Catena bella… (o belle catinelle).

Da quando lavoro si vive praticamente solo nei weekend. La settimana scorre veloce e la parte più bella della giornata (quella col sole) la passo chiuso in ufficio così si aspetta sempre il Venerdì per organizzare qualcosa di diverso.

Ieri era tutto pronto. Il percorso deciso, in realtà qualche giorno prima, prevedeva poco più di 100km. Destinazione “Monte Selvino”, sopra Bergamo. Catena oliata, tutina e caschetto pronti fuori dall’armadio. Sembrava tutto perfetto e l’unico freno poteva essere semplicemente la volontà di pedalare per così tanta strada.

E invece poi, ti svegli, guardi il meteo sull’iPhone e guardi dalla finestra. Riguardi il meteo e riguardi la finestra. Riguardi il meteo. Piove. E’ prevista pioggia sia dove sei che dove devi andare.

Così il Sabato, quel giorno che hai aspettato e desiderato per tempo finisce per imprigionarti tra le mura di casa. 🙁

Emanuele

PS: se nel pomeriggio si riprende, minimo minimo faccio 40km e me ne vado al Parco di Monza. 👿

La pecora nera (e i favolosi anni sessanta).

Ieri sera ho visto La pecora nera, film di Ascanio Celestini che mostra uno spaccato di vita dei malati mentali in Italia.

Come è possibile, mi domando a volte,
camminare sui prati verdi e avere l’animo triste?
Essere immersi nel caldo del sole,
mentre tutto d’intorno sorride…
e avere l’angoscia nel cuore?
…Lasciate a noi le vostre tristezze!
A noi che non possiamo andare nei prati
e non vediamo mai il sole.

A. Paolini (matto) in “La pecora nera”

Probabilmente questa citazione è una delle parti più interessanti del film e non credo d’esser diventato pazzo anch’io nell’affermare ciò. Il resto è arte probabilmente, ma il mio coinquilino superato metà film ha iniziato a russare.

Emanuele

Tutta mia la città… un libro in bicicletta!

Copertina de "Tutta mia la città" di Roberto PeiaQualche giorno fa ho finito di leggere “Tutta mia la città”, un libro scritto da Roberto Peia che avevo comprato proprio durante la sua presentazione a Fa la cosa giusta.

Direi che chiunque dovrebbe leggerlo ma, a maggior ragione, credo che un milanese che si rispetti (ecologista? Amante della bicicletta? “Fissato”?) dovrebbe farlo.

“Tutta mia la città” oltre ad essere scritto in maniera molto scorrevole racconta delle avventure di Roberto, ma non solo lui, che ogni giorno si immerge tra le vie della città per svolgere un lavoro bellissimo e pesantissimo: il bike messenger. Lavoro figlio dei postini in bicicletta che negli anni ’80 ha avuto l’esplosione in America e poi nel nord Europa: consegne “express” all’interno della città in maniera eco-sostenibile.

Potete immaginare facilmente quante avventure abbia da raccontare una persona che ogni giorno vive nel traffico milanese su una bicicletta a scatto fisso (da qui il “fissato” scritto sopra… ;-)) percorrendo almeno 60-70km.

Il libro, un capitolo per volta, racconta un giorno diverso: l’incidente, l’inseguimento dei cani, la giornata sotto la neve o quella in cui va a fare una consegna da una segretaria che snobba al volo il bike messenger per il suo abbigliamento.

Ovviamente poi, visto che la musica è una specie di doping quando si pedala (ogni bravo ciclista lo sa), ogni giornata è corredata da un brano che possa caratterizzarla.

Dicevo che ogni milanese dovrebbe leggere il libro perché Roberto è un ex-giornalista che a causa della crisi si è inventato questo lavoro (qui il sito degli UBM Milanesi) e nel libro non mancano aneddoti storici sia sul mondo della bicicletta che su zone caratteristiche di Milano (ho scoperto dal libro del critical-mass notturno che si organizza ogni giovedì a Piazza Mercanti…).

Beh, penso d’aver scritto abbastanza; a me – e posso giurarvelo – ogni capitolo faceva venir voglia di prender la bicicletta e andare a fare qualche chilometro (nonostante magari stessi leggendo di sera).

Il mondo sarebbe decisamente più bello se la gente si abituasse ad usare la bicicletta con maggior forza. 🙂

Emanuele

PS: tra l’altro il leitmotiv del libro è “tutto torna… la vita è un circle… tutto gira, come una pedalata”, filosofia che condivido e che amo ricordare perché aiuta a superare qualsiasi momento si stia attraversando!

C’è qualcuno del PDL che mi dice la sua?

Tempo fa ho scritto un brevissimo post nato dal fastidio verso l’attuale governo italiano. Ne è scaturita una discussione tra i commenti con Valentina, una giovane attivista (?) del Popolo delle Libertà che parla di politica “solo quando va nella sede del suo partito”*. Oltre al fatto di non condividere pienamente la scelta poco arricchente (parlare con chi condivide i tuoi ideali vale quanto applaudirsi allo specchio) mi son rimasti dei dubbi che vorrei poter chiarire proprio con qualcuno del PDL, visto che sembra che la situazione palermitana possa essere accettata.

La domanda è semplice: vi sta davvero bene l’amministrazione attuale palermitana? Davvero Cammarata sta facendo bene all’immagine, al decoro ed al progresso di questa città? Non voglio generare scontri o aizzare cori da stadio ma semplicemente conoscere – se dovesse esser così – i motivi che vi fanno apprezzare l’attuale stato di cose.

Valentina ha tacciato i manifestanti della città per una “massa che inventa stupidaggini spacciandole per vere, che organizza ridicole manifestazioni nelle piazze e strumentalizza qualsiasi cosa”*.

Io ho risposto come segue ma non ho più ricevuto risposte utili a colmare i dubbi.

Scusa ma manifestare contro un sindaco che usa gli operai della Gesip per i suoi scopi personali ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione per i beni confiscati alla mafia assegnati ad associazioni che, contro legge, non hanno nulla a che vedere con il no-profit ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione contro gli aumenti della tarsu che non hanno portato a reali cambiamenti nell’Amia ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione contro i viaggi degli amministratori a Dubai spesati dal comune per “ufficiali viaggi di lavoro” (a DUBAI!) ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione contro lo scempio del palazzetto dello sport (documentata dai TG e per cui la procura ha aperto un’indagine) ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione contro l’appalto d’illuminazione del parco della Favorita dato ad una azienda che ha fatto un progetto che però, dopo esser stato montato, non era compatibile con il sistema elettrico cittadino ti sembra una stupidaggine spacciata per vera? Una manifestazione contro i 20 milioni di euro (20, quando Milano ne ha spesi meno della metà) per un sistema di ZTL automatico che non ha funzionato (tant’è che han dovuto rimborsare tutta la città aggiungendo i costi del rimborso) e che si è scoperto esser stato assegnato ad aziende al cui capo c’erano parenti degli amministratori ti sembra una stupidaggine spacciata per vera?

Ho voglia di lasciare questo post in attesa che un palermitano del Popolo delle libertà (il governo del fare eh!) abbia voglia di uscir fuori dalle proprie mura per raccontarmi la sua visione su quanto descritto.

Realmente è accettabile tutto ciò? Lasciate stare destra o sinistra per un attimo: realmente una città guidata così vi sta bene?

A me certe cose mettono solo prurito e fastidio. Ogni domanda esposta lì sopra è documentata e ogni euro speso (ma la somma di quegli errori vale decine di milioni di euro!) finisce per pesare anche sulle mie tasche. Oppure come al solito ci illudiamo che “la res publica” non pesi sul portafoglio di nessuno?

La somma di quegli errori, vale, ad occhio e croce, oltre 50 milioni di euro: sapete quante opere si sarebbero potute fare con quei soldi? Pensate che l’assenza di fondi per riparare le buche o le aree della città male illuminate sia un problema a sé? Pensate che l’assenza di fondi per pagare gli operatori delle case famiglia sia un problema a sé? Pensate che l’assenza di fondi per sostenere finanziariamente centri come quello di Biagio Conte sia un problema a sé?

Ma seriamente le cose vengono viste così in piccolo e giustificate così facilmente?

Vi prego di non iniziare con la solita solfa “ma dieci anni fa, quindici anni fa bla-bla-bla…” perché finché ci occuperemo di rivangare il passato per giustificare gli errori del presente non cambierà nulla. La dietrologia d’altronde ci riporta fino all’uomo di neanderthal mentre io vorrei discutere sull’amministrazione, sulle scelte e sul modus-operandi attuale.

Emanuele

Campari soda.

Due domeniche fa ho fotografato queste due Vespa sul lago Maggiore.

Piaggio Vespa sul lago Maggiore

Mentre scattavo, ho sognato di potermi catapultare anch’io in un lungo-lago degli anni cinquanta tra donne con abitini a pois, bambini che inseguono palloni colorati a fette d’arancia e un piccolo bar che, attraverso una radio gracchiante, diffonde nell’aria qualcosa come Groceries on the Shelf di Lucille Bogan.

Il Campari soda nasce nel 1932 giusto fuori Milano e alcuni mesi fa – cercando casa – son finito proprio davanti la fabbrica. 🙂

Emanuele

Seduti nel blu dipinto di blu.

Ieri pomeriggio, prima di andare a messa con i miei, sono andato a leggere un’oretta sdraiato sull’erba del parco Sempione.

Telaio bicicletta come un aquilone

Io non so se lo abbiate mai notato o se questa cosa vi faccia impazzire quanto me… ma io credo che le biciclette facciano sognare perché – lo vedete – sono fatte da tubi che formano un rombo.

Solo io vedo in quel telaio un aquilone cui manca semplicemente il filo? 🙂

Ecco. Tutto torna.

Emanuele

E’ solo maleducazione.

Stasera non ho resistito. Stavo tornando a casa, in auto, su una delle circolari interne di Milano.

Al primo semaforo vedo la signora accanto a me che si libera del pacchetto vuoto di sigarette: colpo deciso, mano convinta e zac, pacchetto per terra che rotola inerme.

Si riparte ma non per molto (che Milano ha più semafori che alberi) e mi ritrovo accanto a lei – nuovamente – al semaforo successivo. Stessa scena, questa volta però si trattava della plastica che ricopre il pacchetto di sigarette nuovo.

Argh! Non sono milanese, sono palermitano – e si sa – noi terroni siamo più sporchi, più incivili, più rozzi, più maleducati e decisamente incuranti del bene pubblico.

Però stasera non ho resistito, al terzo semaforo ho abbassato il vetro ed ho esclamato “ma hai finito di buttare tutto fuori dal finestrino?”. Così, di getto, d’istinto, senza neanche pensar troppo al tipo-poco-rassicurante che aveva accanto.

Ho rialzato il vetro e mi sono sentito libero: un peso in meno. Nello stesso tempo ho capito che non è questione di sentirsi appartenenti o meno ad una città o ad uno stato. Non è neanche questione di provenienza.

E’ maleducazione, niente di più, niente di meno.

Emanuele