Persepolis.

Ho vissuto un mese senza tv. Mi son perso qualsiasi spettacolo #primadopoeduranteilweekend degno di nota ma ne ho approfittato per alleggerire la lista di film da vedere. In sequenza alfabetica (come selezioni un film se non hai internet per legger la recensione?) ho finito tutta la serie di Romanzo Criminale (stupenda) e visto 500 giorni insieme, Appuntamento a Belleville, Basilicata Coast to Coast, Charile Barlett, Crash contatto fisico, Essere John Malkovich, La mia vita a Garden State, Ogni cosa è illuminata, Ogni maledetta domenica, Paz! e Persepolis.

Considerata la mia – antipaticissima – decisione di non raccontar più nulla di superfluo (definizione: agg. – eccessivo rispetto al bisogno, non necessario, inutile, ridondante) e considerato che quasi tutto al momento mi sembra tale, ho sorvolato elegantemente sull’impressione che mi ha lasciato ognuno di quei film.

Persepolis

Faccio un’eccezione stasera perché Persepolis è un’altra bella perla. Candidato all’Oscar nel 2007 il film basato sull’omonima graphic novel racconta la realtà della rivoluzione iraniana vista da una bambina-adolescente-ragazza. La storia del velo, la libertà, la guerra, le differenze tra uomo-donna, la visione dell’occidente sia da parte di una islamica progressista che dal resto della popolazione.

Inutile continuare a sprecar parole. Guardatelo e non ve ne pentirete (forse, molto spesso, dimentichiamo tanti aspetti quando valutiamo quegli immigrati…).

Emanuele

In Italia non tutto è da buttare.

Ogni tanto ho l’impressione che agli italiani piaccia martellarsi chiodi sui piedi, sempre e comunque, per partito preso.

E’ vero che la politica italiana dell’ultimo ventennio non da adito al nutrire grosse speranze, ma ciò che mi infastidisce e dispiace contemporaneamente è notare che, quando qualcosa funziona, l’italiano deve necessariamente sminuirla, smontarla, lamentarsene e ipotizzare che è indubbiamente certo che altrove, all’estero, la situazione sia migliore. Se infine provi a dirgli che la realtà (mettiamo anche “miracolosamente” se proprio volete) non è così si sente quasi offeso e stenta a crederci. Probabilmente, volendone trovare una ragione psicologica, la storia recente non spinge a dar credito a nulla che nasce su questa terra ma penso sia quasi un dovere morale non diventare vittime di questo gioco.

Siamo in un periodo di crisi, lungi da me affermare il contrario, ma per ripartire, per uscirne bisogna far leva proprio su quelle quattro cose che ancora funzionano: valorizzarle e farle diventare da traino.

E’ un po’ come se un uomo con l’auto con la batteria scarica, decidesse di sgonfiare anche le gomme per farla ripartire a spinta. Assurdo, no?

Emanuele

LG Direct Drive F1495BDS.

Questo è un articolo sponsorizzato. Sono comunque libero di scrivere ciò che penso.

˜˜˜

Quando ho ricevuto questa proposta di sponsorizzazione, ero tentato di cestinarla anche perché questi giorni nel monolocale mi stan trasformando – più che mai – in un factotum. Ho passato una notte senza caldaia (ahi!) e stasera, dopo questo post, mi tocca calarmi sotto il lavandino della cucina perché, da un paio di giorni, quando lavo i piatti il lavello si riempie d’acqua e devo scoprire cosa ottura lo scarico. Il fatto che non scriva più qui giornalmente, non significa che abbia terminato la lista delle minchiate da raccontare, al contrario, tra l’assenza della tv e della wi-fi (!) l’esperienza, al momento, è moooolto particolare.

LG-1495BDSIn ogni caso, la LG Direct Drive F1495BDS (uhm, la prossima volta però date un nome carino alle cose che le casalinghe il modello effeunoquattrocomecavoloera non lo impareranno mai) sembra una bella lavatrice e non lo dico solo perché quella mia ha due rotelline meccaniche per scegliere il programma e la temperatura mentre questa ha un display che tra un po’ servono gli occhialetti 3D per sfruttarlo a pieno. Sembra interessante perché ha il cestello che – mi dicono – fa sei movimenti (in questo però la mia lavatrice del cavolo la batte perché mentre lavora saltella per tutto il monolocale) e durante il lavaggio spara del vapore per igenizzare il bucato già a basse temperature. Il motore che ha dentro, tra l’altro, è garantito 10 anni (senza estenzioni di garanzia particolari) e lavora in classe A+++ (30% in meno rispetto alla classe A+).

Infine – per la gioia delle casalinghe – la lavatrice in caso di difetti comunica attraverso dei beep particolari il problema. In questo modo i tecnici, telefonicamente, possono riconoscere il tipo di lamento e indicare velocemente quale sia il problema. Quest’ultima funzione mi ha sorpreso: quando ho letto il depliant ho creduto istintivamente che fosse in grado di comunicare via internet e invece… usa proprio un codice “morse” telefonico che può aver senso perché – vedi il mio caso attuale – non sempre a casa è disponibile una connessione internet.

Se avete ulteriori domande, potete cercare informazioni sulla pagina FaceBook LG o sul loro blog. Io torno alla mia avventura.

Emanuele

Why try.

Movimenti lenti. Aspettavi da alcuni minuti di poter girare quella fredda manopola luccicante che da avvio al getto d’acqua. Scorre. Richiudi l’anta e attendi, da fuori, di intravedere un po’ di vapore che attesterà la prima trasformazione. Il calore fuori, intanto, è sempre poco. Vai abbandonando i vestiti qua e là, coprendo sempre più parti del tuo corpo di quel coraggio che permette ad un bambino appena nato di gridare ma non di esser terrorizzato. Un brivido lungo la schiena accompagna e saluta la magliettina che indossavi. Ogni centimetro di pelle sembra tendergli una mano, vorrebbe tirarla giù ma ne viene privato e decide di urlare. Intanto l’acqua continua a scorrere segnando la seconda trasformazione: tutto è in divenire. I movimenti che fai fuori sono calcolati, non vaghi più, sai qual è lo scopo e ti affanni affinché sia tutto compiuto. Parte una musica in sottofondo, ti chiede “Why try?“. Non puoi darle risposta, non adesso, non ancora. Riapri l’anta, lentamente. Un po’ di vapore fugge via, con la stessa gentilezza che ritrovi in chi ti cede il posto in un autobus pieno di gente. Senti una nuova maglietta sulla tua pelle, senti l’acqua scorrere. Chiudi gli occhi. Li riapri. Li richiudi lentamente. La temperatura è giusta. Lasci che quel flusso baci per qualche istante le tue labbra. E’ il momento di riscaldare un po’ quei pensieri e poi, come un’ultima trasformazione, lasciarli scorrer via.
D’altronde: why try?

Emanuele

Fatti vedere, bastardo.

Un odore. Basta quello. Un maledettissimo e bastardissimo odore. Lui lo sa e per questo arriva. Però è insulso perché non si fa vedere, non puoi lasciarlo fuori casa, non puoi decidere «oh, lo metto sotto con l’auto che non sapete quanto mi sta antipatico». No. Lui arriva quando e dove vuole. Ti raggiunge seppur sei tappato in casa da ore, con le finestre chiuse, le persiane sigillate,  la porta serrata con doppia mandata. Luce spenta, si sa mai che si accorge che sono in casa (shhh, leggete col fiato quanto vi dico). Probabilmente invece si è già nascosto da qualche parte – chessò, su un vestito -, ti è saltato addosso di soppiatto mentre salivi le scale o mentre ti lavavi le mani. Ad un certo punto, si decide e ti esplode in faccia. «Spara, spara maledetto. Provaci ancora. Si, si, dico a te. Non mi guardare come se fossi sorpreso e togliti quell’aria da santerellino». Non servono chissà quali rivoluzioni copernicane o quali grandi ricerche scientifiche. Per viaggiare nel tempo basta un odore. Un maledettissimo odore che, fosse una macchina, potresti decidere di distruggere, di far fuori, di nascondere in una cantina che la riempirà di polvere dopo un pomeriggio in cui quella diavoleria ti ha sconvolto per sempre. No. Lui – l’odore – devi accettarlo e devi accettare persino l’idea che possa raggiungerti ancora. Che possa regalarti un viaggio, un istante altrove, un biglietto magico verso terre che in realtà non esistono già più. Se l’umanità chiudesse gli occhi più spesso, quietasse il proprio corpo in riva al mare – giusto a tre passi dal punto in cui l’acqua concede alla terra di esistere -, se proprio lì smettesse di pensare a tutte le stupidaggini che presume di “dover continuare a portare avanti” avrebbe certo modo di attraversarlo quel mare lì. Senza fare un passo. Perché, per viaggiare, basta un odore.

Emanuele

Paradise.

L’ultimo CD dei Coldplay – secondo me – non eccelle, quelli passati avevano un’anima in cui mi rispecchiavo maggiormente. Avrei persino evitato di parlarne ma devo far eccezione perché ben due persone mi han detto “c’hai fatto la testa tanta parlando di Coldplay e monociclo che adesso t’han messo nel loro video!”.

Coldplay - Paradise

Io il video non l’avevo ancora visto, però non posso dar loro torto: c’è anche un po’ d’Africa…

Emanuele