My friend went to Egypt and all I got was this lousy…

Il mio coinquilino (nonché collega) è stato in Egitto per lavoro.

Emanuele egiziano

Poteva portarmi uno di quei narghilè ma sapeva che non fumo. Poteva portarmi la kefiah che ho al collo ma ha pensato bene di comprarla per sé. Poteva persino non portarmi niente. Invece, da oggi, ho un cappellino, con cui – ovviamente – non potrò mai uscire. 😐

Emanuele

PS: il tappetino era già a casa ma è stato scelto/approvato/selezionato come scenografia.

L’uomo che voleva essere felice – Gounelle

Qualche giorno fa ho finito di leggere “L’uomo che voleva essere felice” di Laurent Gounelle. In realtà questo libro l’aveva consigliato Luca Conti e incuriosito l’avevo aggiunto ai libri interessanti da leggere. Qualche mese fa però decisi di regalarlo a lui per il compleanno… ma vedendolo spesso sdraiato a riposare sul suo comodino ho provato a dargli attenzione io. 🙂

“L’uomo che voleva essere felice” è un libro che spinge a cambiar vita, sulla falsa riga di scrittori come Coelho o Terzani in alcuni frangenti. L’esperimento (no, non è un esperimento perché Gounelle è un formatore e un esperto in programmazione neurolinguistica) riesce ma non del tutto. L’idea di far passare certi messaggi filosofici attraverso un romanzo mi ha convinto a tratti.

Probabilmente perché ormai amo certi capitoli di Coelho o perché la naturalezza di un esempio di vita quale è quello di Terzani mi entra più in profondità, ma non sono stato totalmente rapito dal libro.

In ogni caso è molto leggero da leggere e contiene comunque vari spunti di riflessione. Molto spesso infatti ci si crede liberi mentre siamo frutto di credenze innate o auto-costruite in noi: ci vediamo troppo ciccioni, troppo alti, troppo bassi, troppo buoni, troppo sfortunati in amore… Tutti modi di vedere che influenzano il nostro atteggiamento e limitano le possibilità di raggiungere i nostri desideri. Come al solito il primo passo è prenderne coscienza ma non è facile farlo, richiede attenzione, capacità introspettive e voglia di rischiare…

Il libro, non so se lo consiglierei ancora anche perché a livello economico – secondo me – si trova di meglio per qualche euro in meno. In ogni caso il titolo è affascinante e credo che nessuno di noi possa esimersi dal sentirsi co-protagonista all’interno della storia…

Il cammino che conduce alla felicità a volte richiede la rinuncia alla facilità, per seguire le esigenze della nostra più profonda volontà.
Buon viaggio,

Samtyang

Tratto da “L’uomo che voleva essere felice” di Laurent Gounelle

Emanuele

Campari vertical limit.

Ve l’avevo detto. Ecco, sabato sera ho partecipato alle “Campariadi 2011“.

Campariadi 2011

Non ho vinto nulla (che in cultura generale ho fatto zero punti… :timid:) ma dopo tre bicchieri di vino, uno di marsala e quattro cocktail a base di Campari ero un uomo finito tant’è che sono rimasto a dormire fuori (non ero assolutamente in condizioni di guidare :-|).

Bella serata comunque. E poi, da domani, potrò fare il figo andando in giro con la magliettina delle Campariadi. 😎

Emanuele

Dovrei darmi al triathlon!

No perché nel nuoto gli amici li battevo (e ho la video-testimonianza), nella corsa non c’è mai stata storia (e in quella sui kart ancor di più), in bicicletta beh… a Marzo ho pedalato per 150km e ad Aprile per 180km.

RunKeeper - Statistiche monociclo

E poi guardate qui sopra: oggi quasi 14km percorsi in monociclo con un dislivello di 84 metri. Ho le statistiche solo da ieri perché non avevo ancora provato RunKeeper sull’iPhone ma son sicuro che tra Marzo e Aprile avrò percorso almeno una sessantina di chilometri. 🙂

Che sport mi manca da provare?

Emanuele

PS: e ti voglio che ancora non ho neanche cambiato medico fiscale da quando sono al nord: più in salute di così! 😎

Esse.

Io mi sento un po’ Clark Kent ragazzi miei. Ma non Clark Kent che vola o che fonde le cose con gli occhi.

Io mi sento un po’ Clark Kent quando la mattina, magari già in sella alla bicicletta, tento di chiudere la serratura del garage e però le chiavi finiscono a terra e allora mi abbasso ma il filo degli auricolari si blocca nel manubrio, mi si staccano dalle orecchie, e nel colpo il manubrio si gira e la ruota anteriore fa scivolare la bici verso terra. Mi sento un po’ Clark Kent quando – al lavoro – aspetto una telefonata (una! che ancora ne ricevo pochissime), e mi scappa la pipì e non so se correre al bagno o aspettare un altro minuto. Mi sento un po’ Clark Kent quando qualcuno si presenta con – mettiamo – “Piacere, Matteo” e io sovrapensiero rispondo istintivamente “Piacere, Matteo!” dovendo motivare successivamente che cavolo ho detto. Mi sento un po’ Clark Kent quando in una “serata pizza&film” aprendo la prima birra faccio distruggere un bicchiere per terra. Mi sento un po’ Clark Kent quando, prima di andar via dal lavoro, entro in una grande sala vuota e chiudo silenziosamente la porta credendo d’esser solo per cambiare maglietta prima di ripartire in bici e mentre mi cambio mi accorgo di non aver notato uno che lavorava al pc nella sala. Mi sento un po’ Clark Kent quando, a casa, un amico mi offre il caffé col vassoio (roba che non accade praticamente mai) e il gatto accovacciato accanto a me mi spaventa e faccio volare l’intero vassoio. Mi sento un po’ Clark Kent quando devo brindare alla firma del contratto con gli amici e verso una birra intera sul tavolo in cui stavamo cenando.

Perché io la maglietta con la mitica-S l’ho, miei cari amici. Dovrei semplicemente ricamargli accanto, in piccolo per preservare un briciolo di dignità, “figato“. Che poi magari non tutti se ne accorgono.

C’è esse ed esse ragazzi miei…

Emanuele