Stare insieme o esser fidanzati? Le parole hanno un valore.

In questo periodo sono molto scombinato in quanto ad orari… ero a letto ma mille pensieri mi avvolgevano più di quel lenzuolo e quel copriletto che ormai ho dovuto mettere.

Non è quello l’unico disordine che ho attualmente… sono le 4 e 30 ed avevo anche fame. Lo stomaco mi faceva quei tipici rumori di quando stai morendo di fame… così mi sono alzato e sono andato a prendermi una crostatina. Domani sera vedrò di mangiare un bue intero per cena…

Comunque! In queste settimane, con la comunità capi scout stiamo affrontando dei “momenti di formazione” utili a darci degli spunti da affrontare durante l’anno con i ragazzi e, in ogni caso, da portare avanti come momenti di riflessione e crescita personali.

Alcune settimane fa abbiamo affrontato il tema della legalità. Durante l’ultima riunione invece, il tema all’ordine del giorno era quello della speranza.

E’ venuto a parlarcene un professore anzianotto, con l’aria ed i modi di fare tipici di una persona che ha, per certi versi, scoperto il senso della sua vita. Affascinante.

Affascinante anche il suo modo di parlare, pieno di parole profonde dette non tanto per sfoggiarle, quanto perché facenti parte del suo modo d’essere.

Il tema della speranza è partito da un flashback al suo passato. Un tempo infatti, ci diceva – ma non stento a credergli -, la vita andava avanti con più calma.

Questa calma si rifletteva anche nel modo di affrontare la vita dei giovani di allora che, probabilmente, potevano ponderare meglio le loro scelte. La frenesia odierna risulta invece in totale opposizione a tutto ciò. E’ necessario raggiungere dei risultati quanto prima… e questi devono pure essere vincenti o sei tagliato fuori definitivamente. Non è raro vedere persone (soprattutto nella new-economy) che un giorno sono Re Mida, e il giorno dopo fanno la fame guardando Wall Street da fuori…

Ecco che così, la speranza, che un tempo si tramutava nel fare “grandi sogni”, oggi è diventata qualcosa che ci porta, per lo più, a “sognare l’indomani”. E’ più importante l’immediato che il futuro a lungo termine. Quello “poi verrà”.

Nei giovani inoltre, l’incertezza del mondo odierno, rende ancora più difficile riuscire ad andare di molto avanti negli anni… e progettare, fin dall’inizio, ciò che si vuole dalla propria vita.

Stiamo vivendo un periodo di asetticità che ci porta a soffrire più del dovuto.

E così, anche la terminologia cambia e si adegua ai tempi. Dire “lei è la mia fidanzata” o “lui è il mio fidanzato” è qualcosa che suona un po’ antiquato. Si sente dire molto meno spesso, soprattutto tra i giovani. La formula, si è trasformata in “stiamo insieme”, “sto con tizia”.

Se ci si riflette attentamente, si nota quanto differenti siano le due espressioni. Lo stare insieme, infatti, è qualcosa di oggettivo e presente. Il professore portava un esempio, banale ma efficace. Io potrei dire alla signora che ho accanto sull’autobus: “signora, io e lei stiamo insieme”. Perché effettivamente è così: siamo entrambi sullo stesso autobus.

Diverso è invece l’esser “fidanzati”. Il fidanzamento infatti presuppone un progetto di crescita (che per i cristiani dovrebbe tendere al matrimonio…) e non semplicemente la presa di coscienza dell’attuale stato (“stare insieme”).

Sono piccolezze, è ovvio. Però sono tutte queste le sfumature che fanno comprendere quanto i tempi siano cambiati.

Un altro esempio? I DiCo. Nulla da dire sulle scelte sessuali o sulle libertà di ognuno, ma, la parola stessa è segno, ancora una volta, dei tempi diversi.

Le coppie di fatto infatti richiedono dei diritti (non entro in merito sulla validità o meno di tali richieste, non è ciò che mi interessa) perché di fatto due persone stanno insieme. Le parole che li uniscono non hanno però un progetto alle loro spalle. C’è, nuovamente, la presa di coscienza dell’attuale stato tra due persone.

Ecco che la speranza del futuro, si legge sempre meno. Ci si accontenta di ciò che si è… e non mi esento neanche io dal sentirmi parte di questo strano modo di vivere. L’abbiamo un po’ nel sangue… siamo quasi sconfitti in partenza.

Riprendo anche una riflessione di Mons. Rino Fisichella, che parlando della speranza dice quanto segue:

Essendo certezza del compimento della promessa, la speranza cristiana “non delude” perché affonda le sue radici nell’amore (Rm 5,5); e non potrà mai essere separata dall’amore: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 8,35-39).
Uno sguardo più attento a questo testo, permetterà di comprendere ulteriormente le caratteristiche della speranza cristiana che Paolo descrive nonostante non appaia esplicitamente il termine. Alcuni versetti prima, l’apostolo aveva detto che per coloro che vivono della fede e della speranza la condizione di sofferenza del presente, pur con tutte le tribolazioni e malvagità, non è paragonabile alla gloria che sarà loro concessa. Questa gloria, non è altro che la rivelazione del Figlio di Dio, la conoscenza del suo volto o, se si vuole, la rivelazione piena del mistero che rapirà in una contemplazione senza fine. Il futuro che attende coloro che oggi sperano e credono, non solo compenserà il presente ma, soprattutto, lo supererà nell’intensità della felicità.

Sembra che i tempi cambino e maturino per tutti… e così io, in questi giorni, sento l’esigenza di sognare di nuovo. Ma non per fare voli pindarici e costruire castelli in aria… ma perché è giusto avere speranza. E’ giusto vivere con fede anche i momenti di tribolazione.

E’ giusto progettarsi a lungo termine. E’ giusto mettere in gioco ciò che si ha, nella speranza di vederlo ripagato in futuro.

Ogni tanto il gioco va male… ma fa anche parte delle regole il poter perdere.

Bisogna avere però calma e… voglia di costruire ancora.

E magari rendersi anche conto che non tutto arriva subito nella vita…

Tipo, ad esempio, il mio sonno… che sto tutt’ora aspettando con ansia. 😐

Emanuele

Per voi, Conto Arancio.

Conto Arancio mi scrive. Cerca nuovi clienti… ai quali offre un conto agevolato con interessi da non sottovalutare. Fino a fine 2008 infatti assicura un rendimento pari al 4,50%.

Senza spese di apertura, mantenimento o chiusura. Senza tasse. Senza nulla di nulla.

Per sfruttare l’occasione aprite il conto usando questo codice: 1M0435096 tramite questa pagina creata appositamente per l’occasione.

Personalmente non sottovaluterei l’occasione, considerato che persino Fineco, con i suoi piani “a lungo termine” (SuperSave, un fondo con rendimento garantito) non va oltre il 4,10% di interessi.

E poi… avete mai visto i tassi di interesse della vostra banca? Scommetto una mano che non superano la metà di quei numeri.

Io ci guadagno appena 50€ in buoni benzina… diciamo che mi regalate dunque un mesetto di passeggiate con la mia Vespa.

Che aspettate? L’offerta scade il 31 Dicembre 2007 ma prima lo aprite, prima iniziate ad accumulare interessi! 😉

Emanuele

Il moto di rivoluzione.

E se stamattina il sole invece di sorgere ad est, sorgesse ad ovest?

Miliardi di persone aspetterebbero l’alba guardando il posto sbagliato.

Miliardi di animali si sveglierebbero in modo confuso ed inaspettato.

E chissà, magari accendendo la televisione, il dottor Giuliacci avvertirebbe gli “amici” telespettatori, che da oggi, la terra gira in senso contrario.

Ma se gira al contrario, la prima cosa che io mi aspetto è che anche gli stili di vita divengano gli opposti.

E così vedremmo i pescatori diventare ricchi, i calciatori fare la fame, le modelle chiedere la carità e le donne obese scenderebbero finalmente dai cannoni di De Gregori… si perché io la donna cannone l’ho sempre immaginata grossa come una palla…

Vedremmo anche i ladri scappare e le vecchiette inseguirli per consegnargli la borsetta.

Ed è proprio questo che rimango ad osservare.

La vita del ladro, sempre fatta di sicurezze, di impavidità, di non curanza e di prepotenza diventa tutto l’opposto. E così il ladro scopre cosa significhi scappare, correre… sentirsi oppressi ed inseguiti.

Capisce anche cosa significa aver paura di perdere una cosa a lui cara.

Ed è così che stamattina mi son svegliato.

Convinto che il sole sia sorto dall’altro lato.

Stupito dal fatto che nei panni della vecchietta “new-style” non è neanche così bello esserci.

Perché ero abituato ad un’altra vita. Ero abituato ad altre paure. Mentre adesso non ci son più…

A correre oggi sono i gatti. I topi inseguono, si fermano, digrignano i denti e se vogliono cacciano.

Domani forse Giuliacci ci risveglierà dicendoci che è tutto apposto… che, come in ogni mondo che va all’incontrario che si rispetti, gli italiani (e non gli americani) sono intervenuti ed hanno fatto tornare tutto come prima.

Spero che entro stanotte ladri e vecchiette trovino una tregua.

Anche perché non c’è nulla di più bello di un giorno di pace.

Emanuele

BlogBabel Rank Plus e BlogItalia Rank segnalati su WordPress.org

Come avevo promesso alcuni giorni fa in seguito all’aggiornamento di WordPress, ho finalmente inserito una copia dei plugin BlogBabel Rank Plus e BlogItalia Rank su WordPress.org.

In questo modo, oltre ad avere una sezione ben organizzata (qui e qui), vi saranno notificati gli eventuali aggiornamenti dei due plugin direttamente dal menu “Plugin” di WordPress. 🙂

A che mettete mano ai vostri template per inserire i due antipixel… vedete di correggere anche qualche errorino xhtmlBlogValidator ve ne sarà grato! 😉

Ciao,

Emanuele

Guardare le cose con occhi diversi.

Quando uno spot televisivo ed un libro possono, in fondo, dire le stesse cose.

Spiega Karol Wojtyla, “l’amore non è nella donna o nell’uomo – in tal caso ci sarebbero in fondo due amori -, ma è unico, è qualcosa che li lega”. Indubbiamente, dal punto di vista psicologico è vero che ci sono due amori; ma dal punto di vista etico-morale, c’è un solo amore, oggettivo.
Concretamente, che cosa significa tutto ciò? Tutti i fidanzati e gli amici del mondo sperimentano che c’è un momento in cui non solo bisogna smettere di pensare secondo i canoni dell'”io” (amore avido), ma anche secondo i canoni del “tu” (amore oblativo), per passare al “noi”: allora può nascere la comunione. Ora, “perché nasca il “noi”, non basta che ci sia un amore bilaterale, poiché in questo, malgrado tutto, ci sono due “io”, sebbene già pienamente disposti a divenire un unico “noi”. <<In aggiunta all’amore reciproco, ci vuole “qualcosa tra le persone”, che permetta di creare “una comunità”>>, un bene comune che sia caratterizzato da un progetto: un progetto di amicizia o di coppia.

Tratto da: “è possibile perdonare?” di Pascal Ide.

Tutto può esser più di ciò che sembra. Bisogna solamente imparare a vedere la vita e tutto ciò che ci ruota intorno con una maggiore lungimiranza…

Emanuele

P.S.: finalmente ho trovato la seconda versione dello spot Swatchrivedremo mai degli spot così ben fatti?

Sono passato a WordPress 2.3: ma che tag e tag!

Aggiornamento completato… fortunatamente sembra funzionare tutto correttamente.

Ho dovuto modificare il codice di un paio di plugin che utilizzavano “wpdb -> categories” per richiamare la tabella delle categorie nel database (che nella nuova versione di WordPress è stata rinominata in terms). Oltre quello nessun problema.

C’è anche da dire che alcuni giorni fa mi ero premurato di controllare eventuali aggiornamenti dei plugin, giusto per sondare il terreno e vedere se era arrivato il momento giusto per upgradare la piattaforma.

Per la vostra gioia, i plugin che ho creato quest’estate in un periodo di serenità, BlogBabel Rank Plus (di cui esiste anche la versione widget) e BlogItalia Rank, non hanno bisogno di modifiche o aggiornamenti e funzionano su qualsiasi versione di WordPress. Utilizzateli e diffondeteli quanto volete dunque. 😉

Anzi, a proposito di questo, ringrazio il team di BlogBabel che qualche giorno fa ha segnalato il mio plugin tra le FAQ del loro sito. Quanto prima vedrò di inserirlo nel repository di WordPress, in modo da rendere più facile per tutti il controllo di eventuali modifiche future (erano già stati approvati, ma per mia pigrizia non ho sistemato tutto…).

Una considerazione. WordPress 2.3 introduce la gestione dei tag in modo nativo. Personalmente rimango sempre dell’idea che… “sul blog voglio solo divertirmi scrivendo” e così non userò i tag.

Non sono bravo a scegliere i tag. Già su del.icio.us ho secondo me fin troppa confusione e così mi immagino il database pieno di tag inutili.

“Servono all’indicizzazione dei contenuti…”, si, non fatemi la predica nei commenti. So a cosa servono ma… come ho scritto nel disclaimer un paio d’anni fa (che tutt’ora rileggo ed adoro…), questo blog vive per me. Non mi interessa fare 10.000 visitatori al giorno (sebbene abbia raggiunto i 1000 al giorno…), non mi interessa essere indicizzato da Google-lamer o finire linkato da chissà chi. Tutto ciò che viene, fa piacere senza dubbio, ma deve arrivare per caso.

Non voglio iniziare a scervellarmi anche sui tag da utilizzare per questo o quel post. E poi mi sentirei in colpa verso tutti i vecchi post non taggati… 😐

WordPress deve semplificarmi la vita, non mettermi ansia nel cercare le parole giuste.

Detto questo, mi ritiro a leggere un po’… anche se spero che il sonno, stasera, arrivi presto.

Emanuele

Radici divine…

Spiega Giovanni Paolo II: noi siamo fatti a immagine di Dio (Gn 1, 26); Dio è amore, dono gratuito; siamo dunque chiamati a riprodurre questa immagine ricevendo il dono di Dio e donandoci a nostra volta.

Tratto da: “è possibile perdonare?” di Pascal Ide.

In diverse lingue indoeuropee il verbo “perdonare” contiene il verbo “donare”.

Perdonare, Pardonner, to forgive, vergeben

Emanuele

Perdono ed effetti sulla psiche.

Stavo andando avanti con la lettura di questo interessante libro quando un passo mi ha fatto fermare.

Il libro è interessante perché effettivamente mette in luce degli aspetti solitamente poco considerati: il perdono mancato reca un disagio intellettivo anche alla persona autrice dell’offesa.

Il “sentirsi in difetto” la rende quasi incapace di tornare sulla retta via e le fa credere che in fondo, sia normale tutto ciò che è successo.

Secondo le acute notazioni di Paul Bourget nel suo Démon de midi, “se non si vive come si pensa, si finisce col pensare come si vive”. Più esattamente, per evitare la schizofrenia, l’intelligenza ha bisogno di giustificare il comportamento ferito di colui che ha rifiutato di perdonare. L’unica soluzione consiste allora nel crearsi una pseudo-morale, secondo la quale sarà definito “bene” ciò che alimenta il rancore e “male” ciò che che costituisce l’origine nascosta e inconfessata.

Insomma, se chi è stato offeso non riesce a perdonare, chi ha offeso inizia a credere che sia quasi normale tutto ciò.

Io però vorrei aggiungere due parole. Come dovrebbe fare chi ha offeso a lamentarsi del mancato perdono? Sarebbe secondo me inopportuno sentirsi fare la predichetta sul perdono proprio da chi ha sbagliato…

Continuo a leggere… magari la risposta arriva più avanti. Intanto il libro continua a soffermarsi sul disagio di chi offende… e tutto ciò mi ha sorpreso perché mi sarei aspettato un libro un pizzico più incentrato sul’altra figura.

Meglio così…

Emanuele