Quattro virgola sei chilometri in monociclo!

E’ record! E coincidenza vuole che, nel tragitto che mi ero prefisso di fare ci fosse anche una bella sfilata di carnevale! Così ho rubato la scena ai carri per alcuni minuti… 😎

Adesso urge una doccia, però dentro saltello come un bimbo, perché mesi fa sembrava impossibile fare tutta questa strada!

Agli amici lo dico da tempo e così lo svelo anche a voi: il mio sogno è riuscire a girare per il centro di Milano in monociclo. Tra tutto quel via-vai di persone – 6500 visitatori al giorno in Piazza Duomo – non c’è posto migliore per infondere sorrisi. Mi sto allenando, mi sto preparando e arriverà il momento! :joy:

Nella vita non bisogna arrendersi mai!

Emanuele

Inizioefineinizioefine…

Copertina de "Un giorno" di David NichollsCerti libri ti sembrano intriganti già dalla quarta di copertina. Perché le onde sugli scogli, quel moto ondoso dell’andare e venire è qualcosa che affascina e probabilmente fa parte del nostro essere vivacemente irrequieti.

Qualche giorno fa ho iniziato a leggere “Un giorno” di David Nicholls e il fatto che sia un librone da quasi 500 pagine non mi ha intimorito per nulla, al contrario, le prime 300 pagine sono volate come fossero un breve riassunto di ciò che vuoi sentire.

La sua trama, viene sintetizzata, irresponsabilmente, così:

Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile. Ma le loro strade vanno in direzioni diverse, e devono dirsi addio. Per venti anni si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi ogni cosa, pensando all’altro con nostalgia e desiderio. Senza poter mai dire a se stessi che è vero amore.

Poi però apri la prima pagina del primo capitolo e leggi qualcosa che per te significa parecchio. Perché anche tu non ami stare con le mani in mano, perché anche a te “cambiare il mondo” affascina perché è un ottimo modo per lasciare qualcosa di bello a chi arriverà in futuro.

«La cosa più importante per me è segnare sempre una differenza» disse lei. «Insomma, cambiare qualcosa, capisci?». «Tipo “cambiare il mondo”?». «Non tutto il mondo. Soltanto il piccolo pezzo di mondo attorno a noi».

Rimasero in silenzio per un momento, raggomitolati l’uno contro l’altra sul letto a una piazza, poi si misero a ridere piano…

Tratto da: “Un giorno” (pag. 1)

A quel punto hai la certezza che sarà una bella avventura, che quel libro avrà molto da donarti in sogno e riportare qui, l’incipit e la quarta di copertina mi sembrava il modo migliore per presentarvi il libro: la prima pagina e l’ultima, insieme, come non hanno modo di fare. Alla stregua di Emma e Dexter.

Emanuele

Circondatevi!

Sapete, io sono convintissimo che quando non si può avere ciò che magari si desidera, uno dei metodi migliori per ingannare il tempo (e lasciare che i tempi di chi sta in Alto siano maturi) è quello di circondarsi di tutto ciò che ci diverte, una cosa che – detta così – sembra banale e scontata, ma dare spazio alle nostre qualità e potenzialità è un modo bellissimo per aspettare.

Da ieri, nelle mie giornate, ho introdotto una novità che era in mente da tempo e che l’arrivo della primavera inizia a concedere (sebbene si esca ancora con sciarpa e guanti e berretto di lana): vado e torno dal lavoro in bicicletta! Oggi è il secondo giorno, sono appena 13 chilometri in totale ma mi sveglio mezz’ora prima ed è piacevolissimo arrivare coi muscoli che formicolano!

Non contento ieri sera – rullo di tamburi – sono andato a prendere il pane in monociclo! Un chilometro percorso raccogliendo i complimenti di chi ho incontrato in piazza… 😎

Così, ripeto, circondatevi di tutte le idee più strane e strambe che vi possano passare in mente! Cambiare abitudini, aggiungere continue novità vi tiene vivi! Cercare nuove felicità in piccoli diversivi vi abitua a godere di ogni singolo istante delle vostre giornate!

Emanuele

Roba che ti fa sentire vecchio (e nostalgico).

Non so perché, ma le ultime due domeniche in cui mi son ritrovato a Palermo, la coincidenza di orari/impegni mi ha sempre portato ad andare a Messa nella chiesa del mio gruppo scout (non vicinissimo a casa).

Eppure, l’ho già imparato, tornare lì è sempre una bella prova di resistenza per il cuore. Perché rivedi le panche che ti hanno accompagnato per anni, rivedi i posti in cui cavoli, eri piccolo anche tu e poi i posti che invece occupavi quando, crescendo, ti sei ritrovato ad accompagnare nella crescita altri ragazzi. Le hai vissute quelle panche lì.

Domenica scorsa il sacrestano – rivedendomi e chiedendomi puntualmente come me la stia passando al nord – mi assegna la raccolta delle offerte tra due file di panche. Un’ottima scusa, ingrata, per farmele scorrere tutte.

E però vedi che il coro è cambiato, che a cantare ci sono , sempre ragazzini e ragazzine, ma son giovani che non conosci, che non ricordi. Aria nuova.

Ti risiedi su quelle panche e dovresti esser lì per pregare e invece pensi. E pensi tanto anche dopo aver ripreso la Vespa, quando all’uscita ti ferma uno dei tuoi marmocchi. Aveva 9 anni e correva come un dannato quando entrò nel tuo gruppo scout. Durante un campo, non potevi far altro che tenertelo in braccio e farlo mangiare.

Mai. Mai chiedere “che mi racconti?”. Perché ti svela che è uscito dal gruppo e quello lo sai già, ma è arrivato all’ultimo anno delle superiori. Cavoli. Cavoli cavoli cavoli. Quanto sono vecchio? Quanto diamine. Aveva nove anni. Nove.

E così al semaforo hai fretta di ripartire, per chissà dove, per chissà quale altro presente da rileggere, un giorno, come distantissimo in modo che, almeno questo, non esista più.

Emanuele

(e non perdere la voglia di volare…).

Iniziamo dicendo una cosa: oggi è il mio compleanno. Sono ventotto. Mi piace questo numero. Ventisette è brutto perché il sette, fin da piccolo, m’ha fatto antipatia. 28 è bello, è tutto tondo.

Son tornato da Palermo, coi miei fratelli, con l’ultimo aereo della sera. Avrei milioni di emozioni da raccontarvi della giornata di ieri: vedere un pullman (si, un pullman!) arrivare da fuori città per dare un ultimo saluto a mio zio può farvi capire le proporzioni della messa di ieri, celebrata dal cardinale, con un centinaio di sacerdoti e una dozzina di vescovi al seguito. Qualcosa che, mio zio, da vivo, avrebbe sicuramente accettato poco… lui che amava lavorare dietro le quinte. Oltre 1500 persone (non son bastati i ricordini) hanno riempito la Cattedrale.

Oggi mi son fermato. Stavo odiando questi doveri da cui non sfuggire e così stamattina ho chiamato e ho detto che mi sarei assentato. C’è il sole fuori, ho già fatto una bella lavata e ho steso tutto in giardino: una volta tanto i vestiti non si asciugheranno nel corridoio ma sventoleranno fuori. E’ un piacere vederli su quello stendino mentre il sole li bacia. E’ stato anche un piacere e un gran regalo poter ospitare stanotte i miei fratelli a casa mia. Mentre chiudevo gli occhi pensavo proprio a questo, pensavo a dove sono arrivato. In questi mesi avevamo sempre corso tutti e non erano ancora venuti a trovarmi. Adesso, con la metropolitana, sono già volati verso i loro impegni…

Non farò nulla di speciale oggi, non ho voglia di grandi festeggiamenti, non sarei dell’umore giusto perché le pagine della vita non si voltano come quelle di un libro ma, di tanto in tanto, necessitano di tempi più lunghi. Però sono sereno.

Mi dedicherò a far tutte quelle cose che, solitamente, si fanno di corsa tra una giornata lavorativa e l’altra. Sarà una giornata bellissima, semplicemente per questo.

Emanuele

Il contrasto è la chiave di volta.

Sole e spighe di grano in controluce

La notte non è mai così nera come prima dell’alba
ma poi l’alba sorge sempre a cancellare il buio della notte.
Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi
trova motivo di attenuarsi e placarsi,
purché lo vogliamo. Sappiamo che c’è la luce perché c’è il buio
che c’è la gioia perché c’è il dolore, che c’è la pace perché c’è la guerra
e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti.

Tratto da “Notte infinita” di Romano Battaglia

Emanuele

(photo credits)