Is it stormy where you are?

Pioggia, vento, sole. Ho incontrato di tutto in questi due giorni e una cosa è chiara: di guidare non mi stancherei mai. Che poi, mi sono accorto, quando fai così tanta strada tutta solo, vivi i chilometri secondo fasi che si susseguono.

Pioggia in autostrada

…kiss the rain, whenever I’m gone too long…

Billie Myers – Kiss the rain

Ci sono momenti in cui canti a squarciagola qualche canzone passata alla radio (tanto, chi vuoi che ti senta, mentre sfrecci a finestrini chiusi a 130km/h), ci sono chilometri in cui appoggi un gomito al finestrino per tenerti dritta la testa, o chilometri in cui – e ne scorrono vari – la radio passa in secondo piano e non ti rendi conto che quella stazione, in quella determinata frequenza, non sta più trasmettendo nulla di udibile. Ci sono i chilometri in cui magari spegni tutto, ti godi le ruote che rotolano veloci e osservi tutto il mondo che scorre come in un enorme tapis roulant che circonda la tua auto.

Non importa il meteo, io ieri mentre scendevo lo stivale, sarei arrivato fino alla punta più estrema della Puglia e poi sarei risalito. Questo ovviamente è un problema perché, ad esempio, il giro dell’Europa lo farei volentieri sia a piedi (qualcuno ha detto interail?), sia in bicicletta, sia – decisamente – in auto per toccare la terra dal Portogallo agli Urali e tristemente servirebbero tre vite per poter fare tutto…

C’è nessuno che vuol partire con me? 🙂

Emanuele

(La mia forse è iperattività).

In realtà, le buone notizie ieri sono arrivate anche mentre ero in viaggio.

Dovete sapere infatti che un paio di mesi fa mandarono da me la figlia dell’ex amministratore delegato per darle ripetizioni di fondamenti di informatica (programmazione in C ed SQL). Si presentò il giorno prima dell’esame e mi chiusi con lei in una saletta riunioni dell’ufficio per tutto il giorno. Ventiquattro ore dopo il miracolo era compiuto: l’esame era andato bene e io mi ero guadagnato i complimenti dei boss (e questo valeva oro). 😎

Però a me, quella mattina, scattò una scintilla: il programma che mi aveva presentato, infatti, ero in grado di spiegarlo ad occhi chiusi, senza libri o appunti così… perché non chiederle di spargere la voce?

Detto fatto. Da quel giorno c’è il mio numero sparso per i muri della Bicocca (in realtà non sono mai andato a vedere dove siano messi perché fu così carina da preoccuparsi di tutto lei).

Ieri pomeriggio – mentre viaggiavo – è arrivata una telefonata. Un ragazzo ha urgente bisogno per l’esame alle porte. Gli ho già dato l’appuntamento e vediamo se riesco a ripetere il miracolo… in ogni caso chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei anche dato ripetizioni per una materia universitaria!

Emanuele

“E chi sono io… Babbo Natale?!”

Ci son due notizie. Quella brutta è che domani non andrò più nell’industria energetica perché “per sopraggiunte difficoltà” è tutto rimandato a nuova data e così dopo pranzo mi toccheranno i 650km necessari per tornare a casa (hai detto niente!). In questi mesi di lavoro se c’è una cosa che sto scoprendo esser vera è che i tempi lavorativi sono sempre molto variabili e, per i progetti, non si contano mai le ore o i giorni ma i mesi.

Emanuele antibatterico

Quella bella invece è che… mi hanno vestito da Babbo Natale in bianco! In pratica per entrare nelle zone sensibili dell’industria farmaceutica, per passare tra flaconcini, aree sterili e via dicendo è necessario togliere bracciali, orologi e non so cos’altro e poi imbacuccarsi dalla testa ai piedi come nella foto (e non sapete che sudata! :-|). La mascherina davanti non è per la bocca ma semplicemente un copri barba (che ovviamente indossano solo gli uomini o le donne barbute! :timid:) pensavo non esistessero certe cose e purtroppo è tutto usa-e-getta (che era la volta buona che mi facevo il kit da medico-chirurgo per il prossimo carnevale…)! :eeeh:

Comunque, esperienza interessante fin ora, ho già fatto metà del mio lavoro e domani prima di ripartire, mi toccherà passare un’altra mattinata conciato in quel modo.

Adesso mi rilasso un po’ e poi vado a cercare un ristorantino in cui cenare…

Emanuele

Mi manca solo la Ferrari.

E’ tutto pronto. Domani mattina parto, la segretaria aveva prenotato l’auto e gli alberghi venerdì e stasera ho stirato per benino le due camicie che dovrò appendere nel gancio porta-abiti dell’auto.

Mi aspettano quasi 1600 chilometri. Lunedì e Martedì sarò dalle parti di Teramo, poi mi sposterò a Pescara, in Abruzzo.

Chissà se tra dieci anni conserverò ancora l’elettricità interna che sento in questo momento. Sono particolarmente orgoglioso di questa trasferta, sia perché sarà molto interessante, sia perché – nuovamente – andrò solo. Il capo non ha avuto alcuna remora nel decidere di spedirmi dove non sono mai stato senza altri colleghi.

Se domani pomeriggio mi aspettano in un’industria farmaceutica (quella in cui feci la mia prima trasferta), il giorno dopo mi sposterò in un’industria energetica con cui ho avuto solamente contatti telematici. L’appuntamento è per Mercoledì mattina e io, con la seconda camicia, entrerò nella centrale di raccolta dati di tutti gli impianti di produzione di energia a gas del Mediterraneo! 😮

Intanto ho visto che nell’albergo in cui dormirò c’è anche la piscina: ho già messo il costume in valigia, per favore – nei prossimi giorni – state fermi con le danze della pioggia (anche perché devo guidare per mezzo stivale!). 🙂

Emanuele

Perché il cuore ha le sue ragioni (che la ragione non conosce).

Targa EGIIIAH!

Non sempre puoi spiegare a parole, riuscendo ad esser convincente ed entusiasmante, certe serate. Serate inutili per certi versi. Serate in cui paghi 5€ di metropolitana per recarti ad un concerto che non c’è più. Serate in cui ti ritrovi a vagare per chilometri in città con un amico per risparmiare un singolo euro di metropolitana e cercare un posto in cui cenare. Serate in cui, la cena, la trovi poi in un angolino nascosto del centro, in uno di quei kebabbari che i padani più convinti vorrebbero fuori dall’Italia. Gente buona. Gente che ti regala anche due vaschette di patatine che prepara solo per noi mentre si scambiano due parole fuori dal piccolo locale. Serate in cui, le amiche, a giro, ti abbandonano tutte prese da milioni di altri impegni di cui tu non fai parte. Serate in cui, nonostante non ci sia nulla da fare, finisci per prendere l’ultima metro e rischiando quasi di perderla corri sulle scale mobili scendendo da quelle che salgono perché son le prime che hai incontrato. Serate in cui, torni a casa, e non hai ancora voglia di andare a letto così, preso da un raptus malato esclami “ma ci facciamo un giro in monociclo?”.
Sono le due e cinquanta di notte, ho passato l’ultima mezz’ora abbondante in giro per il paese quasi deserto con un altro cretino che monociclava con me. C’era molto silenzio, a me però sembrava d’essere alle giostre, quando ti stai divertendo talmente che non vuoi più scendere.

Serate che non so spiegare…

Emanuele

PS: la targa, bellissima, l’ho fotografata stasera a Milano e secondo me appartiene a Vasco Rossi…

E’ arrivato un fratellino!

Io non so in ventott’anni quante altre volte mi sia accaduto, però in questi mesi ho visto realizzarsi due belle magie.

La prima è ben più piccola ma da quando è arrivato il mio monociclo a casa un’altro co-abitante aveva mostrato particolare interesse (voleva che lo lasciassi a casa la domenica, se – durante la settimana – rientrava a casa prima di me balzava in sella etc…). Così, adesso, in occasione del suo compleanno, ho pensato: perché non regalargliene uno insieme agli altri coinquilini? Tra il dire e il fare, certe volte, non c’è di mezzo il mare. 🙂

Due monocicli

La seconda magia è ambientata al lavoro: erano sono i primi mesi per me e non conoscevo tanta gente. Socializzando con un ragazzo un po’ più grande (va per i quaranta) è uscita fuori la mia insana passione per il monociclo. Gli ho raccontato quanto fosse divertente e un bel giorno, poco più di un mesetto fa, seguendo unicamente il suo istinto, si è fatto consegnare in azienda una biciclettina acrobatica (che, credetemi, ho provato ma è ben più difficile del monociclo!). Dopo un po’ di tempo mi ha confidato che erano anni che sognava di provarla ma non si era mai convinto e che ormai conservava l’idea come “un sogno che avrebbe dovuto realizzare quand’era più giovane”. Tra le motivazioni del passo mi ha svelato che ero stato io a dargli la giusta spinta per osare: sono rimasto senza parole e non posso che continuare ad approvare la sua scelta… il tutto però mi ha riportato, malinconicamente, in mente le ultime parole di mio zio. Aver convinto un bel po’ di gente a comprare un Mac è stato facile… ma questa volta, senza neanche volerlo, ho spinto una persona che conosco pochissimo a comprare una biciclettina acrobatica! 😮

In ogni caso, dopo ben sette biciclette in garage (condivido casa con altri malati-di-bicicletta) ecco il fratellino del mio monociclo. E’ stato un piacere vedere il festeggiato gongolante sul suo mono-ruota fiammante!

Quante cose nella vostra vita non realizzate perché non vi sembra mai il momento giusto? 🙂

Vola solo chi osa farlo gente! Vola – dannatamente – solo chi osa farlo!

Emanuele

PS: il monociclo con la ruotina da 20″ l’ho già provato e posso assicurarvi (chissà vi balenasse l’idea) che è incredibilmente più semplice del mio da controllare (me l’avevano detto che con la ruota grande è più difficile imparare, ma ormai lo sapete che senza difficoltà non mi diverto! :-P).

E riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire…

La realtà è che fermo non so stare. Gli ultimi due giorni ho sofferto immensamente per questa cavolo di pioggia che mi costringeva a stare rintanato in casa dopo le 8 ore passate in ufficio (tant’è che, se ci fate caso, non ho neanche avuto voglia di scrivere sul blog).

Stamattina, così, alle 7 e 30 ero già sulla metropolitana verso il centro di Milano, le tappe previste erano: Poste Italiane, macchinetta per le foto, Tabacchi (per una marca da bollo) e… Commissariato! Il tutto per un motivo semplicissimo: ho fatto richiesta per il Passaporto! :joy:

Perché mi serve? Dove voglio andare? E’ ancora presto per svelarvi tutto, non ho raccontato niente neanche ai miei ma spero di potervi aggiornare quanto prima. 🙂

Non so più cosa stia cercando in questa vita. So solo che sento un irrefrenabile bisogno di vivere esperienze nuove e, questa volta, il richiamo è abbastanza distante e ancestrale

Emanuele