Principia, esperimenti d’arte.

Per pasquetta sono andato con la mia fida bicicletta a vedere “Principia” una mostra allestita in Piazza Duomo (a Milano) che mescola arte, scienza e design.

Principia - Robot pittore Principia - Libro fonte di vita Principia - Stampa 3D

C’era il robot capace di fare un ritratto, si poteva scoprire il processo di creazione di vestiti con “cotone liquido” che si solidifica dopo esser stato spruzzato e modellato sul corpo oppure vedere delle stampe 3D. Il libro al centro era un’opera intitolata “In principio fu la Parola”: un vecchio tomo era diventato habitat di piante e piccoli vermi. 🙂

Carina l’esposizione, un po’ meno l’idea di rinchiudere il tutto in dei grandi igloo che col sole fungevano da serra…

Emanuele

PS: la mostra è visitabile gratuitamente fino al primo Maggio (così poi non vengo rimproverato che non segnalo in tempo le cose… :-P)!

Atavico.

Definirei proprio atavico il piacere che provo nell’attraversare una nuvoletta di bolle di sapone, mentre pedalo con la mia bicicletta, quando passo dal centro di Milano e uno dei tanti vu cumprà inonda la strada con quelle pistole automatiche spara bolle.

Si tratta di scoprire solo da chi adesso. 🙂

Emanuele

Liberi (ci sembrerà di essere più liberi).

Questa giornata non poteva finire sprecata, imprigionati tra quelle mura di cemento (che tanto avrebbero apprezzato i tre porcellini ora che ci penso), così nel pomeriggio con un amico ci siam fiondati nel bosco.

Bosco Rio Vallone - Sentiero

Tra sentieri più o meno tracciati il divertimento era già assicurato fin dalla partenza, l’amico rimasto a casa mi aveva avvisato: “vedrai che bello quando ti ritrovi a masticare terra”. Non volevo dar peso a quelle parole più di tanto ma dopo una decina di chilometri ho sentito anch’io quello strano sapore in gola.

Eppure non vedo l’ora di tornare ad immergermi come oggi perché pedalare in giro per una città è affascinante ma andarsi a distruggere per venticinque chilometri in un bosco è qualcosa di unico. Le gambe devono spingere in continuazione e i tratti fuori dai sentieri diventano un modo unico per tornar bambini, coi ricordi della tua infanzia che riaffiorano uno alla volta, ripescati con cura ad ogni pedalata.

Non so se sia più l’equilibrio uomo-bicicletta ad entusiasmare o il rumore della gomma posteriore che in qualche curva perdeva aderenza e in altre sparava ghiaia e terra verso l’alto ma non ho saputo ascoltare musica oggi pomeriggio. La natura era già una musica favolosa.

Sapete, venerdì sera sono stato alla Via Crucis del paesino che da alcuni mesi mi ospita e durante una stazione il lettore ha ricordato una bella frase della mamma di Don Bosco. Faceva pressappoco così:

Finché ti capiranno, parla ai giovani di Dio.
Quando non ti capiranno più, parla a Dio dei giovani.

Quella frase, così semplice, mi è rimasta dentro e ripensavo alla mia (de)formazione che mi ha insegnato a vedere Dio nella natura che mi circonda così da permettere anche a chi non è più compreso di presentare Dio ai giovani. Geniale quel tipetto di B.P.

Adesso però chiudo questo maledetto computer e mi immergo in un altro bel libro… 🙂

Emanuele

Catena bella… (o belle catinelle).

Da quando lavoro si vive praticamente solo nei weekend. La settimana scorre veloce e la parte più bella della giornata (quella col sole) la passo chiuso in ufficio così si aspetta sempre il Venerdì per organizzare qualcosa di diverso.

Ieri era tutto pronto. Il percorso deciso, in realtà qualche giorno prima, prevedeva poco più di 100km. Destinazione “Monte Selvino”, sopra Bergamo. Catena oliata, tutina e caschetto pronti fuori dall’armadio. Sembrava tutto perfetto e l’unico freno poteva essere semplicemente la volontà di pedalare per così tanta strada.

E invece poi, ti svegli, guardi il meteo sull’iPhone e guardi dalla finestra. Riguardi il meteo e riguardi la finestra. Riguardi il meteo. Piove. E’ prevista pioggia sia dove sei che dove devi andare.

Così il Sabato, quel giorno che hai aspettato e desiderato per tempo finisce per imprigionarti tra le mura di casa. 🙁

Emanuele

PS: se nel pomeriggio si riprende, minimo minimo faccio 40km e me ne vado al Parco di Monza. 👿

La pecora nera (e i favolosi anni sessanta).

Ieri sera ho visto La pecora nera, film di Ascanio Celestini che mostra uno spaccato di vita dei malati mentali in Italia.

Come è possibile, mi domando a volte,
camminare sui prati verdi e avere l’animo triste?
Essere immersi nel caldo del sole,
mentre tutto d’intorno sorride…
e avere l’angoscia nel cuore?
…Lasciate a noi le vostre tristezze!
A noi che non possiamo andare nei prati
e non vediamo mai il sole.

A. Paolini (matto) in “La pecora nera”

Probabilmente questa citazione è una delle parti più interessanti del film e non credo d’esser diventato pazzo anch’io nell’affermare ciò. Il resto è arte probabilmente, ma il mio coinquilino superato metà film ha iniziato a russare.

Emanuele

Tutta mia la città… un libro in bicicletta!

Copertina de "Tutta mia la città" di Roberto PeiaQualche giorno fa ho finito di leggere “Tutta mia la città”, un libro scritto da Roberto Peia che avevo comprato proprio durante la sua presentazione a Fa la cosa giusta.

Direi che chiunque dovrebbe leggerlo ma, a maggior ragione, credo che un milanese che si rispetti (ecologista? Amante della bicicletta? “Fissato”?) dovrebbe farlo.

“Tutta mia la città” oltre ad essere scritto in maniera molto scorrevole racconta delle avventure di Roberto, ma non solo lui, che ogni giorno si immerge tra le vie della città per svolgere un lavoro bellissimo e pesantissimo: il bike messenger. Lavoro figlio dei postini in bicicletta che negli anni ’80 ha avuto l’esplosione in America e poi nel nord Europa: consegne “express” all’interno della città in maniera eco-sostenibile.

Potete immaginare facilmente quante avventure abbia da raccontare una persona che ogni giorno vive nel traffico milanese su una bicicletta a scatto fisso (da qui il “fissato” scritto sopra… ;-)) percorrendo almeno 60-70km.

Il libro, un capitolo per volta, racconta un giorno diverso: l’incidente, l’inseguimento dei cani, la giornata sotto la neve o quella in cui va a fare una consegna da una segretaria che snobba al volo il bike messenger per il suo abbigliamento.

Ovviamente poi, visto che la musica è una specie di doping quando si pedala (ogni bravo ciclista lo sa), ogni giornata è corredata da un brano che possa caratterizzarla.

Dicevo che ogni milanese dovrebbe leggere il libro perché Roberto è un ex-giornalista che a causa della crisi si è inventato questo lavoro (qui il sito degli UBM Milanesi) e nel libro non mancano aneddoti storici sia sul mondo della bicicletta che su zone caratteristiche di Milano (ho scoperto dal libro del critical-mass notturno che si organizza ogni giovedì a Piazza Mercanti…).

Beh, penso d’aver scritto abbastanza; a me – e posso giurarvelo – ogni capitolo faceva venir voglia di prender la bicicletta e andare a fare qualche chilometro (nonostante magari stessi leggendo di sera).

Il mondo sarebbe decisamente più bello se la gente si abituasse ad usare la bicicletta con maggior forza. 🙂

Emanuele

PS: tra l’altro il leitmotiv del libro è “tutto torna… la vita è un circle… tutto gira, come una pedalata”, filosofia che condivido e che amo ricordare perché aiuta a superare qualsiasi momento si stia attraversando!