Per quanto possa sembrare paradossale, la natura è di una precisione incredibile. Non sempre si ha la possibilità di osservarne le regole che la descrivono ma questa primavera qui – fuori città – mi sta facendo questo regalo.
Ricordate quel campo dipinto di giallo che vi avevo fatto vedere tempo fa? E’ scomparso. Una bella mattina passavo da lì in bicicletta per andare al lavoro, e non c’era più. La notte, quella precisa notte l’intero campo si era spogliato, come una donna che decide di concedersi magicamente alla sua terra. I petali dovevano essere finiti, come un mantello, sdraiati in basso e il giallo aveva lasciato posto ad un verde intenso. Avrei voluto esser lì – avrei rinunciato al mio sonno – per assistere alla scena: silenziosamente un petalo dietro l’altro, con qualche volteggio, avrà lasciato la cima del suo mondo. Mi ha sorpreso e fatto riflettere. Sapevo che l’avanzare delle stagioni cambia colori al pianeta, non immaginavo però che sarebbe potuto accadere in maniera così affascinante. Tutte quelle piante sono andate avanti per giorni come il motore di una bella auto: un ritmo preciso, uniforme, costante. Nessuna correva più delle altre, nessuna è rimasta indietro.

In questi giorni i campi in questa zona han cambiato colore. Il rosso dei papaveri la fa da padrone e – devo dire – mi piace un sacco. Sa di passione. La terra ama quelle piante e lo dimostra così. Il giallo è concime di quel rosso intenso.
Io, in tutto questo, comprendo che non c’è legge più giusta di quella della natura. Una legge lenta, premurosa, attenta, precisa e silenziosa. Una legge cui non sfugge neanche un petalo. Una legge che, lasciandomi abbracciare, saprà dipingermi di nuovi colori.
Perché anche noi siamo natura…
Emanuele