La mafia uccide solo d’estate.

Scena tratta da: "La mafia uccide solo d'estate"

«Ma la mafia ucciderà anche noi?»
«Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate.»

(Il piccolo Arturo al padre, prima di andare a dormire)

Recensione: Non ho chiaro quanto aver visto il film da una città molto distante da quella in cui sono cresciuto abbia influito ma sono uscito dalla sala visibilmente commosso.

L’ultimo lavoro di Pif è un c-a-p-o-l-a-v-o-r-o. Voto: 10++.

Emanuele

8 comments » Write a comment

    • Enrico, sei andato a vederlo? Cosa ne pensi? Mi incuriosisce conoscere le impressioni di qualcuno del nord…
      Ciao,
      Emanuele

  1. Non vedo l’ora di vederlo. E’ un tema su cui mi piacerebbe confrontarmi con te.
    Ciao

    • Ciao, ti scrivo dalla periferia di Shanghai. Come ho scritto sopra, mi farebbe piacere conoscere i commenti di gente del nord. Tutti gli amici del sud stanno rimanendo toccati da questo film. Forse perché richiama qualcosa che è o è stato pane quotidiano per anni, forse perché quella rabbia che spinge un giovane come Pif a scrivere un film su un tema così impegnativo l’hanno tanti di noi… Forse perché la mafia e l’antimafia, per quelli cresciuti nell’ultimo trentennio è qualcosa di concreto e tangibile. Ho avvertito un coinvolgimento minore nelle persone fuori dal cinema a Milano… ma comprendo pienamente le ragioni e non si tratta di indifferenza al problema.
      Quando lo vedrai, fammi sapere un po’ cosa hai provato tu nel momento in cui, dagli altoparlanti, riecheggiano certi “botti”…
      Ciao,
      Emanuele

  2. Finalmente lo vedro’. Tra pochi minuti mi siederò sul mio divano e, grazie a Sky, potrò vedere questo film che tanto mi aveva incuriosito.
    Non vedo l’ora di condividere le mie sensazioni da polentona con te, mio caro terruncello.
    Vado!
    Robi

  3. Appena terminato. Cosa posso dire Emanuele?
    Mi rendo conto di non trovare le parole per parlare di un argomento così delicato.
    Io, queste cose, le ho viste alla TV o lette nei giornali. Esse hanno provocato il mio sdegno e la mia rabbia. Hanno contribuito a pormi un sacco di domande sul perchè e il percome di certi fenomeni che si verificano nel nostro Paese. Ma mi manca l’esperienza. Non conosco la paura, non conosco certe ambiguità, sono cresciuta in un posto dove non ho mai dovuto mettere in conto certi pericoli.
    Per cui ogni mia parola, ora, mi sembra inadeguata.
    Ho conosciuto una sola persona in carne ed ossa a cui sono stati rubati il padre e il fratello dalla mafia. Attraverso questa persona ho percepito un dolore che annichilisce.
    Mi dispiace Manu, ma non credo di essere all’altezza per potermi confrontare su un tema che ha segnato la tua e molte vite. Vorrei ma non ne ho gli strumenti.
    Posso solo immaginare, intuire, cercare di capire.
    E non credere che non mi faccia stare male.
    Notte.
    Robi
    P.S. Questa è una di quelle volte in cui vorrei poterti parlare di persona. Ciao.

    • Ciao Robi, sono felice tu l’abbia visto. Non importa se non potrai comprendere totalmente le sensazioni che un siciliano può avere. E’ difficile, se non impossibile, immedesimarsi in maniera profonda nelle esperienze di vita altrui. Però è utile provare a capire, ed è utile che una persona del nord osservi. Perché è facile stigmatizzare un popolo, identificarlo dietro le notizie (peggiori) che colpiscono ogni giorno attraverso i mass-media. La Sicilia non è mafia. La Sicilia è fatta di persone che soffrono questo stato di cose, che si ribellano, che crescono con la voglia di antimafia, che… appena hanno un po’ di successo colgono l’occasione e fanno un film, o scrivono e leggono un dialogo-monologo stupendo. Il sud, come il nord, è fatto di persone terribilmente disgustate dagli atteggiamenti prepotenti. Se esistono in maniera più eclatante, nord e sud, dovrebbero chiedersi il perché. Le ragioni culturali non bastano a giustificare tanta violenza. Povertà? Abbandono? Sono tanti gli aspetti che giocano insieme. Nord e sud Italia con-vivono con la mafia, semplicemente sotto forme diverse. Mi rendo conto che quest’ultima affermazione è una di quelle da cui si deve ancora partire quando si parla di mafia con qualcuno del nord… perché è fin troppo *cieco* per riconoscere la criminalità tra le sue strade. Spesso, quando riesco a far accettare questo assunto – devo confessarti – mi sento persino soddisfatto. Non chiedo di comprendere nel pieno le origini, chiedo almeno di riconoscere la prepotenza come tale, senza distinzione di razza o territorio. Per imparare a combatterla… insieme.
      Ciao,
      Emanuele

  4. Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che la mafia non abbia limiti geografici. Basti pensare alla mala del Brenta, che è stata presente (ed è?) molto, molto vicino a me. Sono d’accordo sul fatto che molte persone al nord identifichino le mafie con il Sud. Non sono tra quelli, te lo assicuro. Dico solo che dove sono cresciuta non ho dovuto fare i conti con la paura di uscire per strada, non ho visto morti ammazzati per strada, non ho sentito bombe esplodere. Parlo della parte più eclatante di questo fenomeno. Il resto, purtroppo, ci tocca tutti, indistintamente e un certo nord, secondo me, ha contribuito a sviluppare un certo sud. Ora mi leggo il monologo.
    Buona serata.
    Robi

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