Nudi e crudi.

In ufficio – probabilmente complice la nostalgia dell’estate – abbiamo creato un gruppo lettura e le prime pagine affrontate sono state quelle di “Nudi e crudi” di Alan Bennet.

Copertina de "Nudi e crudi" di Alan BennettLa stile narrativo ricalca visibilmente la formazione dell’autore. La storia infatti risulta adattissima ad una rappresentazione teatrale senza troppe rinunce: le descrizioni sono secche, votate alla ricerca della sostanza più che dell’estetica. Ne risulta un racconto breve (poco meno di 100 pagine la versione Adelphi) ma intenso e senza soste.

Piacevole e poco impegnativo il libro racconta l’avventura di una coppia inglese di mezza età vittima di un furto dell’intera dotazione del proprio appartamento: dal lettore CD, alla moquette, dalla carta igienica al forno con l’arrosto in attesa del timer. In pieno humor inglese la commedia non risulta mai esageratamente accesa e attraverso questo piccolo giallo concede alla coppia l’occasione per riflettere sulla piattezza della loro esistenza.

La gente, aveva concluso Dusty, può fare a meno di tante cose; il problema è che non riesce a non andare a comprarle.

Tratto da “Nudi e crudi” di Alan Bennett

Libro ideale per una ripresa lenta e non traumatica post-vacanze.

Emanuele

Avete piani per le vacanze?

Questo è un post sponsorizzato, ma non mi hanno puntato alcuna pistola alle costole per scegliere le parole. 🙂

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Avete già programmato la vostra estate? Io ancora non ho ben chiara come sarà la mia. I cinesi non amano il mare come noi, in tv non si fanno servizi su spiagge stra-piene e protezioni solari ma ho ben chiaro che, dall’altro lato del pianeta siamo in piena stagione estiva. Fortunatamente la prossima settimana tornerò in Italia e così potrò pensare anch’io a qualcosa di rilassante.

Unicredit - Summer Plan

Unicredit intanto ha lanciato “Summer Plan“, un concorso specifico per l’estate che mette in palio 15 SmartBox viaggio (divisi in tre tipologie: Adrenalina, Relax e Due notti d’incanto) in maniera semplice e veloce. In queste settimane sulla pagina dell’applicazione vengono pubblicate delle domande cui rispondere: se lo si fa in maniera corretta si guadagnano crediti. I possessori di Genius Card di UniCredit avranno anche la possibilità di aggiudicarsi una Nikon D3200. Se avete Facebook, non perdete tempo e correte a partecipare. E’ così semplice che chi non lo fa merita un’estate sul divano…

Emanuele

La mia esperienza con l’iPad.

Quasi un mese fa ho comprato un iPad (in realtà ne ho comprati due, ma questo è un altro discorso…) e voglio condividere con voi le mie impressioni d’uso dopo aver smaltito l’euforia iniziale.
Non ho intenzione di fare una recensione tecnica in quanto ne esistono già infinite in rete e le caratteristiche tecniche sono più o meno note a tutti. Vi basti sapere che vi scrivo da un iPad solo wifi da 32GB.

Apple iPad

Ho scelto la versione senza modulo 3G per un motivo: a meno di essere uno di quelli con borsa o borsello sempre al seguito, l’iPad si dimostra poco portabile. È vero che pesa 650 grammi ed è sottile quanto un quaderno ma non entra in nessuna tasca e non puoi andare in giro libero a meno di impegnare una mano (e avendo l’accortezza di non dimenticarlo su qualche tavolino). Le poche volte che lo porto con me si tratta di occasioni in cui so che dovrò mostrare qualcosa o sto andando direttamente in un’altra casa (ragazza, famiglia…). Altrimenti devo essere in viaggio. Così, avere il modulo 3G è abbastanza inutile (oltre ad aggiungere l’obbligo di mantenere un nuovo piano dati).

I tempi per un tablet mi sembrano maturi. Un tablet non sostituisce un pc (e io ho ancora in cantiere la sostituzione del mio MacBook annata 2007) ma il ventaglio di applicazioni disponibili (che non siano un mero esercizio di stile) da un po’ mi sembra abbastanza completo. Le attività di svago che svolgo attraverso il pc hanno infatti una controparte per tablet che nel tempo è maturata a sufficienza. Mi basta pensare all’app di WordPress con la quale si gestisce il blog in maniera più che dignitosa. Ringrazio, ovviamente, tutti gli early-adopters che han fatto crescere le applicazioni…

Svago. Si, forse è ancora questa la parola chiave di questi strumenti. Il tablet infatti lo trovo ottimo compagno per tutte quelle attività non troppo impegnative. Leggere i feed con Feedly o Flipboard è un’esperienza di livello superiore rispetto a quanto facessi prima attraverso Google Reader sul MacBook o le stesse app sull’iPhone. Consultare i link del mio – ridotto – stream su Twitter, verificare i nuovi collegamenti su Linkedin, sono operazioni che non richiedono troppi passaggi e rendono il MacBook esagerato. Vedere un video è immediato e tutte le attività correlate non portano ad avere quella sensazione che l’operazione si trasformerà in qualcosa di frustrante (tempi di caricamento lunghi, crash del browser, multitasking messo in crisi dalle richieste alla cpu, ventole che partono e così via…). Le “poche” azioni permesse sembrano rapide e ottimizzate. È il segreto dei sistemi operativi app-centrici. Rispondere ad una email al volo, consultare il meteo, visitare un sito alla ricerca di un’informazione – magari sfruttando Siri quando si è a casa – è molto più rapido sia di un computer che dell’iPhone. A proposito di iPhone, il mio (con retina display) svolge ancora egregiamente il suo lavoro ma quando lo guardo, dopo aver lavorato per vari minuti con l’iPad, mi da la sensazione che sia un iPad in miniatura. Non ho avuto mai la sensazione che l’iPad fosse un grande iPhone. Ho avuto spesso la sensazione contraria. Non so se sia accaduto anche a voi. Per quanto la tastiera dell’iPhone sia precisa e reattiva, scrivere lunghi testi mi è sempre sembrato impegnativo: se è importante lo faccio, altrimenti rimando a quando potrò sedermi al computer. Questa sensazione, in questo mese, con l’iPad è venuta meno più volte (e lo Smart Case aiuta ad avere una corretta inclinazione della tastiera…). Per varie azioni l’iPad ha cannibalizzato gli altri due strumenti.

Una di queste riguarda il piacere di guardar le foto. Quest’anno, durante i miei tre mesi in Cina (mentre vi scrivo sono in volo verso il quarto mese cinese), il giro in Spagna, il weekend in Svizzera, il bagno a Portofino, ho raccolto un bel po’ di foto ma mostrarle è sempre stato complicato. L’iPhone ha un display piccolo. Il portatile obbliga tutti a star seduti. Ho provato a spostare le foto su una chiavetta e mostrarle alla tv ma dopo la prima volta ho desistito (sia per le operazioni in più da fare, sia perché lo scorrimento delle foto in alta risoluzione non era velocissimo nonostante si trattasse di un Samsung di ultima generazione). Ho scoperto invece come l’iPad sia il giusto compromesso e io stesso mi son ritrovato più volte a guardare le foto degli ultimi viaggi (cosa che al pc non facevo praticamente mai). Anzi, mentre scrivo mi è venuta voglia di dare una sfogliata alle foto della mia vacanza turca della scorsa estate… per mancanza di tempo non ho mai rivisto quelle foto con la dovuta attenzione.

Apple iPad - Colori

L’iPad si rivela imbattibile in viaggio. Sto scrivendo questo post seduto su un volo Francoforte-Shanghai. Fin ora, nonostante viaggi in business e lo spazio non manchi in quanto ogni posto occupa quasi tre finestrini d’aereo, non avevo mai avuto voglia d’estrarre il portatile per fare qualcosa al pc. Il tablet invece si scoperchia ed è pronto sul tavolino. Piccolo, silenzioso, pronto ad essere spostato quando arriva la cena o sento il bisogno di alzarmi.

La durata della batteria poi rende il dispositivo quasi “immortale”. Per l’uso fatto fin ora mi è bastato avere l’accortezza di ricaricarlo un volta ogni due giorni (anche se magari non era morto completamente) per non ritrovarmi mai a secco. Dopo quasi 20 ore di viaggio sono ancora con un 30% di carica per continuare a scrivere comodamente (ovviamente in volo la wifi è staccata).

Non ho ancora provato a leggere un libro. Quando provai con l’iPhone l’euforia svanì prima della fine del libro (ma sarà dipeso anche dal fatto che avevo preso quei titoli solo perché gratuiti). Sull’iPad oggi ho letto tutto il numero di Luglio di Quattroruote (gli abbonati hanno accesso anche alla versione per tablet) e mi è sembrato solamente comodo non dover portar con me, come fatto già nelle precedenti traversate intercontinentali, la versione cartacea. Inoltre ho accesso direttamente agli approfondimenti video dei vari articoli. Forse ogni tanto qualche riflesso sul display obbligava a cambiar posizione… ma nient’altro da dire.

Sicuramente i limiti dei tablet rimangono evidenti. È impossibile gestire bene i propri dati e non è possibile svolgere operazioni non standard (ad esempio non ho modo di lavorare in quanto ogni strumento che uso per il mio lavoro, esclusa la mail, è privo di una controparte – e dubito esisterà presto – per iPad). Senza focalizzarmi sull’ambiente lavorativo, penso anche alle foto fatte con la reflex che amo organizzare e taggare su iPhoto, penso all’organizzazione in cartelle dei documenti, penso alla possibilità (banalissima ma per nulla stupida) di rinominare una foto o un video appena registrato prima di caricarlo sul web.

In soldoni credo sempre di più nel concetto di ecosistema informatico. Chi fa la guerra tra tablet e pc mettendoli in contrapposizione ha capito ben poco, chi li reputa dei giocattoli inutili altrettanto. Il mio iPhone fin ora è e rimane uno strumento imbattibile in mobilità, quando devo guardare la cartina stradale, ascoltare una canzone mentre pedalo, leggere al volo una mail mentre sono in metro o le ultime notizie mentre aspetto qualcuno ad un appuntamento. Il portatile è insostituibile, ad oggi, per le operazioni più complesse. Il tablet invece si interpone tra i due. In viaggio, grazie all’hotspot dell’iPhone diventa pienamente funzionale. A casa invece cannibalizza gli altri device per le operazioni più comuni.

Perché non ho preso l’iPad mini? In realtà continuo a pormi questa domanda: avere il mini sarebbe stato ancora più comodo? Innanzitutto la mia scelta è stata fortemente condizionata dall’assenza del retina display (sono praticamente certo che lo introdurranno nell’aggiornamento autunnale). L’esperienza (e la differenza visiva) che offrono questi display rispetto agli LCD tradizionali è, dal mio punto di vista, insostituibile e irrinunciabile. I tablet sono strumenti prettamente votati alla ricezione di informazioni e il display è un anello fondamentale della catena. Proprio per questo motivo però (e con la consapevolezza di non volere un nuovo strumento da portare in giro) ho pensato che uno schermo 2″ più grande potesse esser comodo. Sicuramente però, per via del concetto di ecosistema, il mini va a colmare una nicchia ancor più piccola e precisa di occasioni in cui un iPad risulta eccessivo. Il problema maggiore, in definitiva, è capire quale sia lo strumento più adatto alle nostre esigenze in quanto nessuno si sovrappone totalmente agli altri.

Credo, e questi strumenti ne sono una prova, che col passare degli anni avremo sempre più oggetti interconnessi utili e perfetti in certi momenti delle nostre giornate. Che si chiamino Google Glass o iWatch poco importa. Ognuno sarà pensato per colmare certi bisogni e il cloud, amata e odiata rivoluzione tecnologica, permetterà di passare comodamente da uno strumento all’altro continuando da dove si era arrivati.

Emanuele

Quanto pesa un bicchiere d’acqua?

Una psicologa passeggiava in una stanza mentre insegnava gestione dello stress al pubblico. Non appena sollevò un bicchiere d’acqua tutti si aspettarono che avrebbe posto la classica domanda «mezzo pieno o mezzo vuoto?». Invece, con un sorriso sul volto, chiese: «quanto pesa questo bicchiere d’acqua?».

Le risposte ricevute variarono da 200 a 500 grammi.

La psicologa rispose, «Il peso assoluto non importa. Il peso dipende da quanto lo reggo. Se lo reggo per un minuto, non è un problema. Se lo reggo per un’ora, avrò dolore al braccio. Se lo reggo per un giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso, il peso del bicchiere non cambia, ma più lo reggo, più diventa pesante». E continuò dicendo, «lo stress e le preoccupazioni nella vita sono come quel bicchiere d’acqua. Pensate ad esse per un po’ e non succede nulla. Pensate ad esse un po’ di più e iniziano a far male. Se pensate ad esse tutto il giorno, vi sentirete paralizzati, incapaci di fare qualsiasi cosa».

«E’ importante ricordarsi di lasciar andar via lo stress. Quanto prima la sera, per quanto possibile, abbandonate tutte le vostre preoccupazioni. Non portatele con voi durante la sera e nella notte. Ricordatevi di posare il bicchiere!».

Un esempio chiaro, pertinente, calzante. Mi stupisco persino di non averlo mai letto prima.

Emanuele

Spassatempo (il concorso per i perditempo).

Questo è un post sponsorizzato, ma leggerlo non fa diminuire la vista. 🙂

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L’estate si avvicina e anche la voglia del dolce far nulla aumenta a dismisura. Unicredit ci viene incontro col concorso meno impegnativo dell’anno. Per vincere un Samsung Galaxy S3 infatti basta andare sulla pagina dell’applicazione ed inserire una frase riferita alla perdita di tempo… limitata a 300 caratteri.

Concorso Unicredit Spassatempo

Ovviamente per coloro che si reputano i migliori della categoria sono disponibili dei simpaticissimi video (da autentici perditempo) che val la pena guardare. Perché avere il tempo di pettinar una bambola o smacchiare un leopardo… non ha prezzo.

Che aspettate a dir la vostra? Se avete voglia scrivete la vostra frase anche tra i commenti (non sono iscritto su Facebook ma son curioso di sapere cosa direste…). 😎

Emanuele

Il violino nero di Maxence Fermine

Da tempo volevo completare “la trilogia dei colori” di Maxence Fermine composta da Neve (bianco), L’apicoltore (arancio) e Il violino nero (nero). Sono riuscito a farlo il mese scorso in Cina durante un paio di sere di pieno relax.

Copertina de "Il violino nero" di Maxence FermineCome gli altri due libri, anche questo, pubblicato in sedicesimo con caratteri grandi, si legge in pochissimo tempo. Delicato e semplice, sia nel linguaggio che nella storia, “Il violino nero” racconta di una donna – una musa – e della musica che sa procurare attraverso la sua voce. Ambientato a Venezia, tra la malinconia dei canali e lo sfarzo dei palazzi settecenteschi, “Il violino nero” racconta l’ossessione di un uomo per Carla Ferenti, una giovane nobile veneziana, che sfocia nella voglia di trasformare la musica della sua voce in vita. Tale ossessione però è riconosciuta anche dal protagonista, Johannes – un solitario cresciuto accarezzando le corde del suo violino ad occhi chiusi – da sempre alla ricerca di un metodo per scrivere e trasformare in vita quella musica che sente provenire da dentro.

Davanti a lui, sulla scacchiera, il cavallo vegliava sulla regina. Johannes raggiunse il liutaio e si sedette di fronte a lui. Erasmus si avvicinò la bottiglia di grappa e i due uomini ripresero la partita interrotta la sera prima.
Aspettare cosa?
Che ciò che deve accadere accada.
Non capisco.
Si tratta di sperare. Un giorno la scriverai, la tua opera. E la suonerai. Forse una volta sola, forse soltanto per te, ma sta’ pur certo che la suonerai. Senza speranza, non è possibile alcuna felicità sulla terra.

Tratto da: “Il violino nero” di Maxence Fermine

La storia regala – a tratti – pagine capaci di farsi apprezzare ma nella sua interezza lo reputo il meno incisivo della trilogia. Neve è delicato e puro (talmente apprezzato che è stato tradotto in 17 lingue), L’apicoltore è stata estasi, passione e sogno: ogni pagina riusciva a catapultarmi altrove con la mente. Il violino nero invece – nonostante Venezia e Parigi, la nebbia, la musica e un violino d’ebano – è rimasto per lo più “inchiostro“.

Emanuele

Universitari, questa è per voi.

Questo è un articolo sponsorizzato ma sono libero di esprimere le mie opinioni.

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Iniziativa particolare, semplice e rapida. Unicredit attraverso la Universities Foundation presenta lo UNIversiTag, un gioco valido fino al 5 Aprile.

UNIversiTagSe sei un’universitario e pensi di aver scattato una foto carina durante il tuo percorso di studi o ne hai una che rappresenta la tua idea di vita accademica, puoi proporla nella bacheca di Unicredit e/o su Pinterest usando il tag scelto per l’occasione. La foto, dopo l’approvazione, risulterà visibile sulle pagine ufficiali dell’iniziativa. Inoltre, una giuria si occuperà di valutare tutte le foto proposte e quella vincente verrà proposta per l’inserimento all’interno del documento di bilancio della fondazione UniCredit & Universities.

E’ abbastanza chiaro che lo scopo di tutto questo è far conoscere un po’ di più la fondazione che da quattro anni raccoglie fondi per borse di studio all’estero. Personalmente penso che sfruttare anche queste opportunità messe in campo dai privati non possa che essere un vantaggio per lo studente che vuol vivere un’esperienza al di fuori del percorso di studi classico.

Che aspetti a pubblicar la tua?

Emanuele

Questo vogliamo!

Prendere d’assalto il cielo
espropriare il futuro
sconfiggere la morte
distruggere a colpi e morsi rabbiosi
la diga che racchiude la vita
affinché questa scorra e scorra
e inondi tutto
assolutamente tutto!
Abbiamo il fermo proposito
di instaurare l’allegria
come unica forma di vita
:
l’unica morte possibile
sarà morire di felicità.
Abbiamo il fermo proposito
di difendere la luce
per noi e per voi
che dovrete venire.
Infallibilmente
uomini puri, semplici e buoni
uomini nuovi.

Nicaragua, Fronte sud 1979 – Mariana Yonüsg Blanco

Letta in un bagno bresciano mentre si discuteva di progetti (africani ;-)) futuri!

Emanuele