Straziante poesia.

Tra terme sulfuree, goulash dal sapore delicato accompagnati da birre ungheresi, chiese ortodosse, sinagoghe, memoriali e tanto dolore ai piedi, ho esplorato questa città definita da molti la più bella del Danubio.

Budapest - Stile liberty Budapest - Violini

“I am not sure that the discovery of love is necessarily more exquisite than the discovery of poetry”.

Tratto da “Memoirs of Hadrian” di Marguerite Yourcenar

Bella e triste aggiungerei io. Bella perché è una città in ri-crescita, con una affascinante metropolitana (la più vecchia dell’Europa occidentale), piena di pub e ristoranti dal carattere sempre evidente, con queste terme all’aperto dal sapore ottocentesco che ti fan sognare la vita negli ultimi due secoli, con un passato che affonda le sue origini nell’impero romano e turco successivamente. Triste per la storia difficile che ha vissuto nell’ultimo secolo (ebrei, deportazione, olocausto, nazismo). Una città che gioca con l’incantesimo, che riempie le sue strade di statue e di luoghi di contemplazione. Una città, probabilmente, attenta a non soffrire ancora, qualità – quest’ultima – tutt’altro che banale.

Emanuele

8 commenti » Scrivi un commento

    • Un giro lo merita. Io ho preso due biglietti A/R con meno di 100€ (WizzAir). Il cibo è buono e costa poco (se mangi ungherese in locali non per turisti hai la piacevolissima sorpresa di poter ordinare quel che vuoi e pagare una cifra inferiore a 10€ a persona). Le terme sono economiche anch’esse e sufficientemente pulite. Il rapporto qualità/prezzo degli alberghi è ottimo. Probabilmente appena entreranno nell’Euro tutto questo cambierà…
      Ciao,
      Emanuele

  1. ah! ti odio, ecco! perché riesci a rendere ogni cosa così bella e poetica da fare venire voglia di mollare tutto subito e partire, volare via…

    p.s. sono contenta che sia stata una bella vacanza anche se breve! un abbraccio 😉

  2. Lori! Che belle parole! 🙂 Comunque cerca qualche offerta e parti…!! Io ho preso due giorni di ferie ma ne son valsi la pena.
    Ciao,
    Emanuele

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