Carrefour, iPad2 e diritto di recesso.

Non mi interessa acquistarlo, ieri vagando in pausa pranzo ho visto quel cartello: è legale una cosa simile? La legge sul diritto di recesso non dovrebbe applicarsi a qualsiasi acquisto fatto da un privato senza partita IVA?

Carrefour e iPad2 - diritto di recesso negato

Capisco (ma non condivido totalmente) lo sgravio del supporto in garanzia che viene demandato sempre alla casa costruttrice ma… se arrivo a casa e decido che pesa troppo o che la mela è morsicata più del dovuto o, ancor più banalmente, c’è un graffio dietro, non dovrei poter tornare al negozio e lasciarlo all’ufficio resi entro 7 giorni? Una comunicazione simile vale qualcosa? C’è qualche avvocato o aspirante tale che sa togliermi il dubbio?

Emanuele

PS: tralasciamo che “ne” andrebbe scritto ““…

Don Natale, il babbo Natale siciliano.

Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di scrivere la mia opinione.

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Manca una settimana a Natale e non hai ancora trovato cosa inviare ai tuoi amici? Don NataleHai già fatto fuori tutta quella serie di gif e presentazioni powerpoint irriverenti sul Natale che circolano ogni anno? Sei un patito dei social-network e pensi che gran parte delle relazioni debbano o possano passare da lì? Alcuni tuoi amici ti hanno inviato degli auguri originalissimi credendo di essere imbattibili?

Se hai risposto si a tutte e quattro le domande, sappi che Sky ha preparato per te, Don Natale, una applicazione per Facebook che in pochi passi ti permette di realizzare un video personalizzato ed irriverente: il protagonista infatti è un Babbo Natale siciliano che riprende i film hollywoodiani sulla Mafia.

Come si usa? Nell’era del web 2.0 è tutto semplicissimo: permetti all’applicazione di Sky di accedere al tuo profilo Facebook e in un attimo avrai pronto un video in pieno stile cinematografico con alcuni particolari tuoi e del tuo amico! L’effetto sorpresa è garantito… e chissà che non dia il là ad una serie di video di risposta sullo stesso stile.

Ovviamente il Natale è tanto – ma proprio tanto – altro, però un anticipo di auguri di Natale simpatici e allegri possono sempre fare comodo, sperando che i più piccoli non si convincano che sia questa la vera versione di Babbo Natale, anche perché tra crisi, tasse sempre più opprimenti e portafogli sempre più vuoti, ci si augura sempre che – almeno Babbo Natale – non debba rivedere la propria magnanimità…

Emanuele

Articolo sponsorizzato

La batteria del MacBook dopo 400 cicli di carica.

Attenzione: questo post farà innervosire tutti quelli che… “è orrendo: nei prodotti Apple non puoi cambiar batteria!“.

Qualche giorno fa ho raggiunto i 400 cicli di carica del mio Macbook (il mio è il vecchio modello in policarbonato bianco in cui la batteria poteva ancora esser sostituita). Ho monitorato l’andamento ogni 100 cicli e come si può vedere dal grafico sotto, il decadimento della batteria durante gli ultimi 100 cicli di carica è accelerato vertiginosamente.

Attraverso “System profiler” il mio Mac mi consiglia di sostituirla presto ma, in realtà, riesco ancora a utilizzare il MacBook circa 2 ore senza alimentazione e la cosa mostra palesemente quanto le batterie Apple siano di qualità. Proprio qualche giorno fa una amica con un Sony Vaio acquistato un anno fa mi raccontava che ormai non può più usarlo se non con l’alimentatore. Il mio Macbook due settimane fa ha compiuto 4 anni.

Grafico decadimento batteria MacBook

Informazioni sulla carica:
Carica restante (mAh): 3483
Carica completa: Sì
In carica: No
Capacità a carica completa (mAh): 3647
Informazioni sulle condizioni della batteria:
Conteggio cicli: 400
Condizione: Sostituisci presto
Batteria installata: Sì
Amperaggio (mA): 0
Voltaggio (mV): 12408

Ad ogni modo, l’unico difetto che ho notato (non trascurabile) è che – fisicamente – la batteria sembra un po’ gonfia (non so se avete presente le batterie dei cellulari quando invecchiano): la plastica che le fa da involucro non è più piatta come un tempo.

In ogni caso, se decidesse di morire, non potrò lamentarmi. Stato batteria MacBookQuattro anni sono un tempo più che auspicabile e se non fosse che le ore che passo al computer nel tempo libero sono diminuite parecchio (di pari passo col tempo libero :-|) potrei anche dire che la vita della batteria coincide con il momento in cui viene voglia di cambiare portatile perché obsoleto prestazionalmente. Non farò questa spesa al momento ma sono curioso di scoprire quanto potrebbe durare una batteria di nuova generazione (quelle dei nuovi MacBook unibody promettono 1000 cicli di carica).

Emanuele

Persepolis.

Ho vissuto un mese senza tv. Mi son perso qualsiasi spettacolo #primadopoeduranteilweekend degno di nota ma ne ho approfittato per alleggerire la lista di film da vedere. In sequenza alfabetica (come selezioni un film se non hai internet per legger la recensione?) ho finito tutta la serie di Romanzo Criminale (stupenda) e visto 500 giorni insieme, Appuntamento a Belleville, Basilicata Coast to Coast, Charile Barlett, Crash contatto fisico, Essere John Malkovich, La mia vita a Garden State, Ogni cosa è illuminata, Ogni maledetta domenica, Paz! e Persepolis.

Considerata la mia – antipaticissima – decisione di non raccontar più nulla di superfluo (definizione: agg. – eccessivo rispetto al bisogno, non necessario, inutile, ridondante) e considerato che quasi tutto al momento mi sembra tale, ho sorvolato elegantemente sull’impressione che mi ha lasciato ognuno di quei film.

Persepolis

Faccio un’eccezione stasera perché Persepolis è un’altra bella perla. Candidato all’Oscar nel 2007 il film basato sull’omonima graphic novel racconta la realtà della rivoluzione iraniana vista da una bambina-adolescente-ragazza. La storia del velo, la libertà, la guerra, le differenze tra uomo-donna, la visione dell’occidente sia da parte di una islamica progressista che dal resto della popolazione.

Inutile continuare a sprecar parole. Guardatelo e non ve ne pentirete (forse, molto spesso, dimentichiamo tanti aspetti quando valutiamo quegli immigrati…).

Emanuele

In Italia non tutto è da buttare.

Ogni tanto ho l’impressione che agli italiani piaccia martellarsi chiodi sui piedi, sempre e comunque, per partito preso.

E’ vero che la politica italiana dell’ultimo ventennio non da adito al nutrire grosse speranze, ma ciò che mi infastidisce e dispiace contemporaneamente è notare che, quando qualcosa funziona, l’italiano deve necessariamente sminuirla, smontarla, lamentarsene e ipotizzare che è indubbiamente certo che altrove, all’estero, la situazione sia migliore. Se infine provi a dirgli che la realtà (mettiamo anche “miracolosamente” se proprio volete) non è così si sente quasi offeso e stenta a crederci. Probabilmente, volendone trovare una ragione psicologica, la storia recente non spinge a dar credito a nulla che nasce su questa terra ma penso sia quasi un dovere morale non diventare vittime di questo gioco.

Siamo in un periodo di crisi, lungi da me affermare il contrario, ma per ripartire, per uscirne bisogna far leva proprio su quelle quattro cose che ancora funzionano: valorizzarle e farle diventare da traino.

E’ un po’ come se un uomo con l’auto con la batteria scarica, decidesse di sgonfiare anche le gomme per farla ripartire a spinta. Assurdo, no?

Emanuele

LG Direct Drive F1495BDS.

Questo è un articolo sponsorizzato. Sono comunque libero di scrivere ciò che penso.

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Quando ho ricevuto questa proposta di sponsorizzazione, ero tentato di cestinarla anche perché questi giorni nel monolocale mi stan trasformando – più che mai – in un factotum. Ho passato una notte senza caldaia (ahi!) e stasera, dopo questo post, mi tocca calarmi sotto il lavandino della cucina perché, da un paio di giorni, quando lavo i piatti il lavello si riempie d’acqua e devo scoprire cosa ottura lo scarico. Il fatto che non scriva più qui giornalmente, non significa che abbia terminato la lista delle minchiate da raccontare, al contrario, tra l’assenza della tv e della wi-fi (!) l’esperienza, al momento, è moooolto particolare.

LG-1495BDSIn ogni caso, la LG Direct Drive F1495BDS (uhm, la prossima volta però date un nome carino alle cose che le casalinghe il modello effeunoquattrocomecavoloera non lo impareranno mai) sembra una bella lavatrice e non lo dico solo perché quella mia ha due rotelline meccaniche per scegliere il programma e la temperatura mentre questa ha un display che tra un po’ servono gli occhialetti 3D per sfruttarlo a pieno. Sembra interessante perché ha il cestello che – mi dicono – fa sei movimenti (in questo però la mia lavatrice del cavolo la batte perché mentre lavora saltella per tutto il monolocale) e durante il lavaggio spara del vapore per igenizzare il bucato già a basse temperature. Il motore che ha dentro, tra l’altro, è garantito 10 anni (senza estenzioni di garanzia particolari) e lavora in classe A+++ (30% in meno rispetto alla classe A+).

Infine – per la gioia delle casalinghe – la lavatrice in caso di difetti comunica attraverso dei beep particolari il problema. In questo modo i tecnici, telefonicamente, possono riconoscere il tipo di lamento e indicare velocemente quale sia il problema. Quest’ultima funzione mi ha sorpreso: quando ho letto il depliant ho creduto istintivamente che fosse in grado di comunicare via internet e invece… usa proprio un codice “morse” telefonico che può aver senso perché – vedi il mio caso attuale – non sempre a casa è disponibile una connessione internet.

Se avete ulteriori domande, potete cercare informazioni sulla pagina FaceBook LG o sul loro blog. Io torno alla mia avventura.

Emanuele

Why try.

Movimenti lenti. Aspettavi da alcuni minuti di poter girare quella fredda manopola luccicante che da avvio al getto d’acqua. Scorre. Richiudi l’anta e attendi, da fuori, di intravedere un po’ di vapore che attesterà la prima trasformazione. Il calore fuori, intanto, è sempre poco. Vai abbandonando i vestiti qua e là, coprendo sempre più parti del tuo corpo di quel coraggio che permette ad un bambino appena nato di gridare ma non di esser terrorizzato. Un brivido lungo la schiena accompagna e saluta la magliettina che indossavi. Ogni centimetro di pelle sembra tendergli una mano, vorrebbe tirarla giù ma ne viene privato e decide di urlare. Intanto l’acqua continua a scorrere segnando la seconda trasformazione: tutto è in divenire. I movimenti che fai fuori sono calcolati, non vaghi più, sai qual è lo scopo e ti affanni affinché sia tutto compiuto. Parte una musica in sottofondo, ti chiede “Why try?“. Non puoi darle risposta, non adesso, non ancora. Riapri l’anta, lentamente. Un po’ di vapore fugge via, con la stessa gentilezza che ritrovi in chi ti cede il posto in un autobus pieno di gente. Senti una nuova maglietta sulla tua pelle, senti l’acqua scorrere. Chiudi gli occhi. Li riapri. Li richiudi lentamente. La temperatura è giusta. Lasci che quel flusso baci per qualche istante le tue labbra. E’ il momento di riscaldare un po’ quei pensieri e poi, come un’ultima trasformazione, lasciarli scorrer via.
D’altronde: why try?

Emanuele

Fatti vedere, bastardo.

Un odore. Basta quello. Un maledettissimo e bastardissimo odore. Lui lo sa e per questo arriva. Però è insulso perché non si fa vedere, non puoi lasciarlo fuori casa, non puoi decidere «oh, lo metto sotto con l’auto che non sapete quanto mi sta antipatico». No. Lui arriva quando e dove vuole. Ti raggiunge seppur sei tappato in casa da ore, con le finestre chiuse, le persiane sigillate,  la porta serrata con doppia mandata. Luce spenta, si sa mai che si accorge che sono in casa (shhh, leggete col fiato quanto vi dico). Probabilmente invece si è già nascosto da qualche parte – chessò, su un vestito -, ti è saltato addosso di soppiatto mentre salivi le scale o mentre ti lavavi le mani. Ad un certo punto, si decide e ti esplode in faccia. «Spara, spara maledetto. Provaci ancora. Si, si, dico a te. Non mi guardare come se fossi sorpreso e togliti quell’aria da santerellino». Non servono chissà quali rivoluzioni copernicane o quali grandi ricerche scientifiche. Per viaggiare nel tempo basta un odore. Un maledettissimo odore che, fosse una macchina, potresti decidere di distruggere, di far fuori, di nascondere in una cantina che la riempirà di polvere dopo un pomeriggio in cui quella diavoleria ti ha sconvolto per sempre. No. Lui – l’odore – devi accettarlo e devi accettare persino l’idea che possa raggiungerti ancora. Che possa regalarti un viaggio, un istante altrove, un biglietto magico verso terre che in realtà non esistono già più. Se l’umanità chiudesse gli occhi più spesso, quietasse il proprio corpo in riva al mare – giusto a tre passi dal punto in cui l’acqua concede alla terra di esistere -, se proprio lì smettesse di pensare a tutte le stupidaggini che presume di “dover continuare a portare avanti” avrebbe certo modo di attraversarlo quel mare lì. Senza fare un passo. Perché, per viaggiare, basta un odore.

Emanuele