Polvere sei e polvere ritornerai.

“Conosce la storia di Guru Nanak?”.

Sapevo che Guru Nanak è il grande santo dei sikh. Ma quale storia?

“Guru Nanak era sempre in viaggio…” attaccò il gioielliere.

Un giorno arriva in un villaggio. Vede una bella casa con tante bandiere colorate che sventolano all’ingresso. Gli dicono che lì sta l’uomo più ricco del paese, un prestasoldi. Ogni volta che mette da parte un’altra cassa piena di monete, alza una nuova bandiera e fa festa. Guru Nanak va alla casa e chiede se possono dare qualcosa da mangiare anche a lui. Il padrone, riconoscendolo come un sant’uomo, gli fa portare cibo e bevande.

Quando ha finito, Guru Nanak chiede al prestasoldi se gli può fare un favore.

“Certo”, dice quello, felice di fare un’opera buona e con ciò acquistare dei meriti sul suo karma. “Farò quel che volete.”

Guru Nanak dalla sua saccoccia tira fuori uno spillo di ferro tutto arrugginito: “Tienimelo in deposito. Me lo restituirai quando ci rincontreremo nella prossima vita”.

“Lo prometto”, dice il prestasoldi. “E non vi faccio nemmeno pagare”.

Guru Nanak si rimette in cammino e l’uomo va dalla moglie a raccontarle la storia.

“Cretino”, dice quella. “Come credi di poter mantenere la tua promessa? Quando muori, non potrai portarti dietro nulla, neppure quello spillo!”

L’uomo capisce. Corre dietro al sant’uomo, si butta ai suoi piedi e gli chiede di poterlo seguire come discepolo.

Il gioielliere godeva come me delle sue storie e alla fine di questa, come se parlasse a sé, continuò:

“La morte ci toglie tutto. Se riuscissimo ad alleggerirci prima ci sentiremmo più liberi”.

Tratto da: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani

Oggi è Mercoledì delle Ceneri e mi va di ricordarvelo così, senza parlarvi di Dio, di fede o di religioni perché certe verità sono universali e se ne può benissimo parlare con altre parole evidentemente.

Ho voglia di digiunare anche da questo blog che, a suo modo, è anch’esso il mio pane quotidiano.

A domani.

Emanuele

Urka urka tirulero!

Visto che non sono praticamente mai teso, nervoso o cose del genere, in questi giorni m’è venuta una grande invidia per chi vive in quello stato qualsiasi cosa debba affrontare e, come un bambino, avevo voglia d’esserlo anch’io. 😎

Per questo, oggi pomeriggio, sono andato dal professore – maglioncino a vù e scarpe sistemate – e dopo averlo salutato con una bella stretta di mano ho esclamato: “professore, vorrei essere in TESI anch’io!”.

Ok, scherzi a parte, oggi sono andato ad informarmi per la tesi ma siccome non mi basta fare le cose come i comuni mortali, non ho aspettato che fosse lui a propormi qualcosa: ho un progetto in mente che va ben oltre tante cose… però, siccome mi piace raccontarvi le cose pian pianino… diciamo che il resto lo saprete più avanti e che ho iniziato a pensarci già da adesso! :joy:

La felicità di oggi è che sembra tutto possibile e realizzabile ed è qualcosa di stupefacente. Ero tranquillo e convinto che sarebbe andata bene… e così è stato! 🙂

Emanuele

Win For Life: vinci per la vita… (?)

Non amo il gioco d’azzardo, non sono il tipo che ogni settimana compra almeno una schedina da grattare però capisco che ci siano persone che amano sognare così. Se c’è una cosa che mi da fastidio però è quando lo Stato diventa main sponsor di sistemi di “vincita facile” usando parole che non dovrebbero essere usate.

Durante l’ultimo campo di formazione scout, come vi ho più volte raccontato, ho incontrato il direttore di Legambiente-Campania che ci ha descritto i vari fenomeni inerenti il suo settore descrivendoli con una bella parola: segnali. Questa parola, devo dirvi, mi ha aperto gli occhi e spesso mi torna in mente quando analizzo ciò che vedo.

E’ un segnale un capretto morto, ma è un segnale anche un sacchetto dell’immondizia lasciato fuori dal contenitore (il secondo non è un segnale “di minaccia”, ma di informazione-civica che può derivare da altri motivi…).

Allo stesso modo anche Win For Life manda il suo segnale alla popolazione, un segnale che questa volta vorrei analizzare più approfonditamente.

Win For Life

Innanzitutto il titolo, è qualcosa di tremendo. “Vinci per la vita”.

Un tempo esisteva il Lotto, poi il SuperEnalotto. Adesso siamo arrivati ad associare la vita, il dono più sacro di ogni uomo, alla possibilità di vincere. Come se la parola “vita”, senza “vincita” non potessero star bene insieme…

Queste associazioni, sebbene possano sembrare di poco conto vanno combattute con decisione. La psicologia umana è molto debole e sebbene ognuno di noi pensa di avere la capacità di discerne ciò che sono i veri valori della vita da quelli fasulli, il passo è breve nel guidare una società intera verso valori distorti.

Quei valori sono tra l’altro palesati subito sotto, proprio perché i geni del marketing queste cose le studiano e sanno benissimo che una parte del cervello legge oltre le parole. Ve ne eravate mai accorti?

“Spensierati e sistemati”. Due valori che potremmo anche considerare positivi: chi nella vita non vuol vivere spensierato e soprattutto “sistemato“? L’uomo tende per natura a soddisfare i suoi bisogni e così questo bisogno è lecito che esista.

Questi due valori però, sono stati associati ad una strada totalmente diversa da quella che una persona saggia e retta prenderebbe in considerazione.

Soldi facili. Nessuna fatica. Nessun impegno. Prendete un euro e vi sistemate la vita.

Vi. Sistemate. La vita!

Si gioca con un valore positivo unendolo a qualcosa di totalmente sbagliato.

Una delle ultime materie studiate è “Gestione delle risorse umane”: da studi del genere escono tutte le strategie di manipolazione del personale che incontriamo nelle aziende e, in maniera più macroscopica nel controllo della società.

Gli psicologi son tutti uniti nel dire che per effettuare un cambiamento radicale bisogna modificare tre aspetti di una società con un ordine dal più semplice al più complesso così descritto: gli artefatti, i valori dichiarati e gli assunti taciti condivisi. I primi sono ciò che di fisico esiste e che rappresenta la società (nel caso di un’azienda ad esempio l’arredamento degli uffici, lo stile nel vestire, etc…). I secondi sono i valori che l’azienda si prefigge di perseguire (ad esempio quelle che dichiarano di lavorare nel pieno rispetto dell’ambiente, o delle donne, o della giusta remunerazione salariale…), i terzi sono quei valori che ormai la società non discute più perché fan parte del modo d’essere (ad esempio l’etichetta dell’abito in banca o la visione del lavoro come parte fondamentale della vita per i cinesi…).

La visione della vincita come mezzo per assicurarsi la sopravvivenza è qualcosa fa parte del modo d’essere della società odierna purtroppo.

La via del non impegno è ciò che sta distruggendo maggiormente la nostra società. I ragazzi crescono con questi concetti fin da piccoli: basta diventare calciatori o veline per fare soldi. Poco importa la cultura, poco importa lo studio, poco importa la formazione o l’applicazione continua su qualcosa. Poi però ci si stupisce come mai la ricerca è in crisi, come mai i giovani preferiscono finire come tronisti piuttosto che come dottorandi e così via.

Perché dovrebbero ammazzarsi la vita quando lo Stato stesso ti dice che per vivere sistemato devi scommettere, semplicemente, dei soldi? Non ti sta dicendo mica di studiare giorno e notte e imparare un mestiere con passione…

Questa pubblicità mi fa venire i brividi ogni qual volta la incontro per strada e – tristemente – di segnali (vedete quant’è bella questa parola?!) simili se ne trovano tanti altri sia per strada che in televisione.

Bisogna ribellarsi a questo modo di vedere la vita per sperare che la società cambi, che i giovani tornino ad apprezzare lo studio, la scuola, la geografia (che vogliono togliere…) e così via. Non basta emanare decreti e aumentare la scuola dell’obbligo a 16 anni. Quelle sono mezze misure che servono semplicemente da facciata ad una strategia globale orientata totalmente in un’altra direzione.

Non stupitevi se tra qualche tempo inizieranno a dire che chi non gioca è stupido

Emanuele

Mi darei 30 (in giorni sicuro…).

E’ passato un mese. In questo momento sto ascoltando “Quanto t’ho amato” di Roberto Benigni e così la parte più mielosa di me tenta di far capolino, di farsi vedere e distruggere ciò che ho da dire.

Fortunatamente ho un ottimo self-control e così andiamo al dunque.

…nell’amor le parole non contano, conta la musica…

Ok, altro che self-control. Questa frase mi piaceva proprio e non potevo evitare di scriverla. Detto ciò, ho da dire che ho appena trascorso il primo mese da solo a casa. Devo dire che l’esperienza è più strana di quanto mi aspettassi anche perché nei giorni prende sempre sfumature diverse.

I primi tempi sentivo il silenzio aleggiare nelle stanze e qualsiasi modo per sfuggirgli era il benvenuto (amici, musica, impegni fuori casa mattina-pomeriggio-sera), poi però è iniziata a farsi viva la routine di una vita diversa ed è li che ho scoperto il piacere di vedersi un telefilm in santa pace o tornare a casa dopo una giornata di studio e, appoggiandosi con le spalle alla porta di casa, pensare che finalmente ci si potrà rilassare come si vuole. Si chiude un mondo ma se ne apre un altro.

Le cose da fare a casa non mancano mai: dalla cura dei miei pesciolini (che in effetti se fossero più chiacchieroni sarebbero più di compagnia… :-|), al programma fitness inventato dopo aver acquistato la panca e i pesi, alla voglia di sperimentarmi in cucina in maniera sempre diversa.

Il vero traguardo positivo forse è quello: non ho mai comprato una, che sia una, pizza o pollo allo spiedo o pezzo di rosticceria per pranzare o cenare. Non ne ho sentito né l’esigenza né la voglia. Ancora i piatti che so fare non saranno decine ma ho imparato a farne alcuni con discrete soddisfazioni (una sera le patate in realtà non erano poi così cotte dentro… :-|). Insomma, c’è ancora tanto da imparare ma sono felice proprio per questo: c’è da imparare! Sapessi farlo già son sicuro che mi annoierei… mentre così è sempre una nuova scommessa. 🙂

Poi mi sono scoperto essere decisamente maniaco della pulizia della cucina: mi piace vedere splendere il metallo del lavello senza piatti o bicchieri sporchi e così non si accumula mai roba sporca. Ottima cosa questa…

Infine la casa ridendo e scherzando è stata sempre piena di gente. Ho cercato di invitare a giro un po’ tutti e ho colto l’occasione per organizzare qualsiasi cosa a casa mia: da riunioni a cene, a serate-film. I miei sono contenti che così la casa è attiva e io sono contento che così non diventa una caverna… :timid:

Bene, adesso si va per il raddoppio e so già che arriveranno nuove sensazioni da raccogliere ed esperienze da raccontare… vedremo che succede!

Emanuele

PS: ah, una cosa stra-figa che sto scoprendo e fare una video-chiamata mentre si cucina. Sa molto di roba vista in quelle presentazioni delle case del futuro. Tagli carote e ti guardi attraverso il MacBook col fratello… fighissimo. :joy:

Blocco totale del traffico: provvedimento anti-rammolliti.

Domani Palermo si fermerà. Da tempo i livelli di PM10 erano oltre la norma consentita dall’attuale legislazione ed urgevano soluzioni.

Certo, in molti penseranno che non sono queste le soluzioni che possono veramente far cambiare l’andamento delle cose, che l’ecologia e la salvaguardia per l’ambiente non passi da queste soluzioni della Domenica che, semplicemente, rallentano un processo che sta andando avanti da decenni. Sono d’accordo con quanti la pensano così, però… c’è anche dell’altro.

Domani, innanzitutto sarà un tentativo e mi piace vederlo come qualcosa di più profondo che un semplice blocco del traffico. E’ un mettere le persone, in maniera soft (perché non si lavora) di fronte ad una vita leggermente diversa: quella fatta senza auto, senza mezzi inquinanti, senza… fretta.

Domani (pioggia permettendo) spero di vedere tante biciclette in giro. Spero di vedere gente sui pattini, ragazzi con gli skateboard e via dicendo. Anzi, visto che sarà San Valentino, spero che la gente ne approfitti per affittare qualche romanticissimo tandem…

Ho già l’impressione che ci saranno fin troppi musi lunghi però e quel che stavo raccontando è più un sogno idilliaco che una realtà che si concretizzerà. Siamo sempre tutti fin troppo bravi a lamentarci dell’aria cattiva, del discutere su come il clima stia distruggendo i ghiacciai e le stagioni, di come tutto stia cambiando per via dell’uso smisurato delle risorse… però quando ci viene offerta l’occasione di vivere concretamente un atto di cambiamento non siamo in grado di accorgercene e lasciamo che le nostre cattive abitudini prendano il sopravvento.

Oggi agli scout mi son ritrovato a dover discutere con i ragazzi come raggiungere la sede. Mi sembra incredibile che uno scout abbia difficoltà. Comprendo che i più piccoli dipendono dalle decisioni dei genitori (e non è detto che la scelta di un ragazzo coincida sempre con quella dei genitori), però… per tutti gli altri (che non necessitano fisicamente di un supporto per muoversi), secondo me, non esistono scuse.

E’ quasi una festa secondo me. Io non vedo l’ora di godermi una città vuota, senza motorini che corrono con le loro marmitte rumorose, senza SUV che partono dai semafori come se fosse partita la Parigi-Dakar, senza clacson che strombazzano per il più disparato motivo.

Domani andrò agli scout in bicicletta. Se pioverà, aprirò l’ombrello e andrò a piedi. Non vedo la difficoltà… sarà una buona mezz’oretta di cammino ma sarà divertente e se potrò andare in bicicletta sarà ancora meglio perché godersi le strade deserte è qualcosa che solo un ciclista può comprendere.

Mi auguro che la gente sappia cogliere in maniera positiva la proposta (e ripeto, è un contentino perché non è questa la soluzione al risparmio energetico…) e magari impari a vivere come facevano cinquant’anni fa i nostri genitori e i nostri nonni. Tutto, nella vita, secondo me è questione di atteggiamento.

Siamo così bravi a dire “guarda che orrenda la società descritta in Wall-e” con persone ridotte a vivere su sedie che si muovono e non ci rendiamo conto che le nostre auto non sono tanto diverse da poltrone che viaggiano…

Domani, sarò ripetitivo ma non so proprio come esprimerlo meglio, è una bellissima occasione. Potremmo persino svegliarci e renderci conto che la vita senz’auto è ancora più bella e piena di avventure piacevoli. Perché scartare a priori questa possibilità? Senza viverla non potremo saperlo!

Magari fischietteremo un po’ tutti “Singing in the rain” attraversando per le vie del centro il che, stonati a parte, non è che sia una cosa così brutta… 🙄

Emanuele

PS: se volete ascoltare una versione spettacolare di Singing in the rain, a me torna sempre in mente quest’uomo qui… 🙂

Burn after yahwn…

Locandina film Burn after readingSarà che non so apprezzare l’arte dei fratelli Coen, ma ho appena finito di vedere Burn after reading con due amiche e un amico e mi è sembrata una palla colossale. Troppo spento il film fino al colpo di pistola in fronte e da li in poi si risolve tutto fin troppo velocemente come se non fossero stati calibrati bene i tempi.

E dire che il cast (Brad Pit, George Clooney) prometteva bene… il primo però fa una parte idiota, il secondo non è così incisivo.

Non so, mi ha lasciato l’amaro in bocca… comunque adesso è ora di spegner le luci e dormire. 🙂

‘notte,

Emanuele