L’ombra di Peter Pan…

Auto-scatto sul monociclo! 🙂

L'ombra di Emanuele in monociclo

Ma questo non è un ragazzo! È il figlio del Demonio, o suo nipote!

Capitan Uncino durante il duello finale contro Peter Pan

Che ormai son così bravo che mentre pedalo tiro l’iPhone fuori dalla tasca, selezione l’app per le foto e cerco pure il momento adatto per scattare. 😎

Emanuele

PS: la cosa buffa è che credo di non essermi mai auto-scattato una foto in bicicletta…!

Vivrei sempre così dopo il lavoro.

Mercoledì sera, prima della levataccia per la trasferta aldilà della pianura padana non mi son perso il concerto di musica jazz in programma alla Salumeria della musica. Ad esibirsi era Paolo Tomelleri e la sua band.

Godetevi un po’ di video della serata anche se non sarà mai come ritrovarsi lì con qualche amico, un boccale di birra da bere con calma, la borsa da lavoro sotto il tavolino e un’atmosfera che ti trasportava un po’ ovunque nel passato di questo stupendo genere musicale. 🙂

Emanuele

PS: sublime la voce della cantante nonostante la giovane età!

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto.

Per quanto possa sembrare paradossale, la natura è di una precisione incredibile. Non sempre si ha la possibilità di osservarne le regole che la descrivono ma questa primavera qui – fuori città – mi sta facendo questo regalo.

Ricordate quel campo dipinto di giallo che vi avevo fatto vedere tempo fa? E’ scomparso. Una bella mattina passavo da lì in bicicletta per andare al lavoro, e non c’era più. La notte, quella precisa notte l’intero campo si era spogliato, come una donna che decide di concedersi magicamente alla sua terra. I petali dovevano essere finiti, come un mantello, sdraiati in basso e il giallo aveva lasciato posto ad un verde intenso. Avrei voluto esser lì – avrei rinunciato al mio sonno – per assistere alla scena: silenziosamente un petalo dietro l’altro, con qualche volteggio, avrà lasciato la cima del suo mondo. Mi ha sorpreso e fatto riflettere. Sapevo che l’avanzare delle stagioni cambia colori al pianeta, non immaginavo però che sarebbe potuto accadere in maniera così affascinante. Tutte quelle piante sono andate avanti per giorni come il motore di una bella auto: un ritmo preciso, uniforme, costante. Nessuna correva più delle altre, nessuna è rimasta indietro.

Papaveri

In questi giorni i campi in questa zona han cambiato colore. Il rosso dei papaveri la fa da padrone e – devo dire – mi piace un sacco. Sa di passione. La terra ama quelle piante e lo dimostra così. Il giallo è concime di quel rosso intenso.

Io, in tutto questo, comprendo che non c’è legge più giusta di quella della natura. Una legge lenta, premurosa, attenta, precisa e silenziosa. Una legge cui non sfugge neanche un petalo. Una legge che, lasciandomi abbracciare, saprà dipingermi di nuovi colori.

Perché anche noi siamo natura…

Emanuele

Alla faccia della crisi…

Seicento chilometri, sei ore d’autostrada e una riunione di quattro ore. Non è normale in un mondo dotato di ottime tecnologie per la videoconferenza.

Intanto ho visto soldi volare su quel tavolo attraverso carte, idee e trattative stile braccio di ferro. Mezzo milione di euro discusso come fossero noccioline. Io fondamentalmente ascoltavo, avevo solo da imparare  – “toh, è questa l’industria” – mi ripetevo continuamente. Durante la riunione ho trovato molto più interessante carpire le strategie comunicative più che i veri piani del progetto in sé…

Mi ha messo i brividi scoprire, ieri, nel planning pre-riunione che una mia giornata lavorativa, la mia competenza, venga conteggiata oltre 600€ al giorno quando rimango in sede e quasi 900 quando vado dal cliente. Io. Cazzo quanto valgo “economicamente” mi ripetevo divertito e spaventato.

Ah, durante le riunioni le parole inglesi volano: “Ma lui che background ha?”, “Quando avete fatto il go-live?”, “Qui siamo out-of-range”, “Ho avuto ottimi feedback”, “Meglio evitare problemi di management futuri”, “L’asset plan cosa indicava?”. Ne avrei altre diecimila che adesso non mi sovvengono…

Intanto niente cioccolato gratis, mi han detto “te lo dovrai sudare” e ripensando al caldo che faceva al ritorno, beh, preferisco di gran lunga il gelato. :eeeh:

Emanuele

PS: visto che non ho ancora imparato niente su come “vivere in trasferta”, nella mia nota spese conterò solo un caffè, un panino ed una bottiglietta d’acqua che ho diligentemente fatto durare fino a casa. 🙂

Ho vinto un golden ticket!

Domani sveglia alle 6 per partire con un collega verso Ravenna! Andremo a definire lo stato di un progetto per una grossa industria cioccolattiera italiana.

Stasera però ho già la prenotazione per un concerto di musica Jazz così domani – tra la birra che avrò ingurgitato (con annesso happy-hour pre-concerto), il sonno che non riuscirò ovviamente a recuperare e le ore di viaggio che mi aspettano – potrei convincermi facilmente che l’intera struttura abbia le pareti di cioccolato e che all’interno Willy Wonka mi farà incontrare gli Umpa Lumpa. Cercherò di mantenermi vigile a suon di caffé in faccia… non vorrei esser rimproverato mentre tento di addentare lo stipite di una porta! 😐

Emanuele

PS: stay tuned! Tenterò di svelarvi, inoltre, se esiste la fatidica marmotta che confeziona la cioccolata. 🙄

E’ un grande giorno per il pianeta delle scimmie.

No, non si può esultare per l’uccisione di un uomo. Chiunque esso sia. Rifletto da un paio di giorni riguardo l’uccisione più o meno efferata (e più o meno voluta durante l’irruzione) di Osama Bin Laden che ha fatto esultare l’America (ma non solo lei) come fosse l’Indipendence day.

Non si può. So bene che Osama è stato un terribile terrorista, il mandante (presunto o meno – che di teorie complottistiche ne è pieno il mondo) di efferati crimini verso l’umanità. So bene che tanta gente ha perso figli, fratelli, genitori quell’11 Settembre di 10 anni fa. So bene che dichiarava d’essere nemico dell’America. Però non si può esultare.

Perché chi esulta non potrà più scandalizzarsi davvero quando, dall’altro lato del mondo – o della fazione – si esulterà per un militare preso in ostaggio ed ucciso in 24 ore. Sarà la stessa identica cosa, vista da due posizioni diverse.

Era un’occasione questa. La cattura di un terrorista come Osama era l’occasione per l’occidente – che si dichiara sempre evoluto riservando l’incivilità esclusivamente ai paesi orientali come se la selezione naturale avesse contraddistinto geneticamente l’intelligenza di nord e sud, est ed ovest – per mostrare la sua superiorità, la sua effettiva modernità.

E invece così non è stato. “Giustizia è stata fatta” sono state le parole di un Presidente neo-nobel per la Pace. Quelle parole mi suonano dentro come un occhio-per-occhio dente-per-dente terribile e pericoloso. Una freccia sparata che inviterà la controparte a rispondere al fuoco. Un nobel per la pace che si esprime così, poi, mi da modo di rivedere la mia simpatia nei confronti di un presidente che mi ha fatto sognare un reale cambiamento per l’intero occidente. “Ha usato parole sbagliate”, mi ripeto da giorni, tentando di giustificarlo.

Giustizia non è mai fatta attraverso la violenza.

Mi rendo benissimo conto che Osama era un peso enorme per qualsiasi Stato. Se lo rinchiudevi in qualche carcere lo processavi poi per una eventuale scarcerazione? Non era ridicola di per sè l’opzione? E se condannato alla pena di morte (tutt’ora, anacronisticamente, presente in America) lo seppellivi poi da qualche parte rendendo – di fatto – quel terreno luogo di visita per curiosi o “estimatori” del grande terrorista relegandogli un posto nella storia futura?

Si è scelto di farlo sparire per sempre non tanto per le ragioni filosofiche descritte dal discorso pronunciato a reti unificate, quanto, più verosimilmente, per un fardello indiscutibilmente grosso da gestire. Funerale celebrato in fretta sulla strada del ritorno e via.

Non l’ho con l’America da questo punto di vista: sono sicuro che Italia, Francia, Germania, Inghilterra e chi più ne ha più ne metta non si sarebbero comportate diversamente.

La gente, come una grande massa, non riesce a non pendere da quella parola di rivalsa ed inondare le strade esultando. L’esaltazione, lo strumento probabilmente peggiore per garantire un futuro di pace. Perché siamo i primi a dire che gli islamici sono degli “esaltati”.

Io mi chiedo come si possa giustificare una cosa simile ad un bambino: “lui era un cattivo, dunque è stato eliminato”. Ma allora tutti i cattivi che il bambino incontrerà nella sua vita potrà eliminarli, no? Proverei ad usare altre parole immagino. Parole che non potrebbero che sfociare in qualche piccola menzogna, per non fargli credere che questo mondo insegue ancora la legge del taglione. Qualche anno dopo però, son sicuro, lo capirebbe da solo.

Perché tutta questa evoluzione non c’è. Tutto questo gran cambio di mentalità non esiste. Anni fa mi dissero, in ben altre circostanze, “è facile amare chi ci ama, è difficile amare chi non ci ama. Probabilmente la vera chiave di volta è solo questa.

Fondamentalmente viviamo in un mondo dissociato, dove il dire e il fare seguono due percorsi diversi, dove si proclama e acclama a gran voce Beato e Santo un grande Papa ma poi non si ha la capacità di seguire i suoi insegnamenti. Dove ci si professa civili e dalla parte dell’uomo e poi si continua ad uccidere. Non riesco e non si può esultare proprio perché non c’è stato alcun passo avanti. L’uccisione di una capocchia di spillo nel mare di una società che insegue valori antichissimi (soldi, fama, sesso, potere) in maniera cieca non è una conquista: è l’illusione di essersi mossi rimanendo comunque sulla stessa strada.

Non giustifico Osama. So bene cosa era. Non mi piace però neanche vedere che non compiamo mai passi avanti, che la storia non riesce realmente ad insegnarci nulla bensì serve solo a rivangare fango su fango, offese su offese.

Questo stile ci ha portati fin qua e questo stile ci porterà allo stesso modo all’anno 3000.

Ecco, non so se ho più voglia di festeggiare realmente l’avanzare delle stagioni. Avanzare. Ah-ah. Che roba assurda che ho scritto.

Emanuele