La mano del poeta.

In questi giorni mi chiedevo una cosa.

Con l’avvento di internet, è vero, i ragazzi hanno perso la voglia di legger libri, di cazzeggiare con un quotidiano in mano e cose simili. Però hanno iniziato a scrivere.

Quanto questa cosa li aiuta e li cambia? Non sono un insegnante e così queste domande andrebbero rivolte principalmente a loro…: nell’ultimo decennio hanno notato qualche miglioramento della loro capacità di sintesi? A parte tutte le orrende abbreviazioni da sms (ma k kakkio dc!), è lievemente migliorata – nella media – la voglia ed il divertimento nel fare un tema o relazionare qualcosa per iscritto?

Sono diventati più riflessivi? Io, per esperienza personale, mi sono accorto che il blog mi spinge a riflettere… mi spinge a ponderare bene le parole e, qualche volta, anche a consultare il dizionario (sia quello di italiano che quello dei sinonimi e contrari…). E’ successo o sta succedendo anche questo tra i più giovani?

Oppure, al contrario, i blog rimangono per i più giovani un mezzo dove riportare le loro sconnessioni logiche e sintattiche?

E’ ancora presto per avvertire situazioni simili? I giovani del 68 erano rivoluzionari. Quelli del 2010 come sono? Giovani romanzieri?

Emanuele

The beep beep song…

Oggi ho sentito una canzone… e me ne sono innamorato.

Rispetta un po’ il mio bisogno di serenità.

E così… ho acceso il mio Spöka ed ho iniziato ad osservarlo intensamente, proprio sulle note di Simone White… una giovane ragazza californiana.

Sembra una ninna nanna… e quella lucina blu, era il giusto completamento del mio stato d’animo.

Ascoltatela. Provate a chiudere gli occhi ed immergervi nei vostri sogni più remoti…

Emanuele

Stare insieme o esser fidanzati? Le parole hanno un valore.

In questo periodo sono molto scombinato in quanto ad orari… ero a letto ma mille pensieri mi avvolgevano più di quel lenzuolo e quel copriletto che ormai ho dovuto mettere.

Non è quello l’unico disordine che ho attualmente… sono le 4 e 30 ed avevo anche fame. Lo stomaco mi faceva quei tipici rumori di quando stai morendo di fame… così mi sono alzato e sono andato a prendermi una crostatina. Domani sera vedrò di mangiare un bue intero per cena…

Comunque! In queste settimane, con la comunità capi scout stiamo affrontando dei “momenti di formazione” utili a darci degli spunti da affrontare durante l’anno con i ragazzi e, in ogni caso, da portare avanti come momenti di riflessione e crescita personali.

Alcune settimane fa abbiamo affrontato il tema della legalità. Durante l’ultima riunione invece, il tema all’ordine del giorno era quello della speranza.

E’ venuto a parlarcene un professore anzianotto, con l’aria ed i modi di fare tipici di una persona che ha, per certi versi, scoperto il senso della sua vita. Affascinante.

Affascinante anche il suo modo di parlare, pieno di parole profonde dette non tanto per sfoggiarle, quanto perché facenti parte del suo modo d’essere.

Il tema della speranza è partito da un flashback al suo passato. Un tempo infatti, ci diceva – ma non stento a credergli -, la vita andava avanti con più calma.

Questa calma si rifletteva anche nel modo di affrontare la vita dei giovani di allora che, probabilmente, potevano ponderare meglio le loro scelte. La frenesia odierna risulta invece in totale opposizione a tutto ciò. E’ necessario raggiungere dei risultati quanto prima… e questi devono pure essere vincenti o sei tagliato fuori definitivamente. Non è raro vedere persone (soprattutto nella new-economy) che un giorno sono Re Mida, e il giorno dopo fanno la fame guardando Wall Street da fuori…

Ecco che così, la speranza, che un tempo si tramutava nel fare “grandi sogni”, oggi è diventata qualcosa che ci porta, per lo più, a “sognare l’indomani”. E’ più importante l’immediato che il futuro a lungo termine. Quello “poi verrà”.

Nei giovani inoltre, l’incertezza del mondo odierno, rende ancora più difficile riuscire ad andare di molto avanti negli anni… e progettare, fin dall’inizio, ciò che si vuole dalla propria vita.

Stiamo vivendo un periodo di asetticità che ci porta a soffrire più del dovuto.

E così, anche la terminologia cambia e si adegua ai tempi. Dire “lei è la mia fidanzata” o “lui è il mio fidanzato” è qualcosa che suona un po’ antiquato. Si sente dire molto meno spesso, soprattutto tra i giovani. La formula, si è trasformata in “stiamo insieme”, “sto con tizia”.

Se ci si riflette attentamente, si nota quanto differenti siano le due espressioni. Lo stare insieme, infatti, è qualcosa di oggettivo e presente. Il professore portava un esempio, banale ma efficace. Io potrei dire alla signora che ho accanto sull’autobus: “signora, io e lei stiamo insieme”. Perché effettivamente è così: siamo entrambi sullo stesso autobus.

Diverso è invece l’esser “fidanzati”. Il fidanzamento infatti presuppone un progetto di crescita (che per i cristiani dovrebbe tendere al matrimonio…) e non semplicemente la presa di coscienza dell’attuale stato (“stare insieme”).

Sono piccolezze, è ovvio. Però sono tutte queste le sfumature che fanno comprendere quanto i tempi siano cambiati.

Un altro esempio? I DiCo. Nulla da dire sulle scelte sessuali o sulle libertà di ognuno, ma, la parola stessa è segno, ancora una volta, dei tempi diversi.

Le coppie di fatto infatti richiedono dei diritti (non entro in merito sulla validità o meno di tali richieste, non è ciò che mi interessa) perché di fatto due persone stanno insieme. Le parole che li uniscono non hanno però un progetto alle loro spalle. C’è, nuovamente, la presa di coscienza dell’attuale stato tra due persone.

Ecco che la speranza del futuro, si legge sempre meno. Ci si accontenta di ciò che si è… e non mi esento neanche io dal sentirmi parte di questo strano modo di vivere. L’abbiamo un po’ nel sangue… siamo quasi sconfitti in partenza.

Riprendo anche una riflessione di Mons. Rino Fisichella, che parlando della speranza dice quanto segue:

Essendo certezza del compimento della promessa, la speranza cristiana “non delude” perché affonda le sue radici nell’amore (Rm 5,5); e non potrà mai essere separata dall’amore: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 8,35-39).
Uno sguardo più attento a questo testo, permetterà di comprendere ulteriormente le caratteristiche della speranza cristiana che Paolo descrive nonostante non appaia esplicitamente il termine. Alcuni versetti prima, l’apostolo aveva detto che per coloro che vivono della fede e della speranza la condizione di sofferenza del presente, pur con tutte le tribolazioni e malvagità, non è paragonabile alla gloria che sarà loro concessa. Questa gloria, non è altro che la rivelazione del Figlio di Dio, la conoscenza del suo volto o, se si vuole, la rivelazione piena del mistero che rapirà in una contemplazione senza fine. Il futuro che attende coloro che oggi sperano e credono, non solo compenserà il presente ma, soprattutto, lo supererà nell’intensità della felicità.

Sembra che i tempi cambino e maturino per tutti… e così io, in questi giorni, sento l’esigenza di sognare di nuovo. Ma non per fare voli pindarici e costruire castelli in aria… ma perché è giusto avere speranza. E’ giusto vivere con fede anche i momenti di tribolazione.

E’ giusto progettarsi a lungo termine. E’ giusto mettere in gioco ciò che si ha, nella speranza di vederlo ripagato in futuro.

Ogni tanto il gioco va male… ma fa anche parte delle regole il poter perdere.

Bisogna avere però calma e… voglia di costruire ancora.

E magari rendersi anche conto che non tutto arriva subito nella vita…

Tipo, ad esempio, il mio sonno… che sto tutt’ora aspettando con ansia. 😐

Emanuele

L’uomo più evoluto.

Vado a letto con una canzone in testa. E’ cantata dal mitico Gaber ed al momento, il pezzo che ho in testa, fa così…

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale…

Libertà e serenità sono due concetti molto vicini tra loro.

Sogni d’oro,

Emanuele

Ancora peggio.

Il silenzio da queste parti è stato definito così… e allora, vedrò di non rimanere in silenzio.

Avevo scelto di staccare un po’, ma non è ciò che può aiutarla.

Vorrei, con un pizzico di scaramanzia, dedicare questo post ad un’altra persona cara (ma quante sono le persone care?) che oggi ha ricevuto una bellissima notizia.

Alla faccia di chi dice che il lavoro in Sicilia non esiste e che certi tipi di contratto (qualcuno ha detto intederminato?) siano solo un’utopia per i giovani.

Speriamo bene… festeggiamo tra qualche giorno, ma intanto incrocio le dita per lui e riprendo a scrivere proprio grazie a questa bella notizia.

Emanuele

Un po’ di silenzio.

Questo blog oggi si prende una nuova pausa.

Come sapete queste pagine sono un po’ ciò che sono io… e così, oggi ho nuovamente voglia di silenzio.

Chiudo i commenti perché non ne ho bisogno. Ogni parola sarebbe inutile…

Non sono io a star male questa volta… o almeno non direttamente.

Sta male una persona a me cara che in questo momento non può ricevere il mio aiuto.

Mi dispiace, sebbene possa sembrare assurdo.

Per il rispetto che ho nei suoi confronti, preferisco smettere per qualche tempo di ridere e scherzare anche qui.

Nonostante tutto le voglio bene.

Emanuele

Per voi, Conto Arancio.

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E poi… avete mai visto i tassi di interesse della vostra banca? Scommetto una mano che non superano la metà di quei numeri.

Io ci guadagno appena 50€ in buoni benzina… diciamo che mi regalate dunque un mesetto di passeggiate con la mia Vespa.

Che aspettate? L’offerta scade il 31 Dicembre 2007 ma prima lo aprite, prima iniziate ad accumulare interessi! 😉

Emanuele

Il moto di rivoluzione.

E se stamattina il sole invece di sorgere ad est, sorgesse ad ovest?

Miliardi di persone aspetterebbero l’alba guardando il posto sbagliato.

Miliardi di animali si sveglierebbero in modo confuso ed inaspettato.

E chissà, magari accendendo la televisione, il dottor Giuliacci avvertirebbe gli “amici” telespettatori, che da oggi, la terra gira in senso contrario.

Ma se gira al contrario, la prima cosa che io mi aspetto è che anche gli stili di vita divengano gli opposti.

E così vedremmo i pescatori diventare ricchi, i calciatori fare la fame, le modelle chiedere la carità e le donne obese scenderebbero finalmente dai cannoni di De Gregori… si perché io la donna cannone l’ho sempre immaginata grossa come una palla…

Vedremmo anche i ladri scappare e le vecchiette inseguirli per consegnargli la borsetta.

Ed è proprio questo che rimango ad osservare.

La vita del ladro, sempre fatta di sicurezze, di impavidità, di non curanza e di prepotenza diventa tutto l’opposto. E così il ladro scopre cosa significhi scappare, correre… sentirsi oppressi ed inseguiti.

Capisce anche cosa significa aver paura di perdere una cosa a lui cara.

Ed è così che stamattina mi son svegliato.

Convinto che il sole sia sorto dall’altro lato.

Stupito dal fatto che nei panni della vecchietta “new-style” non è neanche così bello esserci.

Perché ero abituato ad un’altra vita. Ero abituato ad altre paure. Mentre adesso non ci son più…

A correre oggi sono i gatti. I topi inseguono, si fermano, digrignano i denti e se vogliono cacciano.

Domani forse Giuliacci ci risveglierà dicendoci che è tutto apposto… che, come in ogni mondo che va all’incontrario che si rispetti, gli italiani (e non gli americani) sono intervenuti ed hanno fatto tornare tutto come prima.

Spero che entro stanotte ladri e vecchiette trovino una tregua.

Anche perché non c’è nulla di più bello di un giorno di pace.

Emanuele