Alla faccia della crisi…

Seicento chilometri, sei ore d’autostrada e una riunione di quattro ore. Non è normale in un mondo dotato di ottime tecnologie per la videoconferenza.

Intanto ho visto soldi volare su quel tavolo attraverso carte, idee e trattative stile braccio di ferro. Mezzo milione di euro discusso come fossero noccioline. Io fondamentalmente ascoltavo, avevo solo da imparare  – “toh, è questa l’industria” – mi ripetevo continuamente. Durante la riunione ho trovato molto più interessante carpire le strategie comunicative più che i veri piani del progetto in sé…

Mi ha messo i brividi scoprire, ieri, nel planning pre-riunione che una mia giornata lavorativa, la mia competenza, venga conteggiata oltre 600€ al giorno quando rimango in sede e quasi 900 quando vado dal cliente. Io. Cazzo quanto valgo “economicamente” mi ripetevo divertito e spaventato.

Ah, durante le riunioni le parole inglesi volano: “Ma lui che background ha?”, “Quando avete fatto il go-live?”, “Qui siamo out-of-range”, “Ho avuto ottimi feedback”, “Meglio evitare problemi di management futuri”, “L’asset plan cosa indicava?”. Ne avrei altre diecimila che adesso non mi sovvengono…

Intanto niente cioccolato gratis, mi han detto “te lo dovrai sudare” e ripensando al caldo che faceva al ritorno, beh, preferisco di gran lunga il gelato. :eeeh:

Emanuele

PS: visto che non ho ancora imparato niente su come “vivere in trasferta”, nella mia nota spese conterò solo un caffè, un panino ed una bottiglietta d’acqua che ho diligentemente fatto durare fino a casa. 🙂

Ho vinto un golden ticket!

Domani sveglia alle 6 per partire con un collega verso Ravenna! Andremo a definire lo stato di un progetto per una grossa industria cioccolattiera italiana.

Stasera però ho già la prenotazione per un concerto di musica Jazz così domani – tra la birra che avrò ingurgitato (con annesso happy-hour pre-concerto), il sonno che non riuscirò ovviamente a recuperare e le ore di viaggio che mi aspettano – potrei convincermi facilmente che l’intera struttura abbia le pareti di cioccolato e che all’interno Willy Wonka mi farà incontrare gli Umpa Lumpa. Cercherò di mantenermi vigile a suon di caffé in faccia… non vorrei esser rimproverato mentre tento di addentare lo stipite di una porta! 😐

Emanuele

PS: stay tuned! Tenterò di svelarvi, inoltre, se esiste la fatidica marmotta che confeziona la cioccolata. 🙄

E’ un grande giorno per il pianeta delle scimmie.

No, non si può esultare per l’uccisione di un uomo. Chiunque esso sia. Rifletto da un paio di giorni riguardo l’uccisione più o meno efferata (e più o meno voluta durante l’irruzione) di Osama Bin Laden che ha fatto esultare l’America (ma non solo lei) come fosse l’Indipendence day.

Non si può. So bene che Osama è stato un terribile terrorista, il mandante (presunto o meno – che di teorie complottistiche ne è pieno il mondo) di efferati crimini verso l’umanità. So bene che tanta gente ha perso figli, fratelli, genitori quell’11 Settembre di 10 anni fa. So bene che dichiarava d’essere nemico dell’America. Però non si può esultare.

Perché chi esulta non potrà più scandalizzarsi davvero quando, dall’altro lato del mondo – o della fazione – si esulterà per un militare preso in ostaggio ed ucciso in 24 ore. Sarà la stessa identica cosa, vista da due posizioni diverse.

Era un’occasione questa. La cattura di un terrorista come Osama era l’occasione per l’occidente – che si dichiara sempre evoluto riservando l’incivilità esclusivamente ai paesi orientali come se la selezione naturale avesse contraddistinto geneticamente l’intelligenza di nord e sud, est ed ovest – per mostrare la sua superiorità, la sua effettiva modernità.

E invece così non è stato. “Giustizia è stata fatta” sono state le parole di un Presidente neo-nobel per la Pace. Quelle parole mi suonano dentro come un occhio-per-occhio dente-per-dente terribile e pericoloso. Una freccia sparata che inviterà la controparte a rispondere al fuoco. Un nobel per la pace che si esprime così, poi, mi da modo di rivedere la mia simpatia nei confronti di un presidente che mi ha fatto sognare un reale cambiamento per l’intero occidente. “Ha usato parole sbagliate”, mi ripeto da giorni, tentando di giustificarlo.

Giustizia non è mai fatta attraverso la violenza.

Mi rendo benissimo conto che Osama era un peso enorme per qualsiasi Stato. Se lo rinchiudevi in qualche carcere lo processavi poi per una eventuale scarcerazione? Non era ridicola di per sè l’opzione? E se condannato alla pena di morte (tutt’ora, anacronisticamente, presente in America) lo seppellivi poi da qualche parte rendendo – di fatto – quel terreno luogo di visita per curiosi o “estimatori” del grande terrorista relegandogli un posto nella storia futura?

Si è scelto di farlo sparire per sempre non tanto per le ragioni filosofiche descritte dal discorso pronunciato a reti unificate, quanto, più verosimilmente, per un fardello indiscutibilmente grosso da gestire. Funerale celebrato in fretta sulla strada del ritorno e via.

Non l’ho con l’America da questo punto di vista: sono sicuro che Italia, Francia, Germania, Inghilterra e chi più ne ha più ne metta non si sarebbero comportate diversamente.

La gente, come una grande massa, non riesce a non pendere da quella parola di rivalsa ed inondare le strade esultando. L’esaltazione, lo strumento probabilmente peggiore per garantire un futuro di pace. Perché siamo i primi a dire che gli islamici sono degli “esaltati”.

Io mi chiedo come si possa giustificare una cosa simile ad un bambino: “lui era un cattivo, dunque è stato eliminato”. Ma allora tutti i cattivi che il bambino incontrerà nella sua vita potrà eliminarli, no? Proverei ad usare altre parole immagino. Parole che non potrebbero che sfociare in qualche piccola menzogna, per non fargli credere che questo mondo insegue ancora la legge del taglione. Qualche anno dopo però, son sicuro, lo capirebbe da solo.

Perché tutta questa evoluzione non c’è. Tutto questo gran cambio di mentalità non esiste. Anni fa mi dissero, in ben altre circostanze, “è facile amare chi ci ama, è difficile amare chi non ci ama. Probabilmente la vera chiave di volta è solo questa.

Fondamentalmente viviamo in un mondo dissociato, dove il dire e il fare seguono due percorsi diversi, dove si proclama e acclama a gran voce Beato e Santo un grande Papa ma poi non si ha la capacità di seguire i suoi insegnamenti. Dove ci si professa civili e dalla parte dell’uomo e poi si continua ad uccidere. Non riesco e non si può esultare proprio perché non c’è stato alcun passo avanti. L’uccisione di una capocchia di spillo nel mare di una società che insegue valori antichissimi (soldi, fama, sesso, potere) in maniera cieca non è una conquista: è l’illusione di essersi mossi rimanendo comunque sulla stessa strada.

Non giustifico Osama. So bene cosa era. Non mi piace però neanche vedere che non compiamo mai passi avanti, che la storia non riesce realmente ad insegnarci nulla bensì serve solo a rivangare fango su fango, offese su offese.

Questo stile ci ha portati fin qua e questo stile ci porterà allo stesso modo all’anno 3000.

Ecco, non so se ho più voglia di festeggiare realmente l’avanzare delle stagioni. Avanzare. Ah-ah. Che roba assurda che ho scritto.

Emanuele

Gli errori 404 influenzano il mio sito?

Pochissimi giorni fa Aruba per un principio d’incendio alla sala UPS ha messo offline gran parte della rete italiana. Tantissimi webmaster si stavano domandando fin dai primissimi minuti successivi all’evento se il downtime potesse influenzare in qualche modo il valore di posizionamento delle proprie pagine. Google, in questi giorni ha pubblicato un post sul suo blog che descrive per bene come si comporta il suo algoritmo quando un contenuto non è raggiungibile. Ho pensato di tradurlo per chiarire il dubbio di tanti. 🙂

˜˜˜

Perciò eccoti, stai seguendo i tuoi affari, stai usando i Webmaster Tools per controllare quant’è favoloso il tuo sito… ma, aspetta! La pagina di raccolta degli errori è piena di errori 404 (Not found)! E’ imminente il disastro???

Errori di crawling - Googler webmaster tools

Non spaventarti, mio giovane padawan. Guardiamo meglio gli errori 404 e come essi influenzano (o meno) il tuo sito.

Domanda: Gli errori 404 riportati nella Webmaster Tools influenzano il ranking del mio sito?
Risposta: Gli errori 404 sono una parte del web perfettamente normale; internet è in continua evoluzione, nuovi contenuti nascono, vecchi contenuti muoiono, e quando muoiono (idealmente) ritornano un codice di risposta HTTP 404. I motori di ricerca sono a conoscenza di questo, abbiamo errori 404 anche sui nostri siti (Google n.d.r.), come puoi vedere sopra, e li troviamo ovunque nel web. Nei fatti, attualmente Google preferisce che, quando ti liberi di una pagina sul tuo sito, ti assicuri che essa ritorni un appropriato codice di risposta 404 o 410 (al posto di “404 soft”). Tieni in mente che per permettere ai nostri crawler di vedere i codici di risposta HTTP di un URL, esso dev’essere accessibile al crawler – se l’URL è bloccato dal tuo file robots.txt Google non sarà in grado di visitarlo e vedere il suo codice di risposta. Il fatto che alcuni URLs nel tuo sito non esistono più / ritornano un 404 non influenza come gli altri URL del tuo sito (quelli che ritornano 200 (Successful)) risultano nei nostri risultati di ricerca.

Domanda: Così i 404 non disturbano il mio sito del tutto?
Risposta: Se alcuni URL sul tuo sito rispondono con un 404, questo fatto da solo non ti disturba o conta negativamente per i tuoi risultati nelle ricerche di Google. Comunque, ci possono essere altre ragioni per cui tu vorresti gestire alcuni tipi di 404. Per esempio, se alcune delle pagine che ritornano un errore 404 sono pagine di cui ti occupi, dovresti approfondire perché Google sta vedendo risposte 404 quando le visita! Se tu vedi un errore di digitazione di un URL valido (ad esempio www.example.com/stuepndo invece di www.example.com/stupendo), è molto probabile che qualcuno ha linkato verso quella pagina del tuo sito ed ha fatto un errore di digitazione. Invece di ritornare un errore 404, tu potresti redirezionare i visitatori con un codice 301 dall’URL scritto male all’URL corretto e raccogliere il traffico previsto per quel link. Puoi anche assicurarti che, quando un utente finisce su una pagina 404 sul tuo sito, tu lo aiuti a trovare quel che stava cercando invece di dirgli semplicemente “404 non trovato”.

Domanda: Parlami ancora dei 404 soft.
Risposta: Un errore 404 soft è quando un server web ritorna un codice di risposta diverso da 404 (o 410) per un URL che non esiste. Un esempio comune è quando il proprietario di un sito vuole ritornare una pagina 404 attraente con informazioni d’aiuto per i suoi utenti, e pensa che per servire contenuti agli utenti debba ritornare un codice di risposta 200. Non è così! Tu puoi ritornare una codice di risposta 404 mentre servi qualsiasi contenuto tu voglia. Un altro esempio è quando un sito redireziona qualsiasi URL sconosciuto alla sua homepage invece di ritornare errori 400. In entrambi i casi abbiamo effetti negativi nel interpretare e indicizzare il tuo sito, così ti raccomandiamo d’assicurarti che il tuo server risponda con il codice di risposta corretto per contenuti non esistenti. Ricordati che solo perché una pagina dice “404 Non trovato”, non significa che stia attualmente ritornando un codice di risposta HTTP 404 – usa la funzione Visualizza come Googlebot nei Webmaster Tools per verificarlo. Se non sai come configurare il tuo server per ritornare i giusti codici di risposta, controlla la documentazione di aiuto del tuo web host.

Domanda: Come so quando un URL dovrebbe ritornare un 404, un 301 o un 410?
Risposta: Quando rimuovi una pagina dal tuo sito, rifletti se quel contenuto si sta spostando da qualche altra parte, o se non hai in mente di avere quel tipo di contenuto sul tuo sito. Se stai movendo quel contenuto verso un nuovo URL, dovresti redirezionare con codice 301 il vecchio URL verso il nuovo URL – in quel modo quando gli utenti arrivano sul vecchio URL cercando per quel contenuto, saranno automaticamente redirezionati verso qualcosa di rilevante a cosa stavano cercando. Se stai rimuovendo quel contenuto interamente e non hai niente che possa interessare gli stessi bisogni dell’utente, allora il vecchio URL dovrebbe ritornare un codice 404 o 410. Attualmente Google tratta i 410 (Gone) allo stesso modo dei 404 (Not Found), così è indifferente per Google se ritorni l’uno o l’altro codice.

Domanda: Molti dei miei errori 404 sono per URL strani che non sono mai esistiti sul mio sito. Che succede con essi? Da dove arrivano?
Risposta: Se Google trova un link da qualche parte nel web che punta ad un URL del tuo dominio, potrebbe tentare di indicizzare quel link, sia che qualche contenuto esista lì o meno; e quando lo fa, tu dovresti ritornare un errore 404 se non c’è nulla da trovare lì. Questi link potrebbero essere causati da qualcuno che ha fatto un errore di digitazione quando ti ha linkato, ovvero da alcuni errori di configurazione (sei link sono generati automaticamente, ad esempio da un CMS), o dalle funzioni potenziate di Google per riconoscere e indicizzare link inclusi in Javascript o altri contenuti inclusi nel documento; o possono essere parte di un check veloce da parte di Google per vedere come gestisca gli URL sconosciuti il tuo server. Google non sa quali URL sono importanti per te rispetto a quelli che sono pensati come 404, così ti mostriamo tutti i documenti 404 che troviamo sul tuo sito e tu decidi quali, se ne esistono, richiedono la tua attenzione.

Domanda: Qualcuno ha esplorato il mio sito ed ha causato una serie di 404 nel processo. Essi sono tutti URL “reali” con altri codici fissati in coda, come “http://www.example.com/images/kittens.jpg” width=”100″ height=”300″ alt=”kittens”/></a… Disturberà il mio sito?
Risposta: Generalmente non hai bisogno di preoccuparti riguardo i “link rotti” come questi. Google capisce che i proprietari dei siti hanno poco se non alcun controllo sulla gente che esplora e scansiona il loro sito, o chi li linka in maniere strane. Se sei un mago con le espressioni regolari, tu potresti considerare di redirezionare questi URL come descritto qui, ma generalmente non è importante preoccuparsi di loro. Ricorda che tu puoi anche compilare una richiesta di takedown quando credi che qualcuno stia rubando i contenuti originali dal tuo sito.

Domanda: La scorsa settimana ho fissato tutti i 404 che Webmaster Tools riportava, ma sono ancora elencati nel mio account. Significa che non li ho sistemati correttamente? Quanto tempo è necessario per vederli scomparire?
Risposta: Guarda nella colonna “Detected” nella pagina degli errori di crawling – questa è la data più recente in cui abbiamo riscontrato ogni errore. Se la data o le date in quella colonna sono precedenti al tempo in cui hai sistemato gli errori, allora significa che non abbiamo incontrato quegli errori da quella data. Se le date sono più recenti, significa che stiamo continuando a vedere questi errori 404 quando noi visitiamo il sito.

Dopo aver implementato una soluzione, puoi verificare se il nostro crawler vede il nuovo codice di risposta usando Visualizza come Googlebot. Controlla un po’ di URL e, se rispondono correttamente, questi errori dovrebbero iniziare presto a scomparire dalla tua lista di errori di crawling.

Domanda: Posso usare il tool di rimozione di Google per fare scomparire gli errori 404 dal mio account più velocemente?
Risposta: No; lo strumento di rimozione degli URL rimuove gli URL dai risultati di ricerca di Google, non dal tuo account su Webmaster Tools. E’ disegnato per richieste urgenti di rimozione solamente, e usarlo non è necessario quando un URL ritorna già un errore 404, perché un URL verrà rimosso dai nostri risultati di ricerca naturalmente nel tempo. Guarda la parte finale di questo post per maggiori dettagli su cosa lo strumento di rimozione degli URL può fare e cosa non può fare per te.

Fonte: Official Google Webmaster Center – Do 404s hurt my site?

Emanuele

PS: se cercate un hosting con uptime garantito, il mio vi rimborsa mensilmente quando il downtime è inferiore al 100%.

My friend went to Egypt and all I got was this lousy…

Il mio coinquilino (nonché collega) è stato in Egitto per lavoro.

Emanuele egiziano

Poteva portarmi uno di quei narghilè ma sapeva che non fumo. Poteva portarmi la kefiah che ho al collo ma ha pensato bene di comprarla per sé. Poteva persino non portarmi niente. Invece, da oggi, ho un cappellino, con cui – ovviamente – non potrò mai uscire. 😐

Emanuele

PS: il tappetino era già a casa ma è stato scelto/approvato/selezionato come scenografia.

L’uomo che voleva essere felice – Gounelle

Qualche giorno fa ho finito di leggere “L’uomo che voleva essere felice” di Laurent Gounelle. In realtà questo libro l’aveva consigliato Luca Conti e incuriosito l’avevo aggiunto ai libri interessanti da leggere. Qualche mese fa però decisi di regalarlo a lui per il compleanno… ma vedendolo spesso sdraiato a riposare sul suo comodino ho provato a dargli attenzione io. 🙂

“L’uomo che voleva essere felice” è un libro che spinge a cambiar vita, sulla falsa riga di scrittori come Coelho o Terzani in alcuni frangenti. L’esperimento (no, non è un esperimento perché Gounelle è un formatore e un esperto in programmazione neurolinguistica) riesce ma non del tutto. L’idea di far passare certi messaggi filosofici attraverso un romanzo mi ha convinto a tratti.

Probabilmente perché ormai amo certi capitoli di Coelho o perché la naturalezza di un esempio di vita quale è quello di Terzani mi entra più in profondità, ma non sono stato totalmente rapito dal libro.

In ogni caso è molto leggero da leggere e contiene comunque vari spunti di riflessione. Molto spesso infatti ci si crede liberi mentre siamo frutto di credenze innate o auto-costruite in noi: ci vediamo troppo ciccioni, troppo alti, troppo bassi, troppo buoni, troppo sfortunati in amore… Tutti modi di vedere che influenzano il nostro atteggiamento e limitano le possibilità di raggiungere i nostri desideri. Come al solito il primo passo è prenderne coscienza ma non è facile farlo, richiede attenzione, capacità introspettive e voglia di rischiare

Il libro, non so se lo consiglierei ancora anche perché a livello economico – secondo me – si trova di meglio per qualche euro in meno. In ogni caso il titolo è affascinante e credo che nessuno di noi possa esimersi dal sentirsi co-protagonista all’interno della storia…

Il cammino che conduce alla felicità a volte richiede la rinuncia alla facilità, per seguire le esigenze della nostra più profonda volontà.
Buon viaggio,

Samtyang

Tratto da “L’uomo che voleva essere felice” di Laurent Gounelle

Emanuele

Campari vertical limit.

Ve l’avevo detto. Ecco, sabato sera ho partecipato alle “Campariadi 2011“.

Campariadi 2011

Non ho vinto nulla (che in cultura generale ho fatto zero punti… :timid:) ma dopo tre bicchieri di vino, uno di marsala e quattro cocktail a base di Campari ero un uomo finito tant’è che sono rimasto a dormire fuori (non ero assolutamente in condizioni di guidare :-|).

Bella serata comunque. E poi, da domani, potrò fare il figo andando in giro con la magliettina delle Campariadi. 😎

Emanuele