E’ il tempo dei raccolti e dei sacchi vuoti. E’ il tempo del rumore, pungente, degli arbusti che si spezzano e bruciano sotto il fuoco imperioso e delle camelie che gridano congelate tra centimetri di neve. E’ il tempo delle scarpe, due o tre paia, che ti sembra di vedere, di avere tue, di sogni notturni avvolti nella confusione di chi – dovendo scegliere – non sa da che lato partire e di altre scarpe che, invece, al mattino dopo non ritrovi più lasciandoti sorpreso e confuso. E’ il tempo delle mille domande a Dio sussurrate nel buio, e della sua presenza che senti accanto ma che continui a non vedere come, da millenni, milioni di altri uomini. E’ il tempo della ricchezza e della povertà, delle illusioni e delle fondate certezze. Del freddo e del caldo che si alternano tra dentro e fuori, della vitalità che ti garantisce d’esser ancora sul pianeta e della noia maledetta che ti porta a dire che c’è del ghiaccio dentro. E’ tempo della voglia di fare e della voglia di fuggire. E’ tempo di silenzio e di chiacchiere infinite. E’ il tempo delle scoperte e il tempo della monotonia. E’ il tempo del peccato e della grazia. E’ il tempo che non passa, ma che passa troppo velocemente. E’ la fame, la paura, la felicità e la sazietà. E’ il tempo del pensiero come unica conferma della tua esistenza – della tua resistenza – e delle parole che ti sembrano inutili come uno scolapasta per ombrello. E’ il tempo dei bisogni e dell’opulenza. E’ il tempo dell’indipendenza e dell’assoluta incapacità. E’ il tempo di parole impossibili da sputar fuori e di altre che volano come fossero aquile piuttosto che parole. E’ il tempo del bianco, del nero e di tutti quei colori che hai assorbito. E’ il tempo di guardarsi allo specchio per capir ciò che si è e il tempo di non badar troppo a come si è sempre stati. E’ il tempo di ritmi lenti che non durino troppo. E’ tempo di notti insonni e di grandi letarghi. E’ il tempo di particelle eccitate e di stasi continue. E’ il tempo di un piatto con una fetta di carne ancora congelata che dovrai cucinare e il tempo di torte alla frutta. E’ il tempo di equilibri e cadute. E’ il tempo di ingenuità e scelte minuziosamente intraprese. E’ il tempo di diagrammi, schemi, effetti e previsioni. E’ il tempo dei tarocchi. E’ il tempo di libri, di pagine divorate e momenti di fuga da tutto ciò che è scrivere. E’ il tempo di torture e di battaglie vinte. E’ il tempo di nuove responsabilità e di spensieratezze. E’ l’assenza di emozioni e vortici in cui ti perdi. E’ l’inverno. E’ il mio inverno. E’ agitazione, in un bianco che altro non è che un nero esploso.
Guardatelo così, è così che l’ho amato.
Emanuele



Non mi era mai capitato di vedere una proposta pubblicitaria e pensare: “voglio partecipare“… ma qui l’argomento era pane per i miei denti ingegneristici e così mi sono auto-proposto. Il motivo è uno: sono – dannatamente – affascinato da tutto ciò che si può catalogare o analizzare matematicamente. Lo sapete, ho collezionato in maniera certosina 

Hai già fatto fuori tutta quella serie di gif e presentazioni powerpoint irriverenti sul Natale che circolano ogni anno? Sei un patito dei social-network e pensi che gran parte delle relazioni debbano o possano passare da lì? Alcuni tuoi amici ti hanno inviato degli auguri originalissimi credendo di essere imbattibili?
Quattro anni sono un tempo più che auspicabile e se non fosse che le ore che passo al computer nel tempo libero sono diminuite parecchio (di pari passo col tempo libero :-|) potrei anche dire che la vita della batteria coincide con il momento in cui viene voglia di cambiare portatile perché obsoleto prestazionalmente. Non farò questa spesa al momento ma sono curioso di scoprire quanto potrebbe durare una batteria di nuova generazione (quelle dei nuovi MacBook unibody promettono 1000 cicli di carica).







