L’ultimo libro letto è quasi poesia. “In nome della madre” è un libro in cui si evince tutta la potenza di Erri De Luca nello scegliere minuziosamente le parole da usare ed i pensieri da esprimere. Le frasi semplici, i periodi corti non concedono alcuna possibilità a concetti ridondanti di farsi strada. La lettura avanza per una serie continua di precisi riferimenti o descrizioni.
“In nome della madre” è il libro perfetto per questo periodo. È il libro della natività. È il gioco più arguto che si possa fare, che un ateo possa fare: immaginare l’attesa, il travaglio, le emozioni che due uomini possono aver vissuto quando un angelo vi si presentò dicendo «Maria, tu concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù» senza concentrarsi troppo sul significato religioso che possa avere quell’evento straordinario. Perché Mirìam e Josef erano due semplici uomini che dovettero, sicuramente scontrarsi con la società e la cultura dell’epoca in cui l’adulterio portava al martirio.
“Ero felice. Avrei voluto abbracciare il mio Josef, per lui mi era salita in petto una tenerezza mai provata… con la tenerezza la gratitudine. Mi aveva creduto…
Fai quello che è giusto Josef. Io oggi sono tua più di prima, più della promessa”.
Tratto da “In nome della Madre” di Erri De Luca
La forza di questi due personaggi è inquadrata da De Luca in una bellezza e purezza sovrumane. La storia coinvolge, è la storia più profonda che, fin da piccoli, ci viene narrata. E’ una storia che, per certi versi, ci appartiene e dalla quale è difficile sentirsi estranei. I dubbi, i desideri, le preghiere, le richieste a Dio speranzose e preoccupate di Miriàm, le incertezze e il coraggio che non li porta ad arrendersi sono tutti elementi vicini a noi. È bella l’umanità che se ne evince. De Luca esprime bene il lato umano di queste due figure del cristianesimo: Mirìam è una donna e in quanto tale non è priva di tutte quelle sensazioni che qualsiasi mamma prova e ne esce descritta con una femminilità affascinante, Josef è padre di un bimbo “non suo” ma che rimane fermo nella sua scelta, rimane fedele alla sua promessa e resiste agli insulti del suo popolo.
“Sa i miei pensieri. E’ un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai…”.
Mirìam in “In nome della Madre“
Vi consiglio di leggerlo, avanzando lentamente parola dopo parola, gustandovi ogni singola immagine. «In nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita».
Emanuele