tutt’altro che buoni. Le ho detto che, per via di questo, gli europei hanno assimilato i cinesi a fabbricanti di prodotti di bassa qualità. Lei mi ha guardato le scarpe. Stavo indossando delle Adidas e sorridendo mi ha detto che la fabbrica dell’Adidas è ad appena un paio d’ore di treno da qui. In effetti ormai qualsiasi cosa è costruita in oriente, anche Kappa, Puma, Nike, Apple costruiscono in Cina e noi europei non vediamo quei prodotti come roba di bassa qualità. Ah, a proposito: un paio di Adidas costa nello spaccio della fabbrica all’incirca 5€. La traduttrice ha riso tanto quando le ho detto che volevo fare un salto in qualche modo da quelle parti per acquistarne due o tre paia (mi dispiace sapere di non avere il tempo…). Ovviamente basta arrivare a Shanghai per trovare dei prezzi in linea con quelli del resto del mondo e vedere svanire quello sconto incredibile. In pratica loro vendono anche prodotti di bassa qualità semplicemente perché esiste quel mercato e nessuno lo stava soddisfando.

Matrimoni gay.

Le ho chiesto anche questo e la pensa abbastanza come noi. Va benissimo se due persone dello stesso sesso si amano (anche se lei adduce il fenomeno a carenze nella famiglia d’origine) ma non è d’accordo con l’adozione di bambini perché un bimbo per crescere ha bisogno di apprendere concetti da due figure con caratteristiche abbastanza diverse (e sono d’accordo anch’io). Anche in Cina è difficile fare outing in famiglia ma a differenza dell’Europa non si è ancora arrivati ad un momento in cui la società manifesta per il riconoscimento di qualche diritto per loro. Esiste da qualche anno il gay-pride in varie città della Cina ma il regime non li pubblicizza più di tanto, tant’è che lei non ne sapeva nulla. Qualche tempo fa leggevo che qui gran parte degli omosessuali finisce col nascondere la propria natura e sposare, comunque, una donna. Forse è per questo che la traduttrice identificava il fenomeno come qualcosa che nasce nel periodo universitario ma che poi rientra da sé con la crescita.

Contare con le mani.

I cinesi possono contare fino a 100 con due mani e non è una prodezza da mago Silvan. Mentre noi possiamo arrivare fino a 10 loro indicano i numeri con dei gesti e così con 5 dita puoi contare fino a 10. In questo modo con una mano fai la decina, con l’altra l’unità. E a proposito di numeri e superstizioni, l’8 porta soldi, il 4 è associato alla morte, il 6 e il 9 sono positivi.

La pena di morte.

Anche la traduttrice concorda con me: non è dato a noi il potere sulla vita di un uomo, però le cose – finché esisterà questo regime – non potranno cambiare. Non so se fosse a conoscenza del fatto che la Cina è attualmente lo Stato sul pianeta che emette più sentenze di condanna a morte (oltre un migliaio nel 2011), le ho mostrato un grafico ma mi è sembrata indifferente. Ipotizzo perché, in alcun modo, questo venga fatto passare come una questione sociale.

L’informazione.

Tutto è filtrato e così anche la TV che si può guardare è solo quella approvata dal regime. L’uso di parabole è proibito, è necessario avere speciali autorizzazioni per installarle ma queste sono date solo ad hotel o in casi speciali. In questo modo la TV mondiale non arriva nelle case dei cinesi. Solo in alcune aree  rurali, dove non arriva il cavo tv, la gente ha usato le parabole ma si permettono di farlo perché in quelle aree i controlli sono rari. Al contrario di noi però la gente sente poco la necessità di scaricare via torrent o mezzi simili in quanto esistono siti degli operatori tv in cui puoi guardare qualsiasi film gratuitamente: se ti registri e paghi eviti la pubblicità, altrimenti devi sorbirti uno spot iniziale. Un esempio è LeTV.com in cui trovi sia film cinesi che esteri. E’ stato divertente scoprire che qui Lupin non è famoso come da noi e che di Sonic loro hanno avuto anche il cartone animato (mentre noi, credo ma potrei sbagliarmi, solo il gioco). In ogni caso la riflessione più profonda che mi torna in mente è che è triste vedere come basti poco per tenere le masse sedate. Non hanno accesso a Youtube, non hanno accesso all’informazione globale ma non ne sentono troppo la mancanza perché i loro portali offrono già tutto ciò che è “approvato” in maniera facile e veloce. La traduttrice, quando non avevo nulla da dire ai tecnici cinesi, guardava film da quel portale sul suo cellulare (con Windows Phone 7) via wifi.

Emanuele

2 commenti » Scrivi un commento

  1. Pingback: Tieni il tempo. - …time is what you make of it…

  2. Pingback: I diversi. | …time is what you make of it…

Lascia un commento

I campi richiesti sono marcati con *.