Concedersi all’eternità.

Scritta professione da adulto: Quando ero piccolo da grande volevo diventare un libro.

(Lavagnetta fotografata in libreria).

Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

Amos Oz (scrittore israeliano)

Emanuele

(Oh, no! E’ successo di nuovo!).

La settimana scorsa mi chiedevo come ripartire col lavoro dopo una bella domenica e quella di oggi non è stata da meno! Dopo aver prenotato un tavolo per sei, siamo finiti in Piemonte, per la precisione sul Lago maggiore! 🙂

Vista del Lago Maggiore Pranzo rustico - Trattoria San Salvatore - Massino Visconti

Pranzo spettacolare in un luogo magico, un ex-convento agostiniano costruito intorno all’anno mille e abbandonato intorno al 1600. Sito ad ottocento metri di quota sul livello del mare, mi era stato presentato così: “si mangia bene e si sta in una terrazza con vista su tutto il Lago Maggiore” e in effetti non posso che ripetervi le stesse parole. Panorama mozzafiato e cibo talmente splendido che ho dimenticato di fotografare per benino il posto (ma sul loro sito c’è una photogallery che rende l’idea!).

Tutto rigorosamente fatto in casa a pochissimi chilometri dal confine con la Svizzera, con le Alpi che non ricordo d’aver mai visto così da vicino! Non è mancato ovviamente un giretto al lago e nella splendida Stresa. 🙂

Come torno al lavoro domani mattina?! 😐

Emanuele

PS: da notare il bicchiere dell’acqua di mio nipote che ormai è quasi al terzo dentino… 😎

La prossima vita faccio l’elettrauto.

No perché, sabato sera, nella macchina era rimasto il finestrino abbassato. Ho pensato fosse il motorino nello sportello ma era sano come un pesce. Era un filo invece, uno stupido filo che non faceva contatto bene dietro il pulsante nel cruscotto dell’auto.

Il pezzo non esiste, l’elettrauto ha saldato un filo nuovo e risolto il problema. Bello, bellissimo. Centoventi euro. Centoventi. Due ore di lavoro centoventi euro.

Perché studiate? Perché fate lezioni private? Perché andate a cercare un impiego da dipendenti?

Ovviamente non mi vedrà più, gliel’ho detto chiaro e tondo, foss’anche necessario dover scaravantare l’auto giù per un dirupo.

Mio figlio non studierà. Bello mio, a dodici anni dritto in officina – che prima impari meglio è – e poi vediamo chi ride bene.

Emanuele