L’informazione Apple italiana è sempre più piena di immondizia. Lo sostengo (e ne soffro) da tempo. I blogger storici sono sempre più simili allo strillone degli anni ’20. Il fenomeno, come scriveva Bicyclemind (una recente bella scoperta che apprezzo e vivo come un salvagente in un oceano) purtroppo non è solo italiano:
La qualità delle notizie di TUAW & simili è molto scarsa: comunicati stampa, rumors, recensioni apatiche di prodotti e applicazioni poco interessanti, roba “esclusiva” che non lo è, etc.; tutto materiale scontato e disponibile ovunque in mille altre declinazioni. O forse eravamo tutti così anni fa, e semplicemente loro hanno mantenuto con la stessa linea: nuovo aggiornamento per OS X, nuovo rumors su iPhone, nuovo brevetto registrato da Cupertino, altro rumors più due nuove applicazioni di dubbia qualità.
Fortunatamente su internet girare l’angolo è un attimo e, non avendo difficoltà, le mie fonti di informazione Apple sono sempre più sbilanciate verso quelle in lingua anglofona. Di certo però è una sconfitta per il panorama italiano che non sprona gli appassionati del settore a fare quel passo in più dal puro gossip-informatico ma che continua a puntare prepotentemente alle pageview, ai click sui banner, al titolo-scoop da far scalare su Google. Tecniche che, ciecamente, sono intraprese anche a livelli più alti del giornalismo italiano. [1]
Una delle sensazioni più frequenti che ho è che gli informatori italiani sono caduti nella trappola del fanatismo religioso: è difficile segnalare errori di Apple (l’intera community ti si rivolta contro) e spesso è stressante puntualizzare inesattezze. Apple, per certuni, si è letteralmente trasformata nel Dio che sfama il popolo e i suoi “sacerdoti” han sempre la verità in tasca. Un “Apple Genius” che ha seguito un corso di formazione è un santone da non contraddire. Stiamo parlando di corsi di formazione [orientati alla vendita, ma non glielo dite], non di percorsi di studi nel settore. [2]

L’ultimo esempio arriva da SpiderMac, un blog che anni fa leggevo con piacere ma che oggi, con questo post (l’ennesimo di una lunga serie), rimuovo dal mio feedreader. Nel tempo sono andati via dalle mie letture quotidiane MelaBlog, MelaMorsicata, TheAppleLounge (altri non li ho neanche mai aggiunti in partenza) tutti diventati una sorta di Novella2000 dell’informatica Apple-centrica in cui non è gradito alzare la mano per dire due parole fuori dal coro da una delle panche del santuario. Probabilmente son cambiate le mie esigenze e l’informazione di cui ho bisogno è cresciuta ma è anche possibile che John Gruber non sia un tecnico [3] e io abbia sbagliato tutto.
In ogni caso auspico il ritorno di un’informazione oggettiva, seria e ponderata nel panorama italiano. Non ho fretta di leggere l’ultima notizia la mattina dopo, pubblicata con un approfondimento quasi nullo rispetto al comunicato stampa appena diffuso dall’azienda stessa. Preferisco articoli come quelli di Ben Evans, Om Malik o Marco Arment. Tutta gente che analizza, sviscera, sospetta, ipotizza. Non si accontenta di aprire la bocca e farsi indottrinare col cucchiaino.
Emanuele
[1] Un esempio è Repubblica, anch’esso tagliato fuori dal mio feedreader. Presumo che la lingua italiana limiti il pubblico a numeri tali per cui è più difficile avere introiti sufficienti per mantenere comodamente il progetto. Ovviamente non è lungimirante nascondersi dietro questo aspetto e perseverare.
[2] Se vi interessa diventarlo, ci sono delle posizioni aperte in Italia su Jobs Apple (IT), non è richiesta una laurea.
[3] Probabilmente un paio di applicazioni di successo per iOS che risultano a suo nome non bastano se il “think different” (più che lecito) può volerci far ignorare anche la sua laurea.



